Le azioni (stocks), chi non le conosce? È la prima cosa di cui un novello investitore va a vantarsi in cerchie online di dubbia qualità. Ma le conosce davvero? Sa cosa sono le classi? Come si quota un’azienda in Myanmar? Cos’è un reverse-split ed il caffè-latte factor?

I consigli di oggi:
Nicola: Eco delle Bolle di Alessandro Greppi
Vittorio: Manosfera su Netflix
Alain: L’imperatore del male di Siddhartha Mukherjee

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TL;DR;

  • Cosa significa possedere un’azione: Acquistare un’azione significa diventare comproprietari di un’azienda, assumendosi il rischio d’impresa (rischio equity). A differenza delle obbligazioni, che sono prestiti con rendimento e scadenza garantiti, le azioni non offrono garanzie ma garantiscono un guadagno potenziale teoricamente illimitato.
  • Tipologie di azioni: Le azioni si dividono in ordinarie (offrono diritto di voto e dividendi) e privilegiate o di risparmio (nessun voto, ma priorità nella distribuzione degli utili e in caso di liquidazione). Esistono anche strutture a doppia classe usate dai fondatori per mantenere il controllo sulle decisioni aziendali pur non possedendo la maggioranza delle quote.
  • Motori del rendimento: Si può guadagnare tramite il capital gain (l’aumento del prezzo dell’azione), i dividendi (parte degli utili distribuiti agli azionisti) e il total return, che si ottiene reinvestendo i dividendi per sfruttare la potenza dell’interesse composto.
  • I due mercati: Il mercato primario è quello dove l’azienda emette nuove azioni per finanziarsi (ad esempio tramite un’IPO o un aumento di capitale), mentre nel mercato secondario gli investitori si scambiano le azioni tra loro per determinare il prezzo, senza che i soldi entrino nelle casse dell’azienda.
  • Meccaniche aziendali:
    • Aumento di capitale: Riduce la quota societaria dell’investitore (diluizione) a meno che non si eserciti il diritto d’opzione per comprare le nuove azioni.
    • Buyback: L’azienda ricompra le proprie azioni sul mercato per ridurre l’offerta, alzando l’utile per azione (EPS).
    • Stock Split / Reverse Split: Si dividono o accorpano le azioni per renderle più accessibili o rispettare i criteri della borsa, ma il valore reale dell’investimento e dell’azienda non cambia di un centesimo.
  • Classificazioni: Le azioni possono essere classificate per dimensione del Market Cap (Large, Mid e Small Cap) e per area geografica (Sviluppati, Emergenti e di Frontiera). Possono inoltre dividersi tra Value (aziende mature sottovalutate) e Growth (aziende che si spera avranno tassi di crescita futuri elevati), oppure tra titoli Ciclici (che seguono il PIL) e Difensivi (forti nelle recessioni).
  • Indici azionari: Sono panieri di titoli che misurano l’andamento del mercato. Possono essere pesati per capitalizzazione (come l’S&P 500, dando più importanza a chi vale di più), in maniera equiponderata, o incredibilmente per prezzo (come accade nel Dow Jones).
  • Factor Investing (Smart Beta): Approccio che supera la logica dello stock picking (scelta di singole aziende) inclinando il portafoglio verso specifici fattori che storicamente battono il mercato. Tra questi ci sono il Size (aziende piccole battono le grandi), il Value (aziende economiche battono le costose), il Momentum (i titoli che salgono continuano a salire), il Quality (aziende redditizie) e la Low Volatility (aziende con bassa volatilità offrono rendimenti superiori corrette per il rischio).

Lezioni principali da trarre:

  • Il mercato è complesso, non complicato: Il mercato si fonda su poche regole semplici che si imparano in meno di un’ora, ma queste interagiscono tra loro in modi altamente complessi e imprevedibili, motivo per cui capire come gestire i portafogli e i cicli economici richiede decenni e molta umiltà.
  • Il tempo batte il timing e l’istinto: La vera forza di un investimento azionario giace nel total return. Dal 1980 a fine 2023, il solo valore dell’indice S&P 500 è cresciuto del 4.410%, ma reinvestendo costantemente i dividendi nello stesso intervallo, la crescita totale ha raggiunto circa il 13.400%.
  • Non esiste un “fattore” perfetto: Il Factor Investing non è magia e richiede estrema disciplina. I vari fattori attraversano periodi prolungati in cui perdono soldi contro il mercato: il fattore Value ha sottoperformato per 15 anni consecutivi, mentre il Momentum subisce violenti “crash” improvvisi che distruggono il portafoglio nei momenti peggiori.
  • Psicologia e irrazionalità muovono i prezzi nel breve periodo: Molte reazioni del mercato non hanno senso matematico ma solo psicologico. Uno stock split non fa altro che cambiare “una banconota da 100 euro in dieci biglietti da 10”, eppure spinge spesso al rialzo il titolo a breve termine per pura percezione degli investitori al dettaglio. Allo stesso modo, le azioni altamente volatili vengono pagate di più solo per “l’effetto lotteria”, abbassando razionalmente i rendimenti futuri previsti.

Trascrizione

00:00:02,900 [Vittorio]

In questa puntata di Too Big to Fail, vi spieghiamo per bene come funzionano le azioni, riceviamo la mail più bella della storia del podcasting e parliamo di scuole svizzere e maschi top.

00:00:12,900 [Nicola]

 Quello che funziona proprio sempre è parlare di too big to fail. Si ottengono flort, promozioni, sconti sul prezzo della benzina e favori politici. Quindi parlate di too big to fail in giro, che fa bene a voi e fa bene al podcast.

00:00:30,140 [Vittorio]

 Mi rivolgo a te ascoltatore. Possiedi qualcosa?

00:00:32,750 [Alain]

 Ma stai di nuovo chiedendo soldi per la donazione?

00:00:35,370 [Vittorio]

 Allora, no, lasciami fare. Dicevo, forse possiedi un appartamento, una macchina, o forse hai solo quella firma slavata che pensi sia tanto. Bello e non presti a nessuno, fa cagare fidati oppure hai un fondo pensione o qualche soldino investito in quell’app che hai scaricato durante il COVID e poi non hai mai più riprodotto. Ecco, in tutti questi casi e altri ancora, forse possiedi anche pezzi di azienda di tutti i tipi sparse per il mondo.

00:00:59,060 [Nicola]

 E questo è il mercato azionario, un sistema attraverso verso cui milioni di persone diventano comproprietari dell’economia globale.

00:01:06,410 [Alain]

 Sembra che diciamo cose banali, eppure non tutti sanno come funziona. In questa puntata proveremo qualcosa di diverso rispetto ai soliti spiegoni noiosi e irritanti. Infatti faremo solo una puntata irritante, bello per quelli di voi che ci seguite spesso. Sarà solo un ripasso. Come diceva il prof, in quarta liceo e metà classe prendeva 3.

00:01:25,770 [Vittorio]

 Grazie. Vabbè, partiamo dall’inizio. Cos’è davvero quella cosa che hai comprato sul mercato?

00:01:31,420 [Alain]

 L’azione! Vabbè.

00:01:35,710 [Alain]

 Immagina di avere un amico che apre una pizzeria. Può chiederti soldi in due modi. Nel primo ti chiede un prestito, no? Ti restituirà tutto tra 5 anni con il 4% di interesse. O se sei quel tipo di persona, il 24% mensile altrimenti finisce a schifo. Nel secondo caso ti offre il 10% della pizzeria. Nessuna garanzia di restituzione dei soldi, nessuna scadenza. Ma se la pizzeria diventa famosa, quel 10% potrebbe valere 10-100 volte quello che ci hai messo.

00:02:05,710 [Vittorio]

 Proprio per questo non hai un rendimento garantito, non ci sono date di scadenza per l’investimento. Hai qualcosa di più volatile e anche più potente. Ti stai assumendo il cosiddetto rischio di impresa, che in finanza si chiama anche rischio equity, e in cambio hai diritto ad una parte di tutto il valore che l’azienda creerà.

00:02:21,660 [Nicola]

 È un patto asimmetrico e questo è il concetto chiave. Il massimo che puoi perdere è il capitale che hai investito, mentre il massimo che puoi guadagnare non ha un limite.

00:02:30,790 [Alain]

 Non è da confondere neanche con l’imprenditoria pura, no? In cui se fai stupidaggini non è che hai un limite alla perdita.

00:02:37,980 [Vittorio]

 soprattutto se non ti configuri nella maniera corretta, i numeri storicamente sono dalla parte di chi accetta quel tipo di rischio dal 1900 al 2023. Le azioni americane hanno reso circa il 6,5%.

00:02:51,730 [Vittorio]

 Per fare un altro confronto, le materie prime hanno fatto lo 0,4% annuale.

00:02:56,810 [Nicola]

 Ora facciamo un saluto. Altino più in là. Perché esistono due tipi di azione. La forma più comune è l’azione ordinaria. Chi la possiede ha due diritti fondamentali. Votare nell’assemblea degli azionisti. E cioè avere voce in capitolo su chi guida l’azienda, su operazioni straordinarie, su fusioni e acquisizioni, e ricevere i dividendi, quando l’azienda decide di distribuire. Seguirla. Sei un socio a pieno titolo. A volte ti spediscono pure delle scatole di cioccolatini.

00:03:23,170 [Alain]

 Lezioni privilegiate o di risparmio nella tradizione italiana funzionano in modo diverso. Chi le compra rinuncia al diritto di voto o comunque lo riduce drasticamente. Privilegiata dice così perché non vai all’assemblea di condominio, no? È un privilegio questo, vedi?

00:03:39,170 [Alain]

 Dipende dall’azienda. Dipende dall’azienda. Bye bye!

00:03:43,400 [Alain]

 però però però io sono appena stato all’assemblea di condominio secondo me non dipende dall’azienda comunque A seconda delle condizioni poi di queste azioni privilegiate ottieni magari dividendi più alti, priorità nella distribuzione degli utili e di solito un posto. migliore nella fila in caso di liquidazione cioè se l’azienda chiude vende tutto i possessori di azioni privilegiate vengono rimborsati prima degli azionisti ordinari anche se dopo i creditori Fin qui tutto abbastanza lineare, però poi arrivano le grandi aziende tech americane e la cosa incomincia a farsi interessante.

00:04:17,850 [Nicola]

 perché devono trovarne una infatti molti DS come Google e Meta ma anche Berkshire Hathaway anche se per ragioni diverse hanno strutturazioni a doppia classe, azioni di classe A con voto pieno e azioni di classe B o C con diritto di voto ridotto o nullo. L’obiettivo è permettere ai fondatori di raccogliere miliardi in borsa senza perdere il controllo.

00:04:42,500 [Alain]

 Ah, il buon vecchio fare il gaio col culo degli altri Mark Zuckerberg ad esempio possiede circa il 13% giusto per citarne uno così buttato là giusto il primo che ti viene in mente è un’associazione così estemporanea possiede circa il 13% delle azioni di meta ma detiene oltre il 57% dei diritti di voto Possiede la maggior parte delle azioni di classe A, mentre ha lasciato quelle B o C agli investitori. In questo modo il ZUC può gestire l’azienda a maggioranza. senza però averne la maggioranza delle quote sul mercato.

00:05:18,020 [Nicola]

 Nel bene e nel male questa è la struttura che ha permesso ai fondatori di Silicon Valley di costruire aziende senza rendere conto a nessuno. Certo, almeno finché le cose vanno bene.

00:05:27,640 [Vittorio]

 Ci sono due modi per guadagnare in borsa da un’azione e poi c’è una terza che è un’offerta che nessuno potrà rifiutare.

00:05:34,880 [Alain]

 Il primo modo è il capital gain, cioè il titolo aumenta di prezzo rispetto a quando l’hai comprato, no? Compri un’azione a 10€, la rivendi a 15€, hai guadagnato 5€, perché sei un fottuto.

00:05:45,565 [Nicola]

 Invece, il secondo è i dividendi. Alcune aziende, che tipicamente sono quelle mature, con influssi di cassa stabili, distribuiscono periodicamente una parte degli utili agli azionisti. Quindi, se possiedi 100 azioni di un’azienda che paga 50 centesimi di euro per azione all’anno, come dividendo ricevi 50 euro all’anno senza fare nulla o almeno te la raccontano. In realtà, ogni volta che una società paga un dividendo, il valore della società stessa e quindi il valore delle sue azioni cala dello stesso a montare. Left pocket, right pocket, lo chiamano gli americani. Insomme, se avete 50 euro in tasca e li spostate nell’altra tasca, non è che siete diventati più ricchi. Avete gli stessi soldi, ma in un posto diverso.

00:06:30,690 [Vittorio]

 Il terzo modo invece si chiama total return, cioè questo include sia la variazione di prezzo che i dividendi, i quali però non vengono solo sommati, ma reinvestiti nell’azienda stessa o ad esempio nell’ETF ad accumulazione che sono quelli più famosi. Queste azioni di conseguenza producono nuovi dividendi che vengono di conseguenza reinvestiti sempre nella stessa azienda, procurando nuovi dividendi e così via.

00:06:52,120 [Alain]

 In sostanza, l’interesse composto dal primo gennaio 1980 al 31 dicembre 2023, due date tutto sommato casuali, e non venite a rompere il piripicchio. L’indice S&P 500 è passato da 105,76 punti a 4769,89. La crescita netta è stata del 4410%. Se invece consideriamo il total return, quindi la investizione di dividendi come diceva Vittorio, abbiamo avuto una crescita totale intorno al 13. 400%.

00:07:24,040 [Nicola]

 Che è un numero mostruoso. Ora speriamo la maggior parte di voi a questo punto ci sia già arrivata. Senza dividendi non avremmo lo stesso risultato. Senza tante rotture di palle e tasse di mezzo? Esatto. Purtroppo viviamo nello stesso mondo che ha eletto il mago arancione come capo supremo e quindi cosa vi aspettate?

00:07:44,290 [Vittorio]

 Andando ad altre domande, ma cosa succede prima che un’azienda si cuoti sul mercato? Di base l’azienda esiste ugualmente. Ma quando si quota su un mercato, una borsa nazionale o un’internazionale, un’azienda da privata diventa pubblica e lo fa grazie ad una cosa che si chiama IPO. Initial Public Offering. Offerta pubblica iniziale.

00:08:04,090 [Alain]

 Aspetta sei sicuro di non averlo pronunciato male? Magari era Epo, controlla mi sembra che fosse quello o forse mi confondo con qualche sport. È un altro sport, sei tu l’appassionato di ciclismo. Peccato, peccato. Beh, però pompano comunque.

00:08:19,430 [Alain]

 Prima del momento del lipo, l’azienda appartiene a un gruppo relativamente ristretto. I fondatori, i fondi di venture capital, le xie avvenenti con i soldi, qualche dipendente. A cui danno le stelline, come diceva mia moglie, a volte persino qualche investitore istituzionale che ha scommesso presto nell’azienda. In questa fase le azioni non sono facilmente scambiabili, sono poco liquide. Grazie. Innocentemente, se vuoi uscire devi trovare qualcuno disposto a comprarti la quota privatamente, il che di solito è complicato, spesso impossibile. Tassato di solito in maniera pesante.

00:08:51,510 [Nicola]

 Oggi ho letto uno che ha scritto su Italia Personal Finance Paycheck, invece di salario, la gente è morta. Morta. Quindi ora io ve la chiamerò IPO. Infatti l’IPO cambia tutto.

00:09:05,820 [Vittorio]

 Da quel giorno chiunque può comprare un pezzo dell’azienda. Il processo per arrivarci non è esattamente semplice. L’azienda in genere assume un più grandi banche di investimento come underwriter queste banche hanno un compito preciso capire quanto vale l’azienda ma molto più proseguentemente a che prezzo il mercato è disposto ad acquistarlo lo fa attraverso un processo chiamato book building, un road show globale in cui i banchieri presentano l’azienda agli investitori istituzionali e raccolgono le intenzioni di acquisto. Alla fine si frisse il prezzo di collocamento e da quel momento le aziende sono messe diciamo in circolazione vogliamo fare un applauso a Vittorio che ha seccato tutte le pronunce grazie lo sponsor Era il momento perfetto.

00:09:49,510 [Nicola]

 C’è però una differenza fondamentale negli scambi, in quanto esistono due mercati. Il mercato primario è quello dell’emissione. Quando l’azienda vende azioni nuove, fa una di capitale insomma e i soldi degli investitori entrano in cassa l’azienda li può usare per crescere investire ridurre i debiti questo è il momento in cui il mercato finanziario serve all’economia reale però ve lo sottolineo ancora solo se fanno un aumento di capitale se vendono le azioni che hanno già tutta sta roba qua ascoltate Infatti il mercato secondario è invece quello dove chi ha le quote le scambia con altri, cioè all

00:10:23,240 [Vittorio]

‘azienda appunto non entra nulla in tasca. In sostanza tu stai comprando l’azione da uno che la vuole vendere. La maggior parte degli scambi dei mercati azionari avvengono proprio qui. Non finanziano le aziende e gli scambi determinano i movimenti del valore del mercato.

00:10:36,390 [Alain]

 Si tratta più di un meccanismo di scoperta del prezzo che di finanziamento dell’azienda, ritorniamo a tuo cugino quello con 7 g di elio. Le storiette che vende il 10% della pizzeria, lui è nel mercato primario, cioè tu che la rivendi, invece al tipo che ti ricatta per le foto dei piedi che gli hai mandato, è il secondario. È importante non confondere i due.

00:10:58,300 [Vittorio]

 Certamente, se ne è un attimo.

00:11:00,110 [Nicola]

 Però, sempre sulla pizzeria, diciamo che tu ne possiedi il 10%. Il proprietario decide di raccogliere nuovi soldi emettendo altre 100 quote, oltre alle 100 che c’erano, già in circolazione. All’improvviso ne esistono quindi 200. Tu possiedi ancora le tue 10, ma ora rappresentano il 5% della pizzeria, non il 10%.

00:11:20,600 [Vittorio]

 Insomma tu non hai fatto nulla, non hai venduto nulla e non hai perso un centesimo di valore nominale, ma la tua quota percentuale si è dimezzata.

00:11:27,530 [Alain]

 Questo processo si chiama, di solito inculata, ma in questo caso diluizione. Se vi ricordate il film The Social Network, Edoardo Saverin scopre cosa vuol dire. dire diluizione appena prima di prendere la tastiera di Mark Zuckerberg e spaccargliela davanti agli occhi comunque abbiamo cioè è un

00:11:44,460 [Vittorio]

‘immagine bellissima però noto un certo feticismo nei confronti del bonzuc si fa perdere vabbè hanno fatto un film molto bello quindi Comunque gli aumenti di capitale sono normali.

00:11:56,170 [Nicola]

 Le aziende raccolgono un nuovo capitale per crescere, per fare acquisizioni, per ridurre i debiti o semplicemente perché ne hanno bisogno. comunque l’aumento di capitale ha un costo implicito per chi già possiede le azioni. La quota di proprietà si riduce, a meno che non si sottoscrivano anche le nuove azioni in maniera proporzionale.

00:12:13,940 [Vittorio]

 Per questo esiste una cosa che si chiama diritto di opzione. Prima di aprire l’aumento al mercato la società offre ai vecchi azionisti il diritto di sottoscrivere le nuove azioni ad un prezzo prefissato. mantenendo quindi la loro percentuale di quota della società. Se non vogliono esercitarlo, possono vendere questa opzione ad altri.

00:12:31,330 [Nicola]

 E il diretto di opzione ha un valore economico preciso. È esattamente uguale alla perdita che l’azione subirebbe dalla diluizione. In teoria, quindi, il meccanismo è equo.

00:12:40,630 [Alain]

 Ci sono casi in cui il diritto d’opzione non c’è, ma qui andiamo lunghi, quindi magari lo tagliamo, ve lo andate ad approfondire se vi interessa. Diciamo però che il mercato giudica quasi sempre nel merito. Un aumento di capitale annunciato con anticipo, a condizioni ragionevoli, su un’azienda solida, viene spesso assorbito senza grossi traumi. Invece un aumento di capitale improvviso, a prezzi fortemente scontati, su un’azienda che magari è in difficoltà da tempo, beh, quello viene punito. Il prezzo del titolo in tal caso crolla. Perché il mercato legge il segnale come qualcosa che non sta andando come previsto.

00:13:13,980 [Vittorio]

 Ora, se l’aumento di capitale rappresenta un’azienda che chiede soldi al mercato, il buyback è un’azienda che li restituisce, se compra le proprie azioni. Di questo abbiamo parlato già nella puntata 86, quindi andremo molto veloce nel fare un recap.

00:13:27,480 [Alain]

 Nel buyback praticamente l’azienda ricompra le sue stesse azioni sul mercato. Prima.

00:13:33,310 [Alain]

 andatevi a ascoltare la puntata C’è un’altra cosa da tenere in considerazione però, lo stock split. TalkSplit è bastardo per me Allora, bla bla bla non tagliamola lasciamola così Immagina di avere una banconota da 100 euro. Qualcuno la scambia con 10 biglietti da 10. Sei più ricco? No, ovviamente. Hai esattamente gli stessi soldi di prima, ma informati.

00:13:56,350 [Nicola]

 diverso quando un’azienda annuncia uno split diciamo 10 per 1 ogni azione esistente viene divisa in 10 quindi se possedevi una da mille euro ti ritrovi con 10 da 100 euro il valore totale del tuo investimento non si muove di un centesimo il valore totale del tuo investimento non si muove di un centesimo peraltro se tracciate le vostre azioni con un file excel vi manda fuori di testa il cervello per cercare di sincronizzare la cosa è un bordello incredibile oltre a questo lo stock split viene fatto per abbassare il prezzo unitario e rendere l

00:14:30,390 [Vittorio]

‘azione più accessibile agli investitori retail esistono prove che azioni con prezzi alti attraggono meno investitori piccoli semplicemente perché sembrano fuori portata ad esempio apple ha fatto cinque split nella sua storia l’ultima del 2020 senza di e se oggi un’azione Apple varrebbe circa 14 . 000 dollari invece dei circa 200 attuali. Nvidia a fatto un 10 a 1 nel 2024, proprio quando il suo prezzo stava diventando proibitivo per chi non aveva decine di migliaia di dollari da investire in un singolo titolo.

00:15:00,950 [Alain]

 Se esiste lo split, esiste anche il reverse split.

00:15:04,770 [Alain]

 Che è l’operazione inversa. Invece di dividere, si accorpano più azioni in una sola, alzando il prezzo unitario. 100 azioni da 30 centesimi di euro possono diventare quindi 10. da 3 euro il segnale ai mercati ovviamente è molto meno positivo rispetto allo stock split infatti il reverse split vengono quasi sempre fatti da aziende in difficoltà il cui prezzo è sceso così tanto che rischiano il delisting perché le borse dovete sapere hanno dei requisiti minimi di prezzo per mantenere la quota azione sotto quella soglia si viene espulsi Vi aspettereste che gli investitori sappiano che non c

00:15:38,160 [Nicola]

‘è differenza tra una banconota da 100 euro e 10 biglietti da 10. Nella realtà succede invece che nel breve periodo dopo uno stock split, le azioni coinvolte salgano di prezzo. Però ve la ricordate la storia su Mago Arancione, no?

00:15:51,370 [Alain]

 A proposito di Mago Arancione, parliamo di chi c’era più grosso, il market cap. Cosa avevate capito è un numero che puoi calcolare in cinque secondi per qualsiasi azienda quotata in borsa. Prendi il prezzo dell’azione, lo moltiplichi per il numero di azioni circolazione, e il risultato si chiama capitalizzazione di mercato, appunto market cap. Ed è il modo più immediato per rispondere alla domanda: ‘Quanto il mercato pensa che valga questa azienda in questo preciso momento?’

00:16:18,350 [Vittorio]

 Questo conto non è la somma degli asset dell’azienda, tipo immobili, brevetti, capitale umano eccetera, eccetera, ma una stima collettiva e in tempo reale da milioni di operatori, basata su una sola cosa, le aspettative dei profitti futuri.

00:16:32,800 [Alain]

 Quando queste aspettative sono razionali, il market cap riflette diciamo la realtà quando invece il mercato è in euforia o in panico spesso può divergere anche in modo spettacolare il market cup serve anche a classificare le aziende per dimensione e questa classificazione ha conseguenze concrete su quanto è facile comprare e vendere o quanto oscilla anche il prezzo e anche quanto rendimento ci si può aspettare nel tempo.

00:16:55,530 [Nicola]

 Le large cap, quindi aziende con capitalizzazioni tipicamente superiori ai 10 ai 50 miliardi di dollari, sono i nomi che conosci: Apple, Microsoft, LVMH, Nestlé, Toyota. Sono società seguite da decine di analisti in tutto il mondo e liquidissime sul mercato. Puoi comprare e vendere grandi quantità senza spostare il prezzo di un centesimo. Ma qual è il rovescio della medaglia? La crescita esplosiva è già stata apprezzata, almeno nella maggioranza dei casi. Un’azienda che vale 3. 000 miliardi di dollari? Non può raddoppiare il suo valore in due anni con la stessa facilità con cui poteva farlo quando ne valeva 300 milioni. La legge dei grandi numeri non perdona.

00:17:38,270 [Vittorio]

 Per quanto riguarda invece le mid cap, all’incirca sono quelle tra un valore tra 2 e 10 miliardi. E sono aziende in fase di consolidamento. Sono abbastanza grandi da essere considerate solide chiaramente, ma ancora piccole, diciamo, da avere ancora molto spazio di crescita. Sono abbastanza appetibili da diventare il target di acquisizioni per quelle grandi, ad esempio, e molti investitori istituzionali le considerano le più gustose, diciamo, sul mercato in quanto sono in quel punto perfetto di rapporto tra rischio e rendimento.

00:18:08,640 [Alain]

 Poi ci sono le small cap e micro cap, sono sotto il miliardo. Spesso molto meno del miliardo, e hanno poca copertura da parte degli analisti. Quindi liquidità limitata, la volatilità è strutturalmente alta. Comprare o vendere grandi quantità può addirittura spostare il prezzo da solo. In compenso, il mercato richiede, storicamente, un premio per chi si assume questo rischio aggiuntivo. Quindi, nel lungo termine, le small cap tendono a sovraperformare le large cap. O dovrebbero farlo con molta pazienza.

00:18:43,450 [Nicola]

 Torneremo su questo punto nel capitolo sul factor investing. È una delle storie più interessanti e anche più dibattute di tutta la finanza moderna.

00:18:53,400 [Vittorio]

 Allora, il punto è che comprare azioni equivale a comprare rischio, ma non tutto è rischio uguale e una delle variabili può essere non tanto l’azienda in sé, quanto il paese in cui opera.

00:19:03,760 [Alain]

 MSCI, ma se mangiate almeno 25 kg di pasta all’anno potete chiamarlo MSCI, siete autorizzati. È uno dei provider di indici più autorevoli al mondo ed ha risolto il problema della classificazione dividendo i mercati azionari in tre categorie.

00:19:19,540 [Nicola]

 Primo, i mercati sviluppati, Stati Uniti, Europa Occidentale, Giappone, Australia, Canada, sono caratterizzati da alta regolamentazione, monete affidabili, istituzioni stabili. Scusate, questa l’abbiamo fatta scrivere allo stagista di Vittorio che ha usato lo stesso modello di AI dei giornalisti del Sole 24 Ore.

00:19:39,950 [Vittorio]

 Peraltro, ha ingiustamente non menzionato la Grecia che ci è entrata, tipo da due giorni, dentro a questa cosa. Qua non è più un emergente, no davvero.

00:19:47,763 [Alain]

 Aspetta, aspetta, la prossima critica. Che ore sono? Che ore sono?

00:19:54,750 [Alain]

 È comunque qui che è investita la stragrande maggioranza del capitale mondiale. Il rischio politico è basso, le regole cambiano lentamente, in modo prevedibile. Vittorio lo licenziamo. Sto stagista.

00:20:07,670 [Vittorio]

 Ci penserei solo 24 ore a farlo per me. Comunque, l’America da sola rappresenta circa il 65% dell’indice MSCI World, perché qua siamo italici, una concentrazione che molti trovano, diciamo, eccessiva e che alimenta un dibattito tanto interessante quanto una stagione di Masterchef per chi ha passato l’esame di terza media.

00:20:27,080 [Nicola]

 I mercati emergenti sono un’altra storia. Cina, India, Brasile, Taiwan, Corea del Sud, Arabia Saudita. L’economie cresce più velocemente, con tassi di PIL che fanno sembrare quelli europei quasi fermi. Però, io ho aggiunto qua, ti piace vincere facile, eh?

00:20:42,990 [Alain]

 In effetti sono quasi fermi.

00:20:46,400 [Vittorio]

 Il rischio però è strutturalmente più alto e si manifesta in modi diversi. Rischio politico, rischio valutario, rischio normativo, un sacco di rischi. Le regole poi possono cambiare rapidamente, i governi ad esempio possono intervenire in settori interni senza preavviso e le valute locali possono svalutarsi in modo significativo rispetto all’euro o al dollaro, erodendo silenziosamente i rendimenti. Prendiamo la Cina.

00:21:08,620 [Alain]

 mercato enorme che per anni ha attirato capitali da tutto il mondo poi arriva il 2021 Pechino ha deciso di intervenire su interi settori in pochi mesi. Tech, educazione privata, immobiliare, ve lo ricordate? Trillioni di dollari di valore, pum, evaporano nel giro di pochi mesi. che aveva comprato azioni di Alibaba al minimo del 2022 aveva perso circa l’80% del valore. E non è per un crollo dell’azienda o per una crisi economica globale, ma per una decisione sostanzialmente politica.

00:21:37,130 [Vittorio]

 Salutiamo Ingegneri in Borsa.

00:21:39,760 [Nicola]

 E poi a proposito di frontiere, ci sono i mercati di frontiera. Il gradino più basso della scala. Vietnam, Kenya, Bangladesh, Nigeria, Kazakhstan e Burundi. Economie che potrebbero diventare i mercati emergenti di domani, con potenziale di crescita alto ma con liquidità molto bassa, infrastrutture finanziarie ancora in costruzione, rischi che richiedono competenze molto specifiche per essere gestiti. Questo non è terreno per l’investitore generalista, anche perché spesso è proprio difficile accedere a certi mercati.

00:22:14,900 [Alain]

 Vi facciamo una domanda adesso. Preferiresti comprare in saldo un’azienda solida che in questo momento tutti stanno snobbando? Oppure pagare un biglietto di ingresso premium per salire a bordo della prossima potenziale rivoluzione?

00:22:28,570 [Nicola]

 Da questa domanda nascono due stili di investimento e la distinzione tra loro è probabilmente la più dibattuta di tutta la finanza professionale.

00:22:36,900 [Vittorio]

 Le azioni value sono quelle aziende che il mercato percepisce come sottovalutate rispetto a quello che i bilanci mostrano. Si guardano i flussi di cassa, gli asset, i profitti, e a un certo punto si trova un’azienda solita che viene scambiata ad un prezzo più basso. Tipicamente, sono aziende mature in settori consolidati che generano flussi di cassa abbastanza importanti, tipo banche, industria tradizionale, energia, utilities, e spesso pagano anche dividendi generosi perché non hanno bisogno di reinvestire ogni euro per sopravvivere o semplicemente sono arrivati al punto in cui non conviene più innovare e reinvestire all’interno dell’azienda.

00:23:12,590 [Alain]

 Il padre intellettuale di questo approccio, quello del value investing, è Benjamin Graham. Il professore alla Columbia, il cui libro The Intelligent Investor, pubblicato nel 1949, è ancora oggi considerato il testo sacro del settore. Devo anche dire che è abbastanza illegibile, se ma io stavo dicendo la stessa cosa.

00:23:30,150 [Vittorio]

 Si sente proprio che è vecchio, se tu lo apri, anche se il nuovo è sentito dure di muffa e di volere, non so perché.

00:23:39,280 [Alain]

 Comunque il suo studente più famoso è, udite udite, Warren Buffett. Che ha costruito l’intero suo modello su quelle basi, aggiungendo poi nel tempo ulteriori filtri sulla qualità del business.

00:23:49,260 [Nicola]

 Le azioni growth sono l’altra faccia della medaglia, sono aziende con tassi di crescita attesi molto superiori alla media, degli utili, dei ricavi, del loro mercato di riferimento. Il mercato le paga a moltiplici alti rispetto agli utili attuali, scommettendo sul futuro. Ad esempio Google nei primi anni 2000, Amazon per quasi vent’anni consecutivi, o Nvidia nell’era dell’intelligenza artificiale. Tutte aziende che per lunghi periodi hanno avuto un rapporto prezzo-utile di 50% 100 o anche 200 quando le aziende veli dello stesso periodo tra davano a 10 o 15 insomma paghi caro oggi perché se le aspettative si rivelano giuste il prezzo attuale sembrerà basso tra cinque anni E i dividendi di solito non esistono. Ogni euro disponibile viene reinvestito nella crescita.

00:24:42,330 [Vittorio]

 Entrambi i approcci hanno periodo di gloria e periodo, diciamo, bui. suggerisce che nessuno dei due vince costantemente. E la risposta giusta dipende, come spesso accade in finanza, da quanto tempo uno ha davanti e da quanta volatilità si riesce a reggere.

00:24:56,650 [Alain]

 Non abbiamo citato i meme stock, però non li citeremo, basta, ciao. Invece un punto banale ma importante è che il mercato azionario non esiste nel vuoto, ma esiste dentro un’economia con tutti i suoi sali e scendi, i suoi problemi e le sue vicissitudini. Le azioni reagiscono a quel ciclo, in modi molto diversi tra loro però.

00:25:18,530 [Nicola]

 Alcune prosperano quando l’economia va bene, altre sono quasi indifferenti a come sta andando il PIL. La distinzione tra queste due categorie, ovvero i titoli ciclici e i titoli difensivi, è una griglia di analisi molto utile.

00:25:32,430 [Vittorio]

 Allora partiamo dalle azioni cicliche, quelle qui se muovono più in sincronia con l’economia. Quando i consumatori spendono e le imprese investono, queste aziende prosperano. Quando invece arriva la recessione, le loro vendite calano con violenza. I settori classici come auto, turismo, compagnie aeree, industria pesante, acciaio, banche o semiconduttori.

00:25:51,740 [Alain]

 Le azioni difensive invece funzionano un po’ al contrario. Fanno riferimento a beni e servizi in cui la domanda è fondamentalmente inelastica. Ciao, la gente compra cibo, prende medicine, paga per le bollette, anche se c’è una recessione, non puoi farne a meno. Magari fanno un po’ meno, no? Si dividono la tachipirina in due, cominciano a prendere quella 500. Però non è che smettono del tutto. I settori tipicamente difensivi sono beni di largo consumo, pensate ad aziende come Nestlé, Procter & Gamble, Unilever, oppure la farmaceutica, le utilities, le comunicazioni di base. Questi titoli tengono tendendo a essere meno volatili e pagano dividendi stabili, si spera anche crescenti. Tendono anche a sovraperformare il mercato nei momenti di stress, non tanto perché salgono in quei momenti, ma perché scendono di meno.

00:26:38,520 [Nicola]

 Infatti c’è una frase che circola tra i gestori di portafoglio e nei peggiori bar di Caracas.

00:26:45,300 [Nicola]

 E cattura bene questa logica. I titoli difensivi non ti fanno diventare ricco, ti impediscono di diventare povero nel momento sbagliato.

00:26:53,900 [Vittorio]

 Però c’è anche da dire che la distinzione ciclico-difensiva non è assoluta. Molte aziende ad esempio hanno caratteristiche di entrambe le categorie e la classificazione può cambiare nel tempo, ma questo rimane uno strumento utile per chi vuole costruire un portafoglio capace di navigare le diverse stagioni dell’economia e soprattutto non solo quelle buone.

00:27:11,550 [Nicola]

 Passiamo ad un altro argomento, parliamo degli indici. Ogni sera al telegiornale, ancora questo TG4. eeeh però diciamo un’ifera in Africa un indice si sveglia un giornalista un giornalista dice una frase come questa oggi Wall Street ha chiuso il rialzo del 2% E quasi nessuno si ferma a chiedersi, vostri chi? Quale delle migliaia di aziende quotate in America? Tutte? Alcune? Come si misura il mercato con un numero solo?

00:27:45,440 [Vittorio]

 La risposta si chiama appunto indice azionario. Con indice, si intende un paniere di titoli selezionati per rappresentare un mercato, un settore una categoria di aziende. È un punto di riferimento sintetico. L’indice guarda al prezzo di ogni singola azione quotata e costruisce un numero che ne cattura l’andamento complessivo. Serve a due cose: il primo, capire cosa sta facendo appunto il mercato; il secondo, giudicare chi gestisce i tuoi soldi. Ad esempio, se il tuo fondo ha reso il 10% quest’anno, sembra un buon risultato finché magari non scopri che il suo benchmark, l’indice di riferimento appunto, ha fatto il 15%. A quel punto hai pagato qualcuno per sottoperformare il mercato, cosa che succede circa il 99,080% delle volte.

00:28:24,320 [Alain]

 Chi decide cosa entra e cosa esce da un indice? Esistono dei provider specializzati. MSCI l’abbiamo già citato, lo Standard & Poor’s, Dow Jones Indices, FTSE, Russell. E anche i stock per noi europei. Ognuno con metodologie proprie. L’SP500, che è forse l’indice più seguito al mondo, è gestito da un comitato che seleziona le 500 principali società americane in base a criteri precisi. Capitalizzazione minima, liquidità adeguata, flottante sufficiente, cioè quante azioni sono effettivamente scambiabili sul mercato. Eppure considera la redditività. Le revisioni avvengono trimestralmente in questo caso.

00:29:02,470 [Nicola]

 Quando un’azienda entra nell’S&P 500 succede qualcosa di meccanico e prevedibile. Tutti i fondi passivi che replicano quell’indice devono comprare quelle azioni. Obbligatoriamente e indipendentemente dal prezzo. Non perché l’azienda sia diventata più interessante, ma semplicemente perché è entrato nella lista. Ricorda Fossifico, torniamo a lui.

00:29:23,260 [SPEAKER_4]

 Fossifico.

00:29:24,020 [Nicola]

 Questo crea una domanda artificiale temporanea che spinge il prezzo verso l’alto.

00:29:29,155 [Vittorio]

 Insomma, un indice sembra un termometro passivo e in realtà a volte può muovere il mercato che dovrebbe solo misurare in realtà.

00:29:36,290 [Alain]

 Poi, quanto peso dare a ciascuna azienda all’interno del mio indice? La risposta cambia il tipo di investimento che ottieni, perché cambiano la sua concentrazione, il suo rischio e anche il rendimento atteso.

00:29:47,100 [Nicola]

 Esistono tre metodologie principali e sono molto diverse tra loro. Curiosità. Una di esse è universalmente considerata sbagliata, eppure è usata da uno degli indici più famosi al mondo. Giusto, sbagliato, basta divertirsi, no?

00:30:03,380 [SPEAKER_4]

 Certo, certo.

00:30:04,960 [Alain]

 La prima metodologia è la pesatura per capitalizzazione di mercato. Pesatura suona bruttissimo, questo chiaramente non va bene. Comunque la lasciamo lì. L’azienda che vale di più pesa di più. È la metodologia usata dall’S&P 500, da MSCI World, dalla grande maggioranza degli indici principali. E anche la più passiva riflette automaticamente come è distribuito il capitale reale sul mercato. Ma ha un problema di potenziale concentrazione. Per dirne una, nel 2024 le prime 10 aziende dell’S&P 500 che erano quasi tutte big tech americane, pesavano insieme circa il 35% dell’intero indice.

00:30:43,890 [Vittorio]

 Guarda ora ho un termine persino peggiore, perché la seconda è la pesatura equiponderata che mi farebbe voglia di spegnere questo podcast se lo stessi ascoltando non farlo ti prego è quando sostanzialmente ogni azienda ha lo stesso problema indipendentemente dalla sua capitalizzazione quindi diciamo nello standard del pur 500 è qual wait apple che vale circa 3 mila miliardi di dollari conta quanto la più piccola dell’indice che ne vale 14 il vantaggio è una diversificazione più spinta e però lo svantaggio è invece triplice perché i prezzi delle azioni cambiano continuamente quindi per mantenere questa pesatura bisogna ribilanciare frequentemente con costi quindi di transazioni più alti e potenziali inefficienze fiscali inoltre dare più peso alle azioni con capitalizzazione più bassa rendere l’indice più volatile. Da ultimo si perde l’effetto momentum.

00:31:34,220 [Nicola]

 La terza metodologia è la pesatura per prezzo. La L’azienda col prezzo assoluto più alto pesa di più. Quindi, se un’azione quota 400 dollari e un’altra 10, la prima muove l’indice 40 volte di più. Indipendentemente dalle dimensioni reali delle due aziende. La comunità finanziaria considera questa metodologia distorsiva senza eccezioni. È un’eredità di quegli anni in cui gli indici si calcolavavano a mano, senza il computer, e la somma dei prezzi era l’unica operazione praticabile.

00:32:04,880 [Vittorio]

 Cioè la pesatura pigra, praticamente.

00:32:07,290 [Vittorio]

 Comunque questa cosa incredibilmente a tutt’oggi è utilizzata dal Dow Jones Industrial Average, uno degli indici più famosi e peraltro citati al mondo. nonostante ormai abbia perso pure un po del suo facile ragione per cui sopravvive non è tanto diciamo finanziaria ma sociologica è un indice troppo conosciuto troppo radicato nell’immaginario collettivo per essere semplicemente abbandonato. Ogni sera i telegiornali di tutto il mondo citano un numero costruito con una logica che nessun professionista userebbe oggi se dovesse costruire un indice da zero.

00:32:37,860 [Alain]

 E ora corriamo tutti a prenderci un bel ETF sul Dow Jones.

00:32:42,070 [Vittorio]

 Peraltro una cosa che potremmo aggiungere è che anche i rendimenti degli indici non sono calcolati nella stessa maniera, cioè ad esempio l’indice italiano non è total return. Mentre ad esempio il DAX è total return.

00:32:54,940 [Alain]

 Tante volte ti costruiscono le due versioni, però tante volte invece se non lo sai fai confronti e dici: ‘Ah, guarda che merda’

00:33:02,640 [Vittorio]

 però funziona in una maniera diversa. Comunque, passiamo al tema che vi abbiamo tenuto caldo per tutta la puntata. I fatti. Per decenni nella finanza accademica ha operato un’assunzione. L’unico rischio che conta che viene ripagato per un investitore razionale è il rischio di mercato. Quindi niente di più. Questo deriva da un modello chiamato CAPM, che sembra una parolaccia in napoletano, Capital Asset Pricing Model, sviluppato da William Sharpe negli anni 60.

00:33:31,500 [Vittorio]

 Elegante matematicamente rigoroso ed era insegnato in ogni MBA del mondo diceva una cosa sola: voi rendimenti superiori al mercato, assumiti più rischi di mercato, non c’è altro modo.

00:33:41,640 [Alain]

 Ne abbiamo parlato ampiamente nella puntata sulla diversificazione. Se l’avete ascoltata sapete che il CAPM si è rivelato incompleto.

00:33:48,980 [Nicola]

 A partire dagli anni 70 e 80, una serie di ricercatori ha cominciato a documentare che esistono caratteristiche misurabili delle singole azioni, che noi chiameremo fattori sistematici, che spiegano una parte significativa dei rendimenti in modo che il CAP che spiegano una parte significativa dei rendimenti in modo. che il CAPM non riusciva a catturare quanto sei banale CAPM Non erano anomalie casuali, erano pattern robusti, replicabili, documentati su decenni di dati e su mercati diversi.

00:34:25,610 [Vittorio]

 Eugene Fama e Kenneth French entrambi poi premiati con il Nobel hanno formalizzato i primi modelli multifattoriali era la nascita di quello che oggi si chiama factory investing o smart beta per quelli più inclini a comprare materassi in televisione stock picking è un gioco che la grande maggioranza dei gestori attivi perde sistematicamente nel lungo periodo è un fatto documentato ogni anno dallo standard e pur spiva incredibile bellissimo questo nome report da oltre 20 anni sui mercati di tutto il mondo i dati sono imbarazzanti per chi gestisce i fondi attivi pensa per chi li compra Factor investing propone qualcosa di diverso.

00:35:03,380 [Alain]

 Invece di scegliere le azioni giuste, si costruisce un portafoglio che si inclina, fa tilting, sistematicamente verso caratteristiche che storicamente hanno generato rendimenti superiori al mercato. Invece di comprare la singola azienda, si compra il fattore.

00:35:18,780 [Nicola]

 Quindi un approccio che, attraverso questi ETF, è diventato accessibile anche all’investitore retail. Ma per capire perché funziona e quando non funziona, bisogna guardare i fattori uno per uno.

00:35:31,850 [Vittorio]

 Fama e French documentarono nel loro paper del 1992, uno dei più citati della storia della finanza, che le small cap tendono a sovraperformare le large cap nel lungo periodo. Come abbiamo visto, le piccole aziende sono meno seguite dagli analisti, meno liquide e richiedono per questo un premio di rendimento per compensare i rischi aggiuntivi. Di 20 o 30 anni, questo premio è storicamente esistito. Ad esempio, negli Stati Uniti dal 1927 al 2023, i small cap hanno sovrapponiato le large cap di circa 2-3 punti percentuali all’anno. Non è uniforme anno per anno, e ci sono lunghi periodi in cui le large cap dominano. Ma su orizzonti di lungo periodo, il premio tende a materializzarsi.

00:36:11,030 [Alain]

 Quello era il size factor. Si è anche visto che le azioni con prezzi bassi rispetto ai fondamentali, possiamo misurarli da multipli come il prezzo utili, il prezzo patrimonio, prezzo relativo ai flussi di cassa, tendono a sovraperformare quelle azioni che invece sono costose nel lungo periodo. è la versione rigorosa della filosofia di Graham e Buffett, ma applicata a un portafoglio diversificato invece che a singole scelte di stock picking.

00:36:39,580 [Nicola]

 segno molto difficile dal 2010 al 2020, quando i titoli Growth e Tech hanno dominato in modo schiacciante, alimentati dai tassi di interesse bassissimi. che rendevano appetibili anche le storie di crescita futura più ottimistiche. Molti hanno segnalato la morte del value factor. Poi, tra il 2022 e il 2024, col rialzo dei tassi, il value è tornato a sovraperformare. La teoria di fondo, che pagare meno rispetto ai fondamentali genere i rendimenti migliori nel lungo termine, rimane supportata da quasi un secolo di dati in mercati diversi.

00:37:15,900 [Vittorio]

 Un altro fattore è quello Momentum, che è forse il più controintuitivo e anche quello più documentato. I titoli che hanno registrato le migliori performance negli ultimi 6-12 mesi tendono a continuare a salire nel breve medio termine, e invece i titoli che hanno fatto peggio tendono a continuare a scendere. Nigeli, Iegades e Sheridan Tittman, in questa era tosta, hanno pubblicato il paper fondativo di questo fattore nel 1993, dimostrando che una strategia volta ad acquistare i vincenti recenti e a vendere i perdenti recenti avrebbe generato rendimenti anomali su periodi di 3-12 mesi. Solo molti anni dopo, Fama ha ammesso che il momentum rimane un’anomalia persistente.

00:37:54,950 [Alain]

 Il momentum funziona perché i mercati non si adeguano istantaneamente alle buone o alle cattive notizie. C’è un processo graduale di repricing che alla fine crea un trend. L’economia comportamentale aggiunge altre spiegazioni. Gli investitori sono lenti a riconoscere i propri errori, ad esempio, tendono a vendere i titoli vincenti troppo presto e a tenere i perdenti troppo a lungo.

00:38:15,270 [Nicola]

 E a me tocca la parte brutta, ovvero che la strategia Momentum ha però un difetto critico, quelli che vengono chiamati Momentum Crashes, crolli rapidi e violenti dei portafogli costruiti su questo fattore, che avvengono spesso esattamente nei momenti peggiori del mercato, come la crisi del 2009 e quella del 2020.

00:38:33,840 [Vittorio]

 A questo va aggiunto il quality factor, che è semplice nella premessa. Le aziende con alta redditività del capitale investito, cioè quindi nel ROE, ROA, ROIC, ebbene, solidi come ad esempio basso indebitamento utili stabili e alta generazione di flussi di cassa tendono a sovraperformare nel lungo periodo gac la letteratura accademica confermato questo effetto in modo robusto su mercati e orizzonti temporali molto diversificati.

00:38:58,860 [Alain]

 C’est qui une certa sovrapposizione col fattore que Fama et French chiamavano profitability. Non è stato ancora chiarito definitivamente si uno sia effettivamente seul la brutta copia dell’altro. Un po’ la stessa relazione che in tanti attribuiscono a questo podcast col rational reminder.

00:39:15,850 [Nicola]

 Il fattore low volatility è forse il più anomalo dal punto di vista del teorico classico. La finanza standard infatti insegna che più rischio uguale più rendimento. Attendiamo, quindi i titoli più volatili dovrebbero rendere di più. Invece i dati dicono l’opposto, e sistematicamente. I titoli con bassa volatilità storica tendono a offrire un rischio inferiore rispetto ai titoli ad alta volatilità. Questo che chiamiamo paradosso della bassa volatilità è documentato su oltre cinque 50 anni di dati americani e in decine di altri mercati. Robert Haugen e James Hines l’osservarono già nei primi anni 70, ma fu ignoto. Per decenni, perché contraddiceva il CAPM. Il CAPM è vendicativo, il proprio editor. Il CAPM è una mafia.

00:40:03,770 [Vittorio]

 Le spiegazioni comportamentali. Gli investitori istituzionali tendono a sovrappesare i titoli ad alta volatilità perché sono misurati e incentivati su base annuale, appunto i bonus. E les titols volatili offrono le migliori possibilità di performance in breve termine, ma anche di disastro. Però in questi casi i gestori non devono pagare un bonus inverso di tasca loro e quindi se ne fottono alla grande dei risultati.

00:40:26,110 [Alain]

 E poi c’è l’effetto lotteria. Gli investitori pagano un premio per avere la possibilità, seppur remota, di un guadagno esplosivo su un titolo ad alta volatilità, proprio come si paga un biglietto della lotteria a più del suo valore a testa. Razionale. Questo gonfia i prezzi dei titoli più volatili al di là del loro valore razionale, deprimendone i rendimenti futuri.

00:40:49,880 [Nicola]

 Comunque, il factor investing non è una formula magica. I fattori attraversano periodi prolungati di sotto performance che mettono a dura prova la disciplina degli investitori. Il Value ha sottoperformato per 15 anni consecutivi. Il Momentum può crashare con violenza nei momenti peggiori. La capitalizzazione presente di un fattore nella letteratura non garantisce la sua redditività futura e c’è un argomento valido che, una volta che un fattore documentato diventa popolare, il mercato lo arbitraggia riducendone il premio. Chiudendo, è il caso di aggiungere un’ultima cosa.

00:41:24,140 [Vittorio]

 Il mercato azionario non è complicato, è complesso. Complicato significa che tante parti sono difficili da capire. Complesso significa poche regole semplici che interagiscono in modi difficili da prevedere. Le basi nell’investimento si imparano in 40 minuti di podcast capire come si comporta un portafoglio nel tempo attraverso i cicli economici alle crisi geopolitiche ai cambi di regime dei tassi quello richiede anni di ricerca e comunque non è detto che ci abbiate capito qualcosa anche in questi anni

00:41:54,509 [Vittorio]

 Siamo arrivati a un momento rilassante, la posta del cuore.

00:41:58,370 [Alain]

 Vi ricordiamo che ci potete scrivere tramite il form sul sito, rispondendo alla newsletter. Sì, abbiamo la newsletter. Ed è formattata male nell’ultimo numero.

00:42:07,580 [Alain]

 chi l

00:42:08,100 [Vittorio]

‘ha fatta scusate?

00:42:09,460 [Alain]

 è stato io scusatemi Non so cos

00:42:12,060 [Nicola]

‘è successo, devo ancora investigarlo, potrebbe succedere di nuovo. Ma tra l’altro siamo tutti, siamo fuori sync comunque, perché tu dici questo, ma in realtà quando la gente la sente la puntata.

00:42:23,480 [Alain]

 Sì, infatti hai ragione. magari non abbiamo sistemato entro di allora ma che cosa ne sanno mica c

00:42:28,550 [Vittorio]

‘è scritto la scritta Len questa Grazie.

00:42:31,110 [Alain]

 Io lo scrivo, c’ho scritto lì.

00:42:34,080 [Alain]

 Potete rispondere alla nostra newsletter, oppure potete scrivere sul nostro subreddit, che sempre molto attivo e io lo vanto ogni volta ogni volta che leggo questa roba qua dico bravi. È meglio quello delle bici, lettera di Andrea. Carissimi tubiggis, vi ascolto da anni con grande piacere. Mi tenete compagnia ogni giovedì, e così mi evito di guardare barba scura che parla di sporro delle balene.

00:43:00,370 [Alain]

 Così mentre ceno da solo, guardo la neve che cade fuori dalla finestra del mio monolocale ad Arlon. Ah, proprio quella Arlon. Arlon. Arlon. Arlon. C’è chissà di cosa. Sto parlando mentre guardo il mio broker. Penso che odiate di più la categoria del trader che fa market timing su posti italiani o quello che investe la tredicesima sulla compagnia mia eritrea, che inventerà la nuova Tesla, perché io faccio parte di entrambi i gruppi. Le ascolterò fino al mio primo milione. Grazie di avermi reso ricco. Ciao Andrea.

00:43:29,680 [Vittorio]

 Possiamo ufficialmente dire che questa cosa è vera, non ce la siamo inventata, come le prime puntate, ma questa è veramente la più bella mail ricevuta da qualsiasi podcaster della storia, e soprattutto letta in un podcast ufficialmente. Comunque, io vorrei sapere qual è la compagna del futuro in Eritrea. Sono veramente curioso.

00:43:50,440 [Alain]

 Sarebbe bene. Magari ha convertito la sborra di balene in Ma poi mentre cena, capito?

00:43:57,360 [Vittorio]

 Immagina come gli ravviviamo la giornata, no? Lui ha questa scelta di Arlon mentre vede Barba Scura che parla di animali che scopano cose.

00:44:05,500 [Nicola]

 Infatti a me è venuto in mente, cioè, ma è Arlon che attira i matti o è vivere ad Arlon che ti fa diventare matto?

00:44:12,020 [Alain]

 Io punto sulla seconda.

00:44:15,240 [Nicola]

 Parlando di matti, è tempo di cazzabubbole. Qua in Svizzera le vacanze scolastiche funzionano in maniera diversa che in Italia. In Italia ci sono 12 settimane. tutte di botto d’estate qua sono solo 4 settimane d’estate quindi è un troiaio se lavorate perché ovviamente dovete scannarvi con i colleghi Però tutte le altre, quelle altre otto settimane praticamente sono spalmate durante l’anno, cioè i bambini fanno sei settimane a scuola e due settimane a casa. Ovviamente, io praticamente di settimane di vacanza ne ho sei. È abbastanza facile fare i conti e capire che ci sono sei settimane che abbondano lì in mezzo. Il sistema scolastico svizzero ha il dopo scuola, il dopo scuola che non è all’interno della scuola, ma non è gestito dalla scuola. gestito da altre persone, quindi su altri soldi. Ci vuole dire, sì, però è straordinariamente cheap e quindi tra l’altro la mia storia di oggi proprio su questo.

00:45:16,560 [Nicola]

 Quindi cosa fanno questi tizi del doposcuola? Quando la scuola è in vacanza, loro ti danno la possibilità di tenere i bambini tutto il giorno. Invece che a pomeriggio. Solo che Zurigo è piena di scuole, perché per la storia dei bambini ci devono andare a piedi, quindi devi metterci una scuola dappertutto. Però la scuola dove va mia figlia è considerata una scuola del centro e che quindi è collegata a un’altra scuola del centro che però è dall’altra parte della città. E quindi delle volte mi capita che io la devo portare. Devo farmi stasca portarla tra l’altro in una scuola che è bella, perché sembra non lo so Hogwarts. La prima volta che ci sono andato avevo paura, io, perché tu immagina di stare in una scuola enorme con queste porte di legno, sembra di entrare in un castello. Questi saloni in pietra, poi escono scrittrici neonaziste di botto. Allora rischi tantissimo e tutto vuoto, tutto vuoto, perché comunque gli svizzeri si dividono in due grandi categorie, o quelli ricchi, e che quindi quando ci sono le vacanze scolastiche vanno via, sempre.

00:46:27,050 [Nicola]

 Tu dici come cazzo fai ad avere 12 settimane di vacanze all’anno, non lo so, però vanno via, oppure ci sono quelli che invece fanno fatica e che quindi i figli non li mandano dopo scuola perché devono pagare e non c’hanno cazzo di pagare. A me è capitato spesso di portare mia figlia lì e c’erano magari due bambini tre bambini immagina di sta scuola enorme sembra quei film americani dove non lo so ti mettono in punizione e poi c’è tutta una storia dietro insomma porto lì mia figlia questa roba è iniziata anni fa la porto lì la prima volta e poi vado a prenderla e le chiedo alla fine della giornata cosa ha fatto E lei mi dice, ma niente, siamo andati al ristorante. In che senso siete andati al ristorante? Perché quando loro sono a sto dopo scuola lì, fanno queste attività. quindi una volta andata al ristorante a mangiare le patatine una volta l’hanno portata allo zoo una volta l’hanno portata al cinema cioè lei si è riattraversata la città per andare al cinema a guardare e quindi niente io sono rimasto basito da sta roba qua perché non pensavo pensavo che fosse triste

00:47:40,100 [Nicola]

 roba del tipo sì ci sono due giochi lì buttati per terra e invece si impegnano un casino per farli divertire sti bambini comunque io oggi vi consiglio un libro che si chiama l’eco delle bolle scritto da alessandro greppi noi abbiamo fatto anche una puntata sulle bolle però questo libro lo argomenta in una maniera diversa perché ogni capitolo è praticamente un dialogo con un professionista diverso. Quindi cambia il tema anche se tenta di estrapolare delle regole, dei temi comuni e soprattutto delle prospettive diverse. Alle fine, è un tema abbastanza usato, però qua si tenta di farlo in una maniera originale. Ma la cosa importante è che l’ha scritto un mio collega che me l’ha dato mesi fa, e me ne parlo solo adesso. Poi ho scoperto, leggendolo, che in uno dei dialoghi c’è un tizio che è un amico dei miei genitori. Quindi cosa vi posso dire di più?

00:48:38,710 [Vittorio]

 Io invece consiglio l’aveva nominato qualche tempo fa, Nicola, il documentario che si chiama Manosfera, che sta su Netflix.

00:48:48,030 [Vittorio]

 Che non è un grandissimo documentario di sé per sé, però è interessante perché parla di tutto quell’universo di influencer americani e soprattutto mi sembra inglese. Capéguate da quegli esseri orribili che sono i fratelli Tate, peraltro vestiti in una maniera oscena, in sostanza sono tutte queste teorie da maschio tossico incredibile, tipo le donne devono stare a casa, sono tutte puttane, io le devo scopare, ma non devono andare su OnlyFans, se stanno con me e poi vabbè non devono essere nude, ma io però devo vantarmi facendo il counting online di quante me le sono sifonate. I soldi sono l’unico metodo per capire il successo, poi balanghe di steroidi e probabilmente anche droghine eccitanti e poi un po’ di teorie complottive. Perché non ce le metti? Non dai un po’? Di colore alla tua vita, insomma, credo che questo sia un buonissimo documentario da vedere, per capire quelle red flags, soprattutto a donne, ma anche agli uomini, per capire chi ha un cazzo microscopico e proprio da dire, ‘vabbè’, ciao carissimo, è stato bello. Non ci devi neanche parlare e lasci nella loro solitudine, nel loro universo.

00:49:50,680 [Vittorio]

 Il problema però è che tutti questi meccanismi funzionano molto bene sui social, perché loro intercettano con delle campagne, c’è proprio tutto uno studio sui Tate come analisi. Hanno avuto successo, eccetera. A volte possono essere anche convincenti, certi tipi di reel, perché sono obiettivamente mirati in una certa maniera, prendendo varie debolezze. Quindi, se vi capita e lo faccio come messaggio, se vi capitano di queste cose, incominciate in qualche modo a convincervi che potrebbero avere ragione, secondo me. Quello è un buon momento per andare da uno psicoterapeuta. Ma ognuno di noi ha queste debolezze, fragilità. Ci sono dei momenti, magari in una delusione amorosa, uno dice ‘vabbè’, ma lo sai che ci hanno un po’ ragione. Raga, cioè andate a sentire qualcuno che vi può dare la mano. Non succede niente, perché non può essere quello un modello valido in qualsiasi forma, anche un po’.

00:50:45,650 [Alain]

 Edulcorata, cioè so di coglioni, sono d’accordo. Sono d’accordo comunque, non vi aiuta un cazzo mettere la faccia nel ghiaccio. Non chiedetemi perché lo so.

00:50:58,830 [Alain]

 Io invece vi consiglio qualcosa un po’ agli antipodi. L’imperatore del male di Siddhartha Mo-Cazzo, adesso è dura. Mukerji Siddhartha Mukherjee, credo. Il sottotitolo del titolo è una biografia del cancro. Sostanzialmente è un saggio di storia della medicina che parla del cancro proprio dalle origini. Dalle primissime fonti e pare che il primo documento in cui si fa una diagnosi di cancro sia stato di Imhotep, il famoso Imhotep, che c’era nella mummia. Questo medicone di 2500 anni fa, non 2500 avanti Cristo, ma 2500 avanti Cristo, che aveva individuato questo cancro al seno, a quanto pare. E partendo da lì, fa la raffica dell’evoluzione dello studio del cancro, come è stato trattato, quali sono gli approcci.

00:51:53,210 [Alain]

 Cosa ha significato anche dal punto di vista sociale, come si è evoluta la lotta al cancro, come è stata finanziata, eccetera. Va molto nel dettaglio, però è estremamente leggibile, molto ben scritto. Ha vinto il Pulitzer tra l’altro, per quanto ben scritto, è molto figo. Purtroppo si interrompe perché è stato scritto nel 2009-2010, quindi si interrompe. Non ci sono gli ultimi 10-15 anni, però molto molto bello, consigliato.

00:52:19,990 [Vittorio]

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