Ma se tutti investono in modo passivo perché il mercato ha sempre ragione, non è che poi il mercato diventa scemo ed investiamo tutti male? Cosa possiamo fare per proteggerci?
I consigli di oggi:
Nicola: The Hot Hand di Ben Cohen
Vittorio: Professor Ross
Alain: Il paesaggio morale di Sam Harris
Puntate collegate:
Cose nominate (forse):
- Paper “A Model for Passive That Breaks the Market”;
- Simplify;
- SCT Capital;
- Volmageddon;
- Indice VIX;
- Pension Protection Act del 2006.
- Teorema di Grossman-Stiglitz.
- Legge di Goodhart.
- Modello di Black-Scholes.
- Teoria del cigno nero (Nassim Taleb).
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Li blog di Nicola, Vittorio ed Alain
Grazie per la sigla: Bounce
TL;DR;
- I pericoli dell’investimento passivo: La puntata si concentra sull’analisi del paper del 2026 “A Model for Passive That Breaks the Market”, il quale teorizza che i fondi passivi (ETF, index fund), acquistando meccanicamente senza valutare i fondamentali, stiano alterando e guidando la natura del mercato invece di rifletterla.
- La scomparsa della forza stabilizzatrice: Finché l’investimento passivo era una frazione ridotta, gli investitori attivi facevano da contrappeso, spingendo i prezzi verso il loro valore reale. Man mano che la quota passiva cresce (oggi stimata tra il 50% e il 60%), questa forza correttiva si indebolisce drasticamente.
- Le transizioni di fase e l’esplosione della volatilità: Il modello matematico individua delle “soglie critiche”. Raggiunto il 65% di quota passiva, la volatilità può salire bruscamente; all’83% cresce a un tasso cubico; al 91% il mercato perde ogni stabilizzatore, potendo teoricamente andare a zero anche in assenza di crisi economiche o flussi in uscita.
- Ciclo riflessivo e vantaggio alle mega-cap: I flussi passivi vengono distribuiti proporzionalmente alla grandezza delle aziende. Questo pompa artificialmente i prezzi delle “mega-cap” (le società meno elastiche), offrendo loro capitale a basso costo e creando una distorsione economica che danneggia i concorrenti più piccoli.
- Potenziali inneschi del crollo: Sebbene il sistema sia intrinsecamente instabile, fattori scatenanti potrebbero essere un’impennata dell’inflazione o dei tassi (come il decennale USA oltre il 4,5%), il pensionamento della generazione dei baby boomer (che passerebbe dall’accumulo alla vendita) e un mutato sentiment politico-sociale.
- Gestione di patrimoni importanti (Posta del cuore): Rispondendo alla domanda su come gestire cifre tra i 300mila e i 500mila euro, il consiglio è di non farsi condizionare dal numero in senso assoluto, ma di valutarlo in relazione alle proprie spese e obiettivi di vita, raccomandando diversificazione e, se necessario, il supporto di un consulente indipendente.
- Spazio “Cazzabubbole”: La puntata si chiude con consigli su libri (“The Hot Hand” di Ben Cohen sulle illusioni cognitive e “Il paesaggio morale” di Sam Harris) e sul canale YouTube “Professor Ross”, dedicato alla sperimentazione reale di armi e armature storiche.
Lezioni principali da trarre:
- Non abbandonare i mercati azionari: Nonostante i rischi sistemici, il paper non suggerisce di smettere di investire in fondi indicizzati. Il “motore passivo” sta ancora funzionando e conviene restare investiti.
- Preparati prima del bisogno (Hedging): Poiché i cali del mercato potrebbero avvenire con una rapidità estrema, tale da impedire qualsiasi ribilanciamento manuale, è fondamentale acquistare protezione al ribasso in anticipo (ad esempio tramite opzioni put), come un’assicurazione contro improvvisi picchi di volatilità.
- Diversifica contro l’inflazione: Poiché tassi elevati e inflazione sono i principali inneschi di questa potenziale crisi, è cruciale aggiungere asset sensibili all’inflazione (materie prime, asset reali, trend-following). Come dimostrato nel 2022, il classico “cuscinetto” obbligazionario può fallire proprio nel momento del bisogno.
- Delinea i tuoi obiettivi in base alle spese, non al capitale: Quando si accumulano “piccole fortune”, la scelta del portafoglio (e del livello di rischio) non deve essere dettata dalla cifra in sé, ma dal moltiplicatore rispetto alle proprie spese annuali. Ad esempio, avere 2 volte le proprie spese permette di ridurre lo stress lavorativo, mentre 25 volte apre la strada all’indipendenza finanziaria (FIRE).
Trascrizione
00:00:02,919 [Vittorio]
In questa puntata di Too Big to Fail, svisceriamo una paura di tanti investitori. I fondi passivi sono un problema per i mercati? Uno di voi ci chiede cosa fare quando si investe un piccolo tesoretto. E poi facciamo il solito bordello cazzabubolesco tra giocatori off-fire, armi, armature e libri che ci piacciono così così.
00:00:21,269 [Nicola]
Se hai paura che ci stiamo buttando sul catastrofismo e presto cominciamo a fare video giornalieri come Casario, beh, puoi evitarlo. Scrivici “No, ve prego, non ce la possiamo fare” su Spotify o contribuisci alla community su Reddit. Questo podcast corre grazie alla vostra voce.
00:00:40,609 [Vittorio]
Oggi vi parliamo di uno dei paper più interessanti pubblicati nel 2026. A Model for Passive That Breaks the Market, ovvero un modello per l’investimento passivo che rompe il mercato. È stato pubblicato a marzo ed è scritto da un ricercatore e due che invece di in finanza ci lavorano. Stefan Storm, professore di matematica, Michael Green, portfolio manager e Chief Strategist di Simplify, e Ari Krishnan, esperto di finanza quantitativa presso SCT Capital.
00:01:07,749 [Nicola]
Il titolo non è una metafora. Nel paper descrivono letteralmente uno scenario in cui l’investimento passivo, quello che la maggior parte delle persone fa attraverso ETF e in misura minore i fondi pensione, potrebbe in determinate condizioni rendere l’intero mercato azionario instabile in maniera pericolosa.
00:01:27,699 [Alain]
Ci siamo resi conto che seguire questo tipo di argomenti non è facile, quindi abbiamo chiesto l’intervento di un amico del podcast per farlo.
00:01:34,729 [Albertone]
Provate ad immaginare la falange di Alessandro Magno, migliaia di uomini che avanzano come un corpo unico. Ognuno segue chi ha davanti, senza guardare il terreno o il nemico. Ha funzionato per anni, ma solo perché c’era qualcuno ai lati che osservava e poteva correggere la rotta. Oggi parliamo della stessa cosa, ma riguardo i soldi, i vostri soldi, quelli che ogni mese finiscono in un fondo pensione o in un ETF. Sempre più denaro entra in fondi passivi che comprano azioni senza guardarle e lo fanno ogni mese, qualunque cosa succeda. Finché i fondi passivi sono una parte del mercato va tutto bene, perché per il resto ci sono gli investitori attivi.
00:02:13,779 [Albertone]
Questi valutano se un’azione costa troppo o troppo poco e fanno da contrappeso al mercato tenendo i prezzi ancorati alla realtà. Il paper di cui parliamo oggi si chiede: e se questa parte che guarda, cioè gli investitori attivi, diventasse troppo piccola? La risposta dei tre autori fa paura. Il mercato non diventerebbe solo un po’ più volatile? Cambierebbe natura. Al crescere della quota passiva, la volatilità cresce più che proporzionalmente fino ad arrivare ad una crescita esponenziale.
00:02:45,749 [Albertone]
E questa crescita, se non ci fossero dei limiti strutturali come le chiusure temporanee degli scambi di borsa o interventi governativi, potrebbe portare il mercato ad azzerarsi.
00:02:57,739 [Vittorio]
Grazie Alberto. L’idea del paper nasce da quello che è successo nel 2018, il Volmageddon. Accorciando che sennò oggi facciamo notte, c’erano in quel periodo dei prodotti finanziari che permettevano di scommettere sulla calma dei mercati vendendo volatilità. Per anni avevano funzionato benissimo proprio perché tanta gente faceva la stessa cosa. Più soldi scommettevano sulla calma, più i mercati restavano calmi, in un circolo che si autoalimentava. Però, il 5 febbraio 2018 i mercati hanno avuto un piccolo scossone. Il VIX è salito e questi prodotti si sono trovati in perdita.
00:03:30,509 [Vittorio]
Ma erano costruiti in modo che quando perdevano dovevano comprare altri contratti per ribilanciarsi. E questo spingeva il VIX ancora più in alto, generando altre perdite, altri acquisti, altre perdite. In poche ore uno dei prodotti più grandi ha perso oltre il novanta percento del suo valore.
00:03:46,449 [Alain]
Mike Green che è uno di quei fighi che ha scritto il paper ed è ancora più figo perché ha praticamente identificato questo rischio in anticipo, aveva capito appunto che si trattava di un meccanismo sistemico. Cioè quando troppi soldi finiscono concentrati nello stesso trade e quel trade si ribilancia in automatico, il ribilanciamento non smozza i movimenti ma li amplifica. Mi ricorda anche l’algoritmo di Amazon, sapete che c’erano i… le politiche automatiche di prezzo. E ci sono state situazioni in cui un libro di merda costava 12.000 dollari un po’ dappertutto perché avevano tutti impostato il filtro uno sull’altro. Era finito in ritorsione.
00:04:25,369 [Alain]
Green ha cominciato a chiedersi, ma se Volkswagen è dovuto succedere con qualche miliardo di di dollari su un singolo prodotto, cosa succede quando lo stesso meccanismo riguarda migliaia di miliardi su una scala di investimento che riguarda tutto il mercato azionario? Esatto, parliamo degli investimenti passivi.
00:04:42,659 [Nicola]
Quindi per capire il paper bisogna partire da due cose: cos’è effettivamente l’investimento passivo e perché è diventato così dominante e anche così rapidamente. Secondo gli autori, non è successo in modo naturale. L’investimento passivo nella sua essenza è semplice: si acquista un fondo che replica un indice, come esempio si usa il S&P 500, ovvero quello con le 500 maggiori aziende statunitensi, e il fondo non è che esprime dei giudizi. Chi ce l’ha si limita a detenere l’indice e meccanicamente ribilancia quando l’indice cambia.
00:05:16,789 [Vittorio]
Questo è quindi l’opposto dell’investimento attivo, dove un gestore analizza, o meglio, dovrebbero analizzare costantemente le aziende, forma opinioni su quali siano economiche e quale costose e prende le sue posizioni. I gestori attivi promettono di fare meglio dell’indice. Il problema è che la maggior parte di loro non ci riesce, soprattutto dopo aver pagato costi e numerose commissioni. La ricerca dimostra infatti che, vabbè, dai, ripetetelo anche voi che siete in codetta tangenziale, nel lungo periodo la maggior parte dei gestori attivi sotto-performa il semplice indice che cerca di battere.
00:05:48,219 [Vittorio]
Bravo. Bravo. Se lo ricordavano, incredibile. Quindi, l’attrattiva dell’investimento passivo è chiara: commissioni più basse, più semplice, performance migliore.
00:05:56,109 [Alain]
Nel paper Harry indica un altro elemento che ha davvero accelerato questa crescita. Quello che chiamano Maverick Risk. No, lasciate in pace Tom Cruise. Già c’hai i tuoi problemi. Parliamo di rischio originalità. È un concetto che spiega bene come si comportano le istituzioni. Il Maverick Risk è il rischio di fare qualcosa di diverso da tutti gli altri. Per un investitore istituzionale, ma vale anche per voi in ufficio, se fate quello che fanno tutti gli altri e va storto, vi va bene lo stesso. Ma il comune è Mexo Gaudio. Se fate qualcosa di diverso, anche se è intellettualmente corretto, ma va storto, la vostra carriera è finita.
00:06:34,129 [Alain]
Avete puntato su qualcosa su cui nessun altro ha scommesso. Quindi una volta che l’investimento passivo è diventato abbastanza grande da essere mainstream, lo seguivano tutti. Perché fare diversamente voleva dire rischiare il licenziamento. In questo ha anche aiutato la legislazione, come la riforma pensionistica negli Stati Uniti, che ha spinto a inserire i fondi passivi all’interno appunto dei fondi pensione.
00:06:56,619 [Nicola]
OK, e quindi qual è stato il risultato? Parliamo un po’ di cifre che sono nel paper ma che sono un po’ discutibili. Infatti gli autori dicono che si è passati da una quota passiva nei fondi azionari quasi nulla nel 1994, anche se sappiamo che c’erano un sacco di fondi che dicevano di essere attivi ma in realtà poi i gestori seguivano l’indice, quelli che chiamano closet index. E in questo momento gli autori del paper hanno calcolato che la quota passiva è circa il 50 o il 60% di tutti gli investimenti. Ora, questo solleva un’altra domanda importante.
00:07:35,489 [Nicola]
Quando la maggior parte del denaro nei mercati smette di chiedersi se quegli asset hanno un prezzo equo, cosa succede ai mercati? Oggi uno potrebbe essere abituato a pensare che i mercati siano disallineati dalla realtà, ma per la definizione classica, cioè quella di Benjamin Graham, non è così. L’autore del libro che tutti gli investitori dicono di aver letto, ma che poi si sono fermati alla pagina quattro e l’hanno buttato nel nel gabinetto divide il mercato come voting machine, cioè una macchina che si muove in base ai voti dei suoi partecipanti e il mercato come weighting machine.
00:08:09,829 [Nicola]
C’è una macchina che invece si muove in base al peso, al valore dei suoi componenti.
00:08:16,299 [Vittorio]
In sostanza, la macchina legata ai voti è il mercato nel breve termine, cioè persone che esprimono opinioni, fanno scommesse, reagiscono alle notizie giornaliere e quindi emotivo e irrazionale. La macchina legata al peso invece è il mercato nel lungo termine. Alla fine il valore reale emerge. Le aziende buone si dimostrano tali nel tempo, mentre le cattive vengono smascherate svelando il prezzo reale, quello dei fondamentali. Per la maggior parte della storia finanziaria, c’è stata l’idea che uno scostamento tra il valore temporaneo e reale poteva scostarsi per un breve periodo. Però alla fine il valore vince sempre, tipo i buoni nei film Marvel.
00:08:49,289 [Alain]
Ieri i suoi colleghi sostengono che non si può più fare affidamento su questo fenomeno. Cioè non è solo che le due macchine si sono allontanate, è che la relazione tra di loro si è proprio invertita. Cioè i mercati non sono più un riflesso dell’economia, la stanno invece attivamente guidando. Pensate alle conseguenze. Quando l’S&P 500 sale del 15% in un mese e mezzo, come è successo recentemente, questo crea dai 45 ai 75 mila miliardi di dollari di nuovo collaterale. Collaterale che le aziende possono usare per prendere a prestito. Collaterale che fa sentire le persone più ricche e le fa spendere di più. Collaterale che finanzia il prossimo ciclo di investimenti.
00:09:29,069 [Alain]
È come se la banca vi chiamasse ogni volta che il valore del vostro appartamento sale sulla carta per aumentare il mutuo e darvi soldi freschi. Il mercato non si limita più a riflettere quello che succede nell’economia reale. Invece la modella
00:09:43,089 [Nicola]
E in questo arriva e fornisce come esempio quello che era stata la dot-com bubble, cioè nell’ultimo anno prima dello scoppio, diciamo dal 1999 al 2000, c’è stato il periodo, in realtà il periodo di maggiore crescita degli utili per le aziende tecnologiche, che è un po’ quello che si sta dicendo adesso con tutto il discorso dell’AI, no? Perché? Perché il mercato aveva pompato queste aziende di capitale a basso costo. E quindi queste società lo hanno speso. E i numeri sembravano ottimi fino al momento in cui il capitale ha smesso di arrivare e quindi gli utili sono collassati.
00:10:20,449 [Nicola]
Insomma, un ciclo riflessivo che funziona così, no? Il mercato sale, le aziende ottengono capitale a basso costo, lo investono, gli utili crescono, il mercato sale ulteriormente. Finché poi un giorno la musica si ferma e chi è rimasto senza la sedia casca per terra.
00:10:38,409 [Vittorio]
Ora, vi spariamo un po’ di numeri che sono talmente grandi da perdere di senso. La dimensione totale degli asset globali, azioni, obbligazioni, mobili, private equity, tutto insomma, è di circa 500.000 miliardi di dollari. Per darvi un paragone, il più grande intervento della storia della Federal Reserve è stato durante il Covid, in cui ha creato circa 5.000 miliardi di dollari di liquidità, ovvero l’1% del pool globale di asset. Un altro numero è che in un qualsiasi giorno, circa 75 miliardi di dollari muovono quel mercato da 500.000 miliardi di dollari. L’intero ammontare giornaliero che fissa il prezzo negli asset globali è più piccolo di alcuni singoli hedge fund.
00:11:16,299 [Vittorio]
Questo perché la stragrande maggioranza di quei 500.000 miliardi è ferma, sono partecipazioni istituzionali a lungo termine che non vengono scambiate.
00:11:24,619 [Alain]
La balena è il mercato stesso. Stiamo entrando pericolosamente in zona casario. Prendiamo un respiro prima di continuare, eh?
00:11:31,599 [Nicola]
Bene, bene.
00:11:33,059 [Alain]
I governi e le banche centrali sono consapevoli che un calo prolungato del mercato potrebbe causare danni economici che nessun pacchetto di stimoli potrebbe riparare. Eppure il sistema finanziario è diventato così intrecciato con l’economia reale che praticamente non hanno scelta. C’è un sistema complesso di questa scala, può davvero essere controllato? E la risposta di Harry è solo parzialmente e solo per un periodo di tempo limitato.
00:11:57,489 [Nicola]
Per spiegare tutto sto popò di concetti, gli autori hanno costruito un modello matematico. Come ogni modello, questo è una sintesi e si basa su delle assunzioni, che in questo caso sono quattro, semplici, diciamo pure quasi banali. Allora, la prima assunzione: il valore fondamentale del mercato azionario cresce nel tempo. Imprese quotate nel loro complesso diventano più preziose col passare del tempo. Perché alla fine se voi non ci credereste, non investireste in azioni. Mi sembra un punto di vista ragionevole.
00:12:27,469 [Vittorio]
La seconda assunzione invece è che gli investitori attivi nel complesso spingono i prezzi verso il loro valore fondamentale. Quando le azioni sono economiche, gli investitori attivi comprano. Quando sono costose, vendono. Questa è la teoria fondamentale di come funzionano i mercati.
00:12:42,199 [Alain]
Terza funzione. Man mano che la quota passiva aumenta, la forza correttiva degli investitori attivi si indebolisce. Più denaro passivo c’è, meno pressione c’è per riportare i prezzi al valore equo.
00:12:53,899 [Vittorio]
Per molto tempo gli accademici hanno respinto questa assunzione, seguendo l’ottica del totem di Grossman-Stiglitz, secondo cui il mercato si autocorregge sempre. Purtroppo per il nostro amico dal cognome tedesco impronunciabile, un paper dell’economista Valentin Addad ha dimostrato empiricamente che gestori attivi non correggono tutte le distorsioni di prezzo dovute ai flussi passivi. Correggono una parte, ma non tutta.
00:13:17,229 [Nicola]
Ecco, adesso, io quando ho letto ‘sta roba, mi è venuto un po’ da ridere per il fatto che ci sia voluto un paper per far accettare sta cosa. Perché effettivamente, da quando è fallita Lehman Brothers, sono state introdotte un sacco di regolamentazioni bancarie e quindi le banche riescono a prestare meno denaro e anche guadagnano molto più alla rischiosità. E quindi c’è un fenomeno che viene chiamato il currency basis.
00:13:42,339 [Nicola]
che sostanzialmente è un residuo dei prezzi nel negli swap delle valute, che non dovrebbe esistere perché effettivamente è una è la classica roba che dovrebbe essere arbitrariata e che invece non non viene mai fatto ed è lì da ormai vent’anni quasi. Per cui questo dimostra proprio empiricamente che è vero che non non si riescono a correggere tutte le distorsioni di prezzo.
00:14:10,269 [Alain]
Ma torniamo al paper. Gli autori hanno costruito il modello più semplice possibile. Man mano che la quota passiva aumenta, il ritorno alla media diminuisce proporzionalmente. Non è la roba più elegante del mondo, ma sicuramente è la più semplice.
00:14:23,629 [Vittorio]
E poi c’è l’ultima assunzione. Quando i prezzi delle azioni scendono, la volatilità aumenta. Una roba che a livello di intuito sapete anche voi. Quando i mercati crollano, la paura aumenta, le oscillazioni dei prezzi diventano più grandi. C’è sempre più domanda di protezione contro i crolli del mercato che di protezione contro i rally. Questa asimmetria è incorporata nel modo in cui vengono prezzate le opzioni. Con queste quattro assunzioni, tutte convenzionali, combinate, si ottengono risultati che sono, con le parole degli autori, motivo di significativa preoccupazione. L’ho letta e l’ho sentita un po’ come parla Mattarella, questa cosa.
00:14:56,339 [Alain]
Mi conviva vibrante preoccupazione
00:15:01,829 [Nicola]
Quindi il modello produce quelle che vengono chiamate soglie critiche, dei livelli di quota passiva a cui il comportamento del mercato cambia qualitativamente. Cioè non solo è più volatile, ma è diverso nelle sue caratteristiche. Insomma, pensate all’acqua, per fare un esempio semplice. Tra zero e cento gradi, l’acqua è un liquido, ma a zero ghiaccia e a cento bolle. Insomma, sono quelle che vi spiegavano a scuola le transizioni di fase. La natura della sostanza cambia e non solo la sua temperatura.
00:15:33,599 [Nicola]
Il paper analogamente afferma che il comportamento del mercato azionario ha transizioni di fase simili, che sono proprio innescate dalla quota passiva.
00:15:43,709 [Alain]
E quindi ci sono alcune soglie oltre le quali il comportamento del sistema cambia. La prima è a circa il 65% della quota passiva sul totale del mercato. A questo livello il modello mostra, il loro modello, quello del paper, mostra che la volatilità dell’indice potrebbe iniziare a salire bruscamente. Attualmente si stima che siamo da qualche parte tra il 50 e il 60%. Circa a seconda della metodologia che viene usata. Quindi il 65% comunque non è un’ipotesi così lontana, sono potenzialmente pochi anni o decenni di distanza. Cosa significa per noi investitori una volatilità in forte aumento?
00:16:22,439 [Alain]
significa giornate con grandi rialzi o grandi ribassi più frequenti. Un’oscillazione del 3% in un martedì qualunque, senza una causa ovvia, sarà più frequente. Il tipo di mercato in cui controllare i vostri investimenti vi provoca reazioni peggiori delle qualifiche ai mondiali. Solo che quelle succedono ogni quattro anni, qui parliamo di eventi con cadenze magari mensili.
00:16:43,689 [Vittorio]
Per la seconda soglia invece gli autori hanno eseguito simulazioni partendo dalle condizioni odierne e proiettando avanti nello scenario all’83% delle quote diciamo passive. Il risultato mediano è peggiore di quanto è successo storicamente. Qui il modello mostra la volatilità che aumenta a un tasso cubico. Pensate a un cartone animato con la palla di neve che rotola giù per una collina, cioè inizia piccola e poi man mano che acquisisce velocità e dimensioni cresce sempre più velocemente. La volatilità non raddoppia semplicemente, esplode. Ma soprattutto i risultati negativi sono drasticamente peggiori. In molti percorsi il mercato perde la maggior parte del suo valore, non a causa di un crollo economico, ma puramente perché la forza stabilizzatrice degli investitori attivi è svanita.
00:17:23,659 [Nicola]
E poi abbiamo la terza soglia, ovvero il 91% di quota passiva. Nel modello a questo livello, il mercato potrebbe teoricamente raggiungere lo zero in un tempo finito. Gli autori sono ovviamente cauti su questo risultato, eh, perché dicono esplicitamente che questo non significa che l’S&P 500 andrà a zero. Ci sono varie situazioni, no, tipo i circuit breaker che stoppano le le contrattazioni di borsa quando ci sono dei cali. E poi ci sono anche degli interventi governativi, no, che di solito vengono messi in piedi quando succedono queste cose. Però, il punto matematico resta.
00:18:02,749 [Nicola]
La forza stabilizzatrice degli investitori attivi è stata rimossa del tutto, tanto che nulla nel modello impedisce un crollo catastrofico.
00:18:11,169 [Alain]
Questa è la scoperta più controintuitiva del paper, cioè l’instabilità che descrivono non richiede che il denaro defluisca dai mercati. Cioè non è necessaria nessuna recessione, nessuna crisi finanziaria, nessun panico di vendite. Potete avere condizioni perfettamente normali, quindi persone che continuano a contribuire regolarmente alla loro PAC e arrivare comunque a questa volatilità fuori controllo con una quota passiva sufficientemente alta. Eh, non si tratta di flussi, si tratta più della meccanica interna del mercato.
00:18:40,259 [Vittorio]
C’è poi una seconda dimensione nel paper che è importante tanto quanto la storia sulla volatilità. E riguarda la concentrazione e di come questa favorisca le aziende più grandi. Quando il denaro affluisce in un fondo indicizzato sul Standard & Poor’s 500, non influisce in modo uguale su tutte le 500 aziende. Fluisce proporzionalmente. Le aziende più grandi ricevono la fetta più grande. E le aziende più grandi in assoluto, come Apple, Microsoft, Nvidia o Amazon, sono quelle che gli autori chiamano meno elastiche. Un dollaro che entra muove il loro prezzo di più rispetto a quanto farebbe per un’azienda più piccola. È una cosa che richiederebbe una spiegazione lunga, ma l’emisfero di oggi è già superconcentrato.
00:19:16,109 [Vittorio]
quindi. Gli autori hanno dimostrato perché questo succede e fatemi bastare questo e poi andatevelo ad approfondire perché è sensazionale.
00:19:22,689 [Nicola]
Non fatelo in autostrada.
00:19:24,629 [Nicola]
Insomma, il risultato è un ciclo che si autoalimenta. Il denaro passivo entra, una quota maggiore va alle mega cap, i loro prezzi salgono più velocemente delle aziende più piccole per questo per il fatto che sono meno elastiche, quindi il loro peso nell’indice cresce, ancora più denaro nel prossimo ciclo passivo va alle mega cap e questo si ripete ogni volta che entra del denaro nuovo, no? È colpa del vostro pack. Le valutazioni gonfiate danno a queste aziende accesso a capitale più economico, no? Il ciclo che dicevamo prima, quello della della doc bubble.
00:19:59,269 [Nicola]
Quindi possono prendere a prestito di più, possono investire in progetti enormi, i data center dell’AI
00:20:05,969 [Nicola]
la manifattura, qualsiasi cosa, andare su Marte, i concorrenti più piccoli semplicemente non possono permettersi sta roba. Cioè, è notizia dell’altro giorno che SpaceX si quota e il giorno dopo usa le azioni per comprarsi il corso. E questa roba l’ha fatta con la carta, no? Col col valore che era stato dato a questa società. Quindi la distorsione del mercato diventa una distorsione economica. I vincitori della lotteria dei flussi passivi ottengono un vantaggio competitivo strutturale, indipendentemente dal fatto che le loro attività lo meritino davvero.
00:20:41,439 [Alain]
Quando i mercati salgono e la volatilità è bassa, i sistemi di risk management dei grandi investitori non vagliono allarme. Anzi, spingono a usare più leva, perché bassa volatilità sembra significare basso rischio. Ma il rischio si accumula sotto la superficie, quindi bassa volatilità più leva alta diventano ingredienti del prossimo crollo. Oggi la volatilità è diventata inversamente correlata al rischio. Quando è ai minimi, le posizioni si affollano sugli stessi titoli, la leva sale e il sistema diventa più fragile.
00:21:10,509 [Vittorio]
Questa è una violazione della cosiddetta legge di Goodhart. Quando una misura diventa un obiettivo, smette di essere una buona misura. La volatilità nasceva come strumento per misurare il rischio, ma negli ultimi anni è diventata un prodotto da vendere. Pensiamo a certificati o agli ETF a cover call. Una volta diventata un obiettivo, il segnale si è rotto. Bassa volatilità non vuol dire più basso rischio. Anzi, oggi potrebbe voler dire l’opposto.
00:21:34,339 [Nicola]
Ma quindi qual è il possibile fattore scatenante per la fragilità dimostrata dal modello? Il modello del PEPE non richiede un fattore specifico in quanto basta solo un aumento delle quote passive per far emergere l’instabilità. Però ci sono diversi catalizzatori nel mondo reale che potrebbero accelerare le cose. Numero uno: un’impennata sostenuta dai tassi di interesse o dell’inflazione. Tassi più alti costringono i detentori di portafogli bilanciati a vendere le azioni, rendono le obbligazioni più attraenti rispetto a queste, mettono pressione sulle aziende che hanno preso a prestito pesantemente a tassi bassi, no?
00:22:10,559 [Nicola]
Pensate ai fondi di private credit e la scintilla potrebbe partire da lì, ad esempio.
00:22:15,509 [Alain]
Numero due, il rendimento del tredici decennale statunitense. C’è una soglia che è intorno al 4,5%, a cui i mercati iniziano a soffrire perché il rendimento degli utili azionari è solo intorno al 4%. Quindi se le obbligazioni che vengono ritenute risk free pagano più delle azioni, la logica di possedere azioni inizia a screpolarsi.
00:22:36,779 [Vittorio]
Numero tre, i dati demografici. La generazione che ha costruito ricchezza in index fund passivi nel corso di 40 anni sta iniziando ad andare in pensione. Chiaramente questo è uno studio americano e non pensate ai vecchi italiani che non sanno neanche cosa siano i fondi passivi. Ciò significa passare dall’accumulazione, cioè il comprare, alla distribuzione, cioè al vendere. La macchina degli afflussi passivi potrebbe rallentare o addirittura invertirsi.
00:22:59,339 [Nicola]
Come mi è venuto in mente una cosa però, che questo l’hanno abbastanza già depancato. Gran parte della ricchezza è in mano ai ricchi. Woo! E quindi
00:23:09,579 [Nicola]
E quindi quando questi qua vanno in pensione, non è che devono vendere le azioni. Cioè probabilmente quelle azioni passeranno in eredità ai figli e poi ai nipoti e quindi questo processo avverrà molto più lentamente. Non non è che te le devi spendere tutte come noi.
00:23:27,539 [Vittorio]
Oppure li usano come collaterale per prendere un prestito e pagarsi le loro vizi di merda.
00:23:32,519 [Nicola]
Comunque, torniamo al paper, al numero quattro della nostra lista. C’è la frattura politica e sociale. Il bull market che è durato quaranta anni ha avvantaggiato in modo sproporzionato le persone che possiedono il capitale. La generazione che ne ha sopportato i costi e quindi salari più bassi, prezzi degli asset più alti, le abitazioni, no, le case che sono diventate meno accessibili, e ora il gruppo di votanti più numeroso. La volontà politica di mantenere in funzione la macchina passiva potrebbe sgretolarsi. Quando quel sentiment cambia, alla fine cambia il ref.
00:24:05,829 [Alain]
Dobbiamo sottolineare una cosa importante. Quello incluso nel paper alla fine è un toy model, cioè un modello semplificato. L’altro era Toy Boy, quello che pensavo tu vorresti.
00:24:15,979 [Vittorio]
Quello è un uomo semplicemente.
00:24:18,909 [Alain]
Dipende, dipende.
00:24:20,499 [Vittorio]
Yeah.
00:24:21,059 [Alain]
tutta in una sola dimensione, comunque
00:24:23,739 [Alain]
il mondo reale, il mondo reale ha ovviamente molte più variabili. C’è anche da dire che praticamente tutti i modelli usati in finanza sono toy model. Black Scholes, che è il modello che sta alla base di migliaia di miliardi di dollari di prezzi delle opzioni in tutto il mondo, è un toy model. E questo non lo rende inutile. Cioè la domanda è piuttosto se la semplificazione cattura qualcosa di reale e utile in maniera accurata oppure no. E gli autori ritengono ovviamente di sì.
00:24:53,839 [Vittorio]
Aggiungo pure che, ad esempio, Green lavora per Simplicity che vende ETF basati su opzioni o convexità. Esattamente il tipo di prodotto suggerito come soluzione alla fine del testo. A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Questo chiaramente non vuol dire che lo studio sia fine a se stesso. Non lo è, ma è un fattore da tenere conto nell’analisi complessiva.
00:25:12,539 [Nicola]
Gli autori usano anche altre ricerche come quella di Castanhols. Insomma, sto Castanhols aveva individuato come soglia critica quella del 45 per cento. Sembra sia un livello che il mercato ha superato già nel 2017. Ovviamente dipende da come vengono fatti questi calcoli, eh. Quindi una critica a questo paper è che il mercato ha passato quasi dieci anni da questo supposto cambiamento di fase, che poi nella realtà non c’è stato. Qui, ovviamente entriamo un po’ nel mondo dei cigni neri di Taleb, no? Il fatto che non ne abbiamo visto uno non vuol dire che non esistano.
00:25:49,579 [Nicola]
però più passa il tempo più diventa probabile che il concetto di transizione di fase sia sbagliato e che nella realtà potremmo solo assistere ad un aumento di probabilità nelle code.
00:26:01,189 [Alain]
Cosa significa tutto questo per qualcuno con un fondo pensione o un portafoglio di investimenti? Prima cosa, nulla in questo paper dice che dovreste smettere di investire in index fund. In realtà, una delle sue raccomandazioni principali è di rimanere investiti in azioni tramite index fund, perché il motore passivo sta ancora girando.
00:26:20,659 [Vittorio]
Seconda cosa, prendete in considerazione una copertura. Se ci stiamo muovendo verso un periodo di volatilità strutturalmente più alta, come prevede il modello, allora la protezione contro improvvisi grandi cali diventa sempre più preziosa. In termini di investimento, questo significa strumenti come le opzioni put, polizze assicurative che pagano se i mercati scendono bruscamente. Le cadute descritte nel paper possono avvenire così improvvisamente che non riuscireste a ribilanciare abbastanza velocemente da uscire dai guai. Avete bisogno della protezione prima di averne bisogno. Quello che in episodi passati chiamavamo first responders, o forse l’abbiamo detto solo su Retti. Vabbè, motivo in più per andare a leggere.
00:26:55,099 [Nicola]
Terza cosa. Pensate agli asset sensibili all’inflazione. Lo scenario che più probabilmente innalzerebbe l’instabilità è l’inflazione sostenuta o un’impennata dei tassi o tutti e due. Gli asset che si comportano bene in quell’ambiente, le materie prime, gli asset reali, le strategie di trend following, servono da contrappeso che un portafoglio puramente concentrato in azioni non fornisce. Il classico cuscinetto delle obbligazioni si è dimostrato fallire esattamente quando ne avevate più bisogno, come ha dimostrato il 2022.
00:27:26,389 [Alain]
Quarta cosa, e questa è più specifica e più difficile da capire. Guardate anche al rialzo. Cioè il crescere della quota passiva, il mercato diventa più convesso non solo al ribasso, ma anche al rialzo. È una cosa che può favorire fattori come il momentum, ma ancora di più esporsi al mercato con opzioni call. Ma vabbè, questa ve l’abbiamo buttata giù giusto per fare i brillanti, eh.
00:27:50,169 [Vittorio]
Insomma, rimanete investiti ma diversificate. Acquistate protezione al ribasso e asset che vi proteggano dall’inflazione. E mettetevi nella condizione di non essere costretti a vendere al minimo se il mercato scende del 30%. Insomma, il solito.
00:28:05,209 [Alain]
Ecco ci è la posta del cuore. Potete scriverci sempre sul forum che c’è sul nostro sito, oppure rispondendo alle mail che vi arrivano ogni sabato mattina. Sì, quella della newsletter. La ricevete tutte ormai, no?
00:28:16,949 [Vittorio]
quella che ora scriverà solo a Lena perché ne abbiamo scritti settantacinque
00:28:21,089 [Alain]
stamattina saranno quindi non avrete più nessun commento
00:28:24,339 [Vittorio]
Heh heh heh. Nah.
00:28:25,819 [Alain]
Lasciamo fare soltanto a Vittorio la versione a mano, perché io e Nicola mi sa che siamo super super convinti.
00:28:32,009 [Nicola]
No, vabbè, una volta me l’avete fatto fare, sai, del mattino del sabato, cioè, che che commento potrei fare?
00:28:37,799 [Vittorio]
Vabbè, cioè nel mattino l’hai scelto te però come orario.
00:28:40,479 [Nicola]
Ma no, perché no?
00:28:41,879 [Alain]
Hanno fatto i meme che non si vedevano.
00:28:43,749 [Nicola]
Sì, okay.
00:28:45,529 [Vittorio]
Sí
00:28:46,419 [Nicola]
Ah oui. Ah oui. Ah oui. Io comunque ero sempre stato contro questa cosa.
00:28:53,339 [Alain]
Man, thank you.
00:28:56,229 [Vittorio]
Vabbè, quindi mo è colpa mia.
00:28:58,249 [Alain]
Sta tranquillo, tanto continua a fare la tua vita.
00:28:59,749 [Vittorio]
Scrivetemi nei commenti, ci piace tantissimo la newsletter, vi prego continuate.
00:29:03,979 [Alain]
Ecco, scriveteci nei commenti quale parte della newsletter volete continuare e quale possiamo abbandonare.
00:29:09,379 [Nicola]
Se ci ricorderemo poi di leggerli.
00:29:12,179 [Alain]
Questa lettera ci arriva da Chris. Ciao ragazzi, ormai molti di noi che investono da qualche anno hanno accumulato delle piccole fortune, scritto tra virgolette. Che ne dite di dedicare un episodio all’ottimizzazione di portafogli da 300, 400, 500 mila euro in su? Bisogna continuare a comprare semplicemente ETF azionari obbligazionari in autonomia oppure ci sono delle altre considerazioni da fare? Se sì, quali sono? Grazie. Vi abbraccio tutti.
00:29:39,419 [Nicola]
Okay, qui mi sa che entriamo nella tana del Bianvittorio.
00:29:44,899 [Nicola]
La filosofia. O come la chiamavo io ai tempi del liceo classico, due ore ad inventarsi modi per tenere impegnato il cervello. Altro che leggere le etichette dello shampoo quando siete successo col cellulare scarico. E purtroppo ai miei tempi il cellulare non esisteva.
00:30:03,499 [Alain]
Quindi conosciamo tutti gli ingredienti, non veniteci qua.
00:30:07,429 [Nicola]
Comunque, piccola fortuna è una metrica relativa, no? Ad esempio, io aumenterei il numero della set class, non solo azioni e bond, molto molto molto prima dei 300k. E poi c’è una soglia in cui smettere di fare in autonomia? No. Anche lì, dipende secondo me da chi sei tu. Insomma, io ho sempre schifato quei contenuti tipo come gestire un portafoglio da 500k, perché secondo me non ha senso. Cioè, non è mai la cifra a dettare cosa fare e cosa non fare. Però funziona come clickbait per la persona comune che legge quel numero e inizia a sognare.
00:30:46,639 [Nicola]
Eh, c’è una frase bellissima che non so chi l’ha inventata che dice: voi non volete essere milionari, volete solo spendere un milione.
00:30:54,839 [Vittorio]
molto bella. Poi dici la filosofia vedi. Alla fine ti affascina, questa è la realtà. Comunque, io vorrei evitare di fare lo snob di Roma Nord andato a scuola ai Barioli, anche perché io in realtà quei fantomatici tre, quattro, cinquecentomila euro non ce l’ho attualmente, però, cioè non sono cifre così gigantesche in realtà. Cioè se ce l’hai magari a vent’anni, sono parecchi soldi considerando il margine di tempo che hai e gli anni di fronte se li investi. Se ce l’hai a cinquanta, è una buona cifra, però non è che esattamente cambia totalmente la vita. Eh se uno si fa due conti, se ti riservano, diciamo da anziano, c’è qualche malattia, finiscono presto, diciamo.
00:31:32,669 [Vittorio]
Secondo me è appunto un po’ il discorso del cazzo, cioè sicuramente bisogna maturare un portafoglio un pochino più profondo e più diversificato, non può essere sicuramente il cento percento azioni con quattro, cinque, sei, centomila euro. Perché per quanto uno possa guadagnare o possa credersi questo cazzo, io non credo che sia molto difficile vedere ballare un portafoglio quando c’è anche solo un po’ di volatilità al tre percento, quattro percento, come ci sono negli ultimi anni, in cui magari vedi che quello che guadagni in sei mesi o in un anno, cioè va su o va giù in continuazione.
00:32:07,889 [Vittorio]
quindi uno deve essere un pochino bilanciato e maturare un po’ di più o comunque gestire meglio quel tipo di capitale. Il punto è poi sempre la base da cui parti. Cioè se tutto lo trovi perché hai ereditato casa del zio ricco che te l’ha dato che ti ha dato in mano e l’ha venduta e c’hai 400.000 euro e sei sempre stato abituato a tenere i soldi sul conto corrente o al massimo sul conto deposito, là, cioè l’unica soluzione secondo me è dargli, cioè farsi una bella ricerca, informarsi, dargli in mano a qualcuno, piano piano continuare a istruirsi e magari dopo cinque anni, dieci anni cominciare a gestirli da solo.
00:32:39,479 [Vittorio]
Se invece c’è un po’ di coscienza di se stessi e capacità e anche umiltà, si possono gestire anche da soli, con relativa semplicità come se fossero 50 o 20 o 100, sempre con una profondità maggiore. Il punto secondo me è sempre: chi sei tu? Come ti sono arrivati i soldi? Quali obiettivi hai? Che competenze hai? Se non rispondi a queste domande è un po’ complicato fare sempre questi ragionamenti così a caso, perché ci sono innumerevoli variabili che vanno a complicare il modello, diciamo così.
00:33:08,349 [Alain]
Io giusto per aggiungere un’altra roba dico che, secondo me, ha senso guardare non tanto alla cifra nominale che vai ad investire o che hai a disposizione, ma piuttosto quanto quella cifra in relazione alle tue spese. Perché poi è quello che che ti dà delle opzioni a livello di vita, no? Sulla base di quello, puoi porti degli obiettivi diversi. Ad esempio, non so, hai due volte le tue spese annuali, beh, potresti vivere con meno stress, però non è che che ti cambia nulla. Cinque volte quelle spese, magari puoi fare dei salti di carriera e allora incominci a ragionare anche su quel fronte, perché non è solo il fronte degli investimenti.
00:33:44,789 [Alain]
eh oppure c’è il 25 PER che di solito si considera una soglia interessante per il fire. Cioè sulla base di queste scelte, quelli che sono intendo gli obiettivi che ti vai a perseguire grazie al patrimonio che hai, magari vai a lavorare sul tipo di portafoglio che ti serve per raggiungere questo obiettivo. Però la cifra in sé non non dice molto, non ha molta informazione. Quindi, insomma, come dicono anche Nicolò Vittorio, chi sei tu, quanto spendi, ci sono tanti altri dati che devi prendere in considerazione per fare un ragionamento sensato. E quindi non la faremo questa puntata, dai. Abbiamo deciso, non la faremo.
00:34:24,019 [Nicola]
Allora, siamo alle cazzabugole e se io ho capito bene la scaletta di questo podcast, voi avete già ascoltato la puntata quella con ospite Nicolas Mirjole, che è un un tizio che appunto lavora qua a Zurigo e quindi quando io gli ho chiesto di fare l’intervista, ho detto, vabbè, non non la facciamo online, facciamola dal vivo. E siccome non lo potevo invitare nella mia camera da letto dove registro solitamente, anche perché poi, insomma, sembrava brutto.
00:34:58,319 [Vittorio]
Sembra un altro tipo di offerta, diciamo così.
00:35:00,369 [Nicola]
punto
00:35:01,749 [Nicola]
Allora, mi viene in mente che conosco, conosco qualcuno qua che ha uno studio, che è il tipo che vive sotto di me, no? C’è uno studio per per registrare i podcast. Però ovviamente essendo da, è gestito da un, da un, da uno svizzero di seconda generazione, un italiano, famoso qua nella radio. Però è una testa di cazzo e non non ha mai salutato. Siamo qua da tre anni, lui non saluta mai. E quindi ho pensato, vabbè, se gli chiedo di usare lo studio, mi dice sì, vabbè, mi paghi 3.000 franchi e stai qua un’ora.
00:35:35,589 [Vittorio]
Cioè, è il classico caso che se ammazza qualcuno e intervista un hotel, non salutava mai.
00:35:40,479 [Nicola]
SS
00:35:41,229 [Vittorio]
cioè è il contrario di quello che succede.
00:35:43,089 [Nicola]
E quindi ho pensato a Giorgio, a Rip. Quindi organizziamo di registrarla nello studio da lui. E la mattina prima della registrazione, era un venerdì, ovviamente io dico, cazzo devo andare là, però di solito mi porto sempre l’acqua, no, quando registro. E quindi se devo registrare un episodio col CEO di un Edge Fund, cosa faccio? Vado al supermercato e compro l’acqua in bottiglia da un franco e mezzo e mi presento così all’intervista con lui dicendogli se vuoi da bere ho qua dell’acqua, no.
00:36:16,769 [Nicola]
E lui ovviamente come battuta mi fa, cavolo però avremmo dovuto fare questa intervista, no, sorseggiando del whisky. E lì mi venne in mente e gli dico, guarda che effettivamente qua dentro c’è del whisky, però, cioè, insomma, il tipo che mi presta la sala, cioè pure inculargli la roba da bere mi sembra, mi sembra brutto. Però lì non so come mai, non so come mai, mi sono sentito in dovere di giustificarli perché dentro questo posto dove stavamo registrando c’era una bottiglia di whisky, ma anche lui mi avesse detto, oh metti giù una maglia e ce la facciamo, no, hai tirato fuori il cucchiaino e l’accendino, no?
00:36:57,029 [Nicola]
E quindi gli spiego, no, perché vedi questa persona qua, insomma ogni mese fa un racconta com’è andata la sua attività finanziaria, se è andata bene si beve un bicchiere di whiskey. E lì a lui si si illumina un po’ gli occhi e mi dice: “Ma pensa, io leggevo il blog di uno che faceva praticamente la stessa cosa.” E lì ero in quella situazione in cui pensi, no? Stiamo parlando della stessa roba o quali sono le probabilità che tu francese espatriato qua non so quanti anni fa effettivamente stavi leggendo il blog di Rip?
00:37:36,319 [Nicola]
E alla fine abbiamo scoperto che era lui e quindi c’è stata pure una carrambata dietro a quella a quell’intervista.
00:37:46,159 [Vittorio]
C’è anche la registrazione per altro. Ma non ve la faremo sentire.
00:37:50,029 [Nicola]
No, la mettiamo per quelli del Pat. Un giorno quando faremo Pat, riceverete i backstage.
00:37:57,479 [Nicola]
Comunque oggi io vi consiglio un libro che si chiama The Hot Hand, che tra l’altro è uscito bel po’ di tempo fa, almeno a me sembra ieri 2020, invece ormai sono passati sei anni. E niente, è un libro che ovviamente parla di basket, o almeno una parte sostanziale del libro è su basket, perché chiunque di voi che ha visto almeno una partita, cioè si accorge, no, quando ci sono delle volte quei giocatori che mettono tre, quattro tiri di fila e quindi tu dici che hanno la mano calda, no?
00:38:31,339 [Nicola]
addirittura negli Stati Uniti, quando uno fa ste robe qua e poi fa un tiro un po’ del cazzo, lo chiamano hit check, no? Cioè il giocatore che proprio vede, bah, ce l’ho veramente in questo momento. E il fatto che, insomma, tutta sta roba della della hot end era stata studiata anche da dal nostro vecchio amico Amos Tversky, di cui avevamo parlato una volta. E lui aveva fatto uno studio con altri due che non vi dico come si chiamano perché non c’ho voglia, ehm, in cui diceva che assolutamente il discorso della hot end non esiste, è solo un’illusione cognitiva. E invece…
00:39:10,319 [Nicola]
l’autore del libro praticamente ha scoperto che c’era una una sorta di di di problema riguardo le probabilità condizionate. Boh, provo a spiegartela io come me la ricordo. Nel senso che ovviamente bisogna partire da un caso base, no? Se un giocatore, diciamo, segna il 50% delle volte. Quello che Amos aveva fatto, diceva, guardava il, che ne so, diceva hai segnato tre tiri di fila, qual è la probabilità che segni il quarto, no? Il fatto che i giocatori segnavano il quarto con la stessa probabilità che avevano normalmente.
00:39:46,869 [Nicola]
e allora lui dice a concluso che la hot hand non esiste. Ma il fatto è che comunque quella probabilità tu la puoi calcolare soltanto su un certo numero di eventi e quindi se tu ne hai già segnati tre, la probabilità, cioè se al quarto segni con la stessa probabilità di quando non li avevi segnati, vuol dire che comunque la hot hand esiste perché in teoria la probabilità che tu hai al quarto tiro è quella di sbagliare, no? Se tu avessi effettivamente la stessa probabilità. Insomma, ve l’ho spiegata male, però se volete capirla bene leggetevi il libro, insomma pare che questa roba esista.
00:40:26,739 [Nicola]
e poi nel libro lui parla di di tutte altre robe, anche al di fuori dello sport, sostanzialmente sulla nostra incapacità di capire queste questi trend o il ruolo che diamo anche alla fortuna dietro queste a questi eventi.
00:40:42,399 [Vittorio]
Allora, io invece ho scoperto, questo andrà a discapito di Elena, Nicola e la maggior parte degli ascoltatori di questo podcast, che c’è una minoranza silenziosa appassionata di storia, come me. Quindi, amici, sodali, compagni d’arme, è il nostro momento. Io oggi consiglio un signore, un canale YouTube che è un pazzo. Si chiama Professor Ross. Questo tizio è un appassionato di oplologia, cioè la disciplina che studia le armi e le armature. Okay?
00:41:12,819 [Vittorio]
Questo signore barbuto si dilettava di scherma medievale, analizza giochi e film e quindi ti dice no, questa tecnica non esisteva, questa cosa non si faceva, questa armatura è sbagliata, eccetera. Quindi è uno spippolatore e soprattutto fa anche il fabbro, costruisce, compra e soprattutto testa armi di varie epoche sulla sua pelle. Vi siete mai chiesti quanto sia resistente un’armatura del Quattrocento ai colpi di spade e di martello? Lui si è fatto menare con una spada e un martello da guerra.
00:41:42,179 [Nicola]
fatto tagliare un braccio
00:41:43,869 [Vittorio]
No, la cosa incredibile è questa che non non fa male. Poi, vi siete mai chiesti cosa possa penetrare un arco composito dei cavalieri mongoli? Lui ha sparato freccia oggetti random. Insomma, questo è il professor Ross. È veramente come deve essere un maschio moderno, secondo me. Vi consiglio di vederlo perché stupendo.
00:42:02,139 [Alain]
Guarda, io al riguardo mi stavo chiedendo quanto trombasse da giovane. comunque
00:42:07,319 [Vittorio]
No, ma c’avrà trenta anni, in realtà, però, cioè, percepiti cinquanta, però.
00:42:12,819 [Alain]
si invecchia male
00:42:14,629 [Vittorio]
In realtà ti piacerebbe un sacco, lei, non so se lo sai.
00:42:18,089 [Alain]
Probabile
00:42:19,059 [Vittorio]
Cioè i suoi video sembrano la classica cosa perché gli uomini muoiono di giovani delle donne.
00:42:23,929 [Alain]
Ah, vabbè, quello, quello l’aveva dimostrato Oxymen in una delle sue review un tempo. Ho fatto questi video che comparavano il comportamento dei giovani maschi e effettivamente sono pronti a morire prima. Io invece vi consiglio un libro, è Il paesaggio morale. È un libro di etica, sostanzialmente. Praticamente, tante volte uno si chiede cosa è giusto e cosa è sbagliato, no? Seymour Harris nel libro dice che grazie alle neuroscienze prima o poi riusciremo a capire cosa porta beneficio, piacere, felicità a una persona o a un essere vivente in generale, un animale.
00:43:01,469 [Alain]
e sulla base di quello potremmo quantificarlo con esattezza e potremmo tracciare sostanzialmente dei grafici creando una specie di paesaggio morale per prendere le scelte migliori a livello di società. Quindi potremmo dire che ne so, è giusto mangiare carne e valutando queste metriche dovremmo essere in grado di dire sì, è giusto perché dà tanto piacere alle persone che mangiano e un po’ meno piacere alle persone che vengono alle cose che vengono mangiate, oppure no, non è giusto perché il bilancio non è non è buono. In realtà io ritengo che tutto questo sia una mezza stronzata, però il libro è interessante. Ed è una mezza stronzata perché tutto è opinabile no a livello etico.
00:43:40,799 [Alain]
Però il libro è interessante e quindi poi io lo consiglio, è un po’ spocchioso SMS, devo dire la verità, nel libro. Però lo consiglio lo stesso.
00:43:49,139 [Vittorio]
Cioè, praticamente tu hai consigliato un libro che non è che ti è piaciuto così tanto.
00:43:53,809 [Alain]
Sì, ma io lo faccio spesso di consigliare cose, basta che siano interessanti, no?
00:43:57,599 [Vittorio]
No, ma infatti è giustissimo, infatti è giustissimo. E invece voi siete delle persone ac critiche e metteteci una bellissima recensione a questa puntata e a questo podcast, anche se non vi è piaciuto. Non ci interessa. Non ci interessa sinceramente. Poi soprattutto consigliateci agli amici, ditegli quello che vi pare, però non ci devono ascoltare, dobbiamo aumentare le visualizzazioni, Cesare Monelli sponsor. A proposito di sponsor, potete farci anche una donazione, sempre molto ac critica, eh. Cioè non pensate alle spese che avete nei prossimi mesi. Fottetevi, sganciate e basta. Oppure comprare il nostro merchand e cliccare sui nostri meravigliosi link affiliati.
00:44:29,279 [Vittorio]
Tchau, tchau.
00:44:30,249 [Nicola]
Tschüss.
