In questa puntata di Too Big To Fail rispondiamo alla questione della diversificazione geografica: serve ancora investire sui mercati americani? Che poi sia finita in sfottò e pernacchie non dovrebbe più sorprendervi.
Parlando di pernacchie, forse Vittorio se ne è dimenticata qualcuna, segnalate il rufuso nei commenti! Il primo vince un treasury americano!
I consigli di oggi:
Vittorio: Podcast La Guerra Grande
Nicola: La serie NBA tra Pacers e Knicks
Alain: Memeable data
LA PROMO
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- Lillo e Stich, quello bello
- Taleb il cigno nero
- I Dazi di Trump e non solo
- Factfulness
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Oh, e ascolta tutto fino alla fine oppure censuriamo anche il tuo nome.
Trascrizione della puntata
Made with Clipto, corretta da una bestiaccia.
Vittorio
00:00:45
Ok, possiamo dirlo, no? Trump sta facendo dei danni inenarrabili per gli investitori e speriamo di no, ma in realtà sembra di sì, anche per l’equilibrio economico internazionale.Il problema è che per un qualsiasi ETF world, cioè quello con cui investiamo noi e la maggior parte degli ascoltatori, contiene almeno il 50% di azioni americane. E insomma se è mister arancio come è successo nelle ultime settimane e girano le scatole, ti prendi botte in cui ci sono giornate con un meno 5 oppure in apertura va tutto benissimo e poi ti botto così, crolli di mercati e insomma so cazzi.
Nicola
00:01:22
Vorrei anche farvi notare che il nome Trump da ora in poi verrà censurato come ormai facciamo già da tempo.
Vittorio
00:01:29
Allora, diciamo che c’è molta paura tra gli investitori e il pensiero comune, ma forse non è il caso di lasciar perdere una strategia passiva e incominciare a posizionarsi con una maggiore diversificazione geografica?
Alain
00:01:49
Ho detto in maniera semplice: non è meglio scaricare un po’ di quella merda USA e prendere roba di altri paesi, visto che questi sono matti?
Nicola
00:01:56
Sì, che poi più o meno erano i discorsi sempre quelli, no? Nel mezzo ci sono quelli che gongolano perché da anni avevano già i propri possedimenti spalmati su paesi esotici in negativo da vent’anni, e tra chi invece non sa che cazzo fare.
Alain
00:02:12
Beh, a parte che neanche noi sappiamo che cazzo fare, non è che vi diamo una soluzione, però magari qualche spunto per ragionarci.
Vittorio
00:02:19
Sì, sì, perché questa questione in realtà ha un po’ di fattori aperti, no? Cioè, la prima cosa che è un dato di fatto è che c’è una grossa correlazione tra i mercati americani e tutti i mercati internazionali. Cioè noi viviamo forse nell’epoca in cui le economie sono tra le più collegate della storia. Forse le cose erano simili poco prima della prima guerra mondiale, cosa che comunque non rende il paragone molto simpatico. Però il fatto è che nella nostra epoca gli Stati Uniti sono la potenza dominante e chiaramente sono il collante di tutto questo sistema economico. Quindi, se c’è una crisi negli Stati Uniti o se ci sono dei crolli dei mercati negli Stati Uniti, questi accadono di conseguenza anche sui mercati europei, sui mercati asiatici, sui mercati dell’Oceania, sul Canada, sul Sud America. Anzi, la storia insegna che mediamente gli americani fanno il casino e il resto del mondo se la prende nel culo, no? Cioè il 2008, la crisi del ’29. Pensare di fare una diversificazione geografica nella speranza che gli altri paesi facciano bene mentre gli Stati Uniti fanno male non è detto che sia vera, insomma no.
Nicola
00:03:25
Fammi sparare proprio le prime due così perché a me queste due teorie già fanno impazzire quelli che arrivano e ti dicono “sì, però vedi gli Stati Uniti pesano così tanto negli indici mondiali però se vai a guardare il PIL, il PIL non è così grosso, quello degli Stati Uniti rispetto agli altri paesi”. Cioè, il PIL è una roba che secondo me funzionava tipo negli anni 50 dove uno produceva la graffetta, la graffetta era prodotta in Italia e poi la graffetta la esportavi in Germania era facile da vedere il metallo arrivava da non so dove, però il metallo dentro, la graffetta fuori, il valore della graffetta, il valore del metallo, creo il PIL. Ma adesso che hai? Cioè Meta che vende una pubblicità in Italia, il PIL dove lo registri è una cosa abbastanza teorica, no? Perché se tu vai a guardare le regole, allora bisogna vedere se loro hanno un ufficio che vende la pubblicità in Italia, allora la fatturazione, il PIL, però l’algoritmo, il valore dell’algoritmo. Da dove va? Ovviamente Meta è quotata solo negli Stati Uniti, no? Non lo so, non mi sembra che uno debba essere così parecchio aperto mentalmente per arrivare a capire che c’è questa differenza tra la capitalizzazione di queste società che vendono in tutto il mondo e il PIL. Sono due robe che possono essere discordanti.
Vittorio
00:04:43
Ma la stessa discorso vale che ne so per la Coca-Cola che ha una fabbrica in ogni paese del mondo, quella fabbrica farà il PIL in Italia, cioè fa parte anche del PIL italiano.
Nicola
00:04:58
Immagino che in realtà il discorso Coca-Cola è diverso perché la Coca-Cola praticamente in sé è KO, mi pare che sia il ticker, quello è praticamente solo una società di marketing perché le società che imbottigliano sono completamente staccate da Coca-Cola, cioè una società privata che tipo franchising. Poi hanno queste commistioni, Nel senso che possono imbottigliare solo la roba della Coca-Cola, però comunque sono una società a sé stante. In Europa ci sono due, c’è una che ha sede a Londra e l’altra che storicamente aveva la sede in Grecia ed era quotata in Grecia. E quando il casino era successo in Grecia, praticamente quella società lì era arrivata a capitalizzare tipo il 90% dell’indice greco, perché a parte il fatto di avere uno che era seduto in Grecia, non aveva niente a che fare con la Grecia; erano lì per ragioni non lo so e quindi ad un certo punto se ne sono andati sono andati a quotarsi a Londra perché hanno detto: ‘vabbè, quella roba pesava loro e l’indice greco comunque, per tutte queste…AH! la diversificazione geografica, copro l’indice greco… in realtà ti prendeva una roba che con la Grecia non c’era niente a che fare.
Vittorio
Abbiamo capito che è contro la diversificazione; al contrario, in realtà quella verso gli Stati Uniti forse ha più senso, almeno per i greci
Nicola
E poi l’altra teoria che secondo me è ancora più meravigliosa è quella del dire: ‘ma negli Stati Uniti ci sono 300 milioni di persone e in Cina ci sono 2 miliardi; per cui io dico: scusate, ma in Cina quei 2 miliardi lì c’erano pure quando c’era il comunismo, quando non c’era la borsa ma come mai nessuno è venuto in mente? Cioè oggi in Pakistan, quanti non cristiani ci sono in Pakistan? 247 milioni, perché allora queste lungimiranti persone non hanno il 20% del loro portafoglio in azioni indonesiane in questo momento? La Nigeria appunto, il Pakistan non lo so. Ciò è a me sembra una roba che già dire mi sembra un po’ una scemata però va bene.
Vittorio
00:07:05
Secondo me su questo c’è una grande confusione fra due cose che un conto è il mercato borsistico e un conto è l’economia globale. Perché l’economia globale tiene conto dell’imprenditorialità, la microimpresa, come ad esempio in Italia Barilla e Ferrero, che sono forse tra le due più grandi aziende nel settore alimentare della grande distribuzione, che non sono quotate. Invece il mercato borsistico sono solo una parte di queste aziende che fanno parte dell’economia e sono quotate sul mercato borsistico. Quindi il pensare, cioè ad esempio uno legittimamente può pensare, come diceva prima Nicola, che la Nigeria è il futuro dell’Africa è un’economia in grande espansione; è molto interessante, ma se tu vuoi investire in Nigeria è un altro discorso, perché probabilmente il suo mercato borsistico non sarà altrettanto sviluppato, è molto difficile entrarci; magari semplicemente si quotano solo una percentuale di aziende che sono totalmente scam, ad esempio.
Nicola
00:08:16
No, ma perché la cosa che mi fa ridere è che comunque sta nomea i Nigeriani ce l’hanno internazionale per cui ci deve essere una roba. Se tu chiedi anche a quella parte della non so Senegalesi o L’Angola, eh sì, ma e poi a Londra, cioè a Londra, comunque quelli considerati più tough sono i Nigeriani.
Alain
00:08:40
Beh, comunque questa cosa delle aziende quotate farlocche c’erano parecchio in Cina non so come si chiamava negli ultimi tempi.
Vittorio
00:08:52
Potremmo aprire un discorso molto ampio ma insomma lo stesso discorso vale con la Cina che ad esempio mi sembra che entrare nella proprietà di un’azienda cinese non è permesso in realtà per quelli che vengono fuori dalla Cina quindi quello che tu fai è compri dei certificati e poi in realtà i grandi colombiani industriali che sono ad esempio quello, che ne so, siderurgico, tu non ci puoi proprio investire materialmente. L’alternativa sarebbe, per esempio, investire in obbligazioni dello Stato cinese, dello Stato brasiliano, ecuadoriano, nigeriano, ma non è detto che le aziende nigeriane, cinesi, vietnamite, italiane, tedesche vadano di pari passo, altrettanto bene, quanto la gestione politica del paese Italia, Germania, eccetera. Quindi è una correlazione un po’così.Tu puoi pensare, giustamente, che un certo paese abbia successo. Però poi devi vedere se su quel mercato ci sono delle aziende a cui vale la pena investire. Il nostro sistema è fatto, è dato dal fatto che il mercato americano è quello più sviluppato al mondo, in cui se tu hai un’azienda importante ti vai a quotare perché hai la possibilità di accogliere più capitali, perché hai più visibilità, perché hai più possibilità di crescita e chiaramente questo influenza anche il mercato dei fondi di investimento.
Alain
00:10:03
C’è una bella differenza comunque quella fra il vedere il valore dov’è e riuscire ad accedere a quel valore, investire per tempo e raccoglierne i frutti. Questo è qualcosa che anche nella scelta delle singole azioni o dei singoli investimenti spesso non si capisce, no? Cioè io vedo il valore di Boh. La blockchain, ma non è detto che investendo in una specifica criptovaluta io riesca a estrarre e a ottenere il valore e mettermelo in tasca. E questo vale anche appunto per questo discorso qua.
Nicola
00:10:34
L’esempio più calzante di questa roba privata o pubblica, più bello, è OnlyFans. OnlyFans l’anno scorso è stata la società che ha pagato più tasse in Inghilterra è stato veramente il più alto contribuente per dire cioè il volume d’affari; però OnlyFans è una società privata e quindi cioè contribuisce al PIL inglese, e anche al PIL internazionale, perché poi… in tutti i sensi. Però comunque non ci puoi investire no? E quindi, cioè, anche lì, è una dicotomia tra questo. E un’altra cosa, che secondo me bisogna dire, è il discorso, questa credenza per cui investire nell’indice italiano e investire nell’indice americano, l’unica cosa che cambia non lo so a parte la geografia, perché questo a tutti piace, sta roba della geografia, però non me lo so mai spiegare, cioè, questo famoso rischio paese; cos’è? La mancanza della rule of law? Perché comunque ci sono delle società che sono quotate negli Stati Uniti che non sono americane; ARM, quella dei chip, è inglese, ha deciso di quotarsi negli Stati Uniti e solo negli Stati Uniti, fa parte del Nasdaq 100, però non è che se cambiano le regole degli Stati Uniti, ad ARM cambia qualcosa; ARM deve sottostare a delle regole di trasparenza, delle regole di contabilità, che però è la borsa che ti dice: “se vuoi quotarti qua, devi seguire queste regole” per cui neanche il discorso della rule of law funziona al 100% in queste robe qua, però la differenza sostanziale è che comunque ogni paese ha delle aziende diverse. Gli Stati Uniti sono l’unico indice in cui trovi tutti settori. Se tu guardi al settore italiano, appunto ci sono…Cosa è rimasto? La concentrazione dei bancari. L’assicurazione, Luxottica, Ferrari, finita lì. Per cui la diversa composizione dell’indice porta l’indice a comportarsi in maniera diversa. Cioè, non c’è una Microsoft italiana, per cui non è che se non investi più negli Stati Uniti, investi in Italia, hai quell’opportunità lì. Cioè, cambia.
Alain
00:12:54
Ti stai esponendo a settori e fattori diversi radicalmente diversi
Vittorio
00:12:59
Poi c’è il grande adagio con le cose che piacciono tanto ad Alain questa volta è diverso. Come se tutte le volte, tutte le cose che ti capitano nella vita sono sempre diverse, non sono mai paragonabili, non c’è mai assonanza con qualcosa che è successo un’altra volta nello spazio-tempo. Cioè, ad esempio, ora è la fine degli Stati Uniti. Ed è la stessa identica cosa che si diceva negli anni 80 per USA e Giappone.Cioè, a un certo punto, non so, nell’86-87, il mercato americano aveva già deciso che il futuro consisteva in tanti giapponesi che davano gli ordini ai pochi manager di bassa lega americana che stavano là, c’erano i film in cui i giapponesi compravano le fabbriche che gli dicevano di costruire la macchina e loro le facevano finte per dimostrare ai giapponesi che erano ancora bravi. Cioè è molto simile alla situazione, come si parla oggi della Cina. Ma in passato è sempre stato lo stesso. Cioè gli Stati Uniti sono stati questi all’inizio del novecento, erano un paese in via di sviluppo in cui il 60 o 65% del mercato era governato da aziende inglesi. Le cose sono cambiate nel tempo.
Alain
00:14:06
Giusto per fare un paragone non se li cacava nessuno allora e sono diventati una potenza adesso. Ci caghiamo questi ma magari non diventeranno esattamente la potenza che ci si aspetta o comunque non si riesce a coglierle l’opportunità.
Vittorio
00:14:15
Però dire sempre questa volta è diverso, è un po’. Un ragionamento sciocco, cioè può essere come non può essere.Credo che io, ad esempio, credo che qualche cambiamento ci sia in futuro, però non abbiamo la certezza che si rivoluzionerà totalmente, che si sbraccherà tutto.
Alain
00:14:30
Poi, al di là delle singole politiche dei singoli proclami, secondo me comunque stiamo assistendo a un momento di grossa incertezza. Il famoso cavallo nell’ospedale, ve lo ricordate di qualche puntata fa? Cioè questo non ti deve portare a a fare dei voli pindarici scegliendo delle strategie assurde. Ci sono delle strategie per gestire l’incertezza nel suo complesso, ad esempio scegliendo un portafoglio che miri a coprire diversi scenari economici e magari non mettere il 100% su azionari sviluppati, giusto per dirne una.
Nicola
00:15:02
Io ragazzi mi ero preparato tre studi! Qua Stiamo alzando il livello.
Allora il primo è stato fatto da Verdad e praticamente sono andati a guardare questa famosa eccezionalità degli Stati Uniti, se riuscivano a spiegarla. Però loro sono partiti appunto a fare un raffronto tra le azioni che sono quotate negli Stati Uniti e quelle che non sono quotate negli Stati Uniti. E quindi hanno fatto tutta una regressione su un tot di fattori, Fama & French. Tutto lo factor zoo e ci hanno aggiunto un altro fattore che era semplicemente: ‘questa società è quotata negli Stati Uniti? Sì o no?’ E praticamente il risultato dello studio è che gran parte, cioè tipo l’80% di questa extra valutazione data alle società, è semplicemente legata al fatto che quelle società lì sono quotate negli Stati Uniti. Fine. Non è perché fanno più utili, non è una questione di value, non è una questione di profitability, semplicemente sono quote là. Una ragione di questo è che semplicemente un sacco di società stanno andando a quotarsi negli Stati Uniti perché gli Stati Uniti sono il mercato più liquido e ovviamente uno dice se la liquidità è lì va nel posto in cui mi conviene. Oltre al fatto che appunto adesso vedremo con Trump però fino a ieri la rule of law era molto potente. Ed è comunque una società che è molto pro-business, per cui era naturale andare là. E poi è comunque sempre un circolo virtuoso, perché più gente si porta lì, più le persone vogliono avere accesso a quel mercato e non gliene frega niente di avere accesso ad altri mercati, più portano liquidità. Comunque, insomma, questo studio questa cosa la mette in luce.
Un’altra roba che anzi loro avevano tentato di spiegare era quella di andare a guardare “ok, ma qual è la percentuale dei revenues che queste società fanno negli Stati Uniti?” No, perché magari uno dice mercato più ricco, quindi c’è una correlazione tra quante vendite fa negli Stati Uniti e quanto il mercato ti premia. E anche quella non spiega, cioè lo studio dice che società tipo Toyota, Mitsubishi, Roche, Deutsche Telekom, che possiede una società di telecomunicazione negli Stati Uniti, hanno una percentuale totale delle loro vendite negli Stati Uniti che è più alta di quella di Apple, Netflix, Meta, Nvidia. E quindi, perché la paura di adesso cos’è? “Ah, Trump mette i dazi”. Cosa fai? Praticamente tu scappi dagli Stati Uniti, magari investi in società che vendono di più negli Stati Uniti e che quindi sono ancora più penalizzate per questo discorso dei dazi. E quindi è totalmente un non senso perché praticamente stai facendo quello che in realtà vorresti evitare però appunto non guardando i dati.
Il secondo studio invece l’ha fatto Man Group occhio qua per gli utenti di Italia Personal Finance Man Group non è la società che produce il camion che state guidando adesso mentre ascoltate l’episodio, è un altro man. Allora loro sono andati a vedere sostanzialmente quello che dicono loro si sa che nel lungo periodo quello che conta sono praticamente gli utili che fanno le azioni. Se un titolo fa più utili nel tempo crescono gli utili cresce il valore di quel titolo e viceversa, però poi c’è sempre una volatilità dei prezzi rispetto a questi utili e quindi le valutazioni che vengono date ai singoli titoli. Quindi loro dicono: ‘Guarda in realtà tu puoi vedere gli utili o la crescita degli utili come il CAGR del titolo e le valutazioni, quindi quanto cresce o meno il PE, come la volatilità. Tu sai che tendono a crescere con quella cadenza, però possono crescere molto più speditamente in certi periodi o decrescere. Cosa succede? Che, di solito, gli analisti finanziari ti danno già oggi quali sono le loro prospettive degli utili per i titoli e per gli indici fino al prossimo anno, no? E solitamente loro partono con una stima abbastanza positiva, ottimistica, mettiamo, e poi più il tempo passa più loro tarano questa stima ottimistica a ribasso. Fino a quando sostanzialmente queste due linee si incrociano, perché poi quando arriva il momento le società dichiarano i loro utili e gli analisti praticamente sono lì. Questo anche perché le società li imboccano durante l’anno, danno le guidance e tutto questo. Quindi cosa succede? Che praticamente nei periodi di grande volatilità o di grande incertezza, come quello di adesso, che non si sa come andranno questa storia dei dazi, il mercato tende a scontare molto di più, cioè ad essere meno ottimista. E quindi la valutazione o l’extra-valutazione che viene data alle azioni diminuisce e quindi ci sono degli scossoni più grandi. Però, quello che importa sempre è: quanti soldi fanno le società? E quindi lì ritorna sempre al discorso “ok: ma questa singola società, che magari è quotata negli Stati Uniti, in realtà dove li fa gli utili? Li fa negli Stati Uniti o no? È condizionata dai dazi sì o no?” Questo dovrebbe essere il metro con cui prendere le decisioni e ancora non andare a guardare se sei quotato da una parte o dall’altra e cambiare così a caso.
Alain
00:20:42
C’è poi tutta la parte dell’attivo contro passivo, la gestione attiva, cioè fai una scelta diciamo ponderata in qualche modo secondo criteri tuoi e gestione passiva invece vai dove va il mercato, stai sulla capitalizzazione e spalmi globalmente o quello che sia. Il rischio, però è in qualche modo da tutte e due le parti. Prima di addentrarci, possiamo concordare che il passivo è un riferimento teorico?
Vittorio
00:21:09
Potresti prendere e investire i tuoi soldi tutti subito e lasciare là senza fare nulla, ma forse anche là hai fatto la scelta del fondo.
Alain
00:21:16
Esatto, hai fatto qualche scelta in ogni caso. Hai scelto un portafoglio, hai scelto un indice, hai scelto qualcosa. Ed è lecito scegliere anche un portafoglio differente. Il problema è in quello che dice Nicola. Su quali basi stai scegliendo un portafoglio o ti stai spingendo a cambiare la decisione?Se gli eventi attuali ti turbano, probabilmente ci sta di imparare qualcosa, ma quel qualcosa che impari è che non sei magari a tuo agio con questo livello di volatilità e incertezza. Impari, bene!Cambia sulla base di questo che hai imparato, ma se invece pensi di giocare ad anticipare gli eventi, a essere il genio di turno, a inventarti un nuovo modello, magari non sei proprio il più furbo degli altri. Potrebbe non andarti così bene, che non significa che ti devi fermare: vai avanti! Perché stai rendendo il mercato efficiente fai un favore a tutti noi.
Vittorio
00:22:06
Diciamo che secondo me, ok, che effettivamente il termine passivo è un po’ generico, però se lo intendiamo nel prendere uno strumento più largo possibile e gli ETF World, fondamentalmente lo sono, se ti fidi di quel tipo di strategia e quel tipo di strumento tecnologicamente, quel tipo di strumento per come è fatto automaticamente ribilancerà i pesi che non sono quelli economici come abbiamo detto all’inizio, ma sono quelli del mercato. Quindi ad esempio, l’equivalente di un ETF World del 1920 avrà avuto il 60% di Inghilterra, tu mantenendolo per 120 anni, chiaramente tutto ipotetico, oggi avrai il 50% che sono gli Stati Uniti. Oppure no, che ne so, un nuovo paese, la Corea del Sud o l’Italia, 50 anni fa non aveva nessuna azienda, oggi hanno alcuni tipi di questo fondo una percentuale. Perché? Perché sono cresciuti e hanno costruito aziende che sono diventate importanti nel panorama globale. Secondo me invece questa cosa della gestione attiva dicendo “io penso che gli Stati Uniti non reggeranno e che quindi devo aggiungere più Vietnam, più paesi emergenti, più titoli di Stato italiano, più quello e più quello” quello diventa una gestione attiva che in qualche maniera è assimilabile a l’eccesso, fare stock picking, chiamiamolo come cacchio vogliamo però sappiamo che questo tipo di scelta attiva in cui tu in qualche maniera pensi di avere un’idea più brillante di avere capito qualcosa in più prima di tutto di aver fatto qualcosa prima di tutto, in realtà tutte le analisi dimostrano che neanche i fondi più grandi riescono a interpretare il futuro dei mercati, cioè come diceva Nicola: le aziende fanno un tot data e dicono ‘nel prossimo anno farà tot utili’ e poi più vanno avanti, più cambiano quei dati perché all’inizio hanno detto una stronzata. Quelle sono aziende con software incredibili, migliori laureati del mondo e fondamentalmente sbagliano quasi sempre. Ora tu che sta nella tua stanzetta a fare i tuoi cazzo di conticini di merda su dei dati fatti a cazzo, ma una volta su cento ti può riuscire. Ma magari! Una volta su qualche migliaio diventi quello che ha preso GameStop, ma in tutti gli altri casi sei uno che ci ha perso i soldi. Quindi quello che intendo io per strategia passiva è dire ‘ok, il mercato è così ma non è che è così perché qualcuno è cattivo. Poi uno può dire: BlackRock e Vanguard sono americani quindi hanno pompato di titoli americani perché sono ultranazionalisti no; cioè la nostra realtà è questa, che è dominante gli Stati Uniti, poi a me questa cosa comunque non mi va bene perché c’è troppa volatilità, perché tantissimi altri tipi di scelte e magari ci metti una parte di mondo in più oppure perché ci credo o perché ci vuoi mettere una scommessa. Però dire ah quello è sbagliato, io risalgo tutte le cose in un’altra maniera secondo me è fare, cioè utilizzare strumenti passivi per fare gestione attiva fondamentalmente e inventandosi una cosa a sé così.
Nicola
00:24:51
Senza contare poi che comunque tutti i rischi che avete in mente voi, il mercato li sta già prezzando: cioè non è che adesso nel senso ci sono delle persone che lo fanno di lavoro, che muovono più soldi di quelli che avete voi e che probabilmente hanno in mente le stesse idee che avete voi; cioè in teoria uno dovrebbe avere quella pensata di terzo livello, qual è la condizione allora questo succede quindi porta a quest’altra cosa che quindi porta a quest’altra cosa ancora. Allora sì, forse la tua pensata può avere successo, ma dire “Trump mette i dazi e quindi vi muove dagli Stati Uniti;” cioè ragazzi, spoiler alert, si sono accolti tutti di questa cosa qua. Probabilmente hai già prezzato. Citando Russia Bond, comunque non ci avete la size.
Bene, adesso che siete belli svegli, vi posso dire il terzo studio che non mi avete fatto dire prima. Scritto da Antti Ilmanen che è uno che lavora da AQR e anche lui è andato a guardare ok ma è vero che le valutazioni più alte delle azioni americane sono date dal fatto che fanno molti più utili sono più fighi sono più belli, sono più alti. In realtà non è proprio così cioè una parte sì ma non tutta quella differenza e quindi anche lì il problema è quello no? C’è un problema di over-valutazione delle società quotate negli Stati Uniti? Sì. Però quanto è? Quando girerà? Chi lo sa! Sicuramente non lo sapete voi e quindi non prenderei delle decisioni in base a quello. E come ultima cosa, non dimenticatevi che però Trump con la sinistra fa quelle robe lì, ma con la destra ha in testa delle politiche che comunque sono molto friendly per le società perché vuole fare la deregulation bancaria vuole tenere il deficit alto vuole tagliare le tasse. Per cui, chi lo sa, magari anche lì queste cose porteranno più beneficio alle società che sono vuotate negli Stati Uniti e quindi tutta la vostra strategia cade per questo.
Alain
00:27:03
Secondo me lui ce la sta mettendo la size. Ho questa sensazione. Non so, non so perché.
Vittorio
00:27:08
Anche quella degli amici, mi sa. Parlando di questo, un altro motivo che è anche legittimo ma va oltre a tutto questo tipo di discorso, è quello che può essere quello dell’etica. Io sono esattamente l’esempio di questa cosa. Quando c’è stata la discussione a Casa Bianca con Zelensky e Trump, a me quella cosa mi ha inorridito così tanto che ho detto: ‘a me basta, mi fa cagare questa merda!’ E ho venduto il mio, due spicci chiaramente di ATF sui Treasury, oltre al fatto che a posteriori ho fatto benissimo. Però vabbè. Però ho detto: ‘io non voglio avere niente a che fare con questa roba’ e ho preso diciamo una decisione che è puramente Etica, no? Comprendo perfettamente il tipo di ragionamento che dice che gli Stati Uniti sono una merda, perché si comportano in merda. Non voglio darne i miei soldi. Ci può stare, però è un dato di fatto che l’etica è diciamo rendimenti oppure efficienza dei mercati non vanno esattamente di pari passo. Abbiamo visto con tutti gli strumenti ESG che insomma questa roba non è che ha funzionato così tanto. Poi non so, c’è l’esempio del fondo sovrano norvegese ma quella è un’entità a parte che ha talmente tanti soldi che effettivamente può cambiare appunto le logiche dei mercati.
Alain
00:28:14
C’è anche quello degli Emirati Arabi però di fondo sovrano che dimostra l’esatto contrario no?
Vittorio
00:28:19
Sì, quindi questo fattore etico può starci, però sinceramente se va a governare la vostra politica di investimento, a meno che non ci siano fattori religiosi, non so, chi è musulmano chiaramente ha dei limiti in questo senso. Non so quanto sia efficiente, magari potete fare queste lezioni che vi fanno sentire tanto forte come ho fatto io, però all’atto pratico non è che…
Nicola
non diciamolo non diciamolo ma Vittorio ha fatto questa cosa solo perché era uscito il BTP Italia e voleva andare in crociera e lui c’era cascato con quella cosa della crociera adesso vi dice sta roba dell’etica… era per comprare il BTP Italia
Vittorio
Invece mi piace il casello dell’autostrada per l’Emilia
Alain
Se il BTP Italia regalasse il telepass Vittorio sarebbe pieno.
Vittorio
Che poi ci stanno questa cosa dei titoli giapponesi fichissimi che ti regalano i premi praticamente cioè i dividendi te li danno in oggetti lo fa pure alcune aziende svizzere mi sembra se tu possiedi un’azione di Swatch ti danno un orologio all’anno solo se sei cittadino svizzero. Ci sono questi investitori giapponesi pazzi che comprano solo le aziende che gli danno gadget e collezionano questi gadget.
Alain
00:29:40
Quelli e le borsette di Louis Vuitton. E le mutande sporche. Sì, vorrei rincarare la dose su questa cosa delle scelte etiche. Secondo me, se veramente volete avere un impatto, ci sono altre cose che vi danno un moltiplicatore dell’effetto molto più alto. Fare pressioni più politiche, fare lobbying, cagare il cazzo, farvi amico a un tal politico fà tutta la differenza del mondo mettere i vostri due spicci di qua o di là boh.
Nicola
00:30:15
Forse tra l’altro quella di Trump e ESG è stata una delle poche cose veramente concrete che è successa, perché adesso in Europa tutte le società che avevano quelle robe del tipo ‘Ah, faccio il bilancio sostenibile, bilancio etico’ tutte le società stanno facendo marcia indietro e tutte le società stanno licenziando quelle persone che avevano assunto per quella roba lì. Quello sta succedendo veramente. Più vabbè tutti i vari KPMG che avevano team su team dedicati a quello, e anche lì è proprio ciao ciao.
Vittorio
00:30:46
Un’altra cosa a cui potreste dire ciao-ciao sono tutte quelle valutazioni fatte sulle troppe news, perché quello che dovrebbe emergere da questa situazione è che è un tipo di politica che viene fatto su una costante bombardamento di notizie in modo tale che voi non ci capiate un cazzo. Ora questo già succede se le notizie fossero pochissime se questa strategia viene fatta, cambiando idea ogni 15 minuti. Cioè, ad esempio, quando abbiamo registrato questa puntata è successo che la mattina ci siamo svegliati che un tribunale americano aveva abolito tutte le leggi sulle tariffe, dazi americani perché Trump non poteva e non era a suo potere. Oggi stiamo registrando e un’altra corte ha detto no, cancelliamo anche questa cosa. E questo succede in un giorno. È una cosa che mediamente, magari, non so, dieci anni fa poteva succedere in una settimana e mezzo. Quindi, se voi state cercando di interpretare questa situazione, non è fattibile e seguire le news vi fa incredibilmente male.
Alain
00:31:46
Tra l’altro è completamente, cioè seppure tutta la faccenda possa rientrare nella vostra sfera di interesse, cioè quello che vi impatta, non è nella vostra sfera di influenza. È molto meglio invece di, non so, spendere un’ora al giorno leggendo i titoloni e i tweet del tal dei tali arancione piuttosto che blu, dedicare un’ora a decidere la propria strategia e poi spegni quel cazzo di smartphone o quella cazzo di tv.
Nicola
00:32:12
O ricordatevi Taco, Trump’s always chicken out.
Alain
00:32:17
Taco è bello però.
Vittorio
00:32:18
Mi sembra che abbiamo finito, cioè ce ne potrebbero essere alcuni centinaio o altri di posizioni per valutare un po’ correttamente tutta questa situazione che obiettivamente presenta dei cambiamenti interessanti, che abbiamo capito non conosciamo, nessuno forse conoscerà, neanche gli attori stessi che li stanno facendo. Il punto è: voi state facendo qualcosa di diverso rispetto a quello che succedeva qualche mese fa? Oppure state continuando sulla stessa strada?
Ehi scrivetecelo nei commenti!
No no non stavo a dire ai ascoltatori, stavo a dire a voi due.Ah no no io ho scelto gli ascoltatori non ce ne frega niente. Cioè noi rispondiamo solo perché così prendiamo sponsor e ci pagano fatture. Cosa che non sta succedendo.
Alain
00:32:59
Ascoltatori ditecelo nei commenti comunque, ci fa sempre piacere. Comunque io ho fatto un cazzo. Avevo un portafoglio da cacasotto e ho tenuto il portafoglio da cacasotto. Sto da dio, tu Nicola?
Nicola
00:33:10
eh io c’ho tutti sti Treasuries quelli forse sono in area di withholding tax chi lo sa e poi appunto c’ho tutte sono pieno di ETF quotate negli Stati Uniti anche lì se se gli è gira il cappello però vabbè vediamo vediamo
Vittorio
00:33:33
Io ammetto di aver anticipato alcune cose che avrei fatto in futuro ma l’ho un pizzico anticipato oltre alla cosa dei treasury che ho fatto ho spostato cioè ho aggiunto semplicemente un etf stocks 500 mi sembra sì e basta però ho continuato la mia strategia ma questo perché ero molto concentrato sul dollaro e chiaramente questo era un problema in generale quindi l’ho anticipato.
POSTA DEL CUORE
Alain
00:34:06
Eccoci alla posta del cuore. Ve lo ricordo che ci potete scrivere? Ma no, non ve lo ricordo. Anche perché sapete che c’è la mail, che c’è il forum sul sito, che c’è Reddit, che c’è Spotify, che c’è Twitter, che c’è tutto. Per cui, vabbè, ormai ve l’ho ricordato. Scriveteci.
Ci ha scritto Lorenzo Tempesti. Ho letto anche il cognome, metteteci una scoreggia come Trump. Via mail.
Ciao ragazzi, vi seguo sempre con grande interesse grazie alla vostra puntata sul rischio. Ho iniziato a seguire il podcast di Pasquale Cirillo, la logica del rischio che trovo molto interessante. Volevo chiedervi un parere sui fondi gestiti di Davide Serra, che mi è piaciuto molto nella sua intervista da The Bull. Algebris propone diversi fondi che, a differenza di molte altre offerte dalle banche, risultano effettivamente vincenti nel battere l’indice di riferimento. Certo, per il fondo azionario Algebris Financial Equity Fund R.E.U.R.A.C. Ti sei scordato il trattino in mezzo. Il trattino, vabbè, pazienza.
Parliamo comunque di commissioni di gestione del 1,8% anno. Potevo dimenticarmelo, il trattino era autorizzato. Con un investimento minimo di 10k. Guardando il loro sito mi sembrano comunque molto più trasparenti di tanti altri fondi gestiti, con addirittura il commento del gestore mese per mese. Che ve ne pare?
Grazie e andate avanti così
A me pare che lui comunque ha detto ‘ah siete bravissimi’ ma poi ha parlato soltanto degli altri.
Vittorio
00:35:51
Così la vita. Quindi io faccio il commento dell’ignorante populista e dico che sono andato a vedere i dati su Morningstar e il fondo che menzioni ha un costo di entrata del 3% già, cosa oltre a… poi le spese correnti annuali sono dell’1%, non dell’1.80% hanno investimento minimo 10k e per me è assolutamente immorale qualsiasi cosa che abbia questi costi di ingresso e anzi ci abbiamo fatto una puntata apposta tipo la regola 1 questa degli investimenti di merda. Poi molto probabilmente Nicola ora ci dirà che è tipo la migliore azienda del mondo con i migliori fondi del mondo è di una delle migliori puntate del podcast dell’universo, ma comunque io non ci metterei una lira per questo principio come dire di manina corta principio taccagno.
Nicola
00:36:35
Io faccio tre caveat. Il primo è che, vabbè, a parte Serra, che è il proprietario della baracca e quindi non se ne andrà mai, però lui lavora con altri manager e questi manager, quando sono bravi, di solito tendono a fare quello che ha fatto lui, perché lui non è che ha iniziato a investire per la sua società, lavorava per una banca e ha aperto il suo negozio. E questi manager fanno lo stesso. C’è un altro italiano, adesso mi sfugge il nome, che ha fatto proprio la stessa cosa. Lavorava da lui, aveva un fondo che andava molto bene, e a un certo punto gli ha detto: ‘Vabbè, cioè, ma sto 2% di fee, invece che pigliartelo te, me lo piglio io, e ha aperto la sua roba. E quindi, però, il fondo che lui gestiva prima è rimasto in Algebris, per cui se tu magari vai, lo guardi, guardi il track record e dici: ‘Oh minchia, che figata!’ però il tipo che lo gestiva se n’è andato, per cui quel track record lì vale quello che vale un po’.
Poi questo io non non lo so se è vero, non lo so. Però io mi ricordo, mi ricordo, mi ricordavo che loro erano partiti più come un bond shop e non come una casa di fondi azionari. Sicuramente, secondo me, lui era forte a fare le analisi sui bancari. Quello che mi ricordavo io è che lui faceva quelle robe lì tipo Tier 2, T1 e che era diventato famoso per quello. Appunto non è che si trasla bene questa cosa dalla… ci sono dei casi tipo Pimco, Pimco era super famoso per i fondi obbligazionari poi ovviamente hanno tentato di lanciare i loro fondi azionari perché comunque uno dice: ‘beh il marchio ce l’ho voglio attrarre le fee e poi quello che puoi investire in bond è quello, se gli offri le azioni magari ti dà ancora più soldi’, però non è che è andata proprio benissimo perché non hanno un fondo azionario che va benissimo, quelli di Pimco.
Poi la terza cosa è quella che tendenzialmente quando anche un gestore ha dell’alpha e dimostra di avere dell’alpha, poi cosa fa? Alza le fees che ti carica in modo che praticamente lui riesce a incamerarsi il 90% di quello che genera. Se tieni conto delle fees, sì, magari lui lascia qualcosa fuori perché ti serve fare marketing, tu guardi il rendimento al netto delle fee, però tendi ad alzarle finché riesci a portarti a casa quello che vuoi te e lasci agli altri poco. Perché poi Davide Serra anche nell’intervista lo dice: ‘ah, noi non siamo un hedge fund.’ Sì, però intanto le fee sono relative a un hedge fund, cioè lui a livello di prezzo tu ti sei piazzato lì per cui tanto è quello. Però tornando a quello che diceva Vittorio, secondo me ci sono dei fondi tipo quelli di AQR che anche se ti fanno pagare il famoso 2/20 non 2.20 ma 2% di costi di gestione più 20% di performance fee, io li comprerei o c’è un altro fondo sui sui cat bond sui natural catastrophe bonds che purtroppo ci sono negli Stati Uniti. Però, io quello lo prenderei proprio perché ti danno un accesso a dei mercati a cui tu non puoi accedere e quindi a dei premium risk che tu non potresti avere hanno questa caratteristica unica e quindi ad un certo punto uno può dire vabbè se è così le accetti. Però, nel senso questo è più un discorso un discorso mio. In generale il discorso se le fee sono alte è altamente dimostrato che castrano i risultati.
Alain
00:40:08
Però, si collega bene col tema della puntata. Se volete avere accesso veramente a un mercato regionale magari esiste un fondo strampalato che investe in aziende locali nigeriane.
È andata in tala questa cosa.
CAZZABUBBOLE
Nicola
00:40:24
Siccome questa è la rubrica dei consigli, quindi io volevo relegarmi a un consiglio anche perché fino a 5 minuti fa una storia da dire non ce l’avevo; però oggi ero in vacanza in Svizzera, ho portato mia figlia al cinema e ovviamente sono riuscito a portarla a vedere un film in tedesco piacevolissimo, un film in inglese che volevamo guardare, per cui mi sono sparato due ore di Lillo e Stitch in tedesco; però lei lo parla, quindi era andata bene lo stesso.
Alain
00:40:52
In teoria la trama dovevi anche già conoscerla.
Nicola
00:40:55
Eh, sì, sì! Il film è orribile, ragazzi, è orribile cioè veramente no! Quello che volevo dire come consiglio è ribadire il concetto che comunque questo podcast lo facciamo in tre per un motivo preciso; perché così almeno sentite tre voci, tre opinioni diverse e vi rendete conto che insomma ci vogliono dei punti di vista diversi. Quello che diciamo sempre: nella finanza personale è importante pensare con la vostra testa, ricordatevi di pensare con la vostra testa. Però ricordatevi pure che non vuol dire che allora vale tutto. Ciòè c’è un il mondo è una scala di grigi e quindi non state da tutta una parte o non state tutta dall’altra. Però, appunto non accendete i ceri pure a certe persone.
Vittorio
00:41:51
Tranne a noi! Possibilmente non quelli da morto però.
Nicola
00:41:57
Detto questo, io non avevo neanche niente da consigliare questa settimana perché sto continuando a guardare un sacco di partite dell’NBA. Però uno dice: ‘Vabbè, che cazzo consigli l’NBA?’ Che non solo cioè è già successo, ma per di più voi ora che questo episodio uscirà ormai i risultati li sapete tutti. Però la serie che c’è stata adesso tra Indiana e New York, io vi direi anche se sapete il risultato andate a guardarveli soprattutto le prime tre partite perché io è da tanto che comunque guardo non le guardo mai in diretta le partite perché dovrei stare sveglio tutta la notte e quindi delle volte mi capita che becchi lo spoiler, becchi quei maledetti della giornata, tipo che cazzo! Una volta loro aspettavano no almeno mezzogiorno, cioè dai cazzo non scriverlo no aspetta mezzogiorno, dai il tempo alla gente di guardarlo. No alle sei di mattina ti arriva la roba, oh hai visto ma vaffanculo!
Comunque il basket è anche l’unico sport, secondo me, uno dei pochi dove anche se sai il risultato mentre guardi la partita te lo domandi e dici: ‘ma è veramente andata così? Perché ci sono delle robe che assurde e quello che è successo in questa serie, soprattutto in gara 1, è una roba che non si era mai vista. Ryen Russillo, che avevo già citato in un’altra puntata del podcast, ha tirato fuori le statistiche: lui dice praticamente in quante situazioni una squadra si è trovata a più 12 su quell’altra, un minuto dalla fine? Erano tipo 2.000 partite. In quante situazioni una squadra è riuscita a recuperare? 0. In quante situazioni, una squadra è a più 9 a 45 secondi dalla fine? 1500. In quanti sono riuscite a recuperare? 0. Cioè una roba che appunto non è mai successa.Perciò io vi dico: guardatemi quei pezzi, perché è assurdo, è veramente assurdo, quello che è successo.
Alain
00:43:54
E mentre la guardate, pensate a Taleb il cigno nero.
Vittorio
00:43:58
Io invece devo dire che anch’io sono in questa situazione, in cui non sapevo cosa consigliare.Quindi consiglio uno di quei podcast storici che ascolto, fondamentalmente no, in realtà non solo io, perché c’è un po’ di donatori che si chiama La Guerra Grande che racconta in maniera molto dettagliata tutta la cronistoria della prima guerra mondiale, ma un sacco di cose che pur io essendo uno spippolatore seriale non conoscevo è molto figo e racconta pure queste storie assurde veramente sperdute nel nulla. È fatto molto bene e secondo me è poi una di quelle cose che veramente ti dimostra, cioè sono quei progetti che nascono da una persona appassionata, interessata, si mette davanti alle cuffiette dell’iPhone, veramente, lo registra, lo butta dentro online e poi non si sa come ha un po’ di successo e secondo me sono delle cose belle a cui poter far parte, no? E secondo me è bello che anche in un mondo così complesso come il nostro possano nascere delle piccole perle così.
Nicola
00:44:52
Però, da esperto non te l’ho mai chiesto ma il film, quello di Netflix, niente di nuovo sul fronte occidentale?
Vittorio
00:44:57
Guarda, discreto, ma secondo me di adattamenti del libro ce ne hanno fatti molti altri, meglio tipo quelli degli anni 70. È molto bello perché quello è un libro di Henry Marie Remarque, secondo me, molto bello. In quel senso, è il 1917 del regista che ha fatto 007 di Sam Mendes, è una roba incredibile, l’impatto emotivo che ha, e un altro che invece è forte, ma probabilmente non parla mai della prima guerra mondiale, è Peaky Blinders, perché ti dimostra come tornavano dalla guerra e come tornavano sconclusionati.
Nicola
00:45:29
Sto rotolando la testa perché io nella classifica, nella mia classifica, metterei comunque al primo posto il film di Netflix, secondo Sam Mendes, a me Peaky Blinders proprio, cioè, io l’ho guardato tutto, però non…
Vittorio
00:45:47
E allora in realtà sulla prima guerra mondiale il migliore di tutti è Johnny, Prese il fucile, di Dalton Trumbo, penso che se ti rimane una voglia di fare la guerra dopo quella roba, sei un sociopatico, eh.
Nicola
00:45:57
Però, il messaggio, cioè, il film di Netflix, su quello, cioè, il messaggio è proprio proprio forte, cioè, di questi giovani che non, cioè, cui viene.
Vittorio
00:46:07
Io ho fatto la tesi di laurea sulla prima guerra mondiale quindi quelle cose mi toccano relativamente ormai sinceramente, boh un po’ così, non mi ha fatto impazzire.
Alain
00:46:15
Avete visto i due punti di vista differenti? Proprio dimostrato. Ma dobbiamo anche raccontare storie personali?
Nicola
00:46:30
Tu che la Prima Guerra Mondiale l’hai vissuta.
Alain
00:46:33
No, allora io vi consiglio un canale YouTube, si chiama Memeable Data. Fa video con belle animazioni, praticamente di analisi di dati. Vi linko magari uno sul il livello di ricchezza attuale più comune nel mondo, più o meno ricalca Factfulness il libro che vi abbiamo consigliato un po’ di volta in volta ci sono tanti altri è carino come canale mi lo sono trovato consigliato qualche settimana fa e devo dire che merita.
Vittorio
00:47:08
Quando l’algoritmo di Google funziona ogni tanto. Ma l’hai scoperto sull’algoritmo del nostro YouTube, ‘Too Big To Fail che è diventato un mischione fra tre identità diverse.
Alain
00:47:26
No, no, sul mio. Questo è sul mio, è sul mio, sono certo, sono certo, e non so perché l’ha fatto. Ultimamente guardo solo biciclette.
