Oggi a Too Big To Fail parliamo di cambiare vita per trovare sé stessi. Perché se sei ricco ed infelice abbiamo comunque fallito nella nostra missione. E poi se cambi vita magari ti avanza qualche millino da donarci.
I consigli di oggi:
Nicola: The Vince Staple show
Vittorio: Transport Chronicles
Alain: Walden ovvero vita nei boschi
LA PROMO
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Cose nominate (forse):
- Canale di Bernardo Cumbo
- Viva Viva Fest
- Rete Italiana Villaggi Ecologici
- WWOOF
- Workaway
- Permacultura
- Bioedilizia
- Sociocrazia
- GAS
- Cohousing
- Video di Arthur
- L’uomo alla ricerca di senso di V. Frankl
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TL;DR;
Questo episodio intervista Bernardo, uno youtuber che racconta stili di vita alternativi. Vengono esplorati concetti nuovi come ecovillaggi, permacultura, sociocrazia e altri modi di vivere al di fuori del modello urbano tradizionale.
- L’esperienza di Bernardo di aver vissuto in un ecovillaggio a 18-19 anni e come questo gli ha aperto nuovi orizzonti
- Il confronto tra il modello di vita urbano e quello alternativo degli ecovillaggi, con i loro valori, organizzazione e stili di vita
- L’importanza di fare un lavoro su se stessi, capire i propri bisogni e valori prima di intraprendere un cambiamento
- Il ruolo della comunità e delle relazioni significative negli stili di vita alternativi
- Il tema della coerenza e del compromesso nell’adottare uno stile di vita sostenibile
Bernardo sottolinea come non ci sia una “formula magica” per cambiare vita, ma piuttosto un invito ad aprirsi alla diversità di scelte possibili, a partire dall’ascolto di sé e della propria felicità. I cambiamenti possono avvenire in modo graduale e su misura per ciascuno.
Trascrizione
00:00:03,740 [Vittorio]
In questa puntata di too big to fail intervistiamo bernardo, uno youtuber che racconta stili di vita diversi. Scopriamo un sacco di concetti nuovi e Nicola ci racconta la storia di un cappello misterioso in Marocco.
00:00:16,329 [Vittorio]
noi, come podcast e in generale come rappresentanti di gente che parla di finanza personale, diamo per scontato che uno voglia vivere in città o in un mondo, diciamo, così urbano. E diventa naturale, quindi, nonostante le proteste, rivolgere il pensiero a come ottenere il meglio in quel contesto, no? Non sperperare i soldi, investire al meglio, guadagnare di più. Ma se poi alla fine quel modo di vivere non ci piace così tanto, che succede? Ecco, appunto. E se esistesse un modo diverso di vedere la vita e di allogare i propri risparmi? Per rispondere a questa difficilissima domanda, abbiamo come ospite Bernardo Cumbo, che è un creatore dell’omonimo canale su YouTube, dove racconta di. .. vabbè, niente spoiler.
00:01:00,750 [Nicola]
scusalo per la presentazione, ma tende a essere aulico e ridondante. Ma insomma, ci racconti tu qualcosa del tuo canale? Com’è nata l’idea e chi intervisti?
00:01:11,410 [Bernardo]
allora innanzitutto, è un po’ quindi non posso dire benvenuti e benvenute ma è com’è che si dice scusate in un podcast questa è una curiosità mia puoi dire ciao ciao quello che ti pare noi siamo contro i formalismi ok allora ciao allora io ho vissuto in un ecovillaggio dai 18 ai 19 anni e da lì mi è s’aperto appunto un portale d’opportunità, la biodilizia, la fitodepurazione, appunto il mondo di ecovillaggi, gli asini del bosco, la biodilizia, la sociocrazia e quindi quando poi mi capitava di tornare a casa. .. parlavo con gli amici, il mio entusiasmo, questo bellissimo nuovo mondo, c’erano due tipi di reazioni. I primi amici che mi dicevano, vabbè, sesso, droghe, rock and roll, se sta divertendo, con Bernard, beato lui. Invece di altri vedeva della curiosità, vedevo dire, ‘Wow’, ma veramente ci sono delle alternative, ci sono delle altre possibilità. Quindi scelsi di ascoltare questo tipo di amici, e nel dirmi, ‘Ok’, come posso dire a queste persone che ci sono delle alternative?
00:02:11,890 [Bernardo]
cosa posso fare? Come posso aiutare queste persone? E dare appunto l’idea di iniziare un tour in Italia per raccontare appunto delle storie del cambiamento, quindi ecovillaggi, persone che vivono senza supermercato. persone che hanno lasciato un posto fisso per viaggio al mondo e da lì iniziò quindi ecco diciamo che nasce da una mia esperienza diretta l’obiettivo era diffonde queste questi siamo alternative di vita a più persone possibili punto negli anni poi si è sviluppato come sempre partito come il gioco nei anni è diventato lavoro come come le persone inizialmente chiaramente ero io a contatta poi mentre nel negli ultimi anni sulle persone che mi contattano quindi sono loro che mi contattano e mi raccontano Però aspetta, ma tu nell
00:02:56,440 [Nicola]
‘ecovillaggio, che tra l’altro io penso di essere l’unico qua dentro che non sa che cosa sia, ma tu come ci sei finito?
00:03:03,740 [Bernardo]
allora, io ci sono finito perché appunto avevo 18 anni, 19, quindi no, a 19 anni ti trovi la fatidica scelta, no, università e lavoro. Io non volevo fare né l’una né l’altra, ho detto, eh vabbè, grazie al BIP.
00:03:16,050 [Bernardo]
quindi, vabbè, aspetta però, no? C’erano i nonni che mi dicevano, no, devi studiare, quello lavora, quello ha detto, aspettate, fermiamo la palla un attimo, palla al centro, prendo un anno sabbatico. E nell’anno sabbatico appunto banalmente ho iniziato a conoscere me stesso. Fammi quelle domande che la scuola, che l’educazione attuale non te pone. Quali sono i tuoi punti di forza? Quali sono i tuoi valori? Cosa vuoi portare nel mondo? Qual è la tua missione? Tutta una serie di domande che appena me le sopposto ho detto. .. Wow, che bello! E collegato a questo, poi però mi sono posto anche delle domande sul mondo, perché credo che non è solo io che plasmo il mondo, ma anche il mondo che plasma me. E quindi in qualche modo mi sono interrogato molto sul sistema economico che abbiamo.
00:03:58,860 [Bernardo]
sulle cose belle, le cose meno belle, sul sistema. Tante domande. Queste domande probabilmente l’algoritmo di Facebook capì questo mio bisogno di cambiamenti, di qualcosa, della pecora nera, e quindi mi mostrò un articolo di Neko Villaggio. Che al tempo cercava persone e da lei la parolina ecovillaggio, quindi ecco qualcosa di naturale, villaggio, persone, ho detto ma sai che c’era un ecovillaggio vicino a casa mia, quindi ho detto ma prendo il motorino e vado. E da lei inizialmente mi dovevo fermare 6 settimane, invece appunto poi sono diventati 2 anni. Ti è andata bene perché non sono tantissimi gli ecovillaggi in Italia, saranno quasi una trentina, sì, devo dire che è stata una sincronia nel senso che io poi quando chiaramente sono andato a vivere in ecovillaggio, poi mia mamma mi ha detto che mi avevano portato loro in un ecovillaggio quando ero piccolo, quindi probabilmente il mio humus familiare non era nuovo a questo tipo di racconti, però io non lo ricordo. Però sì, sicuramente gli ecovillaggi in Italia, anche se nell’ultimo periodo stanno crescendo molto, sicuramente non sono milioni, ecco.
00:05:02,040 [Nicola]
com’era la tua giornata tipo in questo ecovillaggio?
00:05:05,820 [Bernardo]
la verità, parlo al presupposto che ogni ecovillaggio è diverso, non ce n’è uno uguale all’altro, no, perché uno tende a dire, no. .. fa raccontare una storia dell’ecovillaggio, ma puoi dire no, ma io l’ho vissuta un’altra. Questa è anche la bellezza dell’ecovillaggio, perché ci sono ecovillaggi più con un taglio spirituale, altri un po’ più politico, altri un po’ più ambientale, quindi ogni ecovillaggio è diverso. Nello specifico, è quello, quindi, che non è la giornata tipica degli ecovillaggi, ma è quella dell’ecovillaggio in cui. .. ho vissuto. Eravamo ognuno ci aveva una sua responsabilità, c’era un sistema non piramidale ma sociocratico, e quindi ognuno aveva dei cerchi delle aree del lavoro, ognuno andava in dei cerchi in base ai propri talenti, alle proprie passioni, c’erano dei referenti dei responsabili per ogni tema. Io, nello specifico, quindi mi svegliavo la mattina abbastanza liberamente, potevo mangiare, fare colazione con gli altri oppure no. Nello specifico, mi occupavo dei venti e delle comunicazioni. Poi c’è il pranzo, tendenzialmente era conviviale, quindi appunto c’è il cuoco, comunque a giro cucinavamo, comunque ci supportavamo.
00:06:09,340 [Bernardo]
pranzo insieme, diciamo che però non c’erano delle ore, era abbastanza auto-organizzazione, cioè c’erano dei obiettivi, delle cose da portare, ma non c’era timbra il cartellino. O dire c’è un capo a cui devo rendere conto a qualcosa e quindi era abbastanza dettato nella libertà. Sai che c’erano delle cose da fare, come in ogni casa, e da lei c’era un’autoorganizzazione. C’erano delle riunioni fissi, una settimanale, una più decisionale, quindi per vedere cosa andava fatto, cosa c’era da fare, cosa è stato fatto e una più emotiva, quindi come stavamo, se c’erano conflitti, eccetera, eccetera.
00:06:46,250 [Vittorio]
allora, prima di tutto, tu hai detto un sacco di termini che, sinceramente, sono nuovi, no? Cioè, ce li spieghi un po’ cosa vogliono dire queste cose?
00:06:54,710 [Bernardo]
il mio viaggio è stato proprio questo, un giorno che andavano le tante parole sentite, comunicazione non violenta, sociocrazia, fitodepurazione, biodilizia, anche io per me è stato di ma che vogliono, di spermaculture, poi appunto vivendole mi sono aperti, questi sono i mondi dei cui parlavo all’inizio, perché ogni parola poi racchiude. Un insieme di cose infinite, ad esempio, se parliamo di permacultura, che è un sistema di progettazione, progettazione intendo ci puoi progettare, tendenzialmente viene utilizzato per progettare orti, ma puoi utilizzare per progettare qualunque cosa, dalla tua giornata all’azienda, a qualunque cosa. Ci sono milioni di video, di libri, di studi. Se parliamo appunto di sociocrazia, il tema è come prendiamo le decisioni insieme. Quindi ci sono tanti modelli, c’è l’assenso, il consenso, tanti modelli. Appunto noi utilizzavamo la sociocrazia, che è un modello decisionale. Che noi siamo abituati che c’è un capo o comunque c’è una persona che decide, e tu devi fare quello che il capo decide.
00:07:57,130 [Bernardo]
invece, ecco, negli ecovillaggi, che per me gli ecovillaggi sono dei laboratori, non c’è una ricetta, si testa costantemente delle forme nuove di vivere, ma senza la presunzione di dire ‘eccolo, è questa, no? Ma è costantemente. .. sperimenta cose nuove e nella sperimentazione c’è anche la parte decisionale, che è la sociocrazia in questo caso.
00:08:17,170 [Nicola]
secondo me è importante ripercorrere la tua storia, quindi come mai hai deciso di finire la tua esperienza nel reconvillaggio?
00:08:24,830 [Bernardo]
credo che ci sono fasi della vita in cui crescendo ognuno di noi cambiano i bisogni, i bisogni, i desideri. E non è detto che il momento che trovi in quel momento possa soddisfare i tuoi bisogni e i desideri del momento. In quel momento per me è stato quello, diciamo che avevo dei bisogni, dei desideri, avevo bisogno dei spazi che in quel momento l’ecovillaggio non poteva rispondere. Banalmente anche dal punto di vista architettonico, nel senso che l’ecovillaggio in cui io ho vissuto aveva poco spazio abitativo privato. Quindi sai, dopo un po’, crescendo, dici ok, ho bisogno dei miei spazi e banalmente quel luogo non lo poteva darmi. E quindi, cambiando i desideri, i bisogni, mi sono reso conto che per me quel luogo mi stava stretto. Le base credo che tutto panta, tutto cambia e tutto scorre, quindi in questo scorrere. .. Come di alcune volte anche lasciare andare, dire ‘vado in un’, aprire un nuovo capitolo, far parte del gioco, ecco.
00:09:18,990 [Vittorio]
quindi il nuovo capitolo è stato cercare un posto solo per te, oppure hai fatto un giro, hai vagato, scoprire cosa volevi effettivamente fare.
00:09:27,020 [Bernardo]
dopo appunto i due anni sono tornato a casa, ho iniziato appunto, al tempo avevo un lavoro, lavoravo in un cinema, avevo un lavoro che comunque mi piaceva, sono sempre stato appassionato dei cinema. E nel mente portava avanti YouTube e video. Poi, a un certo punto, appunto, ho fatto definitivamente lo switch, quindi nel dire appunto viaggio l’Italia, l’Europa per raccontare. .. Storie poi da raccontare, storie emerso chiaramente il desiderio di dire ‘ok’, ma voglio far anche vivere in qualche modo il cambiamento che raccontano, perché in quanto è che io ti racconto una storia e che poi ti faccio vivere l’esperienza e quindi dai primi eventi, poi più eventi, festival, e quindi come dire poi è stato tutto abbastanza lineare? No, perché se poi almeno per me l’obiettivo è appunto ispirare, dimostrare che ci sono un altro mondo, altri mondi, non solo uno. Quindi quando poi appunto fai un lavoro su di te, capisci qual è la tua missione, poi in qualche modo le idee e anche le cose si concretizzano, ecco, quindi poi da quell’esperienza, come dici, è stato tutto molto, non è che è stato facile, non voglio dire che è stato facile, anzi l’opposto, però è proprio
00:10:35,970 [Bernardo]
quello che rende vivi in qualche modo, ecco.
00:10:39,320 [Vittorio]
diciamo la tua storia è interessante appunto perché pone, cioè la tua storia e anche quelle che racconti in generale, perché pone l’attenzione su un modello differente, no? Cioè, noi siamo quelli che parlano di risparmio, investimenti eccetera e che comunque sono incollati a quel tipo di modo di vivere. Tu proponi un’alternativa, o comunque fai vedere che esiste quel tipo di alternativa. In questo secondo me è interessante un po’ di quello che ci hai detto, che ci sono degli elementi ricorrenti, ad esempio è il ruolo centrale della casa, quindi recuperare il contatto con la natura, magari questi posti che appunto essendo sconnessi da centri riuscite a dargli una nuova vita, addirittura a costruire da zero. Un ragazzo che ha costruito la baida con 2000 euro, mi sembra in Abruzzo, una cosa del genere. Poi ci stanno tutti gli elementi, appunto, di un modello diverso di vita e anche una ricerca di. .. è un altro interessante il rapporto col lavoro, ad esempio.
00:11:29,440 [Bernardo]
guarda, parto dall’inizio nel senso di dire che io ho accettato proprio deveni, proprio perché credo che la bellezza del tutto alla fine sia la bellezza della diversità, come di nel senso che se non uno se la canta e se la suona sempre con gli stessi amici, con le stesse realtà, no? Invece nella diversità ascoltare. .. punti di vista differenti e quindi anzi vi ringrazio per avermi invitato, perché per me sia proprio un valore importante, no? Andare in dei luoghi completamente, se vogliamo, all’apparenza diversi, sia la bellezza. Perché poi nella contaminazione si creano delle sfumature nuove. Questo per me è innanzitutto importante. Su come partire poi la verità è che non credo molto alla formula magica, alla regola magica, no? Perché a base ognuno di noi è diverso. Quindi nella diversità, nell’avere, sai, nonna, famiglia, avere dei figli. avere dei genitori, avere. .. ci sono mille variabili che poi rendono un cambiamento, comunque l’avvicinamento a un modo di vita diverso, diverso, diverso.
00:12:30,860 [Bernardo]
c’è chi parte magari nell’alimentazione, quindi magari dice ok, invece di. .. Acquister al supermercato, magari vado nei gas, i gruppi d’acquisto solidali, o cerco se ci sono dei agricoltori del territorio, quindi un avvicinamento a quel genere, poi da lì possono sbloccare altri pezzi. C’è chi invece parte magari dalla persona, quindi ne dire magari faccio un certo tipo di percorso di crescita personale, mi avvicino alla meditazione, poi dalle mesi sbloccano altre cose. Invece, parte dalla casa, quindi magari quando uno dice ‘ok’ che casa voglia comprare, dove lo prende un mutuo, magari ne prende un appartamento.
00:13:08,520 [Bernardo]
in centro, eccetera, magari lo compra fuori dalla città, magari se lo fa in biodivisa o se lo fa a legno, se lo fa con delle piccole accortezze che poi da lì portano ad altri tipi di domande. Uno pensa il cambiamento come a un dirò che devo molla tutto, devo lasciato la verità, è che no. Nel senso poi è chiaro quello che racconto io e quello perché uno piace a me e due perché. Perché se c’è Arthur che vive con 50 euro all’anno, questo significa che in mezzo ci sono mille sfumature e poi ognuno sceglie le sfumature più adatte al suo stile di vita. Non c’è un giusto e uno sbagliato, c’è semplicemente un dire. Sono felice? Se io sono felice a Milano, in centro, per me. .. Dico sei un grande che ce la fai, io non ci riuscirei, ma ti dico: ti estimo. Se tu sei felice, in quel modo per me ti stringo solo la mano e ti dico: vai avanti, nessun giudizio. Se invece dici ‘ok’, sento un po’ l’insoddisfazione, desidero un cambiamento, cosa posso fare? Ecco. Lei è il ventaglio delle possibilità, è molto, c’è tanta roba, poi partì dal viaggio e quindi lei semplicemente in chiedendoci che cosa mi appassiona, da dove voglio partire, e da là fa passo piccolo passo verso quella cosa lì.
00:14:18,580 [Bernardo]
puoi vedere come uno si sente, ecco.
00:14:20,450 [Vittorio]
senti, ma delle storie che sei andato praticamente a trovare, comunque raccontato, c’è qualcosa veramente in particolare che ti ha aiutato anche a te, ti ha fatto vedere una cosa differente, ti ha cambiato?
00:14:32,410 [Bernardo]
ma guarda, la bellezza del lavoro che faccio, quello che the basement motiva, è che veramente sia un umanitano, cioè non vado a raccontare, non so, delle cose artificiali, vado a raccontare storie di persone. Ed è base ogni persona è diversa, quindi da ogni persona apprendo un qualcosa che può essere un’innovazione, ne so la persona che ha fatto i pannelli solari, la casa in un modo, che ha fatto quel marchiaggio che gli fa una cosa, o una storia che dico ‘Wow’, ma questo è una persona galattica, o un sorriso, o un. .. Piatto che magari mi cucina, che dico wow! O la camminata per raggiungere, come va a vedere un panorama, quindi la bellezza di quello che io racconto. Se tratta di umanità, di storie di persone concrete, vere, come noi, che hanno fatto magari scelte di vita diverse. Quindi a ognuno veramente dico wow, grande, wow, figo. Più chiaro è chiaro che ci sono, per me, questo, però la mia singolarità, come Bernardo, ci sono delle storie che dico wow, quando cito Arthur, che lui è Un’eremita, proprio con la E maiuscola, che lui vive ad Ascoli, non ha la macchina, non ha l’elettricità, non ha l’acqua, non ha il frigo, non ha
00:15:38,310 [Bernardo]
una mazza. Lui vive su questa casa.
00:15:41,810 [Bernardo]
la cosa per me bella è stata proprio, io gli volevo donare 20 euro per poter supportare il suo progetto, la sua scelta di vita, e lui non l’ha voluto perché dice ‘cavolo’ se io accetto questi soldi, poi me devo fare un’ora di camminata. Con lo zaino, devo fare autostop perché non c’è la macchina, devo andare in città, poi devo appuntare lo zaino, devo rifare autostop, prendere l’auto, devo fare un’ora di camminata con lo zaino, poi non c’ho per il frigo, quindi mi si crea tutta una serie di cose che preferisco non averli, ma che magari mi doni del cibo, mi doni. .. E quindi queste tipi di storie sono quelle storie che poi ti fanno fare il click, no, ma dici cavolo, io non lo farei, no, è estremo, probabilmente se è impegnativo, se è replicabile, per pochi, però se lui lo fa così appunto significa che poi le sfumature possono essere tante. Poi io adesso sto parlando, ad esempio, delle storie italiane, però poi sto andando anche all’estero e vedi poi che veramente ti apri un po’, perché uno pensa all’Italia, però se uno pensa, cioè, il mondo è grande, cioè, la Terra è enorme, cioè, nel senso, paragonata all’universo non è niente, ma poi
00:16:43,670 [Bernardo]
dipende che parametro utilizzi, paragonata all’italia o all’umbria, il mondo è. .. E vii tutte le storie che ci sono in Germania, in Olanda, in Grecia, in Spagna, in Francia, che poi cambiano le leggi, quindi sono consentite altre cose. Ci sono delle storie in Germania, ci sono stati i primi ecovillaggi, quindi ci sono delle storie che dici ‘Wow’, proprio dei modelli che sono ultra replicabili e che funzionano, sono longevi.
00:17:06,910 [Nicola]
ma secondo me hai toccato un punto che io mi ero messo nei punti da parlare con te, perché uno dei rischi che vedevo io nel guardare i video, le storie che presenti. .. È a volte l’estremizzazione nel senso che capisco il senso di voler presentare delle storie estreme, però il rischio che vedo io è che magari poi si perda tutta la parte delle sfumature che giustamente dici tu, che poi uno guardandole pensi che ci sia solo il bianco o il nero, mentre è possibile fare un sacco di scelte intermedie, ecco, diciamo.
00:17:42,040 [Bernardo]
assolutamente, guarda, questo è il mio punto, nel senso che io scelgo volutamente di raccontare le storie più estreme, anche se adesso appunto uscirà domenica un video sul co-housing, quindi il co-housing è ad esempio anche una forma di abitudine diversa che ci sono in città. Il presupposto da cui parto, ma magari appunto è un errore mio, è che se io so che c’è una persona che vive con 50 euro l’anno, ci sono tante sfumature.
00:18:05,930 [Bernardo]
io me ne dico che c’è quella persona che vive in un modo, cavolo ma se l’ha fatta lui, lo posso fare anch’io, magari io non lo posso fare, ma se lui è arrivato a quello standard, io magari me posso fare qualcosa di diverso. È chiaro che per me l’estremo, soprattutto dal punto di vista economico, per me, insisto molto sul tema economico proprio perché. .. Il tabù dei soldi, come campana, come è un tema. Quindi se dimostrare che una persona vive con 100 euro al mese e lui lo fa. .. significa che io magari non lo voglio fare, per me è estremo, però magari posso vivere al posto che con duemila euro al mese, con mille euro al mese, e già quello è un punto di partenza, poi magari ti fermi lì. Quindi concordo assolutamente che, dalla città, dal centro città alla ruota del Criceto al cucuzzolo della montagna, con 50 euro, ci sono delle sfumature e, secondo me, ci sono delle proprie sfumature perché ci sono i due estremi.
00:19:00,630 [Alain]
c’è un argomento che abbiamo sfiorato e che, secondo me, è bello tosto, cioè il commute. Il problema è questo: se magari tu hai il sogno di spostarti, anche fare dei passi in una certa direzione che ti fa stare bene dal punto di vista abitativo o anche economico, ma le opportunità di lavoro spesso purtroppo. .. dico purtroppo perché anche io sto in provincia un po’ laterale, sono centrate nei centri urbani. Hai visto casi in cui la necessità di fare avanti e indietro, fare commute, ha creato delle difficoltà? Come le affronta la gente? Che pattern hai notato?
00:19:35,140 [Bernardo]
secondo me, dietro a questa domanda, uno pensa tanto al cambio vita come un movimento da un posto all’altro, cioè tipo io parto dal presupposto, faccio un lavoro, l’insegnante, non ne posso più e quindi vado in natura e tutto è felice e contento. Quando la verità non è così. Cioè il punto è che se di base del tuo cambiamento c’è della sofferenza, del disagio o qualunque cosa, non è che il cambiamento ti fa stare meglio. Ciao, magari in una fase iniziale, se dici ‘Wow’, magari la prima settimana, dici ‘Wow’, ma se ti porti dietro quel disagio emotivo, psicologico, quello torna, non è che il vivere isolato, il vivere in un contesto, in un ecovillaggio cambia. Anzi, è peggio, quello che io dico è che di base prima c’è un lavoro su se stessi, sulle proprie priorità di vita, sul chiedersi delle domande: cosa voglio veramente, quali sono i miei valori, poi da qui capisci cosa fa. Ma del lavoro si aggancia anche a questo, perché di base. Una persona che secondo me, se vuole approcciare un cambio di vita, si chiede: ‘Ok, cos’è per me il lavoro?
00:20:38,970 [Bernardo]
cosa so fare io? Cosa voglio fare io? Mi piace quello che faccio? Non mi piace? Poi da lì uno il compromesso, la sfumatura, la trova. ‘ Ma di base risottolino che appunto di base non ci deve essere un voler scappare, perché poi se tu dici ‘mi piace il lavoro’ ma non mi piace la città, allora è chiaro che poi se tu vai nel cucuzzolo della montagna e vuoi fare il lavoro che ti piace, ti crea altri tipi di problemi, quindi non risolvi niente in pratica. È chiaro che le basi ci devono essere delle domande, una consapevolezza di base su cosa vuoi fare, su cosa ti piace fare e poi ci agganci il tema del lavoro. È chiaro che poi il lavoro si aggancia alla parte economica, che vanno dei pari passo chiaramente, però sul tema del lavoro nello specifico è chiaro se mi dici io voglio fare l’insegnante, mi piace. Ma non voglio vivere a Milano, a Roma o a Napoli, allora magari il punto non è andare a vivere nel cucuzzolo della montagna e farsi tutti i giorni un’ora da piedi in macchina, ma magari andare in una città, in una provincia, in un piccolo comune, in un borgo con una piccola scuola.
00:21:44,750 [Vittorio]
comunque il ragionamento che tu fai non è dal livello di denaro o di lavoro, ma prima diventa un’esigenza che tu hai personale e poi adatti la tua vita dicendo ok, se voglio arrivare a quello prenderò meno soldi e farò una vita senza determinati tipi di lussi, per dire, no? E poi la costruisci su quello.
00:22:01,730 [Bernardo]
chiaro, perché. .. Tanti no, la prima domanda è i soldi, no? Vedi in video, eh vabbè, i soldi, no? Come Campo con 300 euro al mese, eh ma, eh ma, i soldi come fa? Sarà stato figlio del notaio? Sarà vinto il superenalotto? Ah ma. .. avrà investimenti in bitcoin? Perché quel livello su superficiali? Perché la prima cosa che te passano a livello più profonde chiaro che se uno sceglie banalmente da andare a mille metri, che poi fa solo con un’ora dei piedi, e chiaro che deve cambiare le sue priorità, chiaro che deve rinunciare cosa per alimentare qualcos’altro. Quindi è chiaro che tante spese non ci sono più, che tante spese vanno riviste. Cambiando l’ottica della vita, la tua mappa, tolgo qualcosa per dare a qualcos’altro, è chiaro che quello ti cambia l’ottica. Quindi, se è sempre la consapevolezza della persona, le domande, il capire cosa uno vuole fare, cosa desidera, cosa vuole veramente e non cosa non vuole, cioè anche cosa non vuole, però poi il cosa non vuole, io ricordo che nel mio villaggio quando ci ho vissuto si accoglieva tante persone, volontari,
00:23:07,800 [Bernardo]
persone.
00:23:09,100 [Bernardo]
ricordo che tante persone venivano col mito dell’ecovillaggio. No, quindi, ad un ecovillaggio, natura, l’amaca, sole, magari tante belle ragazze, magari qualche sostanza che ha bellissimo la verità è che il mazzo, probabilmente, più anche più di quando facevi il lavoro, ma lo fai con significato diverso, lo fai con wow, che bello, sto costruendo qualcosa. Però quelle persone avevano quel tipo di immaginario perché era appunto il livello di. .. io scappo da qualcosa, quindi non voglio cambiare, voglio semplicemente qualcosa che è. Quindi tanti dopo due giorni dicono no, io cercavo qualcosa di diverso.
00:23:50,150 [Alain]
sei andato a toccare due dei miei autori preferiti in tipo due secondi. Primo Seneca che diceva: ‘Inutile cambiare cielo se ti porti dietro te stesso. ‘ E, il secondo è Viktor Frankl, che non so se l’hai mai letto, ha scritto L’uomo alla ricerca di senso.
00:24:05,160 [Bernardo]
no, l’ho sentito parlare, ma sono sincero che non l’ho letto.
00:24:07,460 [Alain]
ok, è stupendo, piccolino, straconsigliato, veramente carino. E lui sosteneva che il lavoro moderno generalmente ha sempre meno senso, ti senti sempre di più quella sgradevole sensazione di essere un ingranaggio in qualcosa di complesso, opaco, lontano. Mi sembra che tanti non cerchino proprio neanche il contatto con la natura, neanche necessariamente un cambio radicale alla vita, quanto di trovare un significato a quello che fanno. E forse in questo tema come l’autoproduzione, la biodiversità, la consapevolezza ecologica, ti dà questa sensazione di benessere grazie al significato che ci trovi dietro.
00:24:42,470 [Bernardo]
sicuramente in tema, sai. Io parlo al presupposto che per me non c’è un giusto e uno sbagliato. Io non sto contro il capitalismo come non credo che la vita in ecovillaggio sia la soluzione. Penso quindi che io non parlo al presupposto di non giudizio, no? Nel senso, ci sono storie diverse, fasi diverse di vita, del mondo, eccetera. Quindi sicuramente in passato un tipo di lavoro, magari in cui c’era un capo, in cui tu avevi quello stipendio, in cui tu avevi la pensione, in cui avevi la casa, aveva un senso, perché la storia partiva da un sogno. Ma adesso, forse, quella cosa, no lo vediamo, ci sono tantissimi studi proprio dell’OMS, solitudine, la felicità sul mondo del lavoro, tante persone che lasciano il lavoro, le dimensioni in aumento, quindi c’è proprio un forte, e poi tutti quelli inconsapevoli. O che magari non lo sanno perché, no? Se bombardano dei schermi, delle sostanze, dei psicofarmaci, di tante cose, no? Per bloccare quella voce interiore che magari gli farebbe dire, oh, e quindi che famo?
00:25:45,130 [Bernardo]
la vita è una. Per quello dico, magari cento anni fa quel modello funzionava. Perché era diverso, quindi aveva un suo perché. Probabilmente in questa fase, che è diversa rispetto a quello di cento anni fa, va cambiata. Ma, ripeto, non lo dico io, ci sono tantissimi studi, solitudine. Il tema della natalità, il tema di sempre più persone che lasciano il lavoro, sempre più persone insoddisfatte, quindi probabilmente se in termini sistemici anche il tema del significato, di fare qualcosa che senti tua, tuo, tuo. che sentite contribuivo in qualcosa di più grande di te è sicuramente una cosa che in passato i nostri nonni non gli interessava niente perché avevano dei bisogni materiali come come principali, probabilmente le nuove generazioni lo sentono come un tema forte, un tema caldo. Temi come autoproduzione, biodirizia, senti che comunque le tue azioni hanno un impatto non solo su dei temi, ma in qualche modo. .. Sulla terra e anche sulle future generazioni sicuramente dici cavolo ok il fatto di fare l’orto mi richiede un’ora in più, il fatto di fare la marmellata mi richiede un’ora in più, però cavolo mangio una cosa buona, una cosa che non danneggia le persone che magari la colgono per un euro all’ora e quindi
00:26:58,410 [Bernardo]
sì, concordo sì.
00:26:59,760 [Alain]
poi c’è anche il beneficio del vedere il lavoro tangibile, nel senso del piacere, della soddisfazione personale più grande è stato rifare le ante, cioè ragazzi, tutta un’altra storia.
00:27:11,080 [Bernardo]
quando entri in questi mondi, almeno agli inizi, ti fai tante domande. Cos’è la felicità? Che cosa ti rende felice? Alla fine capisci che sono veramente quelle due, tre, quattro cose. Il sguardo, il sorriso, il come stai. Quelle semplici cose che poi rendono vita vita. Che probabilmente appunto le persone. ..
00:27:30,210 [Bernardo]
hanno sempre più bisogno di riscoprire la mente.
00:27:33,490 [Nicola]
une cosa giustissima che dici, perché relativa alla mia esperienza di persone che ho conosciuto, mi sono sempre reso conto che era molto spesso qualcuno che scappava da qualcosa e non qualcuno che cercava qualcosa. E questo fondamentalmente le rende persone prese male, perché fondamentalmente anche quando ci parli, comunque, non è guarda che vita sto facendo io con i vantaggi che ho, ma guarda che vita sto facendo io perché tu stai facendo una vita di merda. cioè la contrapposizione era quella, ma secondo me una cosa importante da dire è un contrasto forte, è il fatto che magari tu vedi queste persone che a livello superficiale vanno a vivere da sole, cioè si isolano, ma in realtà riscoprono un senso di comunità che, nella città, volente o non volente, in tante situazioni è perso, no? Per cui anche quello secondo me è un messaggio importante, no?
00:28:34,740 [Nicola]
cioè bisogna andare un po’ più a fondo nella storia per poi capire appunto. .. Questo ritrovato senso di comunità anche che hai pure se vai a vivere appunto un’ora di cammino dal primo centro abitato.
00:28:50,170 [Bernardo]
sì, hai toccato sicuramente due punti importanti, il primo è il fatto che ad esempio io non so contro le città, per me non c’è, anzi c’hanno tantissime opportunità, è io che non ci sto comodo, ma questo è un altro punto di vista e quindi anche alle persone che ascolteranno. Che magari vogliono, appunto, se vogliono approcciare un cambiamento, quello che dico è che non è che è necessario andare nel cucuzzolo della montagna e andare a un ecovillaggio, ci sono tante belle realtà anche nelle città, ci sono i gas, il gruppo d’acquisto solidale, il co-housing, ci sono tanti asili nel bosco, comunque ad esempio a Milano ci sono. Ci sono tantissime associazioni, gruppi che fanno cose belle, quindi comunque non è che le città sono il male, come gli ecovillaggi non sono il bene, dipende da come uno è. Quindi questo che però dico, ecco, se. ..
00:29:37,370 [Bernardo]
guardate, nella vostra città cosa c’è? C’è sicuro, c’è sicuro tante cose belle. Poi da lì magari cosa nasce cosa? Uno magari inizia, fa la spesa, non nel supermercato, ma in un gruppo d’acquisto solidale, e da lì poi magari ci aggancia poi un viaggio in un ecovillaggio, ci aggancia qualcos’altro, però poi da. .. Cosa nasce cosa? Ecco, quindi questo assolutamente. Sul tema del partire dal dolore, dal dolore o comunque da un qualcosa da scappare, io credo che sia naturale, no? Perché la motivazione umana funziona o col dolore o col piacere, quindi è chiaro che la prima ancora è il dolore, no? Smette di fumare, no? Le confezioni sono tutte delle figure forti, no? Non è che ti agganciano con la persona bella, natura, che corre, che fa la maratona, perché no. Aggancia con immagine forte che ti prende l’attenzione, quindi è normale che il meccanismo umano inizialmente sia voglio scappare da quella cosa. Quindi il meccanismo è normale ed è sano che sia così. Poi però non deve essere quello l’elemento trainante. Deve essere di ok, scappo da quello e voglio quello. Voglio vivere in natura, voglio vivere con altre persone, voglio cambiare l’alimentazione, voglio fare un viaggio.
00:30:43,630 [Bernardo]
lo scappà è la prima leva, però solo quella non basta, perché se non c’è un voglio quella cosa, va in po’ a tentone. Ci deve essere un voglio quella cosa. Poi si è messo a switch, ok, ma allora cosa voglio? Non voglio quello, ma ok, ma allora cosa voglio? Perché lo voglio? Cosa desidero? E lì poi avviene lo switch di OK, cambio io allora perché appunto non è quella aggressività, quell’essere giudicante, quella comunicazione no, io sono giusto, io sono sbagliato, tu sei una merda perché sei lì, no, è semplicemente dire OK, io non voglio quello ma voglio un’altra cosa e la costruisco, la creo, quindi anche appunto poi le relazioni. Chi magari ha fatto un cambio di vita, che io al corso della montagna, non è che non c’ha relazioni, ce n’ha sicuramente meno, però ce n’ha magari più di qualità, perché l’ha selezionata. Quindi magari chi vive in città c’ha Magari dici quanti amici c’è e ti dice 100 amici, ma sono tutti a livello superficiale, perché magari li vedi una volta al mese, 5 minuti per un aperitivo, 10 minuti per un aperitivo. Magari l’eremita ce n’ha due, ma che magari uno lo vede una volta a settimana, perché è il vicino di casa.
00:31:41,910 [Vittorio]
ti posso fare una domanda marzulliana, cioè nel senso comunque di questi temi, se ne parla molto? Tu ci hai un po’ paura che possa diventare una bolla, oppure può essere una bolla? Aspetta, eh, mi sto confondendo pure io con questa cosa di Marzullo.
00:31:59,050 [Vittorio]
allora, nel senso, pensi che certe tematiche siano un po’ in bolla oppure se ne parla di più perché c’è più interesse da parte delle persone?
00:32:08,830 [Bernardo]
ma credo l’insieme, sai? Cioè, ormai si sente tanto parlare banalmente di sostenibilità, no? Sostenibilità, cibo e bla bla bla. Poi è chiaro che un attimo è da dire qual è la sostenibilità, adesso si chiama greenwashing, no? E quanto invece una la facciata per poi di far cose green, no? Aggiungo. .. La parola bio vegan è tutto felice quando magari poi bio vegan eccetera ti nasconde altre cose. Quindi sicuramente da una parte c’è. Dall’altra, a un livello più sistemico, dico anche se la multinazionale si avvicina a queste tematiche è perché probabilmente c’è una richiesta del consumatore. C’è comunque un mondo che cambia, però sicuramente ci sono entrambe le cose. Ecco, c’è magari il mercato che cambia, quindi ad esempio il green, la sostenibilità, il bio, eccetera. È una roba che tu devi avere, devi fare, che dico. .. Stiamo attenti, dico anche che però bello se anche quelle quelle quelle grandi aziende lo fanno, vuol dire che i consumatori comunque stanno cambiando.
00:33:12,030 [Bernardo]
spero che i consumatori diventano sempre più consapevoli.
00:33:15,570 [Alain]
una cosa che abbiamo sfiorato, proprio sfiorato, è la pressione sociale. L’impressione che ho io, almeno io sulla mia pelle, la vivo parecchio la pressione sociale. Quand’è stato toccato fare cambi di stile di vita. .. un pochettino mi è pesata, non mi è stata l’ostacolo. Che idea ti sei fatto a riguardo? Cioè è difficile creare un ostacolo? Può essere sfruttata anche a proprio vantaggio se uno vuole cambiare vita? O è solo qualcosa che rema contro?
00:33:40,890 [Bernardo]
ma guarda, sai, credo che di base la pressione sociale sia normale, no? Quando ho preso l’anno sabbatico e la mia nonna e i miei zii era una roba che era inimmaginabile, nel senso come di. .. è un anno perso è un anno in cui tu non fai niente è perso appunto ricordo che la nonna quando andavo mi metteva da parte i mercatini quelli in cui ci sono le che mettono gratuitamente per l’offerta di lavoro ricordo che me lo dava e mi segnalava Le opportunità di lavoro, secondo lei, erano adatte per me, quindi come dire, è una pressione. Quindi se, secondo me, ci sta, uno quando vuole fa comunque un cambiamento, ne deve tener conto. Poi lei ha una scelta, dire ma lo voglio veramente? E dire appunto quando io ricordo la nonna mi diceva oh guarda che qui ci sono delle opportunità, io gli dicevo grazie nonna, lo so che mi vuoi bene, lo so che lo fai con l’amore, ecco eh. Io in questo momento bisogno però di prendermi del tempo. perché se poi faccio quel lavoro ma poi sto male, non sto felice, sono a punta capo. Io ho un bisogno che è questo, rispetto al tuo ci sta, però la vita è mia quindi scelgo quello.
00:34:45,010 [Bernardo]
quindi ti ringrazio perché magari è il tuo modo per dimostrarmi che mi vuoi bene, che ci tieni, ma al momento io sento che devo andare in quella strada, ecco.
00:34:53,770 [Nicola]
secondo te quanto è necessario che uno viva una certa esperienza per poi capire che non mi trovo bene in questa situazione, voglio cambiare? A volte io penso ai figli di queste persone. Ti sei mai chiesto. .. I loro figli faranno la scelta inversa, cioè nel senso perché sono cresciuti in un certo ambiente, hanno desiderio anche loro di qualcosa di diverso.
00:35:18,940 [Bernardo]
allora, in termini generali, quello dei figli è molto interessante, perché ci sono dei figli che, ad esempio, penso a un’intervista che ho fatto con i figli, invece, i figli sono super allineati, no? Accordo Siddhartha. .. che lui fa le superiori, coltiva già l’orto, smanetta, smonta, rimonta, quindi è una persona che supera a fine. Invece altri, magari c’è chi, vissuto in un ecovillaggio, fa un periodo all’estero e poi. .. magari vive in città o magari vive in città e poi torna. Secondo me, le basi si stanno sempre sul fatto che sembra la fase da base perugina, però la verità è che non è un male vive in città, non è un bene Ioneco Villaggi. È semplicemente di vita e cosa testa sta bene se a io vivo sull’ecovillaggio faccio crescere in un ecovillaggio magari il figlio sente dei volant a vive a New York, e in me a fare l’economia. Io direi OK se quella è la tua felicità, falla sicuramente non è una roba che mi appartiene, non brinderò fino all’ultimo goccia di champagne, però la storia è la tua.
00:36:22,700 [Bernardo]
poi, chiaro, conosco delle persone, delle famiglie che hanno educato magari figli in natura, eccetera, poi magari i figli hanno preso altre scelte. Poi, sul fatto di fare l’esperienza, secondo me è la base, cioè nel senso chi mi dice voglio cambiare vita, come faccio, da dove parto, fa la cosa più semplice. Si snello, quindi nel senso puoi andare a vivere in natura, ok, invece di mollare tutto e comprare la casa, fai le ferie un mese per girare con delle piattaforme, Woofing o Workaway, alcune villaggi o gira su progetti di agricoltura. Vuoi cambiare vita, vuoi andare a vivere in van? Ok, non lascia tutto e compra un van che poi magari capisci che è troppo piccolo, che è troppo difficile da affittare per una settimana. E vedi, voi cranci o villaggi con i tuoi amici, non comprate in casale e poi capite che a me non mi va bene che tu metti le scarpe in casa, perché ti puzzano i piedi o perché io voglio essere vegano e tu voglio essere carnivoro. No, prendete in casolare un affitto due settimane e vedete se dopo due settimane. ..
00:37:23,430 [Bernardo]
a me siete scannati oppure no? Già è un avvicinamento più snello, più pianificato sia economicamente ma sia anche come esperienze che può far capire se effettivamente quella cosa è per te oppure semplicemente un’immagine, un’idealità che ti sei costruito.
00:37:40,400 [Alain]
com’è il giro della burocrazia quando vuoi fare autoproduzione, costruire i tuoi pannelli solari, eccetera? Cioè, ci sono degli ostacoli?
00:37:47,400 [Bernardo]
si può fare tutto, nel senso, ecco, tutto nel senso, nel senso, guardando anche. .. Ok.
00:37:56,590 [Bernardo]
posso dire che il ventaglio di opportunità è elevato anche dal punto di vista legale.
00:38:00,930 [Nicola]
ti è mai capitato di qualcuno che in un certo modo ti rinfacciava il fatto che tu ci guadagni con questa cosa e che quindi non puoi far parte? Del circolo perché tu comunque fai parte dell’altro ingranaggio, no? Ci sono quelle persone che vedono o sei con me o sei contro di me. Questi sono due aspetti.
00:38:23,640 [Bernardo]
uno è il tema della coerenza e l’altro è il tema del dualismo. Un appunto tende il nostro mondo al dualismo, nel senso io contro te, tu contro noi, quella ha ragione e quella ha sbagliato. Quand’è secondo me il dualismo è pensato per dividersi, ma di base credo che appunto è un modo di vedere il mondo e la vita. In cui se tu vedi il dualismo, ti sei costretto a vedere che ci sono conflitti, perché io e voi, noi e loro, quindi di base invito le persone a vedere più una visione sistemica, a dire che veramente siete così, diverso cosa ci accomuna. E l’altro è il tema della coerenza, nel senso che, poi, anche se prendo Arthur, di base aveva delle coerenze. Io stesso c’ho delle coerenze, cioè nel senso la coerenza al 100%. Vorrei dire che è impossibile, e lo dico nel senso che per quanto io possa vivere off grid in natura, sostenibile, poi ci sarà sempre quella roba che è insostenibile, e quindi questo io ci ho dovuto fare conti, no? Perché io c’è stato adesso, ad esempio, sono stato vegano per dieci anni e poi ora so, so, il vegetariano mangia solo le uova, ma al periodo che vivevo nel covillaggio ero vegano e. ..
00:39:26,690 [Bernardo]
io all’ecovillaggio in cui vivevo c’erano alcune persone onnivere, onnivore. E per me questa era inspiegabile. Cioè mi chiedevo, ma come in un ecovillaggio, che già nella parola ecovillaggio c’è la parola eco, com’è possibile che si mangi della carne, anche se è del contadino, anche se è inconcepibile, quindi fuore di ore di discussioni. Dei cerchi quando alla fine degli anni ho detto, ma senti, ma perché io devo rispendere ore a discutere se la sua felicità è comprare la carne del contadino e la mia felicità è questa. Ma siamo amici, fini. Anche perché a DeBasi, alla fine mi sono visto, e anch’io, anche se magari non ero vegano, magari c’avevo altre incoerenze, perché c’avevo i tempi in motorino, perché c’ho la macchina, perché c’ho internet. Quindi come ti fa pace con quel senso di colpa che ti viene da dire? Io voglio essere totalmente, o più vedere cosa uno fa nella quotidianità per che quello che manca. Penso che la coerenza al 100% e essere sostenibili sia sostenibile sia un’utopia, ma nel senso negativo in questo caso del termine. Quindi anche in questo è nel senso che. .. racconto delle storie, poi ci guadagno, e poi anche l’enne che ci guadagno, ci vado alle Seychelles, al Resort, ci abbiamo dei costi, il movimento, il computer, quello e l’altro.
00:40:39,080 [Bernardo]
alla fine appunto un qualcosa ci sarà sempre, quindi fa pace con se stessi della serie, qualche compromesso va trovato e non sta col senso di colpa, ma col di vivere la vita, famo il meglio che possiamo, cercamo come di lasciare un mondo e un’umanità con un colore un po’ più bello, come verrebbe da dire.
00:40:59,630 [Vittorio]
io, devo essere sincero, sono molto soddisfatto di questa chiacchierata. Veramente. Perché, guarda, la cosa che ho apprezzato vedendo i tuoi video, perché ne ho viste molte di cose, anche internazionali, eccetera, è il fatto che tu comunque hai avuto una posizione sempre molto moderata nel fare questi racconti. Cioè, senza essere questa eccezionalità. ..
00:41:19,630 [Vittorio]
non è brutto dire posizioni politiche, però, cioè, lei sempre raccontate queste storie in una maniera molto pagata, molto aperta, ed è questa, è veramente una cosa eccezionale. È la cosa che colpisce di più, ed è anche molto difficile, in realtà.
00:41:31,470 [Bernardo]
sì, sì, ringrazio, penso che sia alla fine per me, ripeto, il tema è che secondo me è di base, non c’è nessuno sbagliato, un bello e il brutto. Io ho fatto una scelta di vita, ho fatto delle scelte che mi hanno portato a vivere un mondo che per me è stato e è stata la mia università, la mia bellezza. Ogni giorno applico delle cose che ho imparato, quindi per me è naturale comunicare quelle cose, quelle diversità, soprattutto in un contesto in cui la solitudine, le relazioni superficiali, insoddisfazione, persone che vogliono cambiare vita, portare queste cose possono essere d’aiuto e possono dare un contributo. Però non penso che sia la soluzione a tutti. ‘attività che può essere utilizzata anche per i mali. Penso che possano essere una strada a testa, ma ecco, non ho la formula magica e non credo che, ecco. Chiedo solamente, insomma, le basi ci sono delle domande, ecco. Sei una persona che ascolta felice, contenta, cosa vuole, cosa non vuole, e poi da lì uno crea il messaggio solamente che ci sono delle alternative, ci sono altre possibilità, ecco. Non è solo A o B, lavoro, università. Ci sono altre 20, 30, 40 possibilità.
00:42:34,740 [Bernardo]
poi belle, brutte, sono per me, non sono per me, quanto costano, quante non costano, in una fase 2. Ma per me la prima cosa è la consapevolezza che ci sono delle alternative.
00:42:45,290 [Alain]
vorremmo innanzitutto ringraziarti, ma puoi anche dare la possibilità a chi ci ascolta di approfondire, perché un sequel bisogna darlo. E quindi sicuramente consigliare il tuo canale. Che è interessantissimo, e poi magari avevo visto che facevi i festival Viva Viva Fest.
00:43:03,060 [Bernardo]
il punto è che, quando ti apri a questo mondo, ci sono veramente tantissime sfumature. C’è appunto da un canale, c’è Via Viva Fest, ma ci sono per chi vuole fare delle esperienze, c’è Woofing, c’è Workaway. Questi sono delle piattaforme in cui uno può fare scambio lavoro all’interno di ecovillaggio, comunque di realtà natura. Ci sono i gas, c’è la rive, reti, villaggi ecologici in cui guardare, c’è la lista di ecovillaggi che ci sono in Italia. C’è Utopia, che è appunto il progetto internazionale che è anche una piattaforma in cui ci sono sia corsi, ma anche una mappa in cui ci sono progetti di rigenerazione urbana, luoghi in cerca di persona, sedi nel bosco, quindi veramente poi quel limite è solamente la curiosità della persona.
00:43:46,390 [Bernardo]
se hai una possibilità con internet, descrivi ecovillaggi o descrivi come cambiare vita e ti esce fuori il mondo. Io quello che posso dire è che sono tantissime piattaforme, tantissime possibilità, quindi invito veramente a. .. a cercare le parole chiave come desidera. Sono sicuro che qualcosa spunterà fuori grazie mille. Grazie.
00:44:08,430 [Alain]
è il momento della posta del cuore. E io vi ricordo. .. Caspita, potrei averla registrata questa cosa qua. Stico sempre le stesse quattro parole all’inizio. È il momento della posta del cuore. E io vi ricordo che potete scriverci sempre col form che c’è sul nostro sito, sul subreddit, oppure commentando dovunque ci stiate ascoltando. Questa lettera ci arriva da Lorenzo. Ciao ragazzi del podcast, mi unisco al coro dei complimenti che vi fanno tutti gli ascoltatori in ogni email. Il format è veramente interessante et riuscite sempre a strapparmi un sorriso. Mi scrivo per avere un vostro parere in merito alla divisione di proprietà tra due persone che acquistano la prima casa. Mi spiego meglio.
00:44:48,620 [Alain]
spese al 50%, ma in questo caso uno dei due ha la possibilità di versare più soldi in acconto, circa il 10% del valore dell’immobile, permettendo a entrambi di prendere meno mutuo. Metto due numeri per essere pratici. Casa 200k, lavori stimati 30-40k, arredamento stimato 15k. Spese, notaio, imposte, agenzia, 10, 12k. La domanda è, se uno dei due ha possibilità di mettere una cifra x in più rispetto all’altro al momento dell’acquisto dell’immobile, su quale totale devo considerare quella percentuale per dividere la proprietà? È giusto comprendere anche le spese accessorie che dovrebbero in ogni caso essere sostenute? Spero di essermi spiegato nella domanda. La parte che penso sia interessante non sono tanto i calcoli ma i ragionamenti che ci sono dietro, legati al fatto di rinunciare, tra virgolette, a dei soldi per avere un mutuo più leggero che beneficia entrambi. Detto ciò, l’argomento non è fonte di litigio o malumori, c’è solo la volontà di essere corretti uno nei confronti dell’altro. Grazie e in anticipo dell’eventuale risposta, vi continuerò ad ascoltare lo stesso anche se mi ghosterete.
00:45:51,570 [Alain]
vado io? Faccio il monologo? Vai, vai, vai. Allora, grazie dei complimenti. Come sempre, siamo molto lieti di riceverli. Fateli in pubblico la prossima volta, non solo via mail. Brava, brava. Diffondete, diffondete i complimenti. Mi viene da dire, sulla tua domanda, che state costruendo insieme qualcosa di importante, mi pare di capire, no? Tra le righe e il 10% del valore dell’immobile, diciamo 20k, non è una cifra esorbitante. Se proprio ci tenete ad essere corretti, io farei comunque proprietà 50-50 senza troppi cazzi. Con la possibilità che ci siano le condizioni di colmare il divario di contributo tanto di spese previste ne avrete quanto di impreviste, visto che state comprando casa ne avrete, oppure va bene non colmare mai quel divario, cioè alla fine ci saranno sempre delle situazioni in cui uno contribuisce più dell’altro. Pensa anche solo alla fatica di crescere un figlio. No, quanti cazzi ci sono in crescere un figlio? Cioè, come quantifichi il fatto che lei lo allatta e lui lo porta al parco? In un rapporto familiare è impossibile avere una divisione equa e giusta delle cose.
00:46:56,120 [Alain]
la buona notizia è che basta fare del proprio meglio e sei più o meno a posto. Cioè cerca di metterti nel punto di vista dell’altro e ci sei.
00:47:05,190 [Nicola]
io onestamente non ho capito questa roba del 50 e 50, cosa vuol dire, ma anche la proprietà, non lo so. Anche perché il resto di tutte le spese, tutto il resto, non penso sia diviso 50 e 50. Non riesco a capire il senso, perché poi cosa succede?
00:47:28,370 [Nicola]
capisco che magari uno forse vuoi pensare, vabbè, magari quando divorziamo. .. Però onestamente, boh, secondo me c’avrei ben altri problemi che dire, mi sono rimasto corto di quei 10. 000 euro che avevo messo nella casa, per cui. .. Non lo so, purtroppo. È la croce, secondo me. Che ci portiamo parlando di queste tematiche. Quando la matematica non conta, ecco parlando sempre di questioni di coppia. Passiamo alle cazzabubbole. Allora, da poco su Netflix hanno pubblicato la seconda stagione di questo show, The Bean Staple Show. Io avevo guardato la prima stagione un po’ di tempo fa, non mi ricordo neanche quando. Secondo me era bella. Ora ho visto i primi tre episodi di questa nuova stagione ed è un po’ Comunque, è sul genere Atlanta. Se vi ricordate, uno dei primi episodi avevo consigliato quella serie, nel senso che c’è questa persona che è famosa nella vita, anche se io non l’avevo mai nominata.
00:48:35,523 [Nicola]
quella persona racconta un po’ della sua vita, cioè lui fa se stesso, però in maniera e finisce in situazioni molto surreali. Nel primo episodio di questa seconda serie, lui è in un autonoleggio, tra l’altro un autonoleggio che ricorda la Hertz, ma non lo chiamano Hertz. E lì mi è venuto in mente di questa cosa che mi è successa quest’estate. Perché quest’estate siamo andati in vacanza in Marocco, eravamo tre famiglie. Però di queste tre famiglie è venuta anche la figlia adolescente di una delle migliori amiche di mia moglie. E la figlia è molto amica. Di mia nipote, quindi, è venuta per quello. Questa ragazza viene e viene con un cappello che praticamente costa come un mese di affitto. Penso, nel 95% della superficie dell’Italia, e già lì, secondo me, è l’errore. No, insomma, lei succede che praticamente sto cappello.
00:49:36,470 [Nicola]
ovviamente, un giorno, mia moglie glielo ruba o chiede in prestito, perché figurati, eravamo in marocco, devi andare a marrakesh, e devi mettere quel cappello per forza.
00:49:50,580 [Nicola]
e poi, dopo un paio di giorni, quel cappello lì sparisce, nessuno sa più dov’è. Questa qua torna a casa perché è tornata dopo una settimana, e insomma, mia moglie diceva: ‘Questo cappello deve saltar fuori, perché sennò io dobbia ripagare. ‘ E l’idea era che fosse rimasto una delle due macchine a noleggio che avevamo preso sotto il sedile. Ovviamente quando siamo andati a riconsegnare la macchina perché. .. L’altra famiglia, anche loro sono partiti solo una settimana dopo, quindi noi siamo rimasti, loro sono partiti, hanno lasciato la macchina, io ero in macchina con loro, perché non mi ricordo più cosa dovevo fare. Ovviamente, quindi torniamo a casa. Non si trova più sto cappello era in macchina, ma come non avete controllato la macchina prima di dargliela, e io che la guardo e le dico, ‘ma che cazzo perché devo andare a guardare sotto sedile di una macchina che non era mia, che ero lì per caso, praticamente era mattino presto. Comunque il delirio totale è che questa persona torna a Londra, non parla francese, non parla arabo, ma comunque riesce a chiamare la Hertz.
00:50:59,250 [Nicola]
e a chiedergli, ‘ehi, avete trovato un cappello marrone mentre avete pulito la macchina? E loro gli dicono, sì, effettivamente ne abbiamo uno qua in agenzia da noi. Quindi dopo una settimana. .. Ovviamente il coglione che deve andare a riprendere sta roba è stato eletto, e dovevo essere io. E già lì mi immaginavo la scena, cioè il fatto che tu devi andare all’aeroporto in Marrakesh, alla sede della Hertz, a prendere. .. A spiegare ai tipi che ci sono lì, che c’è da una settimana un cappello marrone, lì che è di nostra proprietà, quindi sono costretto vado però tutti gli altri erano convinti, perché quelli della società di autonoleggio gli avevano detto no, l’abbiamo trovato e ce l’abbiamo qua. Per cui, per tutto il resto del mondo, era una roba semplice, no? Tu devi già semplicemente andare là, glielo chiedi e te lo danno. Arrivo là, glielo chiedo, il tipo va dietro, fa ah sì sì è vero, va dietro di lì, esce e ci aveva uno di quei cazzo di cappelli di paglia maledetti che ti vendono in spiaggia a due euro, no?
00:52:08,760 [Nicola]
e ovviamente lì io dico, ok, uno come te lo spiega sta roba, no? E due, non posso andare via di qua. senza essere sicuro che la cosa venga accettata da mia moglie e dal resto dell’entourage, perché non puoi tornare indietro a mani vuote in quel modo lì. Ovviamente io, cioè, a Marrakesh non avevo segnale né niente, quindi prima gli ho detto. .. e tra l’altro mi hanno. .. Mi hanno compreso perché tutto questo poi spiegarlo in un’altra lingua, ovviamente gli faccio ragazzi. Guardate, io non posso tornare a casa a mani vuote, quindi sto cazzo di cappello deve saltare fuori. E loro effettivamente hanno cominciato a chiamare, hanno chiamato la società che gli pulisce le macchine, il loro capo, e tutto. Tuttavia fondamentalmente uno mi fa vedere delle foto, dicendomi: ‘Guarda’. Non ce la inculiamo la roba, cioè se ti dico, se l’avessimo trovato sarebbe qua, no? Perché non l’abbiamo trovato e tutto.
00:53:11,440 [Nicola]
quindi io poi devo uscire da lì, entrare in aeroporto, prendere il wifi dell’aeroporto, chiamare mia moglie e dirle: ‘guarda’, no, non c’è sto cazzo di cappello, no. Ah ma com’è possibile tutto? Poi farmi tutto l’aeroporto camminare dentro tutto l’aeroporto, perché ovviamente lì c’è un ingresso e un’uscita, ma tu non puoi uscire dall’ingresso, non te lo fanno fare, quindi tutto sto giro della Madonna è tutto. E poi sto cappello qua non è saltato fuori, ed era una roba che io già la sapevo, cioè già lo sai dall’inizio che non succederà mai. Ma vabbè e quindi io praticamente mi sono trovato nella stessa in una situazione che secondo me, se fosse un regista, ci farei sopra uno show anch’io.
00:53:56,320 [Alain]
a me non mi pagano questa roba, e fu così che Nicola si chiamò lorenzo e incominciò a mandare email sulla divisione della proprietà della casa. Esatto, sono io.
00:54:11,040 [Vittorio]
io invece consiglio questo canale youtube che si chiama transport chronicles. Praticamente parla di storie dell’automobilismo, però non di quei modelli belli, di quelli orribili, di quei marchi che sono falliti, tipo di. .. Trash, è bello il trash, cioè tipo le macchine sovietiche, quella della DDR, cioè della Germania Est, oppure della prima macchina prodotta in Egitto, o quella della Corea del Nord. A proposito, producevano la Fiat Palio senza licenza. Pensate come stanno messe.
00:54:40,190 [Nicola]
havano copiato la fiat palio e poi pensavano che potevano copiare qualsiasi macchina, e non certo la fiat palio.
00:54:48,056 [Vittorio]
ci vorrà qualcosa, ma la cosa molto interessante è notare come, ad esempio, la fiat fosse ovunque nel mondo negli anni 60 e 70, perché sapeva fare macchine molto economiche. Quindi i paesi in via di sviluppo chiamavano la Fiat per fare le fabbriche, la più famosa è quella a Togliatti in Russia, che è una città russa, oppure che ne so in Persia, in Egitto, in tantissimi paesi in realtà. Alla fine sono tutte 600 e 128 rimarchiate. Secondo me è molto affascinante anche al fatto di andare a vedere alcuni problemi di alcuni modelli economici, ad esempio nel modello sovietico, tu devi aspettare 10 anni per una macchina. Ma nella Germania Est è anche 18 anni, e tu la pagavi il giorno 1. E se all’anno 18 costava di più, tu davi pure la differenza. E però la cosa folle per. .. Il nostro mondo è che se tu hai tanta richiesta, le fabbriche si devono adeguare e aumentare la propria capacità, no? Oppure cambiare il modello affinché, cioè, si sbrighi questa fila. Invece nel modello, che ne so, comunista, era, no no, ma allora va tutto perfetto, noi abbiamo tanta domanda.
00:55:48,430 [Vittorio]
e però l’offerta rimane quella, cioè tu aspetti e paradossalmente spiega anche alcuni meccanismi del perché questi modelli alla fine sono falliti, perché non avevano nessuna necessità di migliorare il proprio prodotto e tanto c’erano 10 milioni di persone che aspettavano per 10 anni che cazzo me ne frega a me di migliorare la macchina e non ce n’ho bisogno no? è veramente affascinante poi come si parte fondamentalmente da un oggetto molto comune come può essere la macchina tra l
00:56:13,150 [Alain]
‘altro stesso modello che ha applicato tesla per l’autopilot no sbaglio mica si pagava tre anni fa e tra cinque anni arriveranno i robot forse io oggi invece vi consiglio un classico ossia walden ovvero vita nei boschi si chiama proprio ovvero vita nei boschi per quei due che non l’hanno mai sentito nominare si tratta di un saggio del 1854 di henry david thoreau, che era un filosofo naturalista statunitense. Praticamente ha reso conto i due anni in cui Thoreau trascorse quei due anni vivendo in una capanna che si è costruito da solo. Presso il lago Walden, vicino a Concord nel Massachusetts, vicino a Boston, che tra l’altro è anche una location di Fallout 4, non sarà un caso. L’esperimento non è stato proprio un ritiro totale dal mondo, ma più che altro un tentativo di capire cosa serve davvero per vivere una buona vita. Quali sono le necessità di base? Vabbè, poi da lì parte una lunga critica alla società industriale americana, al materialismo, dipendenza, alla ricerca di obbedienza alle convenzioni, eccetera, eccetera.
00:57:19,110 [Alain]
era un filosofo alla fine, no? però comunque oggi l’opera è rimasta moderna e interessante è considerata uno dei testi fondanti dell’ambientalismo moderno e soprattutto lui mette tutti i calcoli di tutto quello che spendeva cioè a momenti ci allegava l
00:57:34,000 [Vittorio]
‘excel per cui sono sicuro che piacerà ai nostri ascoltatori vabbè, se dopo la puntata di oggi vi abbiamo convinto, diciamo, a cambiare la vostra vita, a diventare remiti, magari a comprare un posto e darvi all’autogestione, vi ricordiamo che il resto dei vostri beni potete donarli al nostro podcast, a un apposito cofì, oppure comprandovi delle bellissime felpe da usare per fare questi esperimenti agronomi oppure nel montaggio. I pannelli solari ma anche mentre avete freddo, perché non avete riscaldamento, per cui c’è Russiabond che vi protegge con la sua felpa meravigliosa per il resto. Ci potete sempre leggere su finanza. com, della Italian Letter Sofa e Salto Mentale. Ciao ciao ciao.
