Si, il Matteo di Non Aprite Quella Podcast!
Oggi a Too Big To Fail abbiamo come ospite una leggenda del podcast italiano: Matteo Lenardon, autore di Non Aprite Quella Podcast. E Nicola sviene.
I consigli di oggi:
Nicola: Andrew Mack a The Intentional Investor
Vittorio: Maurizio Merluzzo
Alain: Barracoon: L’ ultimo schiavo
LA PROMO
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Cose nominate (forse):
- Non aprite quel teatro
- Teoria puntini di Jobs
- Tumore di Steve Jobs
- Link puntata investimenti di merda
- Puntata SWR
- Epsilon Theory
- Click Beta
- Cotto e frullato
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Oh, e ascolta tutto fino alla fine oppure ne faremo un caso per Matteo.
Sintesi della puntata
Gli host discutono del loro percorso con il podcast, dell’evoluzione del panorama dei podcast italiani e delle sfide di bilanciare libertà creativa e monetizzazione.
I Primi Giorni dei Podcast in Italia
- Alla fine degli anni 2000, i podcast italiani si concentravano principalmente su argomenti di nicchia come tecnologia e Star Trek, con scarso appeal mainstream.
- Gli host ricordano i loro primi tentativi di fare podcast, incluso l’acquisto di attrezzature e la sperimentazione di formati diversi, prima di trovare la loro voce unica.
- Notano la mancanza di investimenti e lo scetticismo verso i podcast da parte delle aziende di media tradizionali in Italia, finché il medium non ha iniziato a guadagnare slancio a metà degli anni 2010.
Bilanciare Creatività e Monetizzazione
- Gli host discutono delle sfide nel mantenere la libertà creativa pur esplorando modi per monetizzare il loro podcast, incluse le partnership con i brand e l’uso di piattaforme come Patreon.
- Condividono approfondimenti sull’importanza di comprendere il proprio pubblico e trovare il giusto equilibrio tra contenuti sponsorizzati e narrazione autentica.
- Gli host sono diffidenti nei confronti dell’industria della “formazione sui podcast”, vedendola come un potenziale imbroglio per capitalizzare sulla crescente popolarità del medium.
L’Evoluzione del Panorama dei Podcast
- Gli host evidenziano i vantaggi unici del formato podcast, come la sua indipendenza dagli algoritmi e la capacità di mantenere un collegamento diretto con gli ascoltatori.
- Lo confrontano con le sfide affrontate dai media tradizionali, spesso in balia dei capricci delle piattaforme social e dei loro algoritmi in continuo cambiamento.
- Gli host esprimono ottimismo sul futuro dei podcast, vedendoli come un medium che permette una maggiore libertà creativa e indipendenza rispetto ad altri formati di contenuti digitali.
Esperienze e Prospettive Personali
- Matteo Lenardon condivide il suo background come scrittore, partendo dai suoi primi giorni di autopubblicazione di un giornale scolastico fino ai suoi lavori successivi per varie testate.
- Discute delle sfide nel trovare la sua voce e il suo stile unici, nonché dell’importanza di essere fedeli a se stessi piuttosto che inseguire tendenze o cercare di piacere a tutti.
- Gli host toccano anche il ruolo del privilegio e della classe nelle industrie creative, e come questo abbia plasmato le loro esperienze e prospettive.
Citazioni e Esempi Notevoli
- “Podcast è una parola composta. Pod viene da iPod, il lettore MP3 di Apple, e cast da trasmissione radiofonica amatoriale condotta da persone noiose e incapaci. È la nuova rivoluzione digitale. Non dovendo rispondere ad una vera radio, più mediocre più velocemente.”
- “Mi è sempre piaciuto scrivere ed è sempre stata l’unica cosa che penso di saper fare. Scrivere ti permette di riflettere e di insegnare a te stesso quello che poi vuoi spiegare agli altri.”
- “Se ti pagano, sei bravo. Se devi pagare per farlo, non sei bravo. Questa è una regola che funziona sempre. Più persone che pagano per fare quello che vogliono. Come le persone che pagano per autopubblicare i loro libri. Vuol dire che non sono capaci di scrivere.”
Trascrizione
Made by Clipto tutto solo, oramai è un bimbo grande.
Nicola
[ 00:00:36 ] Dai, senti, faccio una domanda così per rompere un po’ il ghiaccio, no? Che andando a rileggere un po’ delle cose che avevi scritto proprio agli inizi, ho trovato che nel 2008 avevi scritto la definizione di podcast. E dicevi: “Podcast è una parola composta.Pod viene da iPod, il lettore MP3 di Apple, e cast da trasmissione radiofonica amatoriale condotta da persone noiose e incapaci. È la nuova rivoluzione digitale. Non dovendo rispondere ad una vera radio, chiunque ora può creare un prodotto più mediocre più velocemente. Pensa che al giorno d’oggi basta un computer da qualche centinaia di euro per poter creare a casa tua una trasmissione radiofonica inascoltabile. Un bel passo in avanti rispetto a quando dovevi pagare qualcuno per assistere alla tua mediocrità.”Ora, ti saresti mai aspettato che quasi vent’anni dopo avessi scritto il pezzo più esilarante della storia del podcast italiano, che ovviamente è il pezzo, quello di J.Ray alla deposizione di Diddi doppiato con la voce di Salvini.
Matteo Lenardon
[ 00:01:36 ] Non me ricordavo questa frase adesso, però la userò di nuovo perché mi ho riscoltato per la scritta. Però nel 2008 tipo penso che gli unici podcast esistenti fossero di gente iper nerd che parlava di computer e basta, cioè di quanto il loro Mac funzionasse male o bene, il PC, l’uscita del nuovo hardware di questa o quella compagnia e basta. Cioè non c’è niente oppure gente che parlava di Star Trek. Quale personaggio di Star Trek faceva arrappare di più. Questi erano gli argomenti dei podcast non erano esattamente molto interessanti in Italia, penso che ci fosse il nulla assoluto.Forse credo che solo qualche radio italiana mettesse piccolissimi spezzoni dei loro programmi, però il nulla assoluto. Però in realtà, come tecnologia era, l’ho sempre trovata interessante. In realtà mi ero pure comprato tipo nel 2010 mi sono preso pure un microfono per fare un podcast e per tipo sei anni non l’ho mai usato finché poi l’ho regalato a una mia amica che poi effettivamente l’ha usato per fare un podcast e adesso, tipo, lavora a radio DJ. Quindi almeno qualcosa è servito a qualcosa quel cacchio di podcast, però ciòè io in realtà quando poi ho lavorato come direttore a The Vision in realtà io ho cercato di far partire un po’ la questione dei podcast era il 2017 e anche lì anche se comunque già c’era qualcosa già cominciava finalmente cominciavano a uscire dei prodotti interessanti nei podcast italiani.Investimenti zero, cioè andavi da un brand “podcast cosa?” Era proprio… ti guardavano come se avessi proposto non so di andare sulla luna, cosa del genere. Però alla fine abbiamo creato tipo un podcast che si chiamava ‘In quattro minuti’ che per esempio raccontava quello che sarebbe successo nella giornata, e poi più o meno chiunque l’ha fatto. Una cosa del genere.
Ho fatto anche un podcast mio, che era bruttissimo. J-Ax mi prende ancora in giro perché parlavo tipo ‘Ciao ragazzi, oggi è successo questo’. Parlavo con una voce impostata perché io non sapevo usare la mia voce. Poi giustamente mi ha detto: ‘Devono parlare come parli con me ah ok è giusto. Giustamente non devo parlare come un coglione che fa il trailer di un film horror, immagino anche voi avete fatto un bel po’ di puntate e poi uno impara facendole, e basta, perché nessuno di noi ha fatto scuole di dizione o scuole di non so, i podcast. Anche se ho visto che c’è un sacco di gente che ora sta pagando, tipo 3k, per fare tipo le lezioni di podcast e ti insegnano, penso appunto a usare Audacity e caricare gli MP3 su Megafon.
È la grande truffa del nostro secolo, eh!
Ma però cioè non so, se avete visto, sono grosse compagnie, diciamo le più importanti compagnie italiane, hanno deciso di monetizzare i podcast, i brand, facendo pagare i loro ascoltatori 3k per imparare appunto a scaricare gli MP3, perché non riescono a monetizzare i loro prodotti. No ma secondo me ormai siamo arrivati a un punto in cui riesci tipo a vendere a Banca Intesa un podcast di merda. Ma penso che l’obiettivo di tutti è di farla pagare a Banca Intesa, cioè chi non vorrebbe rubare dei soldi a Banca Intesa un po’ per riequilibrare le cose alla fine.
Vittorio
[ 00:04:51 ] Tu non la sai questa cosa ma in realtà sei il sogno diciamo semi-homo erotico di Nicola nel senso che lui ha una venerazione per te da tempi in memory e una delle noi abbiamo una rubrica alla fine del podcast si chiama Cazzabubbole in cui sostanzialmente diamo tre consigli e poi è diventata la rubrica delle storie di Nicola della sua vita e in una delle primissime puntate lui aveva raccontato di come in palestra a un certo punto si trova diciamo un podcast a casa lo ascolta e dice ma io sta voce la conosco e non era era non aprite quella podcast l’ascolta e si ritrova la tua voce e lui ascoltava o leggeva qualcosa di te in passato e tutta questa puntata era una venerazione incredibile delle tue capacità di scrittura di quanto lo facevi ridere eccetera poi noi per curiosità io e Alain ci siamo messi ad ascoltare non aprite quella podcast e quello che è successo è che in una settimana c’è stato un buco nero in cui siamo passati da puntata 1 a 60. Quindi siamo tre fan praticamente, però la cosa molto divertente è che c’è proprio una storia dietro il tuo invito, diciamo.Matteo Lenardon
[ 00:05:45 ] Questa è la bella storia.Nicola
[ 00:05:46 ] Però raccontaci un po’da dove hai iniziato, perché io mi ricordo i blog.Penso che tu abbia iniziato scrivendo, no?Qual è stata l’idea o il motivo?Matteo Lenardon
[ 00:05:57 ] In realtà mi è sempre piaciuto scrivere ed è sempre stata l’unica cosa che penso di saper fare. A scuola avevamo un giornalino si chiamava Il Salaino, che a me faceva schifo e quindi avevo deciso di rifondarlo chiamandolo Il Salamino. Erano tipo tutti articoli più o meno contro compagni professori. Avevo comprato Il Sole 24 Ore perché c’era anche la rubrica economia, perché in quel momento Il Sole 24 Ore usciva tipo la versione tipo di Topolino dell’economia. Avevo comprato quello per fare anche la sezione economia e poi avevo costretto mia madre a fare tipo 4.000 fotocopie e lo distribuivo in giro per la scuola; quindi, in qualche modo, penso che il fatto di esprimermi ce l’ho sempre avuto perché mi piace l’idea di ragionare su qualcosa, soprattutto quando tu scrivi sei tu, che praticamente stai scoprendo, stai de-costruendo con la tua mente quello di cui vuoi parlare; quindi, è come se insegnassi a te stesso quello che poi tu vuoi spiegare agli altri, perché fai delle ricerche, cerchi di approfondire, lo capisci tu e poi lo spieghi agli altri o comunque insomma, magari è qualcosa che già sai; però, insomma, devi comunque fare un minimo di ricerca; quindi, è una cosa che ti permette di riflettere e di scrivere, e quindi è questo quello che mi ha sempre affascinato della scrittura.Ho cominciato a 16 anni scrivevo su una rivista, si chiamava PC Action, facevo tutorial di grafica perché facevo una scuola di arte grafiche. In realtà, quello che poi ha fatto partire diciamo tutto quello che poi è avvenuto dopo è che verso i 20-21 anni 21 non mi ricordo. Tipo c’era un tizio che conoscevo online che aveva aperto un blog chiamato Hating Line e mi aveva chiesto: ‘Scrivi, praticamente solo lui, di robe sue a caso.’Mi ha chiesto di fargli la grafica; gli ho fatto la grafica e poi mi ha chiesto: ‘Beh, visto che ci sei, perché non scrivi anche tu?’ E ho cominciato a scrivere su questo blog. Poi piano piano, questo blog è diventato in qualche modo popolare e sono cominciato ad arrivare offerte di scrivere per varie testate. Quello era dedicato praticamente solo a fare una satira sul mondo del rap italiano in quel momento. Poi ho aperto un mio blog, a parte, si chiama Seven Year Winter e lì ancora sono arrivate altre offerte. Ho cominciato a scrivere per la televisione. Piano piano, poi ho fatto insomma la mia piccola carriera.
Alain
[ 00:08:17 ] Mi collego a questo. Si pensa spesso che se ami ciò che fai, i risultati alla fine arriveranno. Tu cosa ne pensi? È una verità o una cazzata pazzesca?Matteo Lenardon
[ 00:08:23 ] Credono di poter fare qualsiasi cosa solo perché hanno un sogno, in realtà no, non funziona così, purtroppo. Devi anche capire quali sono i tuoi limiti e dire: ‘vabbè, questo è il mio limite’. Però magari sei forte in quest’altra cosa, facciamo quest’altra cosa. Poi magari questa cosa che non riesco a fare veramente può essere un hobby.Vittorio
[ 00:09:00 ] Però c’è questa cosa molto difficile di capire se sei bravo o semplicemente ti stai illudendo.Matteo Lenardon
[ 00:09:06 ] A un certo punto è molto semplice: Se ti pagano, sei bravo. Non è molto difficile da capire. Se invece sei tu che devi pagare per farlo, non sei bravo. Ecco, questa secondo me è una regola che funziona sempre. È molto semplice in realtà. È pieno di persone che pagano per fare quello che vogliono. Tipo, prendi per esempio le persone che pagano per auto-pubblicarsi i loro libri. Vuol dire che non sono capaci di scrivere. È molto semplice. Oppure la gente che fa il giornalista e che magari, sì, scrive per Repubblica o il Corriere, ma gli danno tipo 20 euro. Ha fatto la Cattolica, ha speso 15k per fare la Cattolica, viene sostenuta dal padre che gli paga l’affitto, la casa però va in giro a dire che è un giornalista ma in realtà non sei un giornalista, sei un mantenuto da tuo padre che però scrive l’occhiello su Repubblica.Nicola
Come mai sono spariti i tuoi blog?
Matteo Lenardon
Ma perché poi sono diventati, cioè ormai non scrivo più da anni, da secoli sono cose diventate pre-storia ormai. Poi odio rileggere le cose vecchie che ho fatto non mi piacciono più in generale qualsiasi cosa che ho fatto in passato non mi piace più vederla. E poi se non mi dava fastidio il fatto che fossero lì morti, che tipo lo aprivo la pagina c’era tipo scritto l’ultimo post 2013 ma che cazzo è! Mi sentivo l’ansia, cazzo devo aggiornarlo
Alain
[ 00:10:25 ] Uh, aspetta, mi collego anche questa. Perché molti creator, e vabbè, noi siamo forse inclusi, finiscono un po’ nella trappola del pubblicare costantemente, no? Un po’ per l’algoritmo, perché sennò ti punisce, o anche per i follower, perché tante volte, no, se non gli dai la pillolina ogni settimana, magari hai paura che ti abbandonano. Tu la senti questa pressione? E se la senti, come la affronti?Matteo Lenardon
[ 00:10:53 ] Quando avevo il blog e scrivevo per una testata sì. Insomma il fatto che questa piattaforma potesse andare avanti dipendeva appunto da quante persone la leggessero, se le persone non la leggevano non faceva soldi e quindi era un costante guardare i KPI, le metriche. Oddio ci sono 600 persone collegate in questo momento, perché?Ieri ce ne erano 700, cos’è successo? Dobbiamo capire sull’algoritmo di Facebook come utilizzarlo per far girare meglio gli articoli, era una cosa che alla fine ho lasciato perché ho capito che non era più tanto scrivere articoli o far scrivere articoli ma era come cercare di fregare gli algoritmi dei social network per poi far girare gli articoli ed è una cosa che all’inizio ho visto come sfida perché in generale mi è sempre interessato capire come funzionano le cose smontarle e capire dall’interno come funzionano, però poi è diventato noioso sinceramente mi piaceva più l’idea di fare delle esperienze in prima persona e poi scrivere di quelle esperienze più che tutto il meccanismo che c’era dietro.Vittorio
[ 00:11:47 ] Però come fai a conciliare diciamo cioè quando parti con un nuovo progetto, un blog podcast eccetera vedi una situazione che può avere diciamo profittabilità e su quello ci scrivi oppure tu hai un’idea, una convinzione che può funzionare e la lanci sul pubblico, vedendo la reazione. C’è sempre un po questo conflitto tra scrivere per un mercato che ci può essere oppure cercare di creare quel mercato.Matteo Lenardon
[ 00:12:12 ] Se parliamo di progetti online tipo quando abbiamo lanciato il podcast io avevo letto che Spotify voleva togliere la leadership ad con la loro piattaforma Apple Podcast e quindi avevano pensato bene di creare contenuti originali pagando vari podcaster insomma per uscire come Spotify Originals quindi J-Ax ha avuto l’idea di fare questo podcast l’abbiamo realizzato tutti e dieci gli episodi i primi dieci episodi li abbiamo realizzati e poi ho letto questa cosa e ho detto beh proviamo a proporre a Spotify il nostro podcast e loro ci hanno gli è piaciuto ci hanno fatto un contratto di 4-5 stagioni non mi ricordo e abbiamo cominciato. Loro ci davano i soldi ogni stagione per per fare una stagione. Poi hanno schiacciato Apple, giustamente hanno deciso: ‘Ragazzi, i soldi non ci sono più’. Anzi, no, no, no, ci sono. Ma sono solo per Joe Rogan, pagheremo solo lui e poi hanno tolto i soldi a tutti i podcast del mondo, tranne veramente a Joe Rogan e forse altri 2-3 podcast americani. E quindi ho detto: ‘Vabbè, amici, come prima? Ragazzi, comunque siamo andati nel loro ufficio a Milano e ci hanno dato una tote bag con una matita per dire: ‘Ragazzi, grazie’. Ho detto: ‘Vabbè, se volete però potete andare avanti come volete voi. Ho detto: ‘Vabbè’. Visto che dobbiamo andare avanti, proviamo a fare questa cosa di Patreon. In America era praticamente qualsiasi podcast americano ha un Patreon, in Italia nessuno lo usava. Cioè, in realtà, pochissime persone che lo usavano. Ad alcuni andava leggermente bene, ad altri malissimo. Però erano sempre cifre che a malapena una persona ci poteva sopravvivere, proprio vagamente. Magari potevi dire: Vabbè, potevi giustificarlo come copertura di spese. Nessuno pensava che sarebbe stata una cosa che avrebbe portato un granché. Però ho detto: ‘Tanto vale provarci’, perché nessuno ci prova. Proviamoci, noi abbiamo un prodotto che comunque ha un minimo di riscontro, persone che insomma ci ascoltano e l’idea è offrire qualcosa in più, l’idea che secondo me molti hanno che è sbagliata è togliamo qualcosa e glielo ridiamo però a pagamento. Se invece lasciamo una base cioè quello che è sempre stato ma offre un qualcosa in più, magari la gente è più invogliata a dire ‘ok, ti do 5 euro’ e mi ascolto una puntata in più a settimana rispetto a quello che esisteva prima. Incredibilmente, è ingranata la cosa ha funzionato molto bene. Adesso siamo tipo tra i 30 podcast al mondo su Patreon, che è una cosa allucinante per noi, allucinante.Vittorio
[ 00:14:37 ] Ti vorrei dire una cosa che Nicola è un grande fan vostro però tra i tre qua è l’unico che caccia i soldi ed è un Mimmo sono io tanto tanto lo so che poi condividi gli episodi con gli altri no no in realtà questa era l’idea primaria utilizzare l’account vi steccate un account no invece no sono egoista incredibilmente nonostante poi l’accolli al paypal di too big to fail. Non è vero, non è vero.Voi siete un caso di grande successo ma pensi che siete replicabili o siete una eccezione? Perché mi pare che questo sia un business che non funziona così tanto o perlomeno funziona finché rimani piccolo o medio, come dicevamo prima in realtà, grandi società non riescono a reggere questa struttura a meno che non nascano in una maniera differente. Non so il Post ha il giornale ha tanti podcast ti dà un abbonamento molto ricco e quindi tu sostanzialmente lo paghi. Però, per loro è un in più in qualche maniera.
Matteo Lenardon
[ 00:15:51 ] Secondo me, per molte società che sono nate per creare podcast sono nate come una concezione non da podcast o blogger, insomma persone diciamo native digitali, ma vengono tutti dal mondo della produzione radiofonica oppure da televisione da altri ambienti. Quindi si portano dietro l’idea che per fare un prodotto devi chiamare 600 persone, 8 assistenti, il fonico, quello che ti fa le riprese, quello che aiuta, quello che fa le riprese, quello che ti fa le luci hanno una mentalità che fisicamente non può coesistere con l’idea di produrre qualcosa per il web. L’idea cioè noi abbiamo funzionato perché letteralmente siamo noi tre quando dico noi tre intendo io che facciamo tutto quindi cioè non è che abbiamo i costi sono zero, cioè il costo è il mio tempo è il tempo di Ax e di Pedar, quello è il costo. Poi vabbè, adesso abbiamo preso uno studio più grande perché era un cazzo di buco quello che avevamo prima lo usiamo per girare e c’è anche una scrivania che io uso per montare, per fare insomma per scrivere. Però, quello è realmente l’unico costo, quello che abbiamo.Vittorio
Ma perché te lo monti tu proprio?
Matteo
Sì sì, ma è divertente.Cioè, secondo me, il montare è importante tanto quanto lo scrivere. Cioè, quando tu lo monti, stai riscrivendo quello che tu hai già fatto.Perché se lo fai montare a qualcun altro è come se lasciassi la scrittura, la firma finale a qualcun altro. Non rappresenta più la tua, quello che tu volevi trasmettere. Se invece editando qualcosa stai dando la scrittura finale al tuo, cioè a quello che tu volevi fare.
Nicola
[ 00:17:18 ] La scrivania di Vittorio si sta alzando perché è lui che monta il nostro podcast.Vittorio
[ 00:17:23 ] No, questo è un discorso che io ho fatto tipo sei mesi fa praticamente.Matteo Lenardon
[ 00:17:28 ] Perché volevate un esterno che montasse per voi?Vittorio
[ 00:17:31 ] All’inizio avevamo una persona e io stavo là a montaggio, però poi non mi piaceva, quindi ho ripreso a montare e ora me le monto io le puntate. Ma è una cosa che a me piace proprio molto.Matteo Lenardon
[ 00:17:42 ] Ma esatto, alla fine è divertente imparare. Non avevo mai usato DaVinci, adesso ho imparato a usare DaVinci. Non sapevo equalizzare il compressore, usare mille plugin audio. Mi sono messo a vedermi tutorial, a chiedere, e ho imparato a usarli. Faccio anche il mix audio. Alla fine, secondo me, è sempre interessante imparare cose nuove.Nicola
[ 00:18:01 ] Tu psicanalista cosa hai detto di questa cosa?Matteo Lenardon
[ 00:18:03 ] Quale cosa?Nicola
[ 00:18:04 ] Perché secondo me è più una mania del controllo, no? Che c’è il tuo prodotto e vuoi avere il tuo prodotto fatto come vuoi tu.Vittorio
[ 00:18:14 ] Qualsiasi cosa dirai io sono d’accordo con te.Matteo Lenardon
[ 00:18:17 ] No, perché più che altro c’è, non solo c’è il mio nome, ma c’è dietro la mia faccia e quindi voglio che esca quello che io avevo in mente. Se invece dovessi fare, che so, produrre, nel senso semplicemente avere un ruolo esterno e non di scrittura, non avrei problemi a lasciare il controllo a qualcun altro, ma visto che è una cosa dove ci sono io, non riesco a lasciare a qualcun altro il controllo.Nicola
[ 00:18:39 ] Ma senti, io però sono curioso dell’inizio, perché secondo me tu sei partito proprio avendo uno stile tuo. Com’è successo? Di solito uno evolve mentre scrive, prende spunto da altri, a me quello che aveva colpito, cioè che eri proprio unico in Italia almeno a fare le robe che facevi.Matteo Lenardon
[ 00:18:59 ] Ma non è stata una cosa conscienziosa, cioè è come mi sono sempre espresso in generale nella vita, anche normalmente. Cioè non è che quando tu ascolti il podcast vedi il sottoscritto che interpreta un personaggio, cioè io rispondo ad Ax così anche quando, anzi forse anche peggio quando le telecamere sono spente. Quello che noi tre facciamo comunque funziona perché noi siamo ormai tre persone che ci conosciamo da tanti anni e quindi tu sei il quarto che è seduto insieme a noi in una tavola di amici e tu ascolti una storia che noi ti raccontiamo e insieme a loro due che non la conoscono ti senti di appartenere a questo tavolo credo che sia questo il successo del podcast.Per rispondere alla tua domanda ripeto era un qualcosa che ho sempre avuto sicuramente quel periodo lì ero molto influenzato da diverse molto particolari cioè frequentavo prima che diventasse un sito di neonazisti frequentavo tipo 4chan ai tempi quando avevo 17-18 anni però vi giuro che ai tempi era un po’ estremo ma non era così estremo come negli ultimi diciamo dal 2016 in poi erano tutte cose molto hedgy che adesso insomma mi fanno anche un po’ sorridere perché ovviamente non ho più 17 anni però ero un po’ arrabbiato col mondo in quel momento e quindi sfogavo questa rabbia nella mia scrittura che comunque cercavo cercavano comunque di declinarla in stile satirico alla fine anche se poi molte persone non capivano che era una satira su chi la pensava come io scrivevo in quel momento anche a volte prendevo in giro me stesso però tutti avevano questa idea che io avessi un’opinione negativa su tutti che mi sentissi sto cazzo che vabbè avendo vent’anni un po’ ti senti sto cazzo, però l’idea era una cosa satirica, alla fine.
Nicola
[ 00:20:43 ] A me forse ha colpito tantissimo perché boh io penso in certe scene a Milano, tipo i magazzini, le vissute a subito prima di te e rileggendo quello che scrivevi tu era come una vedere una prospettiva che secondo me c’è tirava giù quella, quella, quella se la roba con l’ambizioneMatteo Lenardon
[ 00:21:13 ] Si sa, perché comunque sono cresciuto in una casa popolare per i figli più inutile e squallida di Milano non perché ci fosse crimine in criminalità ma perché era cioè non succedeva niente mentre invece poi quando ho cominciato a scrivere, essere chiamato per scrivere sulle varie testate. Sono immerso nel meraviglioso mondo della creatività milanese. Erano tutti persone che avevano otto ville, che facevano le persone indigenti per tipo 6-7 mesi all’anno. Poi a giugno, avevano una barca… un Cavallo? ( che cazzo è successo?) Mangiavi il tonno tutti i giorni e poi aveva una barca a vela; non riuscivo a riunire questi due concetti insieme. Persone che sembrava che erano degli eroinomani degli anni ’70 a Berlino, ma avevano comunque barche a vela e andavano in vacanza sei mesi ad Ibiza; diciamo che cazzo? Come è possibile? Però erano tutti così. Tutti i luoghi in cui io ho lavorato, ho lavorato sempre con persone che venivano da situazioni di estremo privilegio e mi sono sempre dovuto confrontare con questo mondo di cui non mi sentivo di appartenere; quindi ho sempre visto in maniera un po’ insomma, critica da uno che si sente un parvenu in qualche modo in mezzo a persone che sono predestinate per essere lì e hanno avuto tipo una una discesa per arrivare lì esattamente in quella posizione.Vittorio
[ 00:22:19 ] Ma ad esempio a livello di lavoro No, tu sei uno di quelli che si siede al tavolo e piano piano di mestiere riesce a raccogliere il pezzo, oppure hai bisogno di intuizione. Lavori meglio sotto pressione, hai bisogno di atmosfera di pace, di silenzio. Oppure tu vai in automatico ormai.Matteo Lenardon
[ 00:22:30 ] No no aspetto la sera prima della consegna e scrivo. Quindi pressione a palo. Incazzandomi con me stesso, perché ancora una volta ho procrastinato fino all’ultimo momento. Però alla fine escono sempre cose decenti.Vittorio
[ 00:22:49 ] Eh, quello è il problema, perché ti dà la sicurezza e dici, vedi, funziona così.Matteo Lenardon
[ 00:22:52 ] Non ho idea di quante volte lo script dell’episodio l’ho finito tipo dieci minuti prima di registrare l’episodio stesso. Perché così è. Non lo so, non lo so, non riesco a gestire bene il mio tempo. Forse è anche il problema di non aver mai avuto orari fissi, di dover gestirmi il lavoro da solo forse solo tipo una volta tre mesi ho lavorato dentro dovevo andare tipo al lavoro ogni giorno in uno studio quando abbiamo fatto un programma ma a parte questo tutte le altre volte erano solo piccoli momenti in cui dovevo essere in uno studio con delle persone quindi non so bene gestire quello che devo fare però alla fine lo faccio, l’importante è farlo. Cioè, alla fine secondo me non devi siamo tutti schiavi ormai di questa gente che su TikTok ti dice i cinque modi per diventare multimilionario avere successo prima dei 22 anni costruirti una casa prima dei 22 anni, c’è sempre tipo devi svegliarti alle 3.45 del mattino e non si capisce che cazzo succede ti cresce il cazzo di 10 centimetri e lavori meglio non so quello solo se lo metti nel ghiaccio prima delle 4 del mattino è importante la routine mattutina secondo me la filosofia è scopri la tua routine che ti rende diciamo felice o comunque ti permette di fare quello che devi fare e segui quella sti cazzo di quello che ti dice uno stronzo su TikTok. Che me ne frega.Nicola
[ 00:24:08 ] Ma insomma, visto che alla fine a me, cioè, non so qual è la situazione di Pedar, però per te comunque il podcast è quello che ti porta il cibo in tavola.Matteo Lenardon
[ 00:24:18 ] No, non solo, perché faccio anche l’autore televisivo, tipo faccio, ultimamente ho fatto per Netflix Nuova Scena, che è un talent sul rap, per dire.Nicola
[ 00:24:28 ] Ma invece per Ax penso che sia proprio un più cioè lo vede più come un hobbyMatteo Lenardon
All’inizio sì.
Nicola
Quindi non avete mai avuto scazzi sul modo di dare comunque una direzione commerciale anche al prodotto o il fatto che appunto magari hai un po’ più ansia tu sui numeri, sui KPI come dicevi rispetto a uno che lo fa…
Matteo Lenardon
[ 00:25:10 ] No vabbé, siamo partiti coi soldi di Spotify poi abbiamo cominciato con Patreon che ovviamente non è che è partito subito a 11.000 iscritti, però piano piano i primi mesi sono stati di crescita e poi insomma è diventato molto sostanziosa la cosa.Addirittura, abbiamo superato quello che ci dava Spotify. Comunque, adesso oltre insomma a Spotify e Patreon, ci sono anche insomma gli host, read, gli sponsor, cose che si aggiungono. Adesso, ci sarà il teatro.In realtà, abbiamo sempre monetizzato dall’inizio.Abbiamo monetizzato come se fosse una cosa anche abbastanza rara, partiti già monetizzando il nostro il nostro podcast. Ax all’inizio ovviamente, lo vedeva come un divertimento, però è una cosa che lui appunto ormai è arrivato a una posizione della vita in cui può anche dire: ‘Voglio fare quello che mi piace, non voglio fare andare in un programma TV e fare qualcosa che odio perché mi danno dei soldi, che ovviamente si fanno comodi a tutti i soldi. Però, a un certo punto il lusso può essere non comprarmi una macchina di cui non me ne frega un cazzo, ma è dire no a cose che mi fanno schifo ed è veramente non è una cosa da sottovalutare questa. È veramente una cosa che fortunatamente, cioè, sto provando anch’io a dire, ‘no’, mi fa cagare, vaffanculo, cioè, perché? Devo fare sta cosa? Mi fa schifo! E quindi all’inizio sì, appunto, era una cosa che faceva perché lo riteneva divertente. Adesso non è che stiamo dicendo che ha soppiantato quello che lui fa con la musica, con i tour, tutto il resto, però è una cosa che gli dà delle soddisfazioni anche a lui.Vittorio
[ 00:26:31 ] Senti, ma hai presente che c’è una filosofia, tipo, si chiama dei puntini, no? Che è una che aveva detto Steve Jobs anni fa a Stanford praticamente se tu unisci vari punti e le varie cose che hai fatto nella vita è come se facessi una linea immaginaria che ti porta a dove sei ora. Ma fondamentalmente credo che sia una cassata clamorosa.Matteo Lenardon
[ 00:26:51 ] Infatti mi sembrava tipo una bio di Tinder non ho mai sentito questa cosa, quelle bio che non ti fanno manco scopare alla fine ti fanno solo dire ‘ma chi è sto stronzo’ e fai swipe a sinistra.Vittorio
Però era Steve Jobs
Matteo Lenardon
Ma Steve Jobs secondo me, massimo rispetto.Però ha un po’.Rotto il cazzo con le sue massime sono d’accordo quando è uscito, è uscito cioè parliamo di una persona che ripete massimo rispetto è morta come ben sappiamo perché ha deciso di curarsi mangiando della frutta, cioè cerchiamo anche di considerare questa va bene l’iPod ma è morto perché mangiava la frutta invece di andare da un cazzo di medico. Se mi ricordo bene era il tumore che lui aveva, era tipo 85% potevi sopravvivere, cioè normalmente sopravvive 85% di quello specifico tumore.Lui ha detto no, sti cazzi gli mangio una banana vaffanculo! Quindi tutta questa gente che dice ‘eh’, però Steve Jobs diceva ‘stay angry stay foolish’, Vaffanculo! Era uno che urlava tutto il giorno ai suoi sottoposti.
Sicuramente è un passaggio super affascinante che ha creato tante cose; però non credo che nessuno di noi avrebbe desiderato lavorare sotto di lui. Non so perché poi è stato santificato dopo la sua morte con il libro, la sua biografia. In realtà era un pezzo di merda.
Vittorio
[ 00:28:05 ] Forse perché è morto, è stato santificato; non lo so,Matteo Lenardon
[ 00:28:10 ] Un po’ come Elon Musk però devo dire che anche io devo ammettere anche io ho sbagliato su Elon Musk all’inizio l’avevo intervistato 2011 una cosa del genere 2012 non mi ricordo esattamente e mi ero bevuto la cosa che questo sarebbe stato quello che doveva creare le macchine elettriche che avrebbe salvato il mondo eccetera eccetera poi un giorno hanno detto ok Elon Musk le macchine elettriche però devi pagare anche le tasse e lui ha detto “sì? Allora divento nazista!” e lì è cambiato Elon Musk come lo conosciamo abbiamo capito che tutta quella facciata di bontà era sì ok però le tasse non le preferirei non pagarle e se devo pagare le tasse preferisco fare Heil Hitler su un palco vabbè ok. Quindi ammetto questo errore ci avevo creduto.Alain
[ 00:28:58 ] Ma hai parlato prima di brand, cioè, avete fatto anche delle sponsorizzazioni col podcast? Ma come avete fatto? Cioè, vi siete mai trovati in una posizione difficile per cui era difficoltoso preservare la vostra libertà creativa con poi la facciata del brand o avete sempre trovato una quadra abbastanza facile?Matteo Lenardon
[ 00:29:26 ] Devo dire che i brand che sono venuti da noi già conoscevano bene quello che facevamo e quindi ci siamo subito allineati. Ad esempio Amazon Prima aveva ha fatto uscire una serie su Notar Bartolo, che è un nostro episodio, e quando ho visto che stava uscendo, in realtà ho contattato un’agenzia per cui noi lavoriamo spesso e ho detto: ‘Perché non proponi insomma a Prime l’idea? Magari facciamo una puntata, lui viene, lo intervistiamo e promuoviamo anche la serie. Quindi non c’è stato nessun problema; semplicemente hanno voluto vedere il cut finale, ci hanno chiesto due cose che sti cazzi. Ho detto, vabbè, togliamo se due cose ma a parte quello non c’è stato nessun problema. Altri contesti: una serie per esempio, una società di distribuzione di film horror vogliono che tu esprima in un certo modo quel che loro nei brief desiderano; quindi si tratta solo di cercare di utilizzare il tuo linguaggio in modo che sia piacevole anche a chi non frega un cazzo del film. Anche perché per loro stessi comunque non avrebbe senso se noi dovessimo leggere uno script che ci manda un’agenzia pubblicitaria; non avrebbe alcun successo. Invece, se noi comunque riusciamo a magari ci fanno vedere il film o comunque proviamo quella cosa poi riusciamo a parlare, come ne parleremmo normalmente, se magari ci scherziamo usiamo il nostro tono voice ha molto più successo. Ma non è che solo per noi, in realtà è come funzionano gli host read nei podcast internazionali, comunque ormai anche in Italia sta questa cosa ormai sta passando fortunatamente. Quindi non abbiamo avuto in realtà grossi problemi con nessuno alla fine con i brand.Nicola
[ 00:30:47 ] L’idea che mi sono fatto io è che era difficile seguirti nel senso che facevi cose in giro per il web, però non.. almeno penso non ci sia mai stata una tua idea di dire Matteo Lenardon è qui, seguitemi tu a promuovere quello che facevi.Matteo Lenardon
[ 00:31:00 ] Sì, perché in realtà, dopo il successo che aveva avuto il blog, si è creato una specie di seguito, appunto per utilizzare il termine di prima un po’ tossico, che mi veniva dietro, tipo, che so magari parlavo di un sito di una persona, di un blog, in maniera scherzosa perché qualcosa che questa persona aveva fatto non mi piaceva. E poi vedevo tipo delle persone che andavano, che so, a insultarla, questa persona, aggredirla nei commenti, nelle mail, nelle cose. Non è una cosa che mi è mai piaciuta. In generale non mi è mai interessato avere una fama di oggi si chiama content creator, cioè io volevo scrivere quello che mi sentivo di dover dire, basta, cioè. Poi se riuscivo a sopravvivere di questa cosa mi andava bene. Non mi interessava avere lo suolo di fan adoranti. Non è una cosa che mi è mai interessata. Quindi poi quando il blog mi sono stufato di farlo, e poi sono passato, diciamo, a scrivere col mio nome non più col nickname. Ho detto basta, cioè. Quella cosa lì è finita. Adesso mi metto a scrivere come una persona normale. Non è necessario avere le persone che mi seguivano prima ancora oggi. Anche perché poi una cosa che non volevo continuare a fare, sempre le stesse cose, volevo scrivere anche magari di cose serie, tipo appunto scrivere questa Elon Musk per Vogue. Cioè non è che se l’avessi messa nel mio vecchio blog mi avrebbe detto “ma che cazzo hai fatto? Che è stata merda?” Però a me interessava anche fare quello, mi interessava coprire altre cose oppure poi andare grazie. Insomma ho lavorato, ho collaborato esternamente per Vice e mi mandavano in giro. Sono andato a vedere ad Amanur, sono andato a vedere i tizi che hanno fatto il Tempio Sotterraneo e che parlavano con le piante facevano musica con le piante. Tutte cose che non avrei potuto fare da solo nel blog e che poi invece sono riuscito a fare. Quindi, però, non è che ho detto; a parte che comunque non era manco il momento, sì c’era Twitter ma non era così importante, così grosso come poi è stato dieci anni dopo. Instagram era nato, ma era una cosa molto piccola rispetto adesso. Quindi non esisteva neanche un modo per aggregare le persone che tu avevi comunque fatto arrivare sulla tua piattaforma principale.Che poi in realtà credo che sia anche un peccato, perché prima appunto avendo un blog, avevi la tua piattaforma adesso comunque tu sei schiavo delle piattaforme di altre persone che un giorno possono decidere di o cacciarti o bannarti o di appunto toglierti tutta la reach possibile immaginabile, e sei costato a pagare per avere le persone che in realtà ti stanno seguendo. Fortunatamente adesso appunto grazie alle newsletter da una parte, che sono più o meno i blog di oggi e i podcast, che non hanno nessuna piattaforma che li controlla. Forse i podcast sono l’unica cosa che è rimasta del web di una volta, perché non esiste nessun algoritmo che decide “tu non ascolti il podcast di cui ti sei iscritto devi ascoltare il podcast di Diletta Leotta”; no, io voglio ascoltarmi Too Big To Fail capisci?
Questa è anche una cosa figa nessuno può decidere quale podcast devi ascoltare perché non è neanche tu non è che l’MP3 o quello che è insomma della tua puntata lo carichi sul sito di Facebook o quel cazzo che è o su YouTube lo carichi sul tuo server o comunque su una piattaforma esterna terza e poi tutte le altre piattaforme che siano Spotify Apple Podcast Amazon quello che è si collegano a quella piattaforma e scaricano il file e questa indipendenza non è una cosa da poco forse molti la sottovalutano ma forse è l’unico grosso medium che è rimasto che ti permette di rimanere indipendente dalle multimega compagnie tipo Meta
Alain
[ 00:34:30 ] Tra l’altro lo stack tecnologico è rimasto identico cioè è sempre stato basato sulloStesso principio.Matteo Lenardon
[ 00:34:35 ] RSS e i file audio al massimo le uniche cose che hanno aggiunto sono i file video e basta. In realtà già esistevano mi ricordo sull’iPod video potevi scaricare anche i video podcast una volta preistoria. Siamo vecchi ormai, momento nostalgia.Nicola
[ 00:34:50 ] No, voglio dire, sono contentissimo perché adesso il campionamento di Tu Che Dici dovete ascoltare To Big, To Fail, lo riuseremo in qualsiasi posto.Alain
[ 00:35:02 ] Ma invece che organizzazione vi siete dati col podcast? Avete una Srl?Matteo Lenardon
[ 00:35:07 ] Ax ha la sua società che è Willy L’Orbo, praticamente è lui che raccoglie tutto quello che raccogliamo e poi ce lo dividiamo in percentuali ognuno di noi. Quindi è sempre una cosa, o sale o scende, più o meno è la percentuale che rimane fissa.Vittorio
[ 00:35:26 ] Tra di voi avete mai pensato a cosa succede se ad esempio un giorno decidete di vendere il podcast o se uno dei tre sbrocca completo tipo va a giocare a padel, queste cose così?Matteo Lenardon
[ 00:35:41 ] Non possiamo vendere il podcast perché il marchio appartiene ancora a Spotify. Non ci hanno voluto mai vendere il marchio, anche se abbiamo cercato mille volte di comprarlo, la risposta è stata: “non esiste nessuno che può contrattare per vendervi il marchio”. E quindi non possiamo comprare il marchio, non perché non ci sono abbastanza soldi, ma perché non esiste fisicamente una persona dentro Spotify che abbia il ruolo per venderlo.Quindi non si può.Però non voglio parlare mai di Spotify. In realtà sono stati super gentili.Sono persone che lavorano per i podcast in Italia, sono veramente due persone contro di loro è la multinazionale, che giustamente hanno le loro regole, sono molto stringenti. Basta.
Nicola
[ 00:36:16 ] Matteo, grazie, grazie mille.Cosa ti devo dire? Questo è un momento molto importante per me.Matteo Lenardon
[ 00:36:24 ] Io pensavo, pensavo parlassi, pensavo parlassimo di di stocks non so di investimenti. Abbiamo parlato solo di podcast.Alain
[ 00:36:33 ] Se vuoi possiamo parlare anche di stocks.Matteo Lenardon
[ 00:36:35 ] Io volevo flexare i miei investimenti.Alain
[ 00:36:39 ] Aspetta, aspetta, raccontaci i tuoi investimenti.Matteo Lenardon
[ 00:36:42 ] No, io voglio proporvi un ETF che vorrei creare. Non so se si può creare. Come cazzo si crea un ETF? La mia strategia di investimento sono le compagnie gestite da sociopatici. O comunque le compagnie malvagie. Perché all’inizio io ho investito su delle società e dicevo ‘vabbè, l’energia solare, la bontà’ sono fallite. Cioè ho perso dei soldi. Poi ho deciso di investire solo sui figli di puttana e ho guadagnato un sacco di soldi. Cioè, sono ho cercato proprio, ho detto adesso, voglio cercare le persone peggiori del mondo e comprare le loro azioni e mi sono tutte schizzate alle stelle. Quindi, perché non esiste un ETF sugli stronzi? Esiste, esiste comunque. Che accumula le peggiori persone e le peggiori società del mondo insieme, cioè che fanno proprio del male all’umanità. Io vorrei investire su quello.Nicola
[ 00:37:33 ] Guarda, la nostra porta è sempre aperta. Se vuoi fare un episodio su idee di investimento, parlare dello short squeeze di Volkswagen.Matteo Lenardon
[ 00:37:44 ] Questa è la mia idea. Secondo me bisogna creare un ETF che contiene solo società gestite da gente che dovrebbe stare in prigione, in qualche società inumana non sto a scherzare io ti giuro ho provato a investire in società che facevano in teoria del bene letteralmente sono fallite quelle che fanno del male mi sono andate benissimo su una sono più 350% per dire come cazzo chiaramente vince il male.Alain
Io avevo preso Meta con quell’ottica.
Matteo Lenardon
Io sono la società peggiore del mondo ho investito no ragazzi Palantir ragazzi Palantir è la società peggiore del mondo cioè Peter Thiel il peggiore figlio di puttana sulla terra cioè a confronto Elon Musk è Gandhi e Nelson Mandela messi insieme a confronto diciamolo diciamolo a gran voce. Apri Fineco e vesti sui metalli preziosi ma che cazzo me ne frega voglio investire sugli stronzi voglio investire sui sociopatici voglio investire. Perché so che poi i soldi li fanno fruttare quei pezzi di merda. Hanno tutti i contatti, le cose, la malvagità Alla fine, purtroppo, bisogna accettare che vince.
Nicola
[ 00:38:51 ] chi no grazie mille.Mi sembra una chiusura perfetta, eccezionale.Matteo Lenardon
[ 00:38:58 ] Grazie per avermi avuto con voi.POSTA DEL CUORE
Alain
[ 00:39:01 ] Ed eccoci alla posta del cuore.Vi ricordo come ogni volta: ci potete scrivere tramite il forum sul sito, ci potete contattare nei commenti di dovunque ci ascoltate, ci potete mandare una lettera con dentro antrace. No, aspetta ho sbagliato. Potete mandare agli altri una lettera con dentro antrace. Oppure boh non lo so.Penso che vi abbiamo detto più o meno tutti i modi.I social, sui social ci trovate.Ci scrive Valentina via mail.
Ciao ragazzi!
Naturalmente inizio con i complimenti perché adoro il vostro podcast.
Vi vorrei chiedere un consiglio sul portafoglio della mia famiglia composta da me e mio marito.
Abbiamo 55 anni, non abbiamo figli né eredi a cui lasciare niente, siamo liberi professionisti e lavoriamo insieme.
Abbiamo intenzione di smettere di lavorare ben prima di schiattare e in base a qualche calcolo fatto anche grazie al vostro aiuto, con un portafogli che renda una media del 4% annuo dovremmo campare discretamente.
In famiglia seguo io gli investimenti (se lo facesse mio marito sarebbero solo BOT e BTP) però ho un portafogli super pasticciato. Ho di tutto un po’, tra cui anche dei fondi e un’assicurazione venduta dal consulente della mia banca che mi è tanto simpatico e gli ho permesso di rifilarmi dei pacconi pur consapevole. Quindi ho: un ETF FTSE Word, un ETC oro, un BTP scadenza corta e due media, azioni singole Italia e USA, i fondi obbligazionari e azionari di cui sopra e l’assicurazione in ETF di cui sopra. Da dove iniziare a fare ordine? Un Permanent potrebbe andare bene per me?
Spero tanto di ricevere la vostra risposta, vi ringrazio tanto tanto!
Valentina
Vittorio
[ 00:40:48 ] Sta diventando un podcast con molte presenze femminili, sia commenti, mail e cose del genere. Questo nonostante siano tipo il 3% secondo Spotify, basta solo questo per renderci il podcast di finanza più amato dalle donne. Pensa come stiamo messi.Nicola
[ 00:41:04 ] Hanno il coraggio di scriverci però.Vittorio
[ 00:41:06 ] Cioè, capito? Questo sì, questo è molto bello, molto bello. Allora, per quanto riguarda la situazione di Valentina, dare una risposta univoca non è facilissimo perché comunque la mail è molto generica, giustamente, e poi comunque non è che siamo sti fenomeni. Secondo me, la cosa più importante da fare è incominciare a tagliare i rami secchi perché se vuoi raggiungere quel 4% forse devi evitare di darlo al tuo consulente, che sarà simpaticissimo, però insomma devi pensare ai cazzi tuoi e quelli sono generalmente i primi fondi che non sono particolarmente né efficienti né buoni. Ci abbiamo dedicato una puntata, però insomma è abbastanza facile farsi due conti dei soldi che ci hai perso e là forse secondo me gli manca proprio un portafoglio adatto al suo tipo di strategia perché forse si è formato molto confuso, pure azioni italiane. Magari ha fatto delle azioni italiane incredibili, ha fatto degli investimenti incredibili. Però io razionalizzerei un po’ su quello anche per psicologicamente renderlo meno pesante più facile da gestire senza che ne so 30-40 titoli e roba del genere. Secondo me, è uno dei classici casi in cui un consulente indipendente per un anno può essere utile devo essere sincero perché ti aiuta anche a gestire le minusvalenze oppure ti gestisce quella parte burocratica molto noioso. Ad esempio, se hai delle assicurazioni che sono state mal fatte, tu gliele dai in mano e gli dici: ‘Senti, guardami, te che se effettivamente servono per le mie esigenze e a quel punto magari te lo paghi un anno e poi vai in libertà tu. Chiaramente crea una strategia che sia più adatta. Però ha le idee abbastanza chiare di quello che vuoi e forse la cosa importante è che non avendo eredi o altre persone che si possono prendere prendere cura da grandi e valutare se ci sono forme di qualsiasi tipo che possono supportare questo, non so, oppure per assicurare immobili o cose insomma gravi che possono mettere a rischio questo piano di vita.Nicola
[ 00:42:47 ] Ma no, non vedete, ma questo è la cosa, cioè Vittorio si mette in cima, in coda a rispondere, legge quello che ho scritto io, copia tutto e così poi io non posso più dire niente. Veramente perché io avevo un commento sulle donne già fatto. Un commento sull’ottimizzazione fiscale che giustamente, ma magari siamo diventati come le donne, noi tre, nel senso che siamo in sync anche. Non sono quel giorno lì dell’ombrellino rosso sul diario. Il discorso del consulente per l’ottimizzazione fiscale secondo me è molto intelligente, come cosa soprattutto in Italia. C’è sempre l’opzione che te e tuo marito ve ne andate da qualche altra parte quindi poi il consulente fiscale non vi serve più perché siete in un posto dove funzionano meglio le cose. L’unica cosa che volevo dire in più era cioè che lei scrive che vivrebbero bene con un portafoglio che ha un ritorno del 4%, ma non so se ha fatto casino con la regola del 4% per cui boh, fai attenzione! Che sono due cose diverse, non è che il portafoglio deve rendere il 4% perché tu puoi prendere il 4% del portafoglio, però magari invece ha capito.Alain
[ 00:44:09 ] Mi accodo anch’io del consiglio del consulente, quella è una cosa super sensata. E poi niente, mi ero segnato un po’ di cose da tenere in considerazione, se le dico velocemente. Sì, come diceva Nicola, ascoltatevi la puntata che abbiamo fatto sul safe withdrawal rate, perché effettivamente sono concetti diversi, quel 4% lì devi chiarirti bene cosa è.Il secondo punto è, avete 55 anni, vuol dire che avete versato contributi per 25-30 anni, quindi avrete anche una pensione tra poco, e probabilmente avrete delle prestazioni, magari anche col sistema misto, quindi sono più favorevoli rispetto al sistema puramente contributivo.Quindi anche se smetteste di lavorare domani, queste prestazioni vi saranno dovute tenere in considerazione, perché magari invece di smettere fra 5 anni potete smettere fra 0, quindi potrebbe essere del tempo guadagnato. Detto questo, quindi il vostro gruzzolo non deve bastarvi più da adesso finché morirete tra 120 anni, ma dovrà solo traghettarvi all pensione e poi magari per integrarla, ma è veramente un caso molto diverso. Infine vorrei aggiungere che niente figli significa spese molto più prevedibili da qui fino a quando arrivate in vera vecchiaia, no perché non avrete gente che va all’università che sfascia la macchina che rimane incinta che fa casini.
Nicola
[ 00:45:29 ] Una visione ottimista io pensavo vabbè però ti aiutano se uno sta male.Alain
[ 00:45:34 ] E quindi significa che tendenzialmente potete giocarvela prevedere meglio le vostre spese al massimo vi fate una polizza long term care o comunque vabbè, vedete che strategia utilizzare a quel punto.Vittorio
E poi se hanno un fondo pensione aperto previdenziale, quello che è privato, di vedere in rete, perché potrebbe si pappano tutto e fare questa bellissima cosa che è il fire alla matriciana, è vero già a 55 anni ci si può pensare.
CAZZABUBBOLE
Nicola
[ 00:46:07 ] Passiamo alla rubrica che io volevo essere life advice e invece è diventata cazzabubbole, i cazzi miei.Vittorio
[ 00:46:16 ] Con cui però costruirai un podcast che avrà tantissimo successo.Nicola
[ 00:46:19 ] E ormai me ne sono giocate tutte.Vittorio
[ 00:46:23 ] Li cazzi mia? No vabbè, ma i racconti li inventi poi scoprono fra tre anni che sono tutte fesserie, però intanto avrai guadagnato soldi. È quello che succede normalmente.Nicola
[ 00:46:37 ] A proposito di cazzi mia, l’altro giorno sul post c’era un articolo sulle robe che fanno nei cimiteri in Europa. Concerti, picnic, così. E quindi mi è venuto in mente che io, quando mi sono trasferito a Londra, all’inizio noi vivevamo praticamente nella zona in cui viveva Lady D., prima che diventasse Lady D. O come viene spiegata in The Crown, un post dove ci sono solo australiani e mignotte. Avevo questo collega che lui era si era trasferito ha più o meno la mia età ma lui si era stato trasferito a londra a 18 anni e ha sempre vissuto in quella zona lì per caso e quindi mi spiegava tutte queste storie su le dd che andava nella palestra dove poi andavo io ma cerca una mezza topaia e un giorno niente un lunedì mi fa cosa hai fatto sto weekend gli ho detto praticamente tra il posto dove noi che tra l’altro è dove hanno girato diavoli la tizia australiana no cos’era argentina che viveva sopra la fermata di Horse Court e quindi tra Horse Court e Stanford bridge lo stadio del cessi c’è un cimitero e una domenica siamo passati lì e siamo andati lì a camminare io e mia moglie e quindi gli ho detto siamo andati lì e lui ha cominciato a guardarmi in maniera strana e poi mi ha detto una roba del tipo ma lo sai cosa fanno in quel cimitero? Ho detto che ci mettono la gente morta no? Non lo so. E invece, praticamente è storicamente un posto, un luogo di ritrovo per Grinders, prima che Grinders diventasse Grinders. E quindi, vabbè, insomma, un modo veramente bello per presentarti ai tuoi colleghi quando non sanno niente di te. Sì, piacere, io vado per cimiteri.Ma non solo per cimiteri, vado a fare robe nei cimiteri, quindi c’è. Madonna, che roba orribile.Alain
[ 00:48:45 ] Ci sarà su camporella.com. Campo Santorella.Nicola
[ 00:48:51 ] A me mi ha fatto ridere quella roba lì perché pensavo c’era l’articolo, i picnic e tutto il resto.Invece fanno anche altro nei cimiteri. Ma questo il post non ve lo dice. Io invece questa settimana voglio consigliarvi un altro podcast che si chiama The Intentional Investor ed è un podcast che è prodotto da Epsilon Theory e secondo me io l’avevo già citato Epsilon Theory un blog una newsletter non lo so e il Lost è lo stesso tipo che fa Click Beta che è un altro podcast di cui avevo parlato un po’ di tempo fa e lui cosa fa? Praticamente intervista queste persone che lavorano in finanza, fanno gli investitori, però l’intervista in una maniera molto personale: tutta l’intervista è legata alla loro vita, come sono cresciuti, quali esperienze hanno fatto, sostanzialmente come sono arrivati ad essere gli investitori che sono adesso. Ma senza parlare di finanza.Ha intervistato tale Andrew Mack, che è un canadese, che praticamente ha poco più di 30 anni e che per la sua vita ha avuto 80 vite. Lui è passato praticamente da fare il buttafuori nell’intervista, tra l’altro fa una bella battuta. Ha capito mentre faceva il buttafuori il senso di adverse selection, cioè di quando i tipi ubriachi decidono di menare i buttafuori e non capiscono che già se uno decide di fare il buttafuori vuole menare, e poi cioè tu sei ubriaco, questo qua invece è sano. Quindi cioè i riflessi che ha lui sono molto più veloci dei riflessi che hai tu, comunque la vita da buttafuori poi è andato a fare l’elettricista poi è andato a studiare per diventare avvocato e mentre faceva law school, che comunque è abbastanza tosta negli Stati Uniti, ha cominciato a voler fare un master in data science, una roba così.E nel frattempo scommetteva sull’NBA e nel momento in cui c’è stato il Covid e non poteva più scommettere allora ha iniziato a fare il trader sulle opzioni.
Comunque, in tutto questo, lui ha scritto anche un paio di libri su quello che faceva ed è una persona parecchio brillante. Secondo me l’intervista è molto interessante proprio perché spiega queste cose che vi ho detto, io, che apparentemente non hanno un senso e che non sono per niente collegate, in realtà, hanno un po’ di senso, non totalmente ma un po’ di senso ce l’hanno. Lui persona molto brava, ma anche perché è conosciuto tra virgolette su Twitter e quindi ci sono altre persone che lo conoscono, sanno cosa fa veramente, quindi non è, non è Casario insomma.
Vittorio
[ 00:51:50 ] Io volevo solo fare un’annotazione prima hai nominato Diavoli, io sono arrivato veramente al minuto 11 della prima puntata poi ho detto non ce la posso fare.Hai fatto bene.
È una cosa veramente rara, ho visto qualcosa di così vabbè, detto ciò, parlando del mio consiglio, io sono in questa crisi, diciamo non so esistenziale, non riesco più a vedere niente, non riesco, ho disinteresse. Cioè cerco cose ma in realtà dovrei cercare dentro me stesso con il telecomando.
Quindi io mi appoggio sulle cose quelle là che mi danno la comfort zone e in questo caso è Maurizio Merluzzo che è un doppiatore.per farvi capire è Ragnar di Vikings e poi vabbè ha doppiato un sacco di cartoni animati anime eccetera e appunto fa il doppiatore nella vita e ha fatto questo canale sui doppiatori quindi lui intervista un po’ quelli più famosi anche sinceramente sconosciuti che dici ah cacchio ma ha fatto quella voce là e la cosa figa è che ha fatto tipo questi giochetti che ne so al doppiatore del commissario Winchester gli fa doppiare lo stesso personaggio in sardo in umbro in romano è un po’ Pedar di Non aprire quella podcast, niente i video sono divertenti, simpatici. Lui è una cioè proprio simpatico quindi rilassante tranquilla, quello funziona molto.
Nicola
[ 00:53:31 ] Ma sai cosa fa ridere quando l’ho letto io e tu hai scritto al doppiatore di Ragnar di Vikings io ho pensato a che voce aveva il problema è che io l’ho sempre visto in inglese.Vittorio
[ 00:53:43 ] Però quella italiana è molto simile a quella originale. Se devo essere sincero è anche molto difficile perché la prima stagione era stata fatta proprio in economia e generalmente scelgono cioè dici vabbè tanto va su Italia 1 alle 23. In realtà quando ha avuto successo spesso le serie hanno il problema avevano scelto un doppiatore di merda invece lui l’ha tenuta bene devo essere sincero.Alain
[ 00:54:02 ] Tra l’altro ha fatto anche Cotto e Frullato,Che cos’è Cotto e Frullato?
Maurizio Merluzzo è Cotto e Frullato è uno dei suoi format più belli; è un programma di cucina con Maurizio Merluzzo, che è anche un culturista: mostra i muscoli, cuoce la roba, poi la frulla e se la beve.
Vittorio
[ 00:54:26 ] Che cosa orribile! No, mi mancava e penso sia la mia guilty pleasure della serata; adesso ma è vecchissimo: 2013.Alain
[ 00:54:36 ] Basta, Vittorio l’abbiamo perso. Eh, niente; è andata così. Intanto, io vi consiglio un libro: si intitola ‘Baracoon’, l’ultimo schiavo, di Zora Harston. Allora, praticamente nel 1927, Harston, l’autrice, era un’antropologa, si reca a Plateau in Alabama per incontrare questo Cudjo Lewis, che è l’ultimo sopravvissuto vivente dell’ultima imbarcazione schiavi dall’Africa agli Stati Uniti lungo la tratta atlantica. All’inizio voleva farsi una chiacchierata; voleva farsi un’idea, vedere che persona era; se c’era ancora con la testa insomma, raccogliere un pochettino di testimonianza. Poi invece finisce che questo qua è super lucido; gli racconta tutto per filo e per segno; l’unica cosa che le chiede è di mangiare un po’ di melone e gamberetti, quindi tutte le interviste erano fatte con lui, che mangiava melone e gamberetti.Nicola
[ 00:55:29 ] Vabbè, lucidissimo, no; comunque, beh, no; dai, mangiava melone e gamberetti, vabbè, più è lucido, non li frullava.Alain
[ 00:55:41 ] E comunque gli racconta tutto, gli racconta della sua vita in Africa, gli racconta di come è stato catturato, della detenzione in questi baracoon che derivava da barracks, la traversata, il lavoro nel nuovo mondo, la guerra civile, la libertà e come si sono riorganizzati dopo. Il libro è molto carino, anche perché l’autrice ha cercato di tenere proprio anche lo stile narrativo del tipo, per cui è molto verace, diciamolo così.Nicola
[ 00:56:11 ] mi hai fatto venire un mente un libro in cui praticamente, l’autrice raccontava tre generazioni. Una generazione era… scusa; tre generazioni, ma su due linee diverse: cioè, una persona che era finita nella nave degli schiavi era stata portata negli Stati Uniti e poi ti bastano tre-quattro generazioni insomma per diventare la persona di adesso che vive adesso.L’altra storyline praticamente resta in Africa. Oltre, Vabbè al contrasto di come poi le due vite comunque si ribaltano. Il racconto del viaggio in nave è una roba che è allucinante, veramente mi spiace; non mi ricordo più il titolo, ma è fortissimo forte l’impatto.Vittorio
[ 00:57:01 ] Guarda, la dico qua invece di dare i vostri soldi a Non aprite quella podcast potete darli a noi perché solo per chi ci fa una donazione Nicola cercherà il titolo del libro e anche tantissime altre cose ci sono, non ve le diciamo perché sarebbero troppe. Però insomma, trovate link in descrizione per il resto; seguiteci sui nostri blog, Salto Mentale The Italia leather Sofa di nuovo Salto Mentale; vedi io ti ho sempre nella mente e finanza cafona e ciao ciao.