Oggi vi raccontiamo una storia degna di un podcast true crime… La patrimoniale! Miiiiii che pauuuuraaaa!

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Nicola: Subreddit LinkedInCringeIT
Vittorio: Programma TV Money Road 2.
Alain: Mini TED Talk di Derek Sivers.

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TL;DR

  • Origini storiche: Contrariamente a quanto si creda, la tassa patrimoniale non è un’invenzione del socialismo moderno, ma ha origini antiche, dalla Firenze del Quattrocento fino alla Svizzera dell’Ottocento, per poi diffondersi nel resto d’Europa e in Scandinavia durante il Novecento.
  • Il principio redistributivo: La ricchezza individuale è in parte frutto di fattori collettivi (infrastrutture, stabilità, fortuna). La patrimoniale serve a correggere squilibri estremi che minacciano la democrazia, restituendo mobilità sociale ed evitando la formazione di “caste ereditarie”.
  • La base matematica (Ergodicity Economics): Secondo il fisico Ole Peters, la redistribuzione non serve solo per ragioni morali, ma è matematicamente più efficiente. Poiché la ricchezza cresce in modo moltiplicativo, una tassa moderata che ridistribuisce riduce i tracolli finanziari peggiori e favorisce un maggior accumulo di ricchezza nel tempo per la maggioranza delle persone.
  • Thomas Piketty e i suoi critici: Piketty sostiene che la ricchezza tende a concentrarsi quando il rendimento del capitale supera la crescita economica, suggerendo aliquote altissime. I critici controbattono ricordando che il capitalismo di mercato ha ridotto la povertà globale dall’80% a meno del 10% in due secoli e che tasse eccessivamente alte disincentivano l’assunzione di rischi e l’innovazione.
  • Fragilità del legame con il Basic Income: Usare la patrimoniale per finanziare un reddito di base universale è molto rischioso. Si legherebbe una spesa strutturale e permanente a un gettito storicamente instabile e in costante calo.
  • Ricchezza (stock) vs Consumo (flusso): Tassare la ricchezza significa colpire un valore spesso illiquido (come opere d’arte o partecipazioni aziendali), costringendo talvolta gli imprenditori a svendere le proprie quote in perdita per pagare le tasse.
  • Fuga di capitali e difficoltà di valutazione: A causa della mobilità globale dei capitali, molti paesi dell’OCSE hanno abolito la patrimoniale negli ultimi trent’anni (erano 12 nel 1990, oggi sono 4 o 5). Si aggiungono le enormi difficoltà tecniche e i costi nel valutare in modo oggettivo beni come brevetti, marchi o società non quotate.

Lezioni principali da trarne:

  • Distaccarsi dall’ideologia e dalle illusioni: Il dibattito sulla patrimoniale è spesso viziato. Spesso chi osteggia la redistribuzione lo fa per un bias psicologico, non pensando alla propria condizione reale ma illudendosi di essere un “milionario in temporanea difficoltà”. È necessario guardare lo strumento in modo pragmatico e non come una “vendetta dei falliti”.
  • La tecnica vince sui principi teorici: Non esiste un “sì” o un “no” assoluto alla patrimoniale. Il successo o il fallimento di questa tassa dipende quasi interamente dalla sua architettura tecnica: aliquote, base imponibile, soglie di esenzione e, soprattutto, meccanismi di coordinamento internazionale.
  • Le conseguenze di un design errato: Una tassa punitiva ed estrema rischia di far fuggire capitali e competenze all’estero, lasciando allo Stato il costo amministrativo e perdendo il gettito. Una patrimoniale ben calibrata, con base ampia e aliquote contenute, può invece convivere pacificamente con la crescita economica e l’innovazione.
  • L’obiettivo finale è una classe media solida: Redistribuire resta cruciale, ma lo scopo non deve essere appiattire tutti verso il basso. L’obiettivo macroeconomico e sociale è “allargare la pancia della distribuzione”, garantendo un ceto medio ampio, istruito e produttivo, riducendo al minimo gli individui ai due estremi della povertà e della ricchezza smisurata.

Trascrizione

00:00:03,003 [Vittorio]

In questa puntata di Too Big to Fail parliamo seriamente della tassa patrimoniale. Giacomo ci invita al suo matrimonio e io parlo di misure sbagliate e tacaneria.

00:00:12,313 [Alain]

Temi che faremo la patrimoniale sui contenuti di Tubit fail? Fai così bene, ormai siamo famosi. Ma puoi evitarla facendoci diventare ancora più famosi. Parlane con gli amici, lascia una recensione e attiva la campanella. Oppure facci una donazione volontaria. Questo podcast corre grazie alla vostra voce.

00:00:33,753 [Vittorio]

Pochi idee dividono l’opinione pubblica e gli economisti quanto la tassa patrimoniale, comunemente chiamata wealth tax, da quelli che odiano i doppiatori e, diciamo me, in sostanza. Da un lato, c’è chi la considera lo strumento necessario per correggere squilibri di ricchezza che minacciano la coesione sociale e persino la stabilità democratica. Dall’altro, c’è chi la vede come una misura punitiva, inefficiente e in definitiva controproducente, capace di scoraggiare la creazione di un benessere diffuso. Il problema è che la discussione su questo tema è diventata ideologica, spesso con un importante deriva psicologica personale. Ad esempio, qualche settimana fa ho letto una frase che alcuni dicono sia di Steinbeck, ma in realtà non lo è.

00:01:11,473 [Vittorio]

Il socialismo non ha mai attecchito in America perché i poveri non si considerano un proletariato sfruttato, ma milionari in temporanea difficoltà. Credo sia molto attuale riguardo il tema patrimoniale e soprattutto spiega perché tanti poveri difendano i ricchi. Tipo i tizi che difendono gli atteggiamenti di Elon Musk. Tu non pensi alla tua condizione, ma al fatto che quella situazione è solo temporanea e arriverai ad essere ricco e quindi ti devi anticipare il lavoro. Oppure in genere sei solo scemo.

00:01:36,063 [Alain]

Esatto. È lo stesso meccanismo di chi ha messo da parte magari mille euro, ma passa il tempo a fantasticare su cosa farà col primo milione. Non stai ragionando sulla tua condizione reale, ti stai identificando con qualcun altro. Fai finta che sia una questione di merito, però in realtà stai solo tifando per una squadra.

00:01:53,013 [Nicola]

Quindi per comprendere davvero la patrimoniale, non basta guardare al presente. Bisogna ripartire dalla sua storia, capire il principio che lo sostiene, valutare le giustificazioni teoriche più recenti e infine confrontarsi con le sue contraddizioni e i suoi limiti pratici.

00:02:08,733 [Alain]

Partiamo dalle origini. Contrariamente a quanto si pensa, la tassa patrimoniale non è un’invenzione del socialismo novecentesco. Eh, bene sì. Meloni, guarda

00:02:19,203 [Nicola]

Hey man.

00:02:19,953 [Vittorio]

Hai citato un illustre socialista poi.

00:02:22,773 [Alain]

Beh, ovviamente. Comunque

00:02:25,653 [Alain]

Anzi, tassare la ricchezza, in termini un pochettino più ampio, è un’idea vecchissima e per molti versi anche borghese. Cioè già Atene, che vabbè, coi borghesi c’entra poco, faceva pagare ai più ricchi in tempo di guerra. E la Firenze del Quattrocento, col catasto, sanciva i patrimoni, ma con l’unico obiettivo di tassarli. La versione moderna, cioè un’imposta fissa annuale su tutto il patrimonio netto, nasce invece effettivamente nell’Europa centro-settentrionale tra ottocento e novecento.

00:02:56,363 [Nicola]

La Svizzera, ragazzi. La Svizzera detiene probabilmente il primato storico. Cioè già durante il periodo della Repubblica Elvetica, tra il 1798 e il 1803, si sperimentano forme centralizzate di imposizione patrimoniale. Più stabilmente a partire dagli anni quaranta dell’Ottocento, diversi cantoni svizzeri introducono un’imposta cantonale sul patrimonio netto, che poi con continui aggiustamenti è arrivata fino ad oggi. È la tassa patrimoniale più longeva ancora in vigore al mondo.

00:03:27,343 [Vittorio]

quasi in parallelo, anche i Paesi Bassi sviluppano forme di tassazione patrimoniale locale già nell’ottocento. Ma è la Norvegia nel 1892 a introdurre quella che oggi viene considerata la prima vera imposta patrimoniale nazionale di tipo moderno, applicata sulla ricchezza netta globale dei propri cittadini. Un modello che, con modifiche, è sopravvissuto fino ai giorni nostri ed è tra i più studiati al mondo.

00:03:50,133 [Nicola]

Nel corso dell’Ottocento, l’idea si diffonde in tutta l’Europa continentale scandinava. Danimarca, Svezia, Finlandia, Austria, Islanda, Lussemburgo, Spagna e Francia adottano progressivamente le proprie versioni di imposta sul patrimonio netto, spesso accompagnandola a un sistema fiscale già fortemente redistributivo nel dopoguerra.

00:04:10,613 [Alain]

Giustamente i poveri erano rimasti gli unici coi fucili, per cui col cazzo che si potevano opporre a quegli altri, no? Comunque al cuore della tassa patrimoniale c’è un’idea che obiettivamente è semplice, no? La ricchezza accumulata da un individuo non è soltanto il prodotto del suo merito e del suo lavoro, ma anche di fattori collettivi, no? Per le infrastrutture pubbliche, la stabilità giuridica, l’istruzione, l’eredità, la fortuna, e di cui la società nel suo complesso ha contribuito a creare le condizioni. Se la ricchezza si concentra però in poche mani, secondo questa visione, si produce non solo un’ingiustizia distributiva, ma anche un problema di potere.

00:04:46,093 [Alain]

Una élite patrimoniale ristretta può finire per esercitare un’influenza sproporzionata sulla politica, sui media, sulle scelte collettive, minando il principio di uguaglianza politica che sta alla base delle democrazie liberali. Cosa che non abbiamo assolutamente visto in tempi recenti, no?

00:05:00,393 [Vittorio]

Non mi hai mai fatto, ho cominciato ad avere déjà vu ogni parola praticamente.

00:05:04,183 [Alain]

tutta teoria questa roba qua oggi

00:05:06,613 [Vittorio]

Diciamo che la ridistribuzione in questa cornice non è vista come una semplice carità verso i meno fortunati, ma come un meccanismo di riequilibrio necessario al buon funzionamento della società stessa. Finanzia beni pubblici, la sanità, l’istruzione, le infrastrutture, riduce le disuguaglianze di partenza tra le generazioni successive e restituisce mobilità sociale a un sistema che altrimenti tenderebbe a cristallizzarsi in caste ereditarie di censo. Esattamente questa è la preoccupazione al centro dell’opera dell’economista francese Thomas Piketty, che ha riportato il tema al centro del dibattito pubblico globale nell’ultimo decennio su cui torneremo più avanti.

00:05:41,773 [Nicola]

Vedi, io avrei detto che era picchetti.

00:05:44,253 [Vittorio]

Piketty Ah, yeah.

00:05:45,733 [Nicola]

No, non lo so. Non ho mai sentito nessuno pronunciare il suo nome.

00:05:49,503 [Alain]

Eh sì, è vero, è vero.

00:05:50,553 [Vittorio]

No, io ogni tanto sì, però potrei sbagliarlo.

00:05:52,833 [Nicola]

pensão

00:05:53,603 [Vittorio]

anzi quasi sicuramente potrebbe sbagliare

00:05:55,353 [Alain]

Magari scozzese, no? Come quell’altro che…

00:05:58,223 [Vittorio]

Allora sarebbe Tommaso.

00:05:59,783 [Nicola]

È vero. É um pacote de té.

00:06:02,483 [Alain]

Vabbè, diteci come si pronuncia quando ve lo auguro domani la nostra mail. Io apro una parentesi sulla questione del merito perché è una roba che mi sta sul sul gargarozzo, no? Mi mi mi dà fastidio. Funziona benissimo la meritocrazia come incentivo, ma secondo me è un pessimo metro etico. Questo perché? Perché essere svegli, sani, instancabili dipende da geni, famiglia, educazione, fortuna. Cioè niente di cui tu abbia davvero deciso. È quella che Rawls chiamava la lotteria naturale. Sul piano morale, quindi chi è meritevole e dall’altra parte l’aristocratico che non ha fatto un cazzo per meritarseli se fortuna sono nella stessa barca.

00:06:42,213 [Alain]

Cioè hanno solo pescato un biglietto fortunato. E sul piano pratico invece cambia completamente la cosa, cioè il merito serve, spinge la gente a darsi da fare, a produrre più valore e questo valore poi gira a vantaggio di tutti. Diciamo che, insomma, non te la devi tirare troppo se sei irmeritevole. Anzi, devi essere consapevole che ti stiamo prendendo per il culo. La meritocrazia serve a sfruttarti.

00:07:03,523 [Nicola]

Ma vedi che facevo bene a picchiare Wambanyama durante le finals.

00:07:08,373 [Nicola]

Io sono dello stesso parere. Comunque, invece adesso faccio un discorso un po’ nerd per un minuto. Perché negli ultimi anni è emersa una linea di pensiero che cerca di fondare la necessità della ridistribuzione non su basi etico-politiche, ma su basi matematiche. La cosiddetta ergodicit economics, sviluppata principalmente dal fisico Ole Peters. Si tratta di un approccio che mette in discussione uno dei pilastri della teoria economica classica, l’idea che un individuo razionale debba massimizzare il valore atteso di una scelta rischiosa.

00:07:43,163 [Alain]

Il valore atteso è una media calcolata su un’infinità di universi paralleli, come se lo stesso evento si ripetesse infinite volte in contemporanea. Ma tu non vivi in infiniti universi. O forse sì, però non ne sei consapevole. Vivi una sola vita, una sola sequenza di scelte nel tempo. Quindi finché il gioco è ergodico, le due medie coincidono. Il problema è che la ricchezza cresce in modo moltiplicativo, cioè guadagni e perdite sono tendenzialmente in percentuale su quello che hai già. E lì le due medie si discostano, quindi la media sugli universi paralleli può salire mentre la persona media nel tempo affonda.

00:08:23,343 [Vittorio]

Va bene, faccio un esempio di un personaggio che conosciamo tutti per le grandi capacità. Gianluca Vacchi, che diventa un DJ famoso, è molto più legato al fatto che i suoi parenti gli hanno lasciato un sacco di soldi piuttosto che la sua bravura da DJ, ma anche da ballerina, dicevo. Ha potuto rischiare di fare quella scelta imprenditoriale perché aveva appunto le spalle coperte. In questa maniera può assorbire meglio gli shock data la sua posizione di partenza e un altro esempio, ad esempio il lavoro, ma ce ne sono decine.

00:08:49,173 [Nicola]

Insomma, se applicata alla disuguaglianza, questa intuizione ha conseguenze importanti. In un’economia dove la crescita della ricchezza è un processo moltiplicativo e soggetto a shock casuali, la dispersione tra gli individui tende ad ampliarsi nel tempo, anche se nessuno è più meritevole di un altro. Chi parte già con un capitale maggiore assorbe meglio gli shock negativi e capitalizza meglio quelli positivi, mentre chi parte da una base ridotta rischia con una unica serie sfortunata di eventi un impoverimento da cui è molto difficile risalire.

00:09:23,943 [Nicola]

La diseguaglianza estrema nella lettura di Peters non è necessariamente segno di differenze di talento o di impegno, ma può essere l’esito statistico di una dinamica non ergotica, lasciata a correre indisturbata per generazioni. Da qui la conclusione dei teorici dell’ergodicity economics: i meccanismi come l’assicurazione o la ridistribuzione fiscale non vanno giustificati invocando l’avversione al rischio o l’altruismo, ma possono essere razionali anche per agenti egoisti. Il motivo è che quello che conta non è quanto cresce la ricchezza totale in media, ma quanto cresce la ricchezza tua nel corso della tua vita. E queste due cose non coincidono.

00:10:03,663 [Nicola]

Le perdite grandi ti danneggiano in modo sproporzionato rispetto a quanto ti aiutano i guadagni equivalenti, perché erodono la base su cui cresci in futuro. Quindi una tassa moderata sui patrimoni, se i soldi vengono ridistribuiti, non è solo più equa, è anche più efficiente. Riduce i colli peggiori, che sono quelli che distruggono davvero la crescita nel tempo. E come risultato, la maggior parte delle persone accumula più ricchezza nella propria vita, anche se la somma totale aggregata è un po’ più bassa.

00:10:34,463 [Alain]

Se l’ergodicity economics fornisce un argomento quasi tecnico a favore della ridistribuzione, è stato però il lavoro di Thomas Piketty a portare il tema nel discorso pubblico globale, con il capitale nel ventunesimo secolo, nel 2013. E poi successivi lavori prodotti insieme al World Inequality Lab.

00:10:54,183 [Vittorio]

Propongo di trovare ogni volta un modo diverso per pronunciare P. Piccetti.

00:10:58,863 [Nicola]

where

00:10:59,893 [Vittorio]

A te spiace entrare di Piketty. Li Piketty. È questa. Quando il rendimento del capitale, cioè R, supera statisticamente il tasso di crescita dell’economia, G, la ricchezza tende a concentrarsi sempre di più nelle mani di chi possiede già il capitale, indipendentemente dal merito o dall’impegno personale. Per correggere questa dinamica, Piketty propone un’imposta patrimoniale progressiva su scala globale, accompagnata da aliquote marginali sul reddito molto elevate. Nelle versioni più radicali del World Inequality Lab, si arriva a ipotizzare aliquote fino al 90% sui redditi più alti e prelievi annuali fino al 20% sui patrimoni miliardari.

00:11:34,483 [Vittorio]

Queste sembrano cifre fuori da Dio, ma sono aliquote molto vicine a quelle reali dagli anni quaranta fino a quasi fine anni ottanta.

00:11:40,893 [Nicola]

Quali sono i tuoi diritti?

00:11:41,683 [Vittorio]

Sì, sì, sulle ditte.

00:11:42,953 [Nicola]

non sulla patria, ma

00:11:44,883 [Vittorio]

Negli Stati Uniti, ad esempio, sotto la presidenza Eisenhower, negli anni Cinquanta, la massima aliquota fiscale appunto sui redditi ha raggiunto il novantuno per cento ed è rimasta al settanta per cento fino agli anni Sessanta e Settanta. Ad esempio, anche in Italia la riforma Irpef del 1974 aveva come aliquota massima un bel settantadue per cento. Prima che li ate, molti storici economici considerano quel periodo come uno di quelli in cui si è raggiunta la massima uguaglianza sociale. Attorno a queste proposte e dati storici si concentrano però anche le critiche più interessanti, comprese quelle che provengono da economisti non ostili all’equità distributiva.

00:12:17,433 [Nicola]

Il primo argomento di natura storica è semplice. Nessun sistema economico nella storia dell’umanità ha ridotto la povertà quanto il capitalismo di mercato. Le ricostruzioni storiche più accreditate, a partire dai lavori di Burdignon e Morrison, e Morrison, penso, e dalle stime di Michael Moitzos, riprese da Our World in Data, stimano che intorno al 1820 tra il 75% e l’84% della popolazione mondiale viveva in condizioni di povertà estrema. Oggi quella percentuale è scesa sotto il 10%.

00:12:54,553 [Nicola]

Questo crollo straordinario non è coinciso con periodi di pianificazione centralizzata o di ridistribuzione patrimoniale aggressiva, ma con l’espansione dei mercati, del commercio internazionale, dell’innovazione tecnologica e dell’accumulo di capitale privato. Esattamente i meccanismi che una patrimoniale troppo aggressiva rischierebbe di indebolire.

00:13:16,813 [Alain]

Il secondo argomento riguarda gli incentivi. La prospettiva di arricchirsi è uno dei motori più potenti della produttività e dell’innovazione umana. Altrimenti non ci sarebbe questo podcast. Imprenditori, inventori, investitori, podcasters assumono rischi enormi di tempo, di capitale, di reputazione proprio perché esiste la possibilità, anche a volte remota, tipo per questo podcast, di un guadagno straordinario.

00:13:43,583 [Alain]

tassare pesantemente l’accumulo di ricchezza, specialmente se la aliquota è così alta da erodere il capitale stesso anno dopo anno, rischia poi di innescare, no, questo meccanismo, finendo per scoraggiare l’assunzione di rischio imprenditoriale e spingendo i capitali verso impieghi più prudenti ma meno produttivi. BTP

00:14:02,463 [Nicola]

Valle la pena notare che anche l’impianto empirico di Piketty non è andato esente da critiche tecniche. Nel 2014, il giornalista economico Chris Geis del Financial Times ha contestato alcune delle elaborazioni statistiche alla base delle sue stime sulla concentrazione patrimoniale in Europa, sollevando un dibattito metodologico che non è mai stato del tutto risolto. Questo non invalida la sostanza del problema. La concentrazione della ricchezza è un fenomeno reale e misurabile, ma invita a una cautela maggiore prima di tradurre quelle analisi in proposte di policy così drastiche.

00:14:40,763 [Vittorio]

Ci sono poi gli studi, un po’ contestati a dire il vero, di Clark che sostengono come lo stato sociale, cioè ricchezza, istruzione, professione, si trasmette di generazione in generazione molto più a lungo e più fortemente di quanto pensiamo, indipendentemente dal paese, dall’epoca o dalle politiche ridistributive. Una famiglia che oggi è ricca o povera lo deve in buona parte ad antenati che erano già ricchi o poveri. E ci vogliono dieci, quindici generazioni, quindi secoli non decenni, perché questo vantaggio svantaggio si dissolva per davvero.

00:15:08,343 [Alain]

Barone e Mocetti, in uno studio della Banca d’Italia, hanno incrociato i cognomi dei contribuenti fiorentini del 1427 con le dichiarazioni dei redditi del 2011. Hanno trovato un buco di bilancio… no, hanno trovato che chi porta i cognomi delle famiglie più ricche di sei secoli fa, in media è ancora oggi più ricco della media.

00:15:30,683 [Nicola]

Hanno anche trovato delle multe non pagate.

00:15:32,823 [Vittorio]

dei medici che si sono estinti nel frattempo

00:15:35,223 [Alain]

Le ha lasciato la carrozza in seconda fila quel giorno lì. Ovviamente non è che comandano letteralmente le stesse famiglie, ma la traccia del vantaggio economico si vede ancora dopo 600 anni. E tra l’altro non è solo Firenze, no? Gregorio Carca ha trovato i discendenti dei samurai sovrappesati nelle élite giapponesi. E di cognomi normanni ancora oggi molto più presenti del previsto a Oxford o Cambridge, quindi nelle grandi università inglesi.

00:16:04,943 [Nicola]

Una delle giustificazioni più ricorrenti per la patrimoniale, soprattutto negli ultimi anni, è quella di destinarne il gettito a un reddito di base universale, per compensare la disoccupazione tecnologica generata ad esempio dai robot e dall’intelligenza artificiale.

00:16:20,313 [Vittorio]

Se Bill Gates nel 2017 aveva proposto una tassa su chi possedeva robot in azienda, la logica moderna è quella di tassare la ricchezza accumulata con la plusvalenza dall’automatizzazione.

00:16:30,333 [Alain]

Allora Bill Gates innanzitutto non è che gli è venuto in mente di proporre la tassa su chi aveva automatizzato il contabile con Excel, no? Comunque il problema è che questa giustificazione aggiunge una fragilità in più, non non è che la risolve. Cioè un reddito di base universale è per definizione una spesa strutturale permanente, anche perché sennò fate affidare. Mentre il gettito da patrimoniale è storicamente ma proprio a logica instabile ed in calo proprio perché la base imponibile è più mobile, cioè i grandi patrimoni tende a fuggire quando la aliquota sale, come è successo in Svezia.

00:17:06,013 [Alain]

A questo si aggiunge che la tesi della disoccupazione tecnologica di massa resta un pochettino contestata. Cioè ci sono studi su Francia, Spagna, Canada che mostrano che le aziende che adottano robot aumentano invece di ridurre l’occupazione complessiva. E la crescita della produttività aggregata negli ultimi dieci anni resta comunque abbastanza bassa e non è proprio in accelerazione.

00:17:29,073 [Vittorio]

Ci sono poi degli esempi concreti anche se non diretti, diciamo, su questa cosa. Ad esempio, nei paesi arabi e africani ricchi di petrolio, molto spesso denaro guadagnato dall’estrazione di giacimenti petroliferi viene in parte ridistribuito anche alla popolazione locale. Questo spesso ha creato dei sistemi socio-economico destabilizzanti. Ad esempio, in Libia, una crescente insoddisfazione della popolazione giovane è stata una delle concause della caduta del Gheddafi. Mentre, ad esempio, in tanti paesi del Golfo, questo produce poca voglia di studiare o lavorare. Infatti, c’è una costante mancanza di figure utili alle nuove esigenze di questi paesi, da persone nell’esercito fino a ingegneri e altro. In sostanza, è un po’ un sistema che crea rincoglioniti e annoiati.

00:18:06,483 [Alain]

Un po’ come TikTok.

00:18:07,673 [Vittorio]

Però non ti danno i soldi, sai.

00:18:09,753 [Nicola]

Ancorare una patrimoniale a un basic income permanente rischia quindi di legare uno strumento già fragile a una promessa di spesa sociale crescente, sostenuta da una base imponibile per natura volatile e difficile da calcolare efficacemente.

00:18:25,043 [Vittorio]

Un’altra delle confusioni più frequenti nel dibattito pubblico sulla patrimoniale è la sovrapposizione tra ricchezza e consumo. Due concetti economicamente molto diversi. La ricchezza è uno stock, il valore netto di tutto ciò che un individuo possiede in un dato istante, dedotti i debiti. Il consumo invece è un flusso, la quantità di risorse che un individuo impiega per il proprio tenore di vita in un determinato periodo.

00:18:46,673 [Alain]

Questa distinzione non non vuole essere accademica, cioè un imprenditore può valere miliardi, ma magari sono quasi tutti azioni della sua azienda che non sono liquide. E può allo stesso tempo vivere in modo estremamente sobrio perché reinveste tutto. Pensate a Buffett, no? Warren Buffett, ricchissimo, ma che abita ancora nella stessa casa di 60 anni fa e guida probabilmente un’auto che ha rimpiazzato due volte in 60 anni.

00:19:13,613 [Alain]

Allo posto, uno con un reddito medio, diciamo quello che avete davanti casa che odiate, ma si spende tutto, magari anche andando a debito, può alla fine non mettere via niente, ma anno dopo anno si gode di brutto un tenore di vita da ricco. La ricchezza alla fine è quanto hai, il consumo invece è quanto spendi. E sono due cose diverse.

00:19:35,943 [Vittorio]

Quindi tassare la ricchezza piuttosto che il reddito o il consumo significa colpire uno stock di valore spesso illiquido, azioni non quotate, immobili, partecipazioni in imprese familiari, opere d’arte, indipendentemente dal fatto che quel valore generi flussi di cassa disponibili per pagare l’imposta stessa. Questo crea un problema pratico non banale. Un imprenditore può essere costretto a vendere quote della propria azienda, magari nei momenti di mercato meno favorevoli, per onorare un’imposta calcolata su un valore di carta che non corrisponde alla liquidità disponibile.

00:20:04,593 [Nicola]

C’è inoltre un argomento di equità fiscale, quel patrimonio è spesso il risultato di reddito già tassato negli anni precedenti, sollevando la questione di una possibile doppia imposizione sullo stesso valore economico.

00:20:16,823 [Alain]

sai pure tripla che magari, cioè diciamo pure l’iva, ma fanculo.

00:20:21,743 [Alain]

Comunque la disuguaglianza che conta davvero è forse quella dei consumi, non tanto quella della ricchezza non liquida. Almeno dal punto di vista forse etico e morale. Se è così, che poi che cazzo vuol dire etico e morale? Vabbè, fatevi voi le vostre conclusioni. Comunque se è così, tassare il reddito davvero incassato o i consumi magari nei beni di lusso, potrebbe essere più preciso e meno distorsivo sul sistema economico nel suo complesso rispetto all’inseguire il valore di un patrimonio illiquido che è anche difficile alle volte valutare.

00:20:52,183 [Nicola]

C’è infine un argomento più generale che attraversa trasversalmente molte delle obiezioni alla patrimoniale. L’idea che il modo più efficace per migliorare il benessere collettivo non sia ridistribuire una quantità fissa di ricchezza, ma far crescere la torta complessiva attraverso un’allocazione più efficiente delle risorse disponibili. Nei mercati che funzionano correttamente, i prezzi svolgono una funzione informativa fondamentale, segnalano dove il capitale produce più valore, indirizzando il risparmio verso le imprese, le tecnologie e i settori più produttivi e lontano da quelli meno efficienti.

00:21:29,193 [Nicola]

Qualsiasi imposta che distorca questi segnali di prezzo, comprese le imposte patrimoniali troppo aggressive, rischia di spostare il capitale lontano dai suoi impieghi più produttivi, riducendo nel tempo la crescita complessiva del sistema economico. È lo stesso argomento che sta dietro ai dati storici sulla riduzione della povertà globale di cui parlavo prima. La crescita economica guidata dai mercati relativamente liberi ha fatto in due secoli più di qualsiasi politica redistributiva su scala nazionale. Naturalmente questo argomento non è privo di contestazioni.

00:22:03,913 [Nicola]

I suoi critici sottolineano che un’efficienza allocativa che ignori la distribuzione dei suoi frutti può comunque produrre instabilità sociale, sottoinvestimento nei beni pubblici e una crescita meno inclusiva nel lungo periodo. Il dibattito tra equità ed efficienza resta in questo senso uno dei nodi più irrisolti dell’intera disciplina economica.

00:22:24,733 [Alain]

Detto questo, ridistribuire resta fondamentale. Porro bicetra, chi è povero e chi è ricco, troppo larga, rende tutti meno produttivi. I poveri perché non hanno modo di studiare, darsi da fare, prepararsi, essere essere produttivi. E i ricchi perché non hanno più motivo di spingere, se il capitale è quello che porta loro il massimo vantaggio, perché darsi da fare. Quindi l’obiettivo non è livellare, è piuttosto allargare la pancia della distribuzione. Più gente possibile nel ceto medio, quindi istruita, competente, produttiva, che ha voglia di darsi da fare, e pochi agli estremi.

00:23:00,573 [Alain]

Togliere il ricco può essere parte di questa della soluzione, ma ha effetti collaterali difficili da misurare e che si vedono purtroppo solo nel lungo periodo.

00:23:10,783 [Nicola]

in pratica il contrario di quello che si sta facendo

00:23:13,473 [Vittorio]

It’s not funny.

00:23:14,293 [Nicola]

Che fa crescere la pancia, facciamo crescere gli estremi.

00:23:17,353 [Alain]

Esatto, esatto.

00:23:18,883 [Vittorio]

Infatti parlano di neo-federalismo spesso e volentieri. Comunque, al di là delle discussioni teoriche, la tassa patrimoniale si è scontrata negli ultimi trent’anni con un ostacolo molto concreto. Viviamo in un mondo in cui il capitale, a differenza del lavoro e degli immobili, è straordinariamente mobile.

00:23:33,833 [Alain]

I dati dell’OCSE raccontano con chiarezza questa parabola. Nel 1990, 12 paesi membri applicavano un’imposta patrimoniale ricorrente sugli individui. Oggi sono rimasti soltanto quattro o cinque, tra cui Svizzera, Norvegia, Spagna, Francia, in forma parziale, e la Colombia, che vabbè, però è fuori dall’area dell’OCSE.

00:23:54,333 [Nicola]

Le ragioni di questo arretramento sono state pressoché identiche in ogni paese. L’Austria ha abolito la propria imposta nel 1994. La Danimarca e la Germania nel 1997, i Paesi Bassi nel 2001, Finlandia, Islanda e Lussemburgo nel 2006 e la Svezia nel 2007. Cazzo, quella del Lussemburgo è proprio schivata, eh?

00:24:16,453 [Nicola]

Così, bene.

00:24:17,793 [Nicola]

Il caso svedese è spesso citato come emblematico. Il governo concluse che il gettito raccolto non giustificava più la fuga di capitali e di contribuenti facoltosi verso giurisdizioni più favorevoli. E tra l’altro, si stanno cogiendo adesso in Inghilterra proprio della stessa cazzata. Cioè, hanno alzato il capital gain tax e l’anno scorso hanno incassato molto meno su quella tassa di quello che facevano prima. Mentre la Francia, dal canto suo, ha sostituito nel 2018 la historiche impôt sulla solidarité sur la fortune, in vigore dal 1982, con un’imposta limitata solo patrimonio immobiliare.

00:24:55,853 [Nicola]

Probabilmente si sono accorti che quello che non posso spostare. Dopo anni di dibattito sull’emigrazione fiscale di imprenditori e grandi capitali verso il Belgio, la Svizzera o il Regno Unito.

00:25:06,473 [Nicola]

А, тупой человек.

00:25:07,763 [Nicola]

potevano anche stare fermi, no? Perché se guardi come è andata in Reino Unito e come sta andando in Belgio, chissà se… Comunque, vi sembra anche strano che Vittoria non voglia farci una lezione sul fatto che in italiano, molto probabilmente per colpa della tipa, usiamo il termine fortuna sia per un avvenimento felice che per il patrimonio.

00:25:26,023 [Vittorio]

Lo sai che è veramente molto interessante come cosa, però il nome della tassa francese è incredibilmente bello per una cosa orribile.

00:25:32,483 [Nicola]

Tra l’altro l’ho detta malissimo perché è un po’

00:25:35,163 [Vittorio]

ampoule

00:25:36,923 [Nicola]

l’ampoule sur la fortune

00:25:39,143 [Vittorio]

Chi ha i soldi comunque trova il modo per eludere la patrimoniale, appunto sposta i capitali, crea trust, crea fondazioni benefiche, se ne fotte e chiama i suoi avvocati cattivissimi. La patrimoniale potrebbe andare a colpire non gli ultra ricchi, ma la classe medio alta, magari imprenditori o professionisti che creano valore. Così, oltre ad allontanare capitali, si allontanano anche le competenze.

00:25:58,563 [Nicola]

I problemi tecnici, oltre a quelli di competitività fiscale internazionale, sono altrettanto rilevanti. Valutare correttamente il patrimonio netto di un individuo è un esercizio molto più complesso di quanto sembri, eh? Com’è che si chiama la slide?

00:26:13,963 [Nicola]

Sentitela bene questa parte, eh? Insomma, quanto vale una partecipazione non quotata in un’azienda familiare? E chi lo sa? Quanto vale una collezione d’arte, un brevetto o un marchio? In assenza di un valore di mercato osservabile, ogni valutazione diventa discrezionale, contestabile, costosa da verificare per l’amministrazione fiscale e spesso fonte di contenzioso.

00:26:38,233 [Vittorio]

E poi la gente che c’ha i soldi non è che proprio stupida stupida. Quindi non è passo che ci sia negli ultimi decenni una corsa ad oggetti collezionabili: auto, gioielli, reperti storici, orologi, oggetti d’arte, team sportivi. E all’asta si battano continuamente prezzi da record. Non è che ci sono più appassionati d’arte, ma c’è più gente che cerca cavilli per nascondere ricchezze personali. Le collezioni d’arte, proprio per, diciamo fare un esempio, vengono usate proprio per mascherare la ricchezza, per avere beni liquidi e a volte anche per riciclarci, ma questo è un altro discorso. E poi pensa alla limo italiana, no? Tecnicamente è una patrimoniale. Si paga solo sulla seconda, dalla seconda casa in poi, ma tecnicamente una famiglia di quattro persone adulte potrebbe avere quattro case.

00:27:16,753 [Vittorio]

la assegnavi una ogni persona al nucleo familiare, tecnicamente nessuno la dovrebbe pagare eppure sarebbero tecnicamente ricchi per lo Stato. E come fai allora? Crei una legge che copre gli immobili della famiglia e quelle famiglie che invece non si frequentano da anni, che succede? È tutto molto difficile, insomma.

00:27:34,993 [Alain]

E poi ci sono iniziative molto recenti come la proposta di Gabriel Zucman, portata al G20 nel 2024. La sua idea è avere un’imposta minima del 2% sui patrimoni dei circa 3.000 miliardari del pianeta. I ministri del G20 hanno detto di volerci lavorare, ma per ora senza nulla di vincolante. E senza un accordo del genere, un singolo paese che fa la patrimoniale sul serio rischia solo di vedere i capitali scappare altrove. Quindi si tiene i costi amministrativi e perde pure il gettito.

00:28:04,163 [Nicola]

Vabbè, detto questo, abbiamo… hehe, no, avete, perché io ce l’ho già quella birra, delle micro patrimoniali in Italia. Limu, l’imposta di bollo sui prodotti finanziari, Livie, l’imposta sul valore degli immobili all’estero, Livafe, l’imposta sul valore dell’attività finanziaria all’estero, Livafan… Che cazzo è scritto qua? E l’imposta sulle successioni e le donazioni.

00:28:31,243 [Alain]

bisogna dire che i francesi sanno dare i nomi veri agli alieni e alle imposte.

00:28:35,213 [Vittorio]

00:28:36,093 [Alain]

una cosa gli va riconosciuta

00:28:37,353 [Vittorio]

Si vede proprio il burocratese nostro, però cercano di fare un nome che sia, cioè abbia un’assonanza, capito? A parte per i musei che hanno nomi improbabili.

00:28:45,103 [Alain]

E qua vicino c’è il maga di Gallarate, il famoso maga di Gallarate che ha invecchiato male.

00:28:50,373 [Nicola]

Ma sai che non c’è

00:28:51,823 [Vittorio]

per fare causa a Trump, capito?

00:28:53,563 [Vittorio]

Comunque. Un altro problema però potrebbe essere proprio questo: invece di fare un’unica patrimoniale, se ne fanno tante, mascherate, perché alla fine non si ha il coraggio di prendere il toro per le corna e si fanno tante piccole cose così, senza fare quella grossa. In ogni caso, la tassa patrimoniale, ripercorsa nella sua storia e nelle sue giustificazioni teoriche, si rivela un terreno molto più complesso di quanto il dibattito politico contemporaneo lasci spesso intendere. Ma pensate, forse la lezione più utile che si può trarre da questa storia non è una risposta definitiva a favore o contro la patrimoniale in assoluto, ma un invito alla catena nel disegno delle politiche.

00:29:27,303 [Vittorio]

la aliquota, la base imponibile, le soglie di esenzione, i meccanismi di coordinamento internazionali contano, in pratica più del principio stesso.

00:29:34,643 [Alain]

Una patrimoniale ben progettata, con aliquote contenute, basi imputabili ampie, può convivere con la crescita e con gli incentivi all’innovazione. In Italia comunque stiamo risolvendo il problema alla radice. Per non togliere nulla a chi ha qualcosa, facciamo in modo che nessuno abbia un cazzo.

00:29:51,953 [Alain]

Ecco ci è alla posta del cuore. Potete arrivarci tramite il forum sul nostro sito, rispondendo alla newsletter settimanale che arriva ogni sabato mattina, oppure scrivendo sul nostro fantastico subreddit. Questa lettera ci arriva da Giacomo.

00:30:07,123 [Alain]

Ciao

00:30:07,763 [Alain]

Quello che volevo dirvi è che il giorno del mio matrimonio è arrivato. Abbiamo scelto To Be Or Not To Fail come nome di uno dei tavoli. Ogni tavolo è un podcast che ha un significato particolare per me e per la mia ancora per poco fidanzata. Complimenti a tutte e tre.

00:30:22,643 [Vittorio]

Allora, questa cosa è stata quasi commovente fino a quando ho scoperto che tutti gli altri tavoli praticamente si chiamano come Podcast Crime. Quindi la cosa è diventata un po’ inquietante. Decisamente un grazie a Giacomo. E poi c’è anche da ringraziare Matteo che ancora non ce l’ha spedito, però sta preparando il suo gene-pi per tutti, fatto in casa, sperando che non sia avvelenato. È un po’ incredibile che siamo arrivati a sto punto del podcast, cioè che ci regalano roba o ci nominano nel loro giorno più importante. È una cosa assurda. Nicola, quanto sei contento di sta roba?

00:30:50,693 [Nicola]

un po’ meno contento che hai nominato il Genepi come Genepi.

00:30:55,903 [Vittorio]

Vabbè, dai su.

00:30:57,923 [Alain]

J’ai une épée, c’est ça.

00:31:00,253 [Nicola]

Je n’ai pas

00:31:01,593 [Vittorio]

Génie

00:31:02,213 [Nicola]

B Je ne sais pas. Grazie, grazie Giacomo. Ma soprattutto io voglio, voglio il gender pay gap interno.

00:31:07,673 [Alain]

Comunque, avete notato no che ci stanno mandando dell’alcol e mettendo nel tavolo dei dici strambi?

00:31:16,243 [Nicola]

Vabbè, oggi novità. Oggi novità, cazzabubbole presentata da Vittorio.

00:31:22,113 [Vittorio]

Prima di tutto merita due premesse. Come sapete, io sono taccagno, quindi dovevo rinnovare i mobili della mia camera e che fai? Dai, il 25% extra per farteli montare e portare a casa? No, lo fai da solo. La seconda è la tendenza della mia compagnia a prendere, diciamo, le misure dal cibo a… non facciamo battute. In generale, in maniera un po’ comunque errata, cioè ad esempio tuo vai con la macchina per strada e lei ti dice “Ah, ma quello è un Post”, tu guardi e non ci entrerebbe neanche un motorino. Okay?

00:31:52,683 [Vittorio]

Quindi io ho preso l’abitudine

00:31:54,773 [Nicola]

Solo per difendere la virilità di Vittorio, perché ha scoperto che i suoi amici ascoltano questo podcast. Cioè, si è inventato sta storia solo per andare lì.

00:32:06,823 [Vittorio]

Va bene, va bene, va bene.

00:32:08,953 [Vittorio]

Attenzione, attenzione. Quando io ho preso l’abitudine, quando andiamo in giro e lei dà questi consigli per dei parcheggi, io dico meno male che non sei un uomo. Perché sennò, diciamo, da uomo insisterebbe per far entrare cose in posti in cui non dovrebbero.

00:32:23,653 [Nicola]

Metti la di vestirti di nero. Nero snellisce. Nero spina.

00:32:29,793 [Vittorio]

Detto ciò, unendo queste due, diciamo, informazioni, ho deciso di comprare questi mobili e per farlo ho dovuto affittare una furgoncina per trasportare questi oggetti da Ikea a casa mia. Però non solo questo, perché avevo un vecchio mobile da dover trasportare. Quindi ho preso le misure scrupolosamente, di altezza, larghezza, eccetera, per farlo entrare in questo cazzo di furgone. Lo vado a prendere, andiamo da Ikea, smontiamo tutto, portiamo tutta la roba che pesa molto più di quanto immaginassi, quindi già la giornata proprio incomincia bene, diciamo. Quindi portiamo questa roba, incominciamo a montare una serie di cose, mangiamo.

00:33:07,993 [Vittorio]

E poi dico, senti, spostiamo sto cazzo di mobile, lo portiamo a mia madre che sta qua vicino e basta. La mia compagnia è abbastanza tosta, però non è esattamente facilissimo portare un mobile, quindi all’andata ce la fa con un po’ di fatica, arriviamo giù. Io avevo preso le misure da ossessivo compulsivo. E cominciamo a mettere questo cazzo di armadio che non passa. Non entra per due o tre centimetri. Due o tre centimetri, quindi lo metti di lato, lo metti di giù, lo metti di su, una fatica mostruosa, rischio di svenimento e mi è venuto un eritema sulla fronte perché ho spinto con la fronte per aiutarmi a farlo scendere.

00:33:40,693 [Vittorio]

Vabbè, sta roba non entra, quindi vi giuro che per circa 30 secondi mi è passato per la testa di renderlo legna per un camino e alla fine decidiamo di riportarlo su, due piani di scale, solo che se a portarlo giù era un pochino più facile e meno privativo a livello di forza, il su è stato letteralmente lo svenimento della mia povera compagna al primo piano, quindi con un po’ di pazienza riusciamo a portarlo su, lo butto praticamente in balcone.

00:34:11,843 [Vittorio]

Incredibilmente, io non ho bestemmiato e non gli ho neanche detto quando mi diceva “spingi, spingi, che c’entra”, non gli ho neanche detto “menomale che sei una femmina” perché veramente era la frase giusta. Niente, alla fine l’ho riportato su e vorrei ringraziare il mio amico Simone che è stato finalmente sdebitato del quel montaggio di una libreria folle che aveva disegnato lui e che ci abbiamo messo due giorni per montarla, perché ha trovato un furgone di un suo amico e l’abbiamo portato a casa di mia madre in tipo 22 minuti. Grazie Simone.

00:34:41,633 [Alain]

ma l’idea delle rafting però, l’idea delle rafting che tiene chiuse le porte e va a fanculo ti fai.

00:34:48,843 [Vittorio]

No, non hai capito, non c’entrava neanche un centimetro dentro. Non è che non c’entrava niente, era proprio praticamente i montanti. Cioè lo spazio dentro al vano era giusto. Perché Fiat cosa fa?

00:35:00,593 [Alain]

Chiaro, chiaro.

00:35:01,323 [Vittorio]

Ti dà le misure dello spazio dentro al van, non ti dice quello dei montanti. Pezzi di merda dovete fallire, maledetti!

00:35:08,383 [Alain]

Poi ogni tanto ho venduto la Panda.

00:35:10,173 [Vittorio]

Fatti, vedi, ha fatto una grande operazione.

00:35:11,613 [Nicola]

Vabbè, io questa settimana vi consiglio una roba che mi è saltata fuori su Reddit.

00:35:17,723 [Nicola]

un sub Reddit che si chiama LinkedIn Cringe Ita, ed è stata una delle, cioè non è che l’ho cercato io, me l’hanno fatto vedere loro, è bello. Almeno il titolo penso spieghi esattamente che cosa sia. E mi è venuto in mente perché è uno delle delle delle ultime cose che è saltato fuori era un post del nostro amico Marcello Ascani, che aveva messo una foto dell’Italia, la mappa dell’Italia, no, con tutti i nomi delle delle aziende.

00:35:50,143 [Nicola]

in Italia, che è una roba che io tipo, cioè fosse alle elementari tipo facevi quelle robe lì, no? Cioè quando mettevi, che ne so, i disegnini delle città o perché è è una roba assolutamente stupida, no? La sua idea era quella di dire, no, il caption della della cosa era: “Ah e poi dicono che le aziende in Italia ci sono solo a Milano”. E quindi lui in questo disegnino aveva messo i nomi di altre aziende che c’erano in Italia, ma, cioè io ho dato veramente uno sguardo di un secondo e in Sicilia secondo me c’era Averna.

00:36:25,683 [Nicola]

che io dico, ma porca puttana, cioè probabilmente quella roba lì, a parte che l’hanno fondata 800 anni fa e quindi non è più esattamente contemporanea come cosa, ma poi soprattutto non sarà più italiana da 700 anni quella roba lì, per cui cioè non lo fanno più, è come se in Sardegna mettevi lo Zerda Piras. Cioè, che senso ha? E poi con la scritta enorme, per cui uno dice, cioè sai quelle classiche cose per per portare il tuo punto a casa, che però, cioè se lo fai vedere a qualcuno che ha superato i 10 anni, capisce che è una stronzata.

00:37:02,573 [Nicola]

Però vabbè, ti vendi come imprenditore di successo con queste fantastiche idee.

00:37:08,323 [Vittorio]

Posso un attimo citare Wikipedia? Averna è un liquore amaro che viene prodotto a Caltanissetta. La società Averna è stata acquisita nel 2014 da Gruppo Campari, quindi è milanese, e dal 2026 passa a Ilva Sal Saronno, quindi è lombarda.

00:37:23,983 [Vittorio]

Ha ha ha. Just a bit.

00:37:25,463 [Alain]

Tra l’altro in Puglia c’era due volte la pasta di vella.

00:37:28,103 [Nicola]

because

00:37:28,883 [Alain]

Vabbè, non lo scoprirete, lo scoprirete, lo scoprirete. Comunque di che ci credevate o meno di LinkedIn cringe Italia, conosco ben, cioè di gente che posta su LinkedIn e poi finisce sul subreddit del cringe, conosco almeno almeno un otto dieci persone.

00:37:46,173 [Vittorio]

Sottraguardi averli schivati nell’angolo.

00:37:49,273 [Alain]

sono traguardi

00:37:50,473 [Vittorio]

Allora, riguardo a cose che fanno ridere e anche un po’ incazzare, io consiglio la seconda stagione di Money Road, che è un format che va su Sky. Sostanzialmente una serie di dodici persone viene mandato su un’isola tipo in Malasia e gli vengono date delle prove, sostanzialmente fare delle lunghe camminate in posti impervi per arrivare da un punto A a un punto B. Nel mezzo ci sono sostanzialmente delle tentazioni. Quindi gli viene proposto da bere un caffè, la possibilità di bere un caffè, una bibita rinfrescante, dormire la notte in un materasso, farsi i capelli, cose assurde, veramente in una giungla malesiana.

00:38:24,563 [Vittorio]

La prima edizione era molto bella, la seconda anche ed è un ottimo modo per bestemmiare e voler uccidere una serie di personalità presenti sul nostro territorio. Credo che sia proprio ancora di più la rappresentazione di com’è che fa il suo effetto questo paese e del perché tanta gente dovrebbe fare dei percorsi terapeutici. E non intendo la mia rabbia nei confronti delle persone che capitano in Italia, ma proprio di gente che veramente ha dei comportamenti senza senso. Comunque figissimo come forma.

00:38:51,343 [Nicola]

Ma soprattutto perché lo vanno fino in Malezia? Non possono farlo a Milano semplicemente, prendendo un dipendente?

00:38:57,563 [Alain]

Era troppo, era troppo caldo umido di qua, era troppo caldo umido di là.

00:39:01,263 [Nicola]

La storia, la storia di un dipendente di Milano, cioè, vive in un posto schifoso, hai alle tentazioni ogni volta che fai un passo.

00:39:11,943 [Vittorio]

Però dipende che costino anche uguale, perché 100 euro il caffè, ci potrebbe essere un posto a Milano che te lo fa.

00:39:20,763 [Nicola]

Poi per delle robe che all’estero sono normali, per cui

00:39:24,723 [Alain]

Io invece vi consiglio il mini TED Talk di Derek Sivers sulla leadership, che veramente è una lettera d’amore verso i nostri ascoltatori. Non vi dirò di più perché dura esattamente tre minuti, per cui

00:39:38,053 [Vittorio]

ammazza. E sintetico pure in video, quindi è incredibile. Tutto ciò, siate sintetici anche voi, consigliateci ai vostri amici dicendo “sono bravissimi”, fine, basta, non dite altro. Altrimenti potete fare una silenziosissima e velocissima donazione sul nostro Ko-fi, oppure comprare il nostro merchandising bellissimo, o ancor di più cliccare sui nostri link affiliati.

00:39:58,283 [Vittorio]

Ciao ciao

00:39:59,003 [Alain]

Ciao. Tschüss.