Oggi a Too Big To Fail parliamo con il proprietario di una banca: Banca Azzoaglio. Non so come ci siamo arrivati, ma si, ci siamo riusciti. Spoiler: ci conferma che in Italia esiste il Credit Score. 

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Nicola: Mobland
Vittorio: Arrival
Alain: L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono

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Sintesi della puntata

Intervista a Simone Azzoaglio, presidente esecutivo di Banco Azzoaglio, una banca di famiglia italiana con profonde radici nella regione di Cuneo.

  1. Modello bancario di proprietà familiare: Banco Azzoaglio è di proprietà della famiglia Azzoaglio da 145 anni, con l’attuale generazione che ha preso il controllo dell’attività. Questo approccio incentrato sulla famiglia comporta vantaggi e sfide.
  2. Importanza dei legami con la comunità: La banca è profondamente radicata nella comunità locale di Cuneo, con i dipendenti che spesso parlano il dialetto locale per connettersi con i clienti. Questo stretto rapporto con il territorio è considerato un punto di forza chiave.
  3. Bilanciare dati e relazioni: Mentre la banca si affida a dati e punteggi di credito per valutare il rischio, enfatizza anche l’importanza delle relazioni personali e della comprensione delle circostanze uniche delle imprese e degli imprenditori locali.
  4. Adattarsi ai cambiamenti: Mentre il panorama bancario evolve, Banco Azzoaglio sta esplorando modi per diversificare la sua base di clienti e sfruttare la tecnologia, come i servizi bancari remoti, per mantenere il suo vantaggio competitivo.
  5. Responsabilità e eredità: Simone Azzoaglio discute del senso di responsabilità che prova nei confronti dei suoi clienti, della comunità e dell’eredità della sua famiglia nella gestione della banca. Preservare questa eredità per le future generazioni è una priorità chiave.

Citazioni e esempi notevoli:

  • “Una buona banca del territorio parla la lingua del territorio. Parla la lingua sia nel senso vero che in senso figurato.”
  • “Siamo un microbo nel panorama bancario italiano, ma siamo abbastanza conosciuti a livello locale.”
  • “Lo svantaggio più grande è che sull’insegna dove entri a lavorare ogni giorno c’è il tuo nome, che è uno svantaggio ma allo stesso tempo un vantaggio.”
  • “Uno dei nostri motti è ‘famiglia povera e banca ricca’. I dividendi sono sempre stati minuscoli.”

Trascrizione

Made by Clipto e non riletto perché Alain non ne ha voglia. Lamentatevi con lui

00:00:44 [Vittorio]
Ormai siamo nei gangli dei poteri forti. Siamo famosi, bravi, belli, fisicati. Che stava di? Stavate sentendo l’ospite, Vittorio. Grazie, grazie Nicola per il supporto emotivo, meno a Len. Però è vero che grazie a queste amicizie importanti siamo riusciti ad avere un grande ospite. Bisogna ringraziare il barbone di The Fat Club che ci ha messo in contatto, perché oggi abbiamo un banchiere di quelli veri, presidente del consiglio di amministrazione di Banco Azzoaglio, una banca italiana radicata nel territorio del Cuneese, in particolare tra Liguria e Piemonte, cioè ben 26 anni. Insomma esiste da 145 anni. Siamo veramente molto grati per avere come ospite Simone Azzoaglio.

00:01:23 [Simone Azzoaglio]
A dire il vero non sono il presidente del consiglio ma sono il presidente esecutivo.

00:01:29 [Vittorio]
Ma vedi, me l’hai pure corretto, Alain. Ho sbagliato. Dove l’hai letto? Che così lo correggiamo su tutti i siti. Senti, ti volevamo chiedere prima di tutto, ci vuoi parlare un pochino della tua realtà, del fatto che comunque porti il nome di una banca che non è una cosa che si incontra tutti i giorni?

00:01:45 [Simone Azzoaglio]
Allora, la presentazione della banca direi che si può usare una bella definizione usata 30 anni fa in un libro, gli ultimi banchieri. Direttamente, pochissimi, quasi nessuno, porta il nome sull’insegna. Noi nel panorama bancario siamo un microbo, perché il nostro prodotto bancario lordo, che vuol dire raccolta d’impieghi messi insieme, è più o meno poco superiore ai 4 miliardi. Nel panorama italiano siamo abbastanza piccoli, però siamo abbastanza conosciuti localmente. Della famiglia con una piccola partecipazione esterna del 10 per cento ed è così da 145 anni. Noi non abbiamo mai fatto nessun altro lavoro, siamo praticamente capaci solo il lavoro dei banchieri a dire il vero. Il mio lavoro e quello delle persone della famiglia che lavorano con me si mischia un po’tra bancario e banchiere perché spesso e volentieri anche in passato io ho avuto un approccio dal basso verso l’alto, quindi sono stato e sono ancora bancario, nel senso che conosco bene le dinamiche della banca a partire dalla cassa. Ho fatto il cassiere per un bel po’di tempo per capire come funzionasse e la banca poi pian piano, con un po’di facilità, ha aiutato un pochettino, è necessario dirlo.

00:03:27 [Alain]
Ma se non fossi stato della famiglia e quindi avessi comunque avuto questa responsabilità, questa tradizione, cosa ti sarebbe piaciuto fare?

00:03:35 [Simone Azzoaglio]
Io ho un trascorso di atleta nello sci e poi ho molte passioni legate allo sport. Qualche idea a 17 anni di fare professionista di windsurf, qualche idea balzana aggiungo, ce l’ho avuta. Poi sono andato un po’più sulla retta via, ho ripreso decisamente gli studi, mi sono laureato, ho fatto un master. Le solite cose.

00:04:00 [Nicola]
Hai mai sentito il peso delle aspettative del fatto di dover portare avanti questa attività di famiglia che va avanti da, sei la terza generazione giusto?

00:04:30 [Simone Azzoaglio]
Mio padre soprattutto non mi ha mai spinto verso il nostro lavoro, è stata una scelta mia. Non sento tantissimo, penso la responsabilità sì e molto, quello delle aspettative direi di no, perché ripeto, nessuno mi ha mai imposto nulla e pian pianino ho imparato questo mestiere, 62, quindi sarà quarantina.

00:05:02 [Vittorio]
Andiamo un po’a parlare insomma della banca in sé, no? Ci sai fare una panoramica di quali siano i vantaggi e i svantaggi di lavorare in una banca che comunque ha delle profonde radici familiari e poi è molto attaccata a un certo tipo di territorio, no? Credo che sia molto diverso rispetto a un grande conglomerato che può essere regionale o addirittura nazionale o internazionale.

00:05:23 [Simone Azzoaglio]
Il primo grande svantaggio è che sull’insegna dove entri a lavorare tutti i giorni c’è scritto il tuo nome, che è uno svantaggio ma allo stesso tempo un vantaggio. Anche perché il Ceva è il paese dove la banca ha la sua sede da sempre, tutti ci conoscono e tutti per fortuna o per sfortuna spesso ci fermano per strada per chiedere consigli o per sollecitare una pratica, se possono accedere al credito o no. Direi che lo svantaggio più grande è questo. Il vantaggio è che una banca piccola di famiglia ha una catena decisionale molto corta, quindi si può decidere, si può modificare la strategia della banca abbastanza in fretta. È l’intorno dei 45-40 anni. Quindi il vantaggio è la catena cortissima e il poter modificare molto in fretta le decisioni.

00:06:35 [Alain]
È evidente che quella storia, quel legame col territorio, porta anche responsabilità verso il territorio. E a tal proposito sarebbe interessante sentire da te cosa distingue una buona banca, quali sono i valori che la guidano e che responsabilità ha poi verso il territorio in cui opera.

00:06:54 [Simone Azzoaglio]
Allora, una buona banca del territorio per me parla la lingua del territorio. Parla la lingua sia in senso vero, adesso vi spiegherò perché, sia in senso figurato. Qualche anno fa, soprattutto nelle filiali piccole, era necessario che i cassieri, le persone che lavoravano nelle filiali, magari due o tre persone, parlassero il dialetto, perché le persone, soprattutto anziane, dovevano riconoscersi nella loro interfaccia con la banca e riconoscere la banca come membro della comunità e la persona membro della comunità e nello stesso tempo banca membro della comunità. Nella zona nostra, cioè il basso Pugliese, cioè il nord-ovest basso Pugliese, a cavallo tra le colline, tra la collina e il mare, siamo particolarmente fortunati perché c’erano molte piccole banche e molte banche sul territorio sono per il territorio un gran bene per il territorio. Vuol dire non portare denaro, cioè l’infame vita. Pensate a dover partire da un paese piccolo, un falegnato, un artigiano, che deve partire e fare 40-50 km per andare a trovare la filiale più vicina, diventava molto complicato. Noi in questa zona siamo stati molto fortunati, o meglio, la popolazione che vive qua intorno a noi è stata direi fortunata per avere molte banche a disposizione.

00:08:37 [Nicola]
Ecco, forse per ricollegarmi a questo discorso, una domanda un po’tecnica: come si affronta il paradosso per cui il tasso di un prestito alla fine è necessario per la banca per coprire il rischio, però è anche l’elemento che magari può compromettere il debitore?

00:09:07 [Simone Azzoaglio]
Sapere dire di no a un’azienda in difficoltà, meglio non fare credito che farlo quando si sa già a priori che il cliente non potrà. L’obiettivo è quello della banca, è di servire il cliente, servire la comunità, servirla a costi ragionevoli, ma soprattutto capire se il cliente ha la possibilità di restituire con i giusti interessi ciò che gli si è imprestato.

00:09:39 [Vittorio]
Come dicevi, ma poco tempo fa, non solo nella vostra zona, ma un po’in tutta italia, le banche popolari o quelle del territorio, diciamo, ne erano molto presenti. Poi, negli ultimi vent’anni, tra, diciamo, fusioni e anche purtroppo mala gestione di alcune di questi istituti, si è persa in alcune zone soprattutto la fiducia. Ora, come è possibile fare un bilanciamento tra fare una buona gestione e non cadere, diciamo, nella complicità, diciamo, con il territorio?

00:10:09 [Simone Azzoaglio]
Eclatanti in veneto tanto per identificare una zona. È da notarsi che in quel caso le azioni che ricordo sono capitale di rischio quindi un socio di una banca o di una qualsiasi altra azienda mette immediatamente a rischio il suo capitale, il suo patrimonio. Nel caso di molte altre banche l’azionariato è molto ristretto. Noi siamo in sei soci, quindi non rischiamo di avere una commissione dal punto di vista di partecipazione con il territorio che possa portare problemi simili a quelli che sono successi in altre parti d’Italia. Non bisogna mai spingersi troppo, la valutazione delle aziende deve essere rigorosa, ma nello stesso tempo deve essere sposata con una soggettività che è sempre meno apprezzata dai regolatori, però nelle nostre zone, per una banca come la nostra, è comunque sempre necessario. Il semaforo rosso non sempre vuole dire no al credito.

00:11:39 [Nicola]
Il concetto del territorio è molto importante, però cosa succede quando ad esempio il territorio è in declino o magari gli imprenditori che una volta facevano imprenditoria nel medesimo territorio decidono di scappare?

00:11:55 [Simone Azzoaglio]
Quello è un problema non da poco, ma dipende anche dal fatto che gli imprenditori di aziende ce ne sono sempre meno e le aziende si spostano, si delocalizzano. Si va da qualche parte. Quindi già da qualche anno noi alla pelle della banca territoriale abbiamo aggiunto una seconda pelle che quasi non si vede ma è molto presente, che è quella della ricerca di aziende non necessariamente sul territorio ma di eccellenza. E con una proprietà ben definita come la nostra e dove possiamo intrecciare un rapporto tra azienda e imprenditore che andiamo anche a servire se necessario ovviamente per le sue esigenze personali di investimento e quant’altro. Quindi quando dicevo prima che la catena è molto corta e il piano strategico, il piano di intervento infatti abbiamo dedicato delle risorse della banca ad andare a cercare aziende di qualità non sul territorio. La difficoltà non avendo le aziende essendo noi abituati a conoscere a gestire aziende locali, la difficoltà è il controllo del credito. Di capire con degli strumenti informatici abbiamo fatto in casa abbiamo realizzato una sorta di aggregatore di fonti di informazioni diverse che informano immediatamente chi deve gestire il credito di qualcosa che sta succedendo. E questo è molto utile perché non c’è più la prossimità. La prossimità vuol dire passare davanti al capannone dell’imprenditore e vedere se c’è qualcuno dentro. Solo che a centinaia di chilometri di distanza i gestori fanno un po’di fatica a capire.

00:14:09 [Alain]
Controllo molto breve, vi basta come vantaggio competitivo per competere poi con i colossi che ci sono nel vostro mercato? Oppure c’è anche qualche altro fattore che vi aiuta?

00:14:22 [Simone Azzoaglio]
Allora, ci basta, almeno fino adesso ci è bastato abbastanza, perché intanto siamo ancora vivi e vegeti, abbiamo degli indicatori eccellenti, è chiaro che le strategie dovranno essere diversificate; fatto di avere a fianco magari un partner industriale cui possiamo essere utili noi e lui essere utile a noi può essere un’ottima strategia. Quello che avete detto prima, competere con Colossi non è propriamente il nostro lavoro, cioè voler fare la guerra alle major; forse ricordate questa è una citazione di Wall Street, non è proprio il nostro business. Anche perché saremmo perdenti in partenza. Uno dei nostri motivi è moderni per tradizione, che è uno simile. Allora rende bene l’idea. Abbiamo crociato questi territori, ricordo perfettamente un sindaco di un paese che mi ha detto: ‘Guarda dottore, qua sono tutte le banche; possiamo fare qualcosa? Sì. ‘Abbiamo aperto alcuni sportelli remoti che hanno una parte digitale e una parte umana, mi spiego meglio. In casa ma non ci piacciono gli accessi quindi mai e poi mai avremmo installato delle macchine ad uso completamente del cliente. Quindi il cliente ha rivolti verso di sé tutti gli strumenti che ha un cassiere normale cioè il cash in cash out pad per firmare e su un video davanti a lui appare non un avatar creato dall’intelligenza artificiale ma una persona in carne ed ossa, che dopo un po’di tempo addirittura il cliente riconosce e parla esattamente come se avesse il cassiere davanti. È un’esperienza bellissima, perché in una filiale, non vi dico dove, sono le persone più anziane che usano questo tipo di strumento. I giovani, sempre nella stessa filiale, hanno a disposizione una TMA voluto, queste cose qua, e preferiscono utilizzare quello strumento. Le anziane, che hanno piacere ancora del porto umano, trovano davanti una persona che non è lì, ovviamente una persona nostra dipendente, che non è lì ma è in un paese non tanto distante e cominciano a parlare con questa persona e fanno tutte le operazioni che potrebbero fare uno sportello normale. Un bel prodotto che abbiamo realizzato in casa.

00:17:03 [Alain]
Ci sono un sacco di servizi importanti che fornisce una banca, eppure negli anni, non so, per invidia, chi lo so, lo chiedo a te, perché alcune banche o le banche in generale come categoria a volte vengono viste come cattive o antagoniste comunque delle persone normali?

00:17:34 [Simone Azzoaglio]
Questi sono i cattivi per definizione. Il fatto di poter farsi considerare una banca buona non vuol dire concedere credito comune. Per me una buona banca è la banca che sa ascoltare. Io conosco le grandi banche nelle nostre zone e per le grandi banche le nostre zone sono la periferia del mercato. Dell’impero e di conseguenza anche le persone che lavorano all’interno, credo, ne conosco qualcuna, che siano trattate un po’come personale, passatemi il termine, di periferia, perché effettivamente le nostre zone, i piccoli centri abbandonati, credo che per banche di questo genere siano davvero poco redditizie. Fossero redditizie non sarebbero così sciocchi da chiudere le filiali.

00:18:32 [Nicola]
Ma invece, se guardiamo un attimino a quello che sarà il futuro, quali pensi che siano le sfide nei prossimi dieci anni per la banca e come vi state preparando per questo?

00:18:43 [Simone Azzoaglio]
C’è una citazione di lucio dalla, l’anno che sta arrivando, tra un poco passerà, mi sto preparando e questa è la novità. Credo che questa frase che mi sia venuta davvero in mente adesso, possa riassumere un po’il nostro pensiero. Noi crediamo che siamo stati discretamente bravi, in questi anni, come dicevo prima, a saperci adattare a un ambiente che ci circonda sempre più diverso. Non vorrei una banca specializzata, perché mi sembra che il tempo delle banche specializzate sia terminato. Vorrei una banca ancora in salute, ancora più solida, da poter lasciare ai ragazzi della famiglia che stanno arrivando pian piano, con i loro tempi, se lo vorranno. Insieme a mio zio sono stati i grandi artefici della banca che ha adesso. Io ho tenuto un piccolo ciclo di lezioni alla Cattolica Milano e il professore, alla fine del mio primo intervento, mi ha detto: ‘Guarda, lei è stato molto fortunato perché con un padre così importante, non è forse la parola giusta, un padre così presente è riuscito a non farle ombra. ‘Credo che sia un grosso pregio e io vorrei ripetere questo non fare ombra anche per le generazioni che speriamo mi succederanno.

00:20:16 [Alain]
Questa è una cosa bellissima, bellissima davvero. Penso che sia forse uno degli elementi che ci siamo persi come sistema economico. Il nuovo sistema economico fatto di shareholders e di interessi anonimi all’interno di un’attività imprenditoriale.

00:20:32 [Simone Azzoaglio]
È necessario anche quello.

00:20:36 [Alain]
Sì, sì, no, assolutamente, assolutamente. Però è un mondo che si è evoluto per favorire molto di più questa seconda tipologia di attività imprenditoriale rispetto a quella tipicamente familiare che pensa non solo al bonus di fine trimestre o insomma a fare la singola carriera, ma pensa a lasciare qualcosa anche alle generazioni future all’interno della propria famiglia.

00:20:59 [Simone Azzoaglio]
Un altro dei nostri motti, ne abbiamo infiniti, è famiglia povera e banca ricca. I dividendi sono sempre stati minuscoli.

00:21:10 [Alain]
Cambiando leggermente discorso, qual è il vostro cliente ideale e qual è il vostro cliente peggiore? Cioè, quale tipologia di cliente danneggia davvero i vostri margini?

00:21:21 [Simone Azzoaglio]
Il cliente peggiore è quello che non paga. Il cliente peggiore, avendo lavorato in prima linea sia nei crediti che negli impieghi, è il cliente che non capisce. A me spaventa sempre molto il cliente che dice soprattutto negli investimenti, fai tu. Preferisco una condivisione dell’investimento, una pianificazione dell’investimento, capire effettivamente quali sono le necessità e poter scegliere insieme al cliente. Non mi piace neanche chiamarlo cliente, ma di fatto. Ma di fatto è così, scegliere insieme la strada da percorrere. Però il cliente migliore è quello che, a parte le banalità, sia il cliente che si senta un pochettino parte della banca stessa. Ritornando all’inizio, il cliente che mi incontra per strada, incontra i membri della mia famiglia per strada e ci ferma con tranquillità e ci chiede consiglio o informazioni su queste cose qua, il miglior cliente perché si sente parte di qualcosa di un po’ più complesso.

00:22:37 [Nicola]
Forse in questo quadro, perché abbiamo parlato molto della vicinanza con i clienti, quanto potere decisionale rimane nelle mani dei direttori di filiale o delle persone che decidono di erogare il credito rispetto a un accentramento dei rischi o di una figura che decide. E’

00:23:09 [Simone Azzoaglio]
Innegabile che nel passare degli anni ci si sia sempre di più orientati a un giudizio, soprattutto quando si parla di aziende un po’più grandi ai dati, alla valutazione dei dati, all’analisi dei dati. Quando invece parliamo di aziende un po’più locali che conosciamo bene, Credo che il nostro più, il più delle banche locali mi viene da dire, sia quello di saper coniugare dati freddi e dati caldi. Cioè capita alle volte di vedere aziende non in difficoltà, ma in affanno. Conoscere perfettamente da che cosa deriva l’affanno, sapere valutare l’affanno non con dei dati, ma con le conoscenze anche dell’imprenditore. Che ha un imprevisto fisico che lo può tenere lontano dal lavoro, di solito da noi trova quella flessibilità che probabilmente da qualche altra parte non trova, ma è giusto che non la trovi in un’azienda grande. Servire un’impresa invece grande è innegabile, ma bisogna vedere i dati, bisogna andare a vedere, bisogna guardare in faccia agli imprenditori per poter aggiungere un po’di quella conoscenza che abbiamo acquisito di queste qualità che abbiamo acquisito in tutti questi anni.

00:24:52 [Vittorio]
Io ho una domanda che c’è proprio dentro e non credo che incontrerò a breve una persona migliore per chiederla. Io ho il dubbio che in Italia esiste il credit score, non dico come è in America, ma che ci sia una sorta di statistica di persona per persona, non so se è generale, se ce ne stanno tanti. Ecco, vedi finalmente che c’è!

00:25:30 [Simone Azzoaglio]
Diverse, le più disparate ci sono addirittura delle società che offrono raccolte di articoli di giornale su determinati imprenditori evidentemente con un pomaggiore di notorietà che possono essere utili per creare il credit scoring non esiste un credit scoring unico, come esiste in america, e non esistono società che ti puliscono la storia tua, storia dei buoni o cattivi pagamenti. Però l’analisi fredda, e questa è l’analisi fredda che viene fatta anche nel credito al consumo, esiste ed esiste ancora.

00:26:27 [Vittorio]
Io ho un anno che ho questo sentore, che vedo, leggo un po’

00:26:32 [Simone Azzoaglio]
Di cose ma perché gli altri ti dicono che non esiste.

00:26:36 [Vittorio]
La logica è che esiste il crif, che viene fatto una segnalazione, ma io dico: ma ci saranno delle raccolte, non è che ci saranno vari sistemi. È ovvio che c’è una statistica, un punteggio in qualche maniera per ogni singola persona, ma mi sembra logico insomma che ci sia. Però effettivamente non esiste un modello molto limpido come può essere. Credo anche in Germania ci sia, se non sbaglio.

00:27:06 [Simone Azzoaglio]
E credo che anche in inghilterra o negli stati uniti, non nel credito al consumo ma nel credito commerciale. Una certa flessibilità ci possa ancora essere, cioè da noi un semaforo rosso non sempre vuol dire semaforo rosso. È chiaro che se stiamo parlando di un’azienda lontana, poco raggiungibile, poco verificabile, se non con dei dati freddi, l’analisi e il punteggio che viene fuori per l’azienda è abbastanza importante nella valutazione. Grazie.

00:27:49 [Vittorio]
Questa frase la usiamo sui social tantissimo, non citare la p***a. No, no, è solo la conferma che esiste un sistema del genere, perché nelle varie community di finanza c’è parecchia discussione.

00:28:04 [Simone Azzoaglio]
Esistono tantissimi, quasi ogni banca ha il suo. Ci sono aziende esterne alle banche, una di queste è Ecrif, che danno uno scoring. Il rating può essere interno o esterno. Questo è un po’più complesso.

00:28:22 [Alain]
Ci dicevi all’inizio che senti la responsabilità della posizione in cui ti trovi. Volevo chiederti, se non è troppo personale ovviamente, che tipo di responsabilità senti verso i clienti, la comunità, ma anche la tua famiglia in virtù del lavoro che svolgi?

00:28:50 [Simone Azzoaglio]
Chi compra e vende scavatori non sia molto diverso, la responsabilità nei confronti della clientela è sempre molto alta. È chiaro che serve una persona che deve acquistare un scavatore per fare i lavori in giardino, piuttosto che consigliare una giovane coppia per il mutuo della vita della prima casa oppure la persona che va in pensione ti consegna nelle mani la sua futura pensione, la liquidazione per poterla gestire bene è ovviamente una grande responsabilità che si sente nei confronti dei clienti e per me è direi una responsabilità assoluta e proprio per questo non abbiamo mai tolto il nostro nome dall’insegna, cioè metterci la faccia vuol dire metterci la faccia, metterci il cognome vuol dire metterci della responsabilità personale.

00:29:51 [Vittorio]
Noi,

00:29:52 [Simone Azzoaglio]
Diciamo che hai soddisfatto molte delle nostre curiosità, non so se vuoi aggiungere qualcosa tu sul futuro, sul business, sull’attività, su una pratica, passando dalla strategia più alta al dettaglio più piccolo. Però credo che il fatto di andare d’accordo sia il nostro; non mi piace neanche tanto usare il termine ‘asset’, però è più importante e più prezioso da difendere. Addirittura è più importante del difendere la banca, perché la serenità all’interno della famiglia riverbera inevitabilmente sulla buona salute della banca.

00:30:56 [Nicola]
Grazie mille, è stata un’intervista veramente inaspettata nella sua semplicità ma anche nei concetti profondi.

00:31:08 [Simone Azzoaglio]
Pessoa ha scritto il banchiere anarchico che è un altro. Che è un altro ossimoro non da poco. Sono per volontà mia il più semplice possibile. Ritengo che più semplice sono, migliore possa essere il risultato. Ciò che dico è soprattutto ciò che dico.

Posta del cuore

00:31:30 [Alain]
Ed eccoci alla posta del cuore. Come sempre vi ricordo che ci potete scrivere tramite il forum sul sito, ci potete contattare nei commenti dovunque ci ascoltate, scriverci su Twitter, su Reddit. Basta! Che volete di più della vita? Lorenzo ha trovato il modo di scriverci via mail. Ciao ragazzi, vi ascolto sempre con grande interesse e leggo i vostri articoli sui rispettivi blog. Vi chiedo qualche consiglio su quali dei seguenti libri ritenete un must have o meglio un must read ed eventualmente se avete qualche consiglio sull’ordine in cui leggerli o se ne avete qualcun altro che ritenete interessante e scorrevoli in materia di finanza personale. Potreste anche fare un giro di tavolo in puntata in cui ciascuno ne consiglia tre. O li mette in ordine, o li commenta, o che so io, vedete voi. PS, vi consiglio fino alla fine del tempo, del fisico Brian Greene, un testo che ti apre la mente e ti fa capire quanto siamo piccoli in rapporto alle scale spaziali e temporali dell’universo. Dunque, lui ci ha fornito una lista di libri che noi non leggeremo. Ma come non leggeremo? La leggo, va bene, la leggo, dai. Ecco la lista dei libri: Hauser, la psicologia dei soldi. Stanley, il milionario della porta accanto. Tutto Taleb, in che ordine? Cigno nero, antifragile, giocati dal caso, rischiare grosso, robustezza e fragilità. Bogle, il piccolo libro dell’investimento. Bernstein, o Coletti, i quattro pilastri dell’investimento. Robbins, soldi, domina il gioco. Ecco, questo se lo dico già da subito, la sasta. Siegel, stocks for the long run. Ma Julie, Just Keep Buying, che esce a breve in italiano, ci suggerisce.

00:33:16 [Vittorio]
C’è pure accordi con le case editrici, lui, che sa quando escono i libri, è incredibile. È vero, è vero.

00:33:21 [Alain]
Magari è invischiato in questa cosa, sta facendo un super spettone, bravo. Feti, ti insegno come diventare ricco. Grazie mille Lorenzo.

00:33:57 [Vittorio]
Poi sono leggibili sono poco mattoni spesso fanno ridere sono dei personaggi comunque simpatici come via di mezzo forse mi leggerei anche stanley perché alla fine è un tema curioso cioè la sua teoria forse è un po’vecchia i suoi dati sono un po’hanno un po’di bias però funziona alla fine ripete cose che dicono già ausel e seti in qualche maniera e là a questo punto incomincerai come mattoni, cioè vedere come funzionano gli investimenti bene e bogle e bernstein funzionano benissimo. Google all’inizio ti apre, ti dà una panoramica ottima un po’in tutto. Poi io andrei su quello comportamentale, quindi ti leggi Kahneman, Taleb, che non esiste un ordine, cioè anche lui su Twitter dice che vai a cazzo di cane perché lui non l’ha mai scritto con un ordine. Magari non partire subito col Cigno Nero perché generalmente ti passa la voglia. È un pizzico più complesso. Per il resto, come ha detto Alain Robbins, ciao ciao, e altri non li conosco. Un altro che sinceramente non ho letto, però leggo ogni tanto il blog, e mi dà l’idea di essere un wannabe ausel a sto punto. Te Nicola, Len?

00:35:05 [Nicola]
Io ne ho letti tre di questi, qua cioè in tutto l’elenco ne ho letti tre e secondo me è un buon esempio del fatto che poi uno ci arriva a ste robe in maniere molto diverse. Poi mi sembra che l’abbia detto anche tu, cioè ci sono tante robe che poi un po’si ripetono. Però secondo me Biotaleb, i primi, secondo me sono proprio un must. Anche perché giocati dal caso, comunque si legge molto bene. Però io non lo so, ne ho altri in testa. Sarà che io avevo iniziato con Market Wizards, che è praticamente una roba completamente diversa e che quindi per leggerlo poi ti richiede anche il fatto di sapere di che cosa stanno parlando. Quindi magari non iniziare da quello. Però c’era anche When Genius Failed, a me piacciono di più i libri che sono delle storie e della storia riesci a capire un po’come funziona la finanza, piuttosto che magari leggerti una roba che ti dice come sono le azioni e le obbligazioni. Però sì, a parte il fatto appunto non so come Robbins sia finito lì dentro perché veramente viene spesso, spesso.

00:36:28 [Vittorio]
Allora, quello è il libro meno peggio, sinceramente, suo. Alla fine ti dà un’infarinatura e Perché tu hai letto degli altri libri di Robin. No, è famoso come tipo, però quello dice le idee meno strampalate in assoluto, diciamo, quello là è abbastanza godibile. È un po’troppo verboso, però E poi c’è il re d’aglio come eroe supremo.

00:36:49 [Nicola]
Posso giocarmi una cazzabubola così estemporanea, visto che a proposito di robin. Allora, mia moglie, quando vivevamo a ginevra aveva quando lei viveva a ginevra aveva conosciuto questo ragazzo turco che era pieno di soldi non so i suoi ma in che moneta scusa però in qualsiasi moneta non c’era un cambio in cui saltava fuori che era povero ma è un ragazzo tranquillo non so come definirlo e tra l’altro si chiama anche lui Alain però Alain Alain Barour E niente, dopo anni lui è venuto a trovarci quando eravamo a Londra. Cioè mia moglie mi scrive e mi fa, ah guarda c’è qua Len, usciamo una sera a mangiare, una domenica sera. Usciamo una domenica sera e lui mi racconta, immaginati noi ci sediamo a tavola e lui mi dice, come mai sei qua? E lui era venuto a sentire, a fare la conferenza di Tony Robbins. E io sono riuscito per tutta la cena a non mandarlo a fanculo. Pensando a mia moglie perché ho detto no, vabbè, sono amici e non si fanno queste cose, e poi vabbè, appunto, e ti giuro. Perché poi lui spiegava, non so se c’era un documentario, forse su Amazon, che faceva vedere cosa faceva, e quindi io mi immaginavo quella roba lì, lui lì, e che mi spiegava. No, ma guarda, che funziona tantissimo e ti spinge tantissimo come ho fatto io a non uscire da quella cena lì a dirgli: ‘Oh, alza un attimo il gomito’e dirgli: ‘Ma vaffanculo non lo so.

00:38:43 [Vittorio]
È un grande traguardo della tua vita, lo sai dire?

00:38:46 [Alain]
Va celebrato, Alain? Sì, dai, ti dico la mia triade. L’ordine è rigido, è questo, quello che segue. E questa è la mia triade per chi vuole iniziare a affacciarsi al mondo della finanza.

00:38:59 [Vittorio]
Nessuno di due ha rispettato un ordine, quindi non hai la fantasia.

00:39:02 [Nicola]
Sì, il bello è quello.

00:39:04 [Alain]
Il primo è o la borsa o la vita di vicky robin. Perché ti dà una buona idea di cosa possono fare i soldi per te invece di dover sempre scorbare tu per i soldi. E secondo me quel cambio di prospettiva comunque ti cambia molto. Il modo di approcciarli e ti aiuta a inquadrare il problema. Il secondo libro è ‘A spasso per Wall Street’di Barton Malkiel, perché ti servono dei rudimenti di finanza per iniziare e la scuola dei Bogleheads comunque è a mio parere un ottimo punto di partenza ed è abbastanza efficiente e ricco, ma non troppo complicata. Rispetto all’originale di Bogle Malkiel, include nel suo libro anche un sacco di concetti in più che, secondo me, ti arricchiscono e ti rendono anche più gradevole la lettura. E il terzo libro è ‘Furore’di Steinbeck. Perché non ti servono tre libri di finanza, ne bastano due. Se però invece ti diverte il tema, io andrei con la psicologia dei soldi che è abbastanza ampio da meritare. Poi niente, ovvio: tutto tale merita; tutta la finanza comportamentale merita; gran parte di quella roba tecnica o di nicchia non è necessaria ma sono interessanti. L’investitore fa da sé quello che si fa con i primi due libri che abbiamo detto e che è nel top 10% come performance degli investitori. E la vedova che si è dimenticata di avere il portafoglio di roba passiva nel cassetto, se lo dimentica per 30 anni e quella lì ha battuto tutti. Quindi se riesci ad adottare quella mentalità È fantastico. Anzi, a volte capita anche che magari la roba super interessante che leggi dopo ti distrae, ti fa mettere mano troppo al portafogli, ci perdi troppo tempo, ti fa venire troppi dubbi. Anzi, è bravo. Quindi se uno sta iniziando io direi: ‘Leggiti quelle due robe lì, investi per i fatti tuoi e chiudi. ‘C’è Nicola che ha uno strano sorriso.

00:40:51 [Nicola]
Mi sto caricando per dopo.

Cazzabubbole

00:40:53 [Nicola]
Passiamo a Cazzabubbole, che è ancora un anno che io aspetto che questa rubrica contenga un aneddoto di Vittorio o di Alain però questi aneddoti non arrivano mai.

00:41:10 [Alain]
Ce ne ho uno nel cassetto quando sarai in crisi nera lo tiro fuori.

00:41:15 [Nicola]
Comunque no ridevo, ridevo, perché questo weekend sono uscito con un mio amico e alla fine io non ho mai parlato con i miei amici del podcast. Però alla fine anche con tua moglie sappiamo eravamo lì, io e lui, e la roba che siamo andati a Copenhagen. Poi adesso non lo so. Siame in questo in questo loop temporale che non so se è già successo, succederà per voi lo saprete non lo saprete mai. Però io e Alain siamo andati a Copenhagen a fare una roba assurda e quindi a me faceva riderissimo. e quindi gli ho raccontato questa storia e come mai sono andato a Copenhagen perché è un podcast e lui mi fa ma veramente, ma com’è? Non me lo dice quindi gli do il nome; lui lo cerca su Apple Podcast lo trova e questo qua, ah sì sì. E la seconda domanda che mi ha fatto mi guarda e mi fa ‘Ma tu parli in questo podcast?

00:42:14 [Vittorio]
Cosa dovresti fare? ‘

00:42:16 [Nicola]
Ma no, perché io sono cioè non non parlo, non sono una persona aperta no? e tra l’altro caso vuole che la stessa sera mia moglie era uscita con mio figlio e ha incontrato un suo amico che era una sua coppia di amici che erano lì con una ragazza che lei conosceva da da Ginevra e non so come mai è saltata fuori la roba questo amico di mia moglie dice a quest’altra ah pensa che suo marito ha un podcast ed è uno che non parla però quando parla dice solo delle robe mi piace perché dice sai fa una battuta sarcastica così però nella stessa sera praticamente due situazioni diverse mi son beccato questi due è uno che non parla è la persona più strana che potresti pensare che ha un podcast peraltro confermiamo no? Eh sì, sicuramente. Niente volevo raccontare di questo mio amico, semplicemente perché lui ha sua moglie svizzera ma è di Berna e mi ha detto che una volta il suo figlio ha un anno più del mio, quindi ha tipo 4 anni quasi e niente va all’asilo, però lui abita un po’più fuori da Zurigo e quindi parlano solo tedesco, e lui non parla il tedesco. Quindi va all’asilo e questa signora gli dice: ‘Lui non capisce un cazzo’. Si incastra perché dice ‘minchia’, un anno che vengo qua ti ho detto che non parlo tedesco e cazzo continua a parlarmi tedesco. Insomma, ad un certo punto una volta riesce a beccare questa tipa che parla inglese e la tipa che parla inglese gli dice: ‘Ah, guarda! Mi spiace, però tuo figlio ha un problema quando parla no’. E cazzo lui si si prende paura no, perché dice: ‘Ma come cioè? Che problema ha? No dimmi, dimmi! ‘Fa eh sì, no, perché effettivamente lui parla col dialetto di Berna e noi qua a Zurigo non lo capiamo. Ma porca puttana! Ma c’è tipo 20 minuti di treno da un posto all’altro, come cazzo è possibile che non non vi capite tra di voi la croce zero rigidità mentale mi sembra. Ecco, esattamente quello! Dimmi te ho una lotta che non vinceremo mai, quella con questo sistema di merda che gli insegnano il dialetto a scuola. Tutto questo per dire che io questa settimana non so veramente cosa consigliare, ma farò un rant un rant generale nel senso che ho cominciato a guardare Mobland su Paramount Plus. Practicamente Mobland è la versione inglese di Gomorra, cioè c’è proprio Tom Hardy. Ho decisoDi guardarlo, perché c’era lui e lui fa l’invincibile. Poi c’è nel ruolo proprio il tirapiedi del boss. Il boss non ha il figlio ma ha un nipote che è un coglione che è quello che crea casino. Insomma la storia l’han copiata e da lì ho detto: ‘ma porca puttana! ‘Cioè, perché praticamente tutti gli scrittori americani c’hanno questo problema come dei creators di finanza italiani che se devono copiare tutti non c’è nessuno che c’ha un’idea originale. Visto che avevo fatto l’abbonamento a Paramount Plus, ho detto: ‘oh adesso vado a guardarmi The Agency! ‘Perché mi avete rotto i coglioni! Quella era una serie francese, ho detto: ‘vado a guardarmelama il problema è che sti americani di merda di ospirazione dalla storia è uguale le dinamiche sono dei paesi diversi sono riusciti a mischiare i paesi però i dialoghi sono uguali la cosa fantastica è che le fanno con più soldi ma è meglio l

00:46:13 [Vittorio]
‘originale non si sa come attori migliori più soldi più scene più scene d’azione l

00:46:18 [Nicola]
‘origine era molto meglio ma la roba che veramente mi ha fatto spaccare il televisore è stato quando tu vittorio avevi consigliato miss alpha males no?

00:46:28 [Vittorio]
Si chiama così machos alpha, machos alpha beh.

00:46:32 [Nicola]
Netflix hanno fatto una versione francese di quella, anche italiana, pensa te e la versione francese ti giuro è, cioè, hanno preso il copione, l’hanno dato a charept, l’ha tradotto in francese e l’hanno uguale, ma cioè, le scene, tutto uguale. Io dico: ma come cazzo? Ma almeno cioè prendi ispirazione, no poi cambia la storia!

00:46:55 [Vittorio]
Invece, in italia, l’hanno un po’riadattata, togliendo tutte le scene, un po’. Troppo hot, perché il nostro borghesismo non potrebbe sopportare questa cosa. Comunque, se la volete vedere, vedete la spagnola, perché è la migliore di tutti: cioè dico agli ascoltatori, anche a voi, è vero; obiettivamente, è meglio su Netflix.

00:47:11 [Nicola]
Finalmente, hanno fatto uscire e. Allora domani si chiama così, non quello di Doris, ma quello della Cortellesi. C’è ancora domani Però? Solo in francese. Ah così che dici ma perché hanno comprato i diritti, però non manco il linguaggio originale solo in francese, che poi è facilissimo, dico riadattare quelle battute tipicamente romano con quell’espressione sintetica in francese.

00:47:44 [Vittorio]
Allora io vi consiglio un film, visto che abbiamo parlato di cose brutte, vi consiglio una cosa veramente molto bella. Perché io sono andato in fissa con Denis Villeneuve, che è un regista canadese di origini cioè della parte francese, che è quello che ha fatto Dune e soprattutto Blade Runner 2049.

00:48:02 [Nicola]
Però ha fatto un altro film, dune non si può sentire il primo, mi è piaciuto molto no, dune non dune, vabbè, suono per i coglioni.

00:48:12 [Vittorio]
Dune la dune fia io accetto la critica alla mia pronuncia non al film e niente è. Arrival e sostanzialmente sembra un film di fantascienza perché arrivano gli alieni sulla terra, pero questi alieni non fanno niente. Cioè, stanno fermi con la loro navicella al centro della Terra e a un certo punto, giustamente, gli umani decidono, vabbè, andiamoci a parlare, ma come? Quindi prendono l’unica persona sulla Terra che è una linguista che studia lingue, diciamo, particolari, eccetera, e dicono, trova un modo per parlare con queste persone. E a quel punto il film prende tutta un’altra strada, diciamo. C’è una fotografia pazzesca e non è un film d’azione, però non è un film d’azione, è un film romantico, non è un film veramente di fantascienza. È un film un po’Diciamo di quelli radical chic diciamo così però bello con molti silenzi questa fotografia bellissima in qualche modo ti fa capire davvero quanto il modo con cui comunichiamo nel modo in cui comunichiamo influenza quello che diciamo e di come vediamo la vita.

00:49:15 [Nicola]
E poi non vi dico nient’altro volevo dire che è un film che giustifica tutti quelli che hanno fatto quelle materie classiche all’università, hai visto? Sono l’unica persona che può essere l’ho fatto per un motivo c’è un senso.

00:49:36 [Alain]
Io vi consiglio un libro, ancora si intitola ‘l’uomo che piantava gli alberi’di jean jauneau; è un libricino piccolo, però è veramente bello, molto commovente. Un pastore solitario che, armato solo di ghiande e ostinazione, decide di riforestare da solo un angolo morente della Provenza. È praticamente una favola in stile ecologico, ma prima che l’ecologia andasse di moda. Cioè, qua parliamo di una persona che l’ha scritto a cavallo delle guerre mondiali. In realtà, forse l’ha scritto dopo la Seconda Guerra Mondiale. Adesso mi viene il dubbio. Potrebbe averlo scritto dopo la Seconda Guerra Mondiale. Comunque, di sicuro non era un periodo felice, insomma. Pochissimi libri che regalo molto volentieri quando mi capita, non tanto perché penso che piacerà a tutti, perché comunque è un libro pacifista, ecologista, ha una sua ideologia particolare, ma perché mi permette di capire se non ti piace, allora non voglio avere niente a che fare con te. Quindi è un libro autoselezionatore di amici.

00:50:39 [Vittorio]
È tipo m di sky, no?

00:50:47 [Nicola]
In modo, quando tu non vuoi fare il regalo a qualcuno a natale, gli dici ‘vabbè’. Allora ti regalo questo perché so che sicuramente dopo che ti ho regalato questo, non mi farei il regalo l’anno prossimo e quindi non mi devo.

00:50:59 [Vittorio]
Non lo devo trovare, vabbè, solo cioè non ci dici nient’altro no, perché è un libricino piccolissimo.

00:51:05 [Alain]
Ve lo dovete leggere, ah! Dici ‘è bello è molto carino, molto carino.

00:51:09 [Nicola]
Voleva dirci che non ha più amici, però vabbè era quello il messaggio.

00:51:13 [Vittorio]
Forse se ti scrivono tutti nei commenti, non ci è piaciuto questo libro. Ti seguono loro, non devi seguire me. Io detto cio’. .. Se volete aiutarmi nel migliorare la pronuncia potete fare una donazione in modo tale che possa comprarmi dei corsi per il resto potete seguireci sui nostri blog. De Italia Leather Sofa. Finanza Cafona e Salto Mentale ciao ciao.