Oggi a Too Big To Fail parliamo di Private Equity, che non è quel mix di equitazione ed atti osceni che ricordi dalle medie, notoriamente associato ad una famosa deputata!

I consigli di oggi:

Nicola: Victoria Beckham su Netflix

Vittorio: Alice in Borderland 3 su Netflix

Alain: I Soldi degli altri Blog

LA PROMO

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TL;DR

L’episodio si addentra nel mondo del private equity, discutendo della sua storia, dei suoi meccanismi e del dibattito in corso sui suoi meriti e sugli svantaggi. Alcuni dei temi e degli approfondimenti chiave includono:

  1. L’ascesa del private equity: Il podcast traccia le origini del private equity alla metà del XX secolo, con pionieri come l’American Research and Development Corporation. Evidenzia il ruolo di Michael Milken nel popolarizzare l’uso di obbligazioni ad alto rendimento “junk bond” per finanziare le acquisizioni con leva finanziaria.
  2. Private equity vs venture capital: Gli speaker differenziano tra private equity e venture capital, notando che il private equity di solito si rivolge a società più mature e consolidate, mentre il venture capital si concentra sul finanziamento di startup giovani e ad alta crescita.
  3. Il modello di business del private equity: Il podcast spiega il modello di business del private equity, incluse le commissioni di gestione e le commissioni basate sulle performance che i gestori dei fondi guadagnano, nonché l’uso della leva finanziaria per amplificare i rendimenti.
  4. Preoccupazioni e critiche: Gli speaker sollevano diverse preoccupazioni sull’industria del private equity, come la mancanza di trasparenza, il potenziale per un’assunzione eccessiva di rischi e la tendenza a privilegiare i profitti a breve termine rispetto alla sostenibilità a lungo termine.
  5. La “democratizzazione” del private equity: Il podcast discute la tendenza del private equity a diventare più accessibile agli investitori al dettaglio, spesso attraverso broker a basso costo. Tuttavia, gli speaker avvertono che questa “democratizzazione” potrebbe comportare i suoi rischi e inconvenienti.
  6. Esempi del mondo reale: Il podcast utilizza il caso di Telecom Italia come esempio ammonitore, evidenziando come le tattiche tipiche del private equity possano portare all’erosione della salute a lungo termine di un’azienda.
  7. Prospettive di esperti: Gli speaker fanno riferimento al lavoro di Dan Rasmussen, che ha sostenuto che gli investitori possono replicare i rendimenti del private equity utilizzando un approccio più trasparente ed economico.

Citazioni e esempi notevoli

  • “Il private equity, stolti hobbit dalla mente corta, è la magia nera di comprare intere aziende, non quattro miserabili azioni come voi che scambiate patate al mercato della contea.” – La spiegazione di Vittorio sul private equity, ispirata a Gandalf
  • “Il problema del fondo è che dipende da quali società ha comprato, ma poi il fatto che i deal buoni sono finiti, a differenza di quelli infiniti.” – Nicola sulle sfide nel prevedere le performance del private equity
  • “Il problema attuale sono anche delle aberrazioni molto pericolose che stanno succedendo nel mio settore, quello delle assicurazioni. Perché specialmente negli Stati Uniti, cosa fanno i private equity adesso? Si comprano direttamente la società di assicurazione e poi danno alla società di assicurazione non tanto il private equity ma il private credit che è… Praticamente la stessa roba, però legata al discorso dei prestiti.” – Le preoccupazioni di Nicola sul coinvolgimento del private equity nel settore assicurativo

TRASCRIZIONE

00:00:03 [Vittorio]

In questa puntata di too big to fail, parliamo di investimenti modaioli di dubbio gusto, faccio interpretazioni fantasy mal riuscite e un lettore ci paragona vecchi giocatori dell’inter.

00:00:15 [Vittorio]

 da un po’ di tempo i broker low cost spingono su questa parola, private equity. Bravo! Eh, hai visto? Sto migliorando. La possibilità, insomma, di investire in società non quotate in borsa e che potrebbero, occhio al condizionale, garantirvi di investire nel prossimo successo del decennio.

00:00:32 [Nicola]

 purtroppo non è una tendenza limitata ai soli broker low cost. Tutto il mondo del risparmio gestito si sta spostando verso allocazioni più o meno alte al private equity e se come spesso accade l’America rappresenta un buon indicatore di quello che da noi succederà tra un po’ di anni, ci ritroveremo dappertutto. dai fondi pensione alle polizze assicurative.

00:00:54 [Alain]

 però ricordate quando eravamo un grande paese ed eravamo noi a esportare i politici di merda?

00:01:01 [Vittorio]

 dei tempi però sta cosa dei private equity no? cioè che ne so i broker che ti dicono ti diamo l’1% di cashback oppure ti mandano 18 email a settimana e anche cose un po’ strane che cominciano a circolare su Twitter Mi danno un po’ Siempre quel odorino, quello lezzo intorno al naso, e come immagino anche un colore generalmente verso il marroncino. È tipo quei ristoranti quando vai in vacanza che hanno il butta dentro che ti dice ‘dai puoi venire, guarda il menù eccetera’. Cioè, quella cosa vuol dire al 100% che non hanno uno chef che ha una stella Michelin. E molto probabilmente neanche secondo me sì, e secondo me neanche un proprietario che conosce il senso di HACCP.

00:01:41 [Nicola]

 però come dire io questa roba di haccp non l’ho capita, però dovrei cercartela con meglio le cose.

00:01:50 [Vittorio]

 potresti essere un ottimo imprenditore della ristorazione.

00:01:57 [Nicola]

 comunque a proposito di altissima qualità, lascerei spiegare il concetto di private equity con la voce e i concetti di gandalf.

00:02:07 [Vittorio]

 il private equity, stolti hobbit dalla mente corta, è la magia nera di comprare intere aziende, non quattro miserabili azioni come voi che scambiate patate al mercato della contea. Usando montagne d’oro di nani talmente pigri che farebbero sembrare Bilbo un lavoratore instancabile. E cosa fanno questi saggi dopo aver conquistato la fortezza? Pensate forse che si siedano a fumare l’erba pipa cantando calzoni degli elfi? Sciocchi! Entrano come un’orda di Uruk-hai a un banchetto Hobbit. Licenziano metà delle truppe più velocemente di quanto Legolas scocchi frecce. Riorganizzano tutto come Saruman con Iserkard. Tagliano costi come Gimli, spaccando stele di orchi. Dopo qualche era, quando l’azienda è magra come Gollum nel suo antro, la rivendono a un altro stolto. Intascano tesori che farebbero sembrare smog e un accattone. Il venture capital? Almeno quelli hanno il coraggio d’eroi rimani. Caricano verso startup che potrebbero crollare come baradugli.

00:03:07 [Vittorio]

 il private equity preferisce saccheggiare mina stirit già costruita. Ora fuori dai piedi. Un mago non arriva mai in ritardo al consiglio di amministrazione.

00:03:19 [Alain]

 che performance!

00:03:21 [Alain]

 bravo, bravo, anche se per me sarà sempre ganja.

00:03:26 [Vittorio]

 e poi io volevo spiegare effetti la differenza col venture capital perché spesso le due cose si sovrappongono, però è stato molto efficace il nostro amico mago e soprattutto la nostra ai che ci ha aiutato a scrivere questa cosa orribile.

00:03:37 [Nicola]

 sì, vabbè, come avete capito, come avete capito però noi volevamo spiegarlo in private equity un po’ a parole nostre e lo faremo così durante tutta la puntata.

00:03:51 [Alain]

 magari iniziamo con un po’ di storia, dai, visto che vogliamo spiegare le cose. Come è iniziato il private equity? Allora, il settore del private equity ha iniziato a prendere forma a metà del XX secolo con aziende come American Research and Development Corporation, fondata nel 1946 e riconosciuta come pioniere. Come per tutte le cose, all’inizio era un’attività che aveva molto senso. Ogni azienda passa diverse fasi della sua vita. È abbastanza comune che si creino degli sprechi qua e là, per svariati motivi. Ad esempio, il fondatore decide di usare la società per pagarsi i jet privati e 10 segretarie. Oppure, semplicemente, il fondatore è molto capace. Magari nel creare un prodotto, un servizio nuovo, ma non sa gestire un’azienda che è diventata una società grande, complessa, con migliaia di dipendenti. Ancora suo cugino è l’amico delle elementari in ruoli apicali, perché si fida di loro. Ora un manager con esperienza e capacità. .. tagliando questi costi, queste inefficienze, può aumentare la redditività della società.

00:04:53 [Alain]

 e questa è una semplificazione, ovviamente, però rende bene l’idea, secondo noi. Ora. .. Questo manager però, molto spesso, non ha abbastanza soldi per comprarsi un’intera società e risanarla. Ha bisogno di raccogliere soldi dall’esterno e lo fa con due strumenti, equiti e debito. La parte del debito è stata lanciata da tale Michael Milken. Milken, anche qua, grande nome.

00:05:17 [Vittorio]

 è un grande nome. Secondo me, veniva preso per il culo a scuola, posso dire.

00:05:22 [Nicola]

 eh, può essere, per quello che. .. Dipende. Quello che è il suo futuro.

00:05:26 [Nicola]

 infatti, perché la storia di michael milken io non l’ho mai sentita legata quando tutti si sono affrettati a spiegare che cos’è il private equity, però lui ha avuto un ruolo chiave in tutto questo, perché praticamente quelli che adesso noi chiamiamo obbligazioni a alto rendimento più realisticamente junk bonds, li ha praticamente inventati lui negli anni 80. Prima degli anni 80, se uno voleva fare un’acquisizione usando un sacco di debito, la gente lo prendeva per pazzo, soprattutto perché legato a quel debito c’erano degli alti tassi di interesse. Mentre lui è riuscito a renderli molto popolari, e quindi attraverso l’uso praticamente della leva finanziaria o quelli che in inglese si chiamano i leverage buyout, ha ha permesso a società anche piccole di effettuare queste espansioni aziendali o ristrutturazioni attraverso il debito, attraverso andare a comprare magari anche delle aziende molto più grandi di quella che le acquisiva. Michael Milken praticamente ha contribuito a favorire la crescita del private equity perché ha praticamente dato accesso al mercato dei capitali attraverso le obbligazioni a tutti questi imprenditori che volevano fare i corporate traders.

00:06:41 [Nicola]

 perché ne parliamo? Ne parliamo anche perché c’è un libro che secondo me è molto bello, e quindi ve lo consiglio già qua in mezzo alla puntata, che si chiama The Predator’s Ball di Connie Brooke. Praticamente il titolo del libro, The Predator’s Ball, praticamente fa riferimento al fatto che Michael Milken, tramite la sua azienda, ne ricordo più, Drexel Burnham Lambert, faceva una conferenza annuale a Beverly Hills. Immaginate la finanza a Beverly Hills.

00:07:09 [Nicola]

 negli anni 80, poi, immagino dove appunto lui riuniva questi gruppi di predatori finanziari, cioè quelli che andavano a comprarsi le altre società, gli specialisti nell’acquisizione, cioè quelli che li facevano da consulenti, sostanzialmente. E i finanziatori. Praticamente l’evento è diventato tipo, non so, il Coachella o il Burning Man per i Venture Capital, quello lì era l’evento simbolo di questi affari aggressivi, di questa cultura finanziaria ad alto rischio e alto rendimento.

00:07:43 [Vittorio]

 per alcuni, peraltro, quasi tutti questi personaggi hanno una cosa in comune nel loro destino che generalmente è composta da sbarre esatto, ma è parzialmente parzialmente attenzione, attenzione, attenzione. E diciamo il libro di Brook è molto interessante perché descrive tutto il mercato, diciamo, dei jackpot e di come questo effettivamente abbia permesso a una generazione di investitori, cioè corporate traders, di lanciare acquisizioni ostili su grandi aziende, cambiando effettivamente il panorama imprenditoriale americano. Il libro va a raccontare tutti questi personaggi che hanno favorito questo sistema, le operazioni, le varie rivalità che si sono create. Peraltro, come ci faceva notare Nicola, il personaggio di Richard Gere in Pretty Woman è uno di questi simpatici signori, insomma. Quindi, se avevate il dubbio che fosse uno stronzo, effettivamente potrebbe esserlo. Il libro poi evidenza un po’ le ambiguità etiche, i problemi legali che hanno colpito appunto Drexel e Milken, culminando appunto in una sequela di scandali e di vari processi che portarono al crollo della loro società.

00:08:44 [Vittorio]

 tra le altre cose, milken fu accusato di fraude fiscale, malvolazione di mercato, insider trading e poi un’altra serie di cose minori. Minoris ha dovuto pagare una multa di 600 milioni di dollari, la sua società è fallita e ha dovuto scontare 10 anni in prigione, di cui ne ha fatti solo due perché l’ha indovinato quel tizio con dei capelli arancioni, il nostro mago arancione.

00:09:06 [Alain]

 in precedenza abbiamo detto che al manager che vuole comprare una società per risanarla, cioè farci soldi, servono o debito o equity, o magari anche tutte e due. Abbiamo parlato del debito, mentre l’equity arriva proprio dai fondi di private equity. La differenza tra i due è quella classica, quella che vale anche per l’investitore individuale. Se decido di finanziare un’acquisizione tramite il debito, ricevo delle cedole fisse, magari alte, ma quello è il massimo profitto che posso ottenere. Mentre se decido di partecipare con l’equity, non ho alcuna certezza dei guadagni. Ma questi possono diventare potenzialmente infiniti. Il manager del fondo ha anche ulteriori possibilità di guadagno, intendiamo il fondo di private equity. Si fa pagare ad esempio una fee fissa, di solito la chiamano management fee, che in teoria ripaga i costi del fondo, come i costi fissi, ad esempio l’affitto dell’ufficio, le bollette, i festini, gli stipendi. La Jaguar. La Jaguar. Una fee variabile, che dipende dalla performance del fondo, di solito è questa che compra la Jaguar.

00:10:13 [Alain]

 con performance, si intende ovviamente sia gli eventuali dividendi, insomma quello che produce la società, ma soprattutto un eventuale prezzo di rivendita superiore al prezzo di acquisto. Quella plusvalenza, alla fine, finisce per essere un guadagno, una performance e. .. Per il manager, insomma, si aprono le porte per tenersi una bella fettona per sé. Questa performance fee di solito è tra l’altro anche più complessa delle performance fee che sono incluse negli hedge funds. Ad esempio, la performance fee viene calcolata solo per il periodo in cui il fondo ha effettivamente investito i soldi. Non è la performance reale che tiene conto di quando i soldi sono rimasti disinvestiti sul conto del fondo, anche se voi i soldi li avete impegnati in quel momento.

00:11:00 [Nicola]

 sì, il discorso è che l’investitore si impegna a dare i soldi al fondo.

00:11:06 [Nicola]

 per i fondi private equity seri, non per quelli che vendono i broker low cost. Sostanzialmente, loro però vi chiamano quando hanno bisogno dei soldi, perché appunto hanno trovato una società da acquistare. Però ovviamente voi quei soldi li dovete tenere liquidi, non li potete investire in azioni perché altrimenti magari dovete disinvestire nel momento peggiore. Il tassametro della performance per il fondo scatta quando gli date i soldi, però voi state già guadagnando meno. Etra l’altro, tornando alla battuta che facevate voi prima tra la fissa e quella variabile, non è neanche più vero perché oggi. .. La Jaguar te la compra la fee fissa. Perché? Cosa hanno fatto i fondi? Hanno capito che quel 2% o di più di management fee è sicuro e quindi hanno. .. più incentivo a ingrandire la size del fondo degli asset che hanno sotto under management, diciamo più che puntare a fare più performance, perché quella è variabile anche se sono bravi comunque ci sono dei fattori che sono al di fuori della tua capacità no?

00:12:19 [Nicola]

 e, quindi, è per questo che le società sono diventate società enormi, semplicemente perché poi hanno questa fee ricorrente e che, alla fine, è quella che li fa diventare veramente ricchi. Non c’è più l’incentivo, no? Cioè, una volta la fee variabile era proprio quella che allineava gli incentivi dell’investitore e del fondo. Adesso gli interessa un po’

00:12:40 [Alain]

 meno, diciamo. Ma tra l’altro, avevo sentito qualche giorno fa una statistica che diceva che ci sono più fondi di private equity in America rispetto a McDonald’s.

00:12:50 [Alain]

 cioè siamo tipo nell’ordine delle decine di migliaia, cioè più di una decina di migliaia.

00:12:55 [Nicola]

 e anche qua zugo. Zugo è praticamente la capitale dei crypto shit e dei fondi private equity.

00:13:03 [Nicola]

 non savvano chi è più shit, passiamo a parlare delle differenze a cui accennavo prima vittorio tra il private equity e il venture capital, perché a volte si fanno delle confusioni. Quindi la differenza principale tra questi due stili di investimento, chiamiamoli così, è uguale al tipo di aziende in cui investono, il rischio che assumono, la fase di sviluppo dell’impresa e l’approccio operativo all’investimento. Il venture capital si occupa di finanziare startup e imprese giovani, con un grande potenziale di crescita ma rischio elevato, mentre il private equity investe solitamente o in passato in aziende più mature e consolidate, focalizzandosi sull’ottimizzazione e sul rilancio tramite una gestione attiva, il contributo che. .. pensano di poter dare aumentano la quota di controllo perché molto spesso se la mangiano tutta la società quindi la prima differenza è il target delle aziende quindi da una parte venture con le startup dall’altra il private equity in aziende già mature La modalità e la dimensione dell’investimento,

00:14:08 [Nicola]

 perché in passato nella storia il venture capital acquisiva quote di minoranza, quindi aveva un capitale più limitato, mentre il private equity di solito si prende tutto. E poi i rischi della strategia, perché sostanzialmente il venture capital prende un rischio più elevato, proprio perché le società sono più più giovani ma punta su una crescita molto rapida. Perché in teoria queste società hanno delle idee innovative, mentre il private equity in teoria ha un rischio minore, perché di solito cerca già una società che ha ampi cash flow e quindi quei cash flow aiutano di natura a ripagare. L’investimento, e da ultimo appunto c’è il coinvolgimento nella gestione, perché venture capital di solito ti dà mentorship, magari ti dà un supporto ad attività attorno a quello che è il core business, ma insomma hanno un coinvolgimento diretto solo quando le robe vanno male, perché poi appunto c’è

00:15:09 [Nicola]

 anche tutto il culto del fondatore, quindi non vuoi andare a rompere i coglioni a chi ha fondato l’azienda. Mentre il private equity di solito arriva, licenzia tutto il management e mette dentro la gente loro.

00:15:23 [Vittorio]

 questa classificazione noi l’abbiamo un po’ aggiunta per chiarire le idee, però in realtà nel mondo reale queste distinzioni sono molto più leggere, anzi a volte non esistono neanche, ed era un tipo di classificazione che magari poteva funzionare all’incirca dieci anni fa, però i due mondi in realtà spesso si sovrappongono. Il primo motivo è che spesso le aziende tendono a quotarsi per la prima volta molto più tardi che in passato, un po’ perché c’è una regolamentazione più stringente, un po’ perché effettivamente è molto costoso, un po’ perché sei sull’attenzione pubblica in una maniera un pochino più. .. Ma a volte non lo fanno proprio. Non è così raro vedere delle società, una società che non è mai stata pubblica, che a un certo punto si trova come azionisti sia delle aziende di private equity che delle aziende di venture capital. Il secondo motivo è che le società di venture capital hanno a disposizione capitali praticamente infiniti, mentre i private equity sono stufi di migliorare la società, ad esempio di quelle che fanno carte igieniche con reddito a base. Abbastanza stabile e vogliono insomma investire in roba un po’

00:16:24 [Vittorio]

 più figa e un po’ più chic. Poi, alla fine, anche i gestori di private equity hanno il loro ego e quindi lo vogliono soddisfare.

00:16:31 [Nicola]

 secondo me, perché vogliono anche loro essere in business con chiellini. In sintesi, ah sì, sì. Comunque, io qua vorrei raccontarvi una storia che è un po’ Vicina a me, perché io poi alla fine in Telecom Italia ci ho lavorato, però che secondo me è anche qualcosa che è vicino a tutti gli italiani, perché chi non la conosce Telecom Italia Telecom Italia non è stata veramente una storia di private equity, però spiega bene i problemi che ci sono quando arriva un imprenditore, l’imprenditore mette 10 e si porta a casa 100 usando il debito, che è un po’ quello che è successo quando con la Nino si è comprata Telecom Italia tramite Olivetti, non so quanto era. vent’anni fa non sarà Olivetti poi non sarà prima compiata Omnitel e poi Omnitel sarà comprata Telecom Italia una roba del genere o ricordo malissimo no perché Omnitel era andata a Vodafone mi sa sì è vero non mi ricordo vabbè Comunque lui aveva questa società in Lussemburgo, chiamata Bell, che possedeva il 22% di Olivetti. E dopo l’OPA che Olivetti lanciò su Telecom Italia, Olivetti controllava il 52% di Telecom Italia.

00:17:38 [Nicola]

 quindi se fate le moltiplicazioni, praticamente collanino aveva messo 10% sul tavolo e controllava tutto. Il resto era debito, no? Perché lui l’ha fatto? Perché lui, Telecom Italia, ai tempi aveva dei cash flow immensi. E quindi lui diceva, vabbè, io posso usare quei cash flow per ripagare il debito. E quindi ripagando il debito, i debiti che si era fatto lui, poteva poi arrivare a controllare tutta Telecom Italia, cioè a possederla veramente a partire da quel 10%. A possederlo di più tant’è che praticamente quando Telecom Italia pagava i dividendi, i dividendi andavano dentro Olivetti, e poi ad un certo punto lui è riuscito a chiudere un po’ quella catena di controllo, perché erano entrati i soldi. Però c’è ovviamente questo piccolo problema che se quei flussi di cassa li usi per ripagare i debiti e non per investirli in innovazione e crescita della società, poi quella società lì pian piano inizia a morire, no? Che è quello che poi appunto è successo a Telecom Italia si è fatta a due giri, perché poi se l’ha comprata Tronchetti Provera con lo stesso meccanismo, erano arrivate le famose licenze del 3G ai tempi che hanno dovuto pagare un bot, e quindi si sono trovati con niente, o comunque a dover praticamente

00:18:57 [Nicola]

 vendere gli asset per riuscire a ripagare il debito. E sono ancora in mezzo adesso a questa storia. Per cui, secondo me, questo è proprio un esempio molto peculiare per capire quali sono le problematiche quando queste strategie vengono spinte all’estremo. Alla fine, quella è la. ..

00:19:18 [Nicola]

 la strategia che tutti i private equity usano perché cercano i flussi di cassa, perché poi sono in grado di ripagare i debiti che si sono fatti per comprare quelle società, e ovviamente questa questa tecnica funzionava bene finché, fino all’altro ieri, c’erano praticamente tassi a zero e quindi fondamentalmente ti servivano proporzionalmente meno flussi di cassa per ripagarli. Il giochino si è rotto e il giochino si sta rompendo, ed è per quello che vogliono venderli a voi, perché adesso vogliono scaricare oserei dire i tassi sono saliti, no? E quindi tutto il business model è entrato in crazy. È più facile se quelle partecipazioni lì le ficcano dentro al vostro fondo pensione e poi chi si è visto si è visto.

00:20:03 [Alain]

 passiamo a parlare delle problematiche generali del private equity come se non ne avessi già accennate abbastanza.

00:20:11 [Alain]

 una volta che i fondi comuni normali hanno dovuto rinunciare alle fii alte c’era bisogno di trovare un nuovo modo per mungere ed ecco infatti è arrivato il private equity. Ora il pitch usuale di chi vi vuol vendere fondi di private equity si basa su questi elementi che dovrebbero in teoria creare Alfa. Tra l’altro apro una parentesi. In ambito finanziario Alfa misura le capacità di un gestore di generare rendimento in eccesso rispetto al rischio assunto e al benchmark di riferimento. Chiusa parentesi. Субтитры сделал DimaTorzok Allora quello che farà il gestore sarà che ha una capacità di selezionare i deal in maniera migliore rispetto alla concorrenza, ha la capacità di introdurre migliorie a livello operazionale e quindi rendere più efficiente le aziende che acquisisce e anche il fatto che avrà un azionariato più paziente rispetto a quando l’azienda era quotata e bisognava raggiungere gli obiettivi ogni tre mesi. Invece ti piacerebbe la realtà è un po’

00:21:08 [Nicola]

 più diversa nel senso che mettiamo dei numeri più o meno di solito, 100 basis point, 100 basis point, sono l’1% di solito di questo extra rendimento arrivano semplicemente dalla leva, perché usano la leva. Ma è una leva applicata a un beta di mercato, perché alla fine stai comprando quelle società lì. Il mercato dell’azionario è quello, 200 basis point, più o meno. Arrivano semplicemente da tilt settoriali o da fattori replicabili. Sono gli stessi fattori small cap, value, growth che trovate nei mercati pubblici. E 150 basis point arrivavano un tempo c’era questa fantastica cosa che era l’illiquidity premium, nel senso siccome tu i tuoi soldi che dai al fondo di private equity non li puoi toccare per almeno sette anni o dieci anni, decidono loro quando ridaltri. E quindi tu dici, siccome questi soldi qua sono bloccati lì, ti chiedo un rendimento superiore.

00:22:11 [Nicola]

 da lì il liquidity premium, perché se io li investo in bwce, li posso tirare fuori quando voglio. Però adesso. .. Quelli liquidità prima lì si è abbassato notevolmente, anche per ragioni assurde, perché adesso c’è la gente che lo vede come un beneficio, il fatto che non può tenerli, che non può tirarli fuori quei soldi, e il beneficio è anche il fatto che il private equity non ti manda le valutazioni tutti i giorni, e quindi gli investitori non vedono come il prezzo di quel portafoglio si muove, anche se si muove, perché ripeto sono sempre aziende, e quindi addirittura pagano loro un premio. Quindi questi 150 basis point da rendimento extra per te sono diventati meno rendimento effetto mattonaro, più simile agli immobili.

00:22:59 [Vittorio]

 incredibile è vero, incredibile, incredibile.

00:23:02 [Nicola]

 e poi un’altra parte è di quelli che vi stanno vendendo adesso, i private equity, e sbandierano tutte queste super performance, ma parte di quella super performance arriva proprio da quello che dicevamo prima di come la calcolano, quella performance. Usano l’IRR invece di calcolare la performance da quando voi gli avete dato i soldi o comunque gli avete committati. E quindi tutto questo, però, a fronte del pagare il 2% di management fee e il 20% di performance fee. Quando va bene, e quindi capite che alla fine il private equity è solo il beta di mercato, ma molto più costoso. Perché se voi andate a compravàsi VWCE, lo pagate 5 basis point. E su questo c’è una persona che reputo molto intelligente che si chiama Dan Rasmussen. Lui gestisce un fondo, una società che si chiama Verdad, che ha dei fondi e che sostanzialmente spinge su questa tesi.

00:24:02 [Nicola]

 lui dice: ‘io. .. Ti ricreo quel profilo famoso di rendimenti del private equity, ma lo faccio usando delle aziende quotate. E come lo fa? Prende a leva i soldi e investe small cap value. Semplice. Ed è finita lì. ‘ e riesce a raggiungere i risultati dei migliori private equity vabbè ma così è troppo semplice cioè non c

00:24:24 [Vittorio]

‘è divertimento così non ci puoi fare una puntata di mezz

00:24:27 [Nicola]

‘ora su questa cosa è vero cioè che fai migliaia di video su youtube se la fai così no è giusto perché dan rasmussen non ti dà indietro l’1% quando tu investi vedi cattivone qua viene venduta la strategia in generale però effettivamente quello che faccio io quello che fate voi è investire in un fondo specifico anche lì poi la performance che vi portate a casa è la performance di quello specifico fondo non del private equity in generale perché non potete avere il beta del private equity e quindi la metafora che mi è venuta in mente stamattina la società di private equity è come una società di calcio, ma il fondo che comprate voi è un’annata specifica di quella società. Quindi, se prendete la Juventus, la Juventus ha avuto degli anni buoni quando rubavano e degli anni non buoni quando li beccavano. E quindi, pure se vi vendono il fondo della Juventus, dovete stare attenti perché non sapete se è l’anno buono o l’anno cattivo.

00:25:33 [Vittorio]

 come dicevi? Tu non sai bene, alla fine, quanto renda il mercato del private equity, perché compri il fondo specifico eccetera. E c’è sempre questa cosa che te la vendono come se quel rendimento sia costante e continuo, quando non è detto che sia così, no?

00:25:49 [Nicola]

 eh sì, la differenza principale è che se io compro l’s&p 500 e tu compro l’s&p 500, tutti e due abbiamo lo stesso rendimento e abbiamo una buona proxy, che è quello che è stato il passato. È vero che le valutazioni salgono e scendono, però. .. più o meno sappiamo dove andiamo a finire. Il problema del fondo è appunto che da uno dipende quel fondo lì in quali società ha comprato, ma poi il fatto che i deal buoni siano finiti al contrario di infiniti. E quindi cosa succede? Siccome ci sono più fondi di private equity che McDonald’s adesso nel mondo, cosa fanno? Comprano le società a dei multipli sempre più alti e comprando queste società a multipli sempre più alti hai voglia a spremere quell’efficienza operativa che, nel 1946, li potevi fare perché eri l’unico che faceva sta roba. Oggigiorno lo fanno tutti, quindi è molto molto più difficile e quindi la performance passata è molto più difficile che sia indicativa di quello che è la performance che avrai tu comprando oggi.

00:26:56 [Alain]

 quindi questa storia della value creation, nel senso che il fondo di private equity compra l’azienda e la fa funzionare come dovrebbe, oliando tutti i meccanismi, è un po’ una balla, mi sembra di capire.

00:27:08 [Nicola]

 sì, anche perché oggi, come oggi, se tu sai che la società x ha il proprietario che si è comprato 40 macchine, 10 jet privati, 40 segretarie, ormai lo sanno tutti. Non è che lo sai solo tu, quindi dici: ‘Oh, vado lì e la ristrutturo’. Nel momento in cui magari questa persona vuole vendere, ti trovi la concorrenza, cioè ci sono molte società che sono lì. Quindi l’espansione dei margini è molto difficile, tagliando i costi. La crescita dei ricavi, lì competi col mercato, non è che perché arrivi tu, tendenzialmente riesci per magia a creare un prodotto nuovo, perché poi non è manco quello il tuo ruolo. E da ultimo l’espansione dei multipli torna a quello che dicevo prima, cioè se io compro una società a un P di 6, posso sperare di vendere a un P di 12, ma se la compro a un P di 24, è più difficile che trofi il coglione che poi me la compra a 36. A meno che. ..

00:28:10 [Alain]

 un altro fondo di private equity. Esatto, è lì dove sta il gioco. Adesso mi sembra ancora di più il mercato immobiliare.

00:28:18 [Nicola]

 è un po’ diverso. Mercato immobiliare nel senso che è come se il mercato immobiliare si scaricasse su non lo so, sullo Stato che dice anziché creare l’edilizia popolare vado a comprare la villa di qualcuno che adesso non vale più niente, però io gliela compro come se fosse veramente una villa. Il discorso è questo: cioè il fondo che vi sta vendendo oggi, il broker low cost è un fondo nuovo, e dentro quella roba lì cosa c’è? C’è molto probabilmente le partecipazioni che un altro fondo di quella stessa casa madre aveva messo in piedi e che adesso non riesce più a vendere, e quindi dice: ‘Beh, se io le metto dentro quell’altro fondo lì, riesce a far uscire gli investitori di prima, e voi prima che ve ne accorgete sono passati dieci anni. Perché tra dieci anni, saprete qual è la performance di quel fondo al massimo Il fondo vi dice il nome della società in cui investite, ma non vi dice quanto l’ha pagata. Il quanto è molto più importante del chi.

00:29:22 [Vittorio]

 e questo è l’altro punto, è questo processo di democratizzazione che un po’ tout commence à se mettre en bocca il concetto di private equity, del fatto che insomme sia più facile da acquistare e c’ha tutti questi red flag incredibili, c’ha costi alti, il fatto che te lo spingano molto, che è una moda del momento. Che generalmente è incredibile perché sono esattamente le cose che noi diciamo da parecchio che ti dovrebbero dire ‘sto bene così, apposto così’. Però questo processo che diventa sostanzialmente uno scarico e diventa un prodotto che può essere usato da tanti investitori comporta una serie di problematiche.

00:29:59 [Nicola]

 le problème actuel ci sont anche delle aberrazioni molto pericolose che ad esempio stanno succedendo nel mio settore, quello delle assicurazioni. Perché specialmente negli Stati Uniti cosa fanno i private equity adesso? Si comprano direttamente la società di assicurazione e poi danno alla società di assicurazione non tanto il private equity ma il private credit che è. .. Praticamente la stessa roba, però legata al discorso dei prestiti, perché l’assicurazione può tenerli quei prestiti in pancia finché sostanzialmente il rating del prestito rientra quello che la regolamentazione ti permette di fare. E quindi il gestore del private equity può praticamente emettere il debito che poi userà per comprarsi altre società. La parte di debito la mette dentro all’assicurazione che è già di proprietà sua. L’assicurazione continua a vendere i premi e a fare la società di assicurazione. Il problema è che poi, quando dovrà pagare i claims, dovrà usare i flussi di cassa di quel debito che ha comprato.

00:31:04 [Vittorio]

 cioè utilizzano lo stesso meccanismo che utilizzavano vent’anni fa su un nuovo mercato, in pratica.

00:31:08 [Nicola]

 esatto però se quel debito lì poi non riescono a ripagarlo e vabbè la società di assicurazione fallisce ed è quindi o un problema di chi aveva l’assicurazione con quelli lì e che non gli ripaga o del sistema perché alla fine in italia quando falliscono le società di assicurazione falliscono le banche chi paga sono le altre banche. che le altre società contribuente sì in ultima analisi però quando è saltata lì Eurovita ha pagato solo le altre società di assicurazione ma no ma quelle polizze vita sono un investimento eccezionale cosa stai dicendo che saltano queste aziende da quando? Direi che con questo messaggio di ottimismo vi suggeriamo quindi di tenetene conto del private equity, tenetene conto così come dicono gli altri.

00:31:54 [Vittorio]

 poi, comunque, i vostri soldi ci serviranno, in caso fateci una donazione. Se vi viene lo scheribizzo, c’è l’1% – donatelo a noi.

00:32:03 [Alain]

 è il momento della posta del cuore a cui potete accedere, mandandoci una mail tramite il form che c’è sul sito, scrivendo commenti qua e là, vi troverete oppure iscrivendovi e contribuendo al nostro fantastico subreddit, sempre più frequentato e sempre con cose che io capisco sempre di meno. Infatti, io contribuisco con meme e basta. Lettera 1 ci arriva da Marco Ciao Vittorio, non ricordo la mail diretta di Too Big To Fail, ma com’è? Che dico all’inizio? Che dico all’inizio? Quindi ti scrivo qua. Dopo un anno e mezzo di podcast, bravi. Mixate spiegazioni tecniche, puttanate, storie di vita vissuta, rendendo davvero utili i temi che trattate anche alla persona ignara e non finanziariamente informata. Non è il mio caso, ma vi seguo assiduamente perché la leggerezza è troppo importante in un mondo, quello dei contenuti di personal finance, in cui tutti scopiazzano tutti e quei tutti scopiazzano dall’estero.

00:33:04 [Alain]

 ci sta, ma almeno voi fate pure ridere di gusto. Anche perché copiate anche voi è vero, è abbastanza chiaro a volte in palestra, me prendono per deficiente quando rido da solo. Comunque siete una sorta di tridente del tiplete di Mu. Alain et Pandev, qualsiasi collegamento con i paesi balcanici non è voluto ed è frutto della tua mala fede. Sembra che non serva, ma in realtà è fondamentale per dare equilibrio. Nicola e Eto’o è di un’altra categoria quando si devono affrontare questioni tecniche, nonché le cazzabubbole. Non mancano di certo alcune storture, soprattutto quando si parla di fondo di emergenza. Anico, se uno che ha 30k di RAL deve tirarsi via due denti del giudizio e mentre va dal dentista gli si rompe pure la macchina, che fa? Consiglio Mezzugori comunque.

00:33:56 [Vittorio]

 un esorcismo.

00:33:59 [Alain]

 vittorio è milito, un uomo del popolo, concreto, dritto al punto, a volte poetico, contornato da un’area che solo gli argentini hanno. E chi ha guardato Boris? E soprattutto di chi conosce la classic di directa quel diamante grezzo anni 90 color pastello indistruttibile? Sono pure contento che qualche sponsor ciccio si sia fatto vivo. In realtà, non ho niente di specifico da dirvi o chiedervi. È una mail cazzapuppola, però mi andava di darvi un feedback positivo per il lavoro che fate.

00:34:31 [Vittorio]

 vabbè era così da morale, bellissima questa lettera, no?

00:34:34 [Nicola]

 perché poi c’è il tridente vicino al mio cuore. Sono passati 35 anni da quel tridente, però Sì, in effetti.

00:34:40 [Alain]

 io sono riuscito a farci dei soldi su quella roba lì. Comunque, lettera numero due. Questa l’abbiamo pescata da Reddit. La scritta è Informal Barnacle 525. Come organizzare il tempo durante la giornata tra lavoro, studio personale, famiglia, relazioni e cazzeggio? Ci sono tanti libri a riguardo, ma vorrei un racconto della vostra gestione. Mi sembrate tutte e tre persone super impegnate e comunque avete un podcast, dei blog e una vita da mandare avanti. Come cazzo fate? Dormite due ore a notte?

00:35:09 [Vittorio]

 allora a me questo commento mi è piaciuto molto, tant’è che alla fine ci ho scritto un articolo che non so bene quando verrà pubblicato, però ho messo parecchie cose quindi non le dirò ora, anche perché sono noiosene. l’unica cosa che vuole dire è che io dormo un botto di tempo e a volte faccio anche il pisolino tipo oggi ho fatto il pisolino cioè in realtà ho strutturato la mia vita per il pisolino quindi cerco di fare tutte le cose secondo me è un trucco che alla fine perlomeno per me mi piacciono tutte le cose che faccio quindi quello ti dà gli stimoli giusti per riuscire a farle insieme oltre a podcast e blog sono abbastanza fortunato nel senso che alla fine gestisco sempre io i ritmi di lavoro e essendo una persona anche naturalmente organizzata tanti obiettivi riesco a raggiungere in molto meno tempo di quello che è effettivamente quello prefissato e a un certo punto dico vabbè ciao ciao a tutti se sono le 5 abbiamo fatto alle 5 io saluto e me ne vado e vado a fare gli affari miei e quindi riesco a conciliare le cose però secondo me in generale se uno riesce a organizzare decentemente le cose con un po’ Di logica, si riescono a fare tante cose insieme, ad esempio abbandonando i social è una cosa che mi sono reso conto che aiuta molto.

00:36:16 [Vittorio]

 detto ciò, per me fa il giusto, io sto imparando molto. Alain e Nicola, ho stimo moltissimo, perché hanno anche dei figli, e credo che questa sia la variabile impazzita in cui fare qualsiasi cosa, oltre al lavoro, è già un atto di eroismo.

00:36:29 [Alain]

 in effetti, contano, ma io vorrei dire che secondo me diamo l’impressione sbagliata, comunque. Ma tanto per parlare, descrivo più o meno la mia organizzazione. Dormo 8 ore, 7-8 ore. Circa 40-50 ore a settimana faccio del lavoro, tra virgolette, perché lavoro lo considero nella sua accezione più ampia, quindi può essere magari sistemare il garage, fare cose per il podcast, oppure appunto. .. il lavoro più canonico per l’azienda che abbiamo. Ho l’enorme vantaggio come vittoria di un lavoro che non mi tiene impegnato 9-18 fisso con orari, pausa pranzo e corbex rivari, no? E poi non ho commutato, che non sembra, ma sono due ore al giorno, quasi quasi, in media, in questo paese.

00:37:16 [Alain]

 tra l’altro credo che i miei vicini di casa pensino che campograx è il reddito di cittadinanza, a giudicare dalle facce che fanno ogni tanto, anche a giudicare dalla macchina, anche a giudicare dalla macchina senza ombra di dubbio, godo.

00:37:32 [Alain]

 comunque il resto del tempo è nell’ordine famiglia, sport e lettura. In verità penso che famiglia venga prima di lavoro, anche come numero di ore dedicate, perché. .. Insomma, siamo lì, siamo lì. Cerco di evitare il peggio, cazzeggiare, ma invece ne sono suscettibile, come chiunque, per cui. ..

00:37:49 [Nicola]

 boh, fine. Sì, io mi ricordo, prima di aver avuto. .. Mia figlia, il primo, di aver letto, qualcuno aveva scritto che, insomma, nella vita hai tre cose, la famiglia, il lavoro e la vita sociale. E nel momento in cui hai i bambini, puoi sceglierne due su tre.

00:38:07 [Nicola]

 e quindi è abbastanza semplice, no? Nel senso che poi ti accorgi che la coperta comunque è cotta, dipende da come te la giochi tu. Comunque non ti posso dire cosa faccio, perché purtroppo ho anche dei colleghi che ascoltano questo podcast e quindi non posso più essere. ..

00:38:24 [Nicola]

 sincero. Ma però anche io, come Alain, non ho il commute, ad esempio. In realtà è anche un po’ la storia, sai quando ti chiedono quando ti nasce un figlio, no? Non come fai a volergli bene, ma nel senso tu hai già delle persone importanti nella tua vita, no? E come fai ad aggiungere una persona, no? A cui vuoi bene, no? E in quel senso, cioè, il tuo cuore diventa più grande, no? Cioè, non è che è uno spazio finito. Con i figli, con le robe da fare, è più bello lo stesso. Cioè, nel senso che ti accorgi di avere. .. di avere molto più tempo anche se poi come tutti finisce in cazzeggio è così nel senso anche quando sto a casa. Io ho delle rare volte quei momenti in cui mi stupiscono perché non ho niente da fare, come è possibile? Son rari, fa un po

00:39:22 [Vittorio]

‘. Paura a volte.

00:39:25 [Nicola]

 allora, il titolo delle cazzabubbole di oggi è ‘io e mia moglie ci scambiamo i vestiti’. Che ho detto così forse suona un po’ male, però. ..

00:39:34 [Alain]

 ma non sei il primo che conosco, eh? Non sei il primo che conosco.

00:39:37 [Nicola]

 anche perché non abbiamo la stessa taglia. Però sai, tipo le fempe, se lei le indossa un po’ baggy, come si diceva una volta, vanno bene. Una volta siamo andati in Corea e abbiamo comprato un cappotto che poi abbiamo usato tutti e due insieme. La roba che sostanzialmente io rubo a lei sono o i cappellini o gli occhiali da sole, perché poi mia moglie ne compra una quantità infinita e quindi io sono tipo il secondo figlio, no? Li prendo, dopo che lei si stufa di averli usati, li prendo. Quindi una volta lei aveva comprato questo cappellino, quello classico della new era degli Yankees, black on black, e io ho cominciato a usarlo per andare a correre, perché quando vado a correre mi dà fastidio che i capelli mi vanno davanti agli occhi, purtroppo non sono come DJ Francesco. Francesco secondo me è molto avanti in questo perché lui cosa fa? vai a correre e non ti servono i capelli lui se li toglie li mette lì sul comodino e va a correre poi torna mette un po’

00:40:42 [Nicola]

 di colla e si rimette posti i capelli, è geniale come roba.

00:40:50 [Nicola]

 io purtroppo invece sono ancora vecchio a scuola e i capelli me li devo tenere così. E quindi vado a correre col cappello. però immaginate il cappello nero quando corri sotto al sole, il sudore, soprattutto. Praticamente quel cappello lì adesso non è più nero, è diventato tipo color bronzo, una roba così. Insomma, un giorno mia moglie doveva andare al lavoro e aveva bisogno nel suo outfit di un cappellino nero, e c’era solo quello a disposizione. No? E quindi riluttante, però lei dice: ‘Vabbè, come dicono, se bella vuoi apparire un po’. ‘ devi soffrire si mette indossa questo cappello con sudazza anni e anni di sudazza nel cappello e lavora lavorava ai tempi per questa società di moda arriva lì ad un certo punto il designer l’head designer della società passa dal suo desk vede il cappello e le dice dove l’hai comprato dove l’hai comprato sono anni che cerco questo colore dimmi dove l’hai preso tu immaginati la sua reazione che doveva dirgli no guarda c’è un processo particolare dietro questo colore è artigianale la sudazza insomma tutto questo per lanciare il fatto che il mio consiglio di oggi è la serie su Victoria Beckham su Netflix

00:42:13 [Nicola]

 perché alla fine è la terza volta che io vedo un capo di mia moglie su netflix praticamente era successo con con questo qua che è nella serie quella di giorgina la moglie di ronaldo era successo con tale tamara russo il brand era ralph russo, perché c’era in quella facevano una serie su crazy rich asian, ma nell’arbitrarietà e ad un certo punto in una di tavolate di questi ricconi c’era lei e ce la siamo trovata lì in televisione in questa serie qua c’è roland mouret che io ho passato anni a sentire sto cazzo di roland mouret solamente quando guardavamo suits sempre su netflix e lei mi diceva: ‘ah, quello è roland mouret, finalmente! Io ho visto la faccia, era meglio non vederla? Non è invecchiato benissimo.

00:43:04 [Nicola]

 insomma, per me questa serie è importante perché rappresenta l’altro 50% della mia vita, no? È come quando. .. Cioè, capisco delle cose, tipo ogni volta che mia moglie doveva andare a Parigi a fare le sfilate, per me era veramente una rottura di coglioni infinita, perché dovevo stare a casa da solo e lei mi scrive e mi diceva. .. non ce la faccio più. Ho lavorato così tanto e dici. .. che cazzo dice? Non lo so, però la serie ti spiega, ti spiega questi movimenti, e poi capisci che forse vabbè c’è anche una ragione. Però nella serie ci sono anche dei momenti che sono vicini a noi, no? Quando Roland Mouret le dice la sua prima sfilata, va bene e lui le dice ‘sì’, ok, però adesso c’è la prossima sfilata, no? Che è un po’ La stessa sensazione che abbiamo noi, no? Che facciamo una puntata e però c’è sempre la prossima puntata, no? Cioè non. .. Non c’è mai un punto di arrivo. E ricondotta e ritorna anche nel mondo del trading, perché c’è questo famoso detto che ‘you are only as good as your last trade’. Quindi secondo me chiude anche un po’

00:44:05 [Nicola]

 il cerchio, tutta questa roba. Poi non si sa, cioè la serie è prodotta da lei, per cui magari lei in realtà è una stronza e si vede nella serie che io le do fiducia, io a lei e a David gli do fiducia, amici di famiglia.

00:44:18 [Vittorio]

 ormai guardatelo. Allora io consiglio un’altra serie su Netflix che mi sa che l’avevo già suggerita, è la terza stagione di Alice in Wonderland, che è una serie giapponese, so queste serie tipo Squid Games, però che l’hanno inventata i giapponesi in realtà, e generalmente sono molto più splatter, si fanno molto meno problemi a massacrare personaggi e roba del genere, in sostanza alcune persone entrano in una sorta di altro mondo e là sono sottoposti a delle sfide in cui o le passano o crepano. Questa era la scene, sì, però sono tutti giochetti, generalmente di logica di inganno. La serie è tutto qua, cioè per tre stagioni succede questo. Chiaramente è sempre più gore, sempre più pesante. Se non vi piacciono le cose orientali, accannatelo, perché generalmente i personaggi Sono di un piatto incredibile, cioè l’unica caratterizzazione che hanno è che piangono in continuazione. Piangono, si lamentano, poi a me mi sta sul cazzo che non hanno alcuna capacità di controbattere con qualsiasi forma di autorità. È incredibile.

00:45:13 [Nicola]

 non possono dire no, i giapponesi non possono dire no.

00:45:16 [Vittorio]

 cioè loro anche nel momento della morte introiettano il loro desiderio di fare altro e muoiono. questo sarà l’organizzazione però è un filone che io ho seguito da parecchi anni forse ho qualche kink particolare però nessuno ha superato quel capolavoro che sta ora su Amazon Prime che si chiama Battle Royale che se avete tempo riprendetelo era un famoso libro sì ho fatto il fumetto e il libro ma era stato un super successo all’epoca peraltro c’è Takeshi Kitano come attore quindi non è neanche una cagata e detto ciò in questa terza stagione tutti i giochetti cioè tutte le prove in realtà sono basate su giochi di carte di logica Ho notato che sono anche delle variazioni della teoria dei giochi, quindi se queste cose vi sconfifferano è una cosa in più per seguirla.

00:46:05 [Nicola]

 per quello che non l’ho trovato consigliato su italia personal finance.

00:46:11 [Alain]

 io mi sa che aspetterò la stagione quella con i mac.

00:46:17 [Alain]

 io non so per quale motivo, ma questa puntata mi ha ricordato un vecchio blog. Adesso vediamo se Nicola e Vittorio lo conoscono. Vi do degli indizi, bianco e nero, serografica, un piccolo gioiello. Si chiama isoldideglialtri. com. Bellissimo, bellissimo. Bellissimo. Marco Spizzi, gestore finanziario del Canton Ticino, racconta aneddoti sui suoi clienti e sulle dinamiche del gestire i soldi degli altri. Ora, nessuno sa se è vero, falso, metafalso, metavero. Io voglio credere a ogni sua parola, come Nicola con i Beckham.

00:46:53 [Alain]

 è esilarante, è fantastico.

00:46:56 [Nicola]

 probabilmente si chiama anche marco spicci.

00:46:58 [Alain]

 vabbè, giusto, poteva rimanere a fare il suo.

00:47:02 [Vittorio]

 comunque, è veramente fighissimo quel blog, fa morire da ridere. Come cerca di strizzare fino all’inverosimile, siamo arrivati alla fine a proposito di strizzare all’inverosimile. Esatto, ricordatevi di farci una donazione e di comprare il nostro merchandising, altrimenti potete farci una bella recensione su Spotify, andare su Reddit per seguirci, potete scriverci mandarci dei messaggini carini su Twitter, ciao ciao.