L’investimento immobiliare, per gli amici mattone, è incontestabilmente uno dei pallini più radicati negli italiani. Ma fa bene alla nostra economia? Secondo Bloomberg, no. Quindi dissiamo Bloomberg.

I consigli di oggi:
Nicola: Full Swing su Netflix
Vittorio: Nuova stagione Machos Alpha su Netflix
Alain: Adventures Unpacked con Beau Miles. 

🎺 LA PROMO

Ma lo sapevi che Switcho ti compara anche i mutui? Così se proprio non ce la fai a resistere e vuoi investire nel mattone almeno non ti fai pure salassare dalla banca sbagliata.

Puntate collegate:

Cose nominate (forse):

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TL;DR

  • La tesi di Bloomberg: Un recente articolo sostiene che l’ossessione degli italiani per l’investimento immobiliare (il “mattone”) stia costando miliardi in mancati rendimenti rispetto all’azionario (come l’S&P 500) e stia causando la stagnazione economica del Paese.
  • I limiti dell’articolo: I conduttori criticano l’analisi definendola superficiale. Ignora infatti fattori cruciali come la fiscalità italiana (che penalizza le azioni rispetto agli immobili), i rendimenti derivanti dai flussi di cassa degli affitti e la storica debolezza del mercato azionario domestico (il FTSE MIB).
  • Le radici della scelta immobiliare: L’investimento nel mattone in Italia non è un capriccio irrazionale, ma una risposta storica a svalutazioni monetarie, inflazione, alta evasione fiscale e un mercato azionario domestico deludente.
  • Fiducia istituzionale e “Familismo”: L’avversione alle azioni è profondamente legata a una mancanza di fiducia nelle istituzioni e nei mercati finanziari, spesso visti come opachi o truffaldini. Gli italiani preferiscono affidarsi alle reti di parentela (“familismo”) e investire in beni fisici o nelle proprie piccole imprese familiari, percepite psicologicamente come meno rischiose rispetto a un mercato “anonimo”.
  • Il paradosso delle PMI: Sebbene gli italiani siano avversi al rischio finanziario, il Paese è pieno di piccole e medie imprese. Questo si spiega con incentivi storici e normativi (come la soglia dei 15 dipendenti per l’Articolo 18 e i crediti agevolati) che hanno premiato le dimensioni ridotte e scoraggiato la crescita aziendale.
  • Religione e finanza: Viene sfatata la vecchia teoria sociologica di Max Weber secondo cui l’etica protestante avrebbe favorito il capitalismo rispetto al cattolicesimo; studi moderni dimostrano che il vantaggio economico storico dei paesi protestanti derivava in realtà da una maggiore alfabetizzazione e scolarizzazione, non da differenze religiose.

Lezioni principali da trarre:

  • Il contesto batte la teoria: Prima di etichettare come “irrazionali” le scelte d’investimento di un intero popolo, bisogna comprenderne le cause strutturali. Gli italiani si sono rifugiati nel mattone perché, storicamente e fiscalmente, era l’unica ancora di salvezza percepita in un sistema a bassa fiducia.
  • La mancanza di fiducia costa cara: La sfiducia verso gli strumenti finanziari e le istituzioni frena la crescita economica reale. Quando gli imprenditori si affidano solo al capitale familiare per paura dei mercati o degli investitori esterni, le aziende non scalano, i talenti non emergono e l’economia ristagna.
  • I pericoli della “pigrizia mentale”: Molti italiani ereditano acriticamente l’abitudine di comprare immobili senza fare calcoli oggettivi. Questo porta a ignorare rischi fisici e strutturali o a mantenere per anni immobili vuoti che generano solo costi (come le tasse), illudendosi che il valore di mercato debba per forza coincidere con quello affettivo o sperato.
  • Diversificare è la vera strategia: Il massimalismo (“solo case” o “solo azioni”) è un errore. Accendere o mantenere un mutuo non è necessariamente sbagliato se questo permette di non vincolare tutta la propria ricchezza nel mattone, liberando capitale per costruire un portafoglio finanziario diversificato.

Trascrizione

00:00:03,020 [Vittorio]

In questa puntata di Too Big to Fail svisceriamo un articolo di Bloomberg sulle abitudini degli italiani. Davvero l’investimento nel mattone ha rovinato l’economia del Bel Paese? Poi consigliamo a Paolo cosa fare dei suoi soldi e spariamo una marea di cazzate pubbliche.

00:00:17,550 [Nicola]

Se sei indeciso tra il comprare un bell’appartamento in centro città o investire il tuo denaro, ti proponiamo una terza soluzione. Fai una donazione a Tubiktofail. Se invece non hai i soldi, beh, puoi sostenerci in altri modi, come darci una recensione a cinque stelle, attivare la campanella e parlare molto bene in giro di noi. Questo podcast corre grazie alla vostra voce.

00:00:40,900 [Vittorio]

Qualche settimana fa è uscito un articolo di Bloomberg che racconta gli italiani con un’immagine abbastanza forte. Un paese in cui la quasi totalità delle famiglie considera la casa non un posto in cui vivere, ma il pilastro fondamentale della propria ricchezza. Una famiglia su quattro possiede una seconda casa. Il 54 per cento del patrimonio privato sta nel mattone e solo il 15 per cento in azioni. La tesi di Bloomberg è che questa preferenza ostinata e diciamo anche culturale, sta costando miliardi di euro alle famiglie italiane e sta frenando l’intero paese. Come? Beh, se investi sul mattone, non investi nei mercati e le aziende non hanno capitale e quindi non crescono e di conseguenza non c’è lavoro, non c’è crescita, non c’è innovazione, bla bla bla.

00:01:19,530 [Nicola]

I numeri che porta sono di tre tipi. Il primo è rendimento. Su tre, cinque, vent’anni, l’immobiliare residenziale italiano ha reso meno dell’S&P 500 e perfino meno del FTSE MIB. Su vent’anni, il divario diventa imbarazzante. Chi ha comprato un indice azionario americano nel 2006 ha guadagnato oltre il 400%. Chi ha comprato case in Italia è rimasto praticamente fermo.

00:01:44,610 [Alain]

E già qui c’è il primo paradosso. Persino il FTSE MIB ha fatto meglio dell’immobiliare. Quella Cofeca è stata sott’acqua per quasi 20 anni e si è svegliata dopo il COVID e nessuno ancora capito davvero il perché. Sai, mi viene da empatizzare con i vecchi che muravano le banconote, no? Avete presente? Forse era l’unica scelta razionale da fare.

00:02:03,380 [Nicola]

Eh ma hanno ripreso perché è il value investing, su un asset value.

00:02:08,090 [Alain]

No, investiva quando gli hanno detto “investi nel mattone”, ed erano proprio infilati dentro col trapano. Ah no!

00:02:14,660 [Vittorio]

Hanno mal interpretato, diciamo.

00:02:17,070 [Nicola]

Il secondo numero è quello sulla ricchezza delle famiglie. Il patrimonio netto degli italiani, corretto per l’inflazione, oggi è più basso di quanto fosse nel 2005. Ed il terzo è macroeconomico. L’Italia cresce poco. Le previsioni sul PIL parlano di uno zero sei per il 2025, per il 2026. Tra l’altro qua, cioè ci sarebbe anche da dire che sono previsioni abbastanza pompatte, no?

00:02:40,040 [Alain]

c’est

00:02:40,800 [Nicola]

E Bloomberg collega questa stagnazione alle scelte di investimento avverse al rischio dagli italiani.

00:02:46,470 [Vittorio]

Messaggio finale dell’articolo è tutto qui. La preferenza culturale per il mattone, resistente a qualsiasi consiglio finanziario, è rosso miliardi di ricchezza potenziale e tiene il paese in una trappola di bassa crescita da cui è difficile uscire. È una tesi parecchio forte, scritta da una giornalista italiana quasi sicuramente uscita dalla Bocconi e che ancora non ha capito bene come funziona la realtà della vita.

00:03:06,400 [Nicola]

Detto così l’articolo è costruito per fare scena. Numeri grossi, grafici impietosi, una morale chiara. Però vale la pena parlarne perché ognuno di noi ci ha visto qualcosa di diverso.

00:03:18,010 [Vittorio]

Allora, io parto dalla prima cosa che non è finanziaria, ma è diciamo antropologico, diciamo così. Soprattutto recentemente credo che in Italia sia questa volontà di fermare il tempo, no? A cercare questo equilibrio quasi forzato in cui le cose non cambiano. Cioè, il mondo fuori può andare dove gli pare, ma qua deve restare tutto molto lineare, molto medio, molto calmo. E paradossalmente, cioè uno dei valori mi sembra cardine della società italiana di oggi è la stabilità, che chiaramente è nemica di qualsiasi tipo di cambiamento. E secondo me non è manco un caso che abbiamo tutta questa burocrazia, no?

00:03:51,620 [Vittorio]

serve alla fine a rallentare le cose in modo tale che alla fine o ti stufi o c’è troppi ostacoli o diventa troppo difficile o non si può fare e quindi le cose rimangono così là in questo limbo così morbido morbido

00:04:05,930 [Alain]

aggiungici anche il lamento perenne come sport nazionale, no? Cioè il lamento perenne e poi il calcio.

00:04:12,030 [Vittorio]

Che peraltro ormai va di pari passo praticamente. Eh vabbè, insomma fa parte tutto lo stesso pacchetto ed è vero, insomma, alla fine si lamentano di tutto, no? Cioè, se fanno una ciclabile, si lamentano perché fanno una ciclabile. Se non l’hanno fatto una ciclabile, si lamentano del perché non hanno una ciclabile. E quindi è tutta una follia continua, no?

00:04:29,750 [Alain]

Ma sai che da me l’hanno risolta questa questione. Hanno fatto una ciclabile larga metro, pitturata sull’asfalto, quindi è perfetta. È ciclabile ma non è ciclabile veramente.

00:04:39,870 [Vittorio]

Ma quella è la creatività italiana che ci divide dal resto del mondo.

00:04:43,510 [Alain]

Esatto

00:04:44,770 [Vittorio]

Però secondo me sta cosa, no? Alla fine serve proprio è il tentativo di fermare il tempo, no? Cioè blocchi tutto, alla fine non succede un cazzo oppure vai queste soluzioni di merda che dici ‘ok, l’ho fatto, vedi, non non riesce bene, non funziona’.

00:04:57,400 [Alain]

Ho dimostrato che era una ciofeca.

00:04:59,270 [Vittorio]

Sì, esatto.

00:05:00,200 [Vittorio]

E poi questa cosa alla fine funziona anche nell’abitudine, no? Ad esempio dice, tuo tesnonno si è venduto, si è comprato un casolare con la terra 715 anni fa, l’ha fatto il tuo bisnonno, l’ha fatto tuo nonno, l’ha fatto tuo padre e tu devi continuare anche se è stato una cazzata dal tuo trisavolo in cui non porti neanche più, non sai neanche più il nome, però si è fatto così e le cose non si cambiano, non si sa mai che il cambiamento porta qualcosa di buono, di diverso, si sa mai, si sa mai.

00:05:26,980 [Nicola]

La mia reazione invece è meno filosofica, quella di Bloomberg secondo me è un’analisi volutamente semplice. C’è anche da dire che purtroppo Bloomberg è diventato un po’ clickbait anche quello. Può essere devi pagare, no? Perché gli articoli sono più brevi, percepelli piccoli, robe in pillole, insomma che possono essere consumate da tutti. Nel paragone fra i due investimenti ci sono molti aspetti che vengono ignorati, e in primis quello fiscale. Comprare case in Italia ti dà dei vantaggi concreti, l’investimento in azioni viene bastonato alla grande, eh? Pensate a come non si possono compensare le minus against. Negli Stati Uniti ucciderebbe un presidente per molto meno.

00:06:06,940 [Alain]

O non lo ucciderebbero per molto di più, a seconda delle situazioni.

00:06:11,530 [Nicola]

E poi, se se guardiamo al FTSE MIB, l’investimento immobiliare negli ultimi 20 anni è stato quasi sempre davanti.

00:06:19,080 [Alain]

È vero, è vero. No, e non perché gli immobili siano andati alla grande, eh?

00:06:23,150 [Nicola]

Ah non.

00:06:23,860 [Alain]

tolto Isola Milano

00:06:26,210 [Nicola]

E questo soprattutto perché le nostre azioni fanno pena. Fu Simbi in Italia lo guardano tantissime persone, magari non direttamente, diciamo indirettamente perché hanno… posseggono questi titoli singoli. Capisco perché l’immobiliare almeno relativamente abbia avuto quella pillola. Comprare casa, tantissimi casi ha senso, e l’abbiamo detto in parecchie puntate. Quello che ha molto meno senso è l’urgenza nel ripagare il mutuo. Però vabbè, qua si aprono altri discorsi.

00:06:56,080 [Vittorio]

Vabbè, su questo siamo d’accordo però è un punto che gli italiani effettivamente non capiscono molto bene, ecco.

00:07:00,780 [Nicola]

sì, non perché avere debiti sia di per sé una buona cosa, ma perché tenere il mutuo permette di diversificare. Invece di mettere tutto nella casa, hai la casa in cui vivi e accanto puoi costruire un portafoglio diversificato. E secondo me sarebbe anche interessante capire nella statistica sulle seconde case quanti se la sono comprata davvero e quanti se la sono ritrovata in dono dai genitori o dai nonni morti. Io stavo parlando con mio papà poco tempo fa, lui ha 77 anni e non è ancora riuscito a vendere la casa di sua mamma, cioè mia nonna, che è morta tipo 20 anni fa.

00:07:37,300 [Nicola]

e nel frattempo, quello che mi ha fatto un po’ gelare il sangue, lui paga 6.000 euro di IVA all’anno.

00:07:43,030 [Vittorio]

un castello

00:07:44,210 [Nicola]

Fate voi i conti.

00:07:45,990 [Vittorio]

Per altro, soldi che potevi investire in azioni molto competitive come Eni o Intesa che regalano ricchi dividendi ogni anno, eccoti io, che avrebbero reso ricca la tua famiglia, no?

00:07:56,590 [Alain]

Sarebbero rimasti molto felici.

00:07:59,520 [Alain]

Beh, a me onestamente, hm, parlando delle reazioni dell’articolo, me ne frega abbastanza poco di come investono gli italiani, cioè facciano quello che credono e se ciò li soddisfa ben venga. Quello che invece mi fa specie, soprattutto dell’immobiliare, del modo di intendere l’investimento, ma qualsiasi transazione economica di dell’italiano, ma in generale delle persone, mi sa. È l’incapacità di accettare che il prezzo lo fa la transazione, cioè la compravendita. È pieno di persone convinte che la propria casa valga X e quando il mercato gliela paga due terzi di X, ah, gomblotto!

00:08:34,460 [Alain]

Cioè piuttosto la brucio piuttosto che cederla meno di quello che vale.

00:08:39,380 [Vittorio]

La lascio sfitta, che cazzo me ne frega?

00:08:41,870 [Alain]

feita e quindi aspettano

00:08:43,740 [Vittorio]

Vabbè, però questo alla fine è lo stesso meccanismo di prima, no? Cioè, se tu accetti il prezzo di mercato, ammetti che qualcosa è cambiato oltre al fatto che sei un coglione che hai sbagliato e quindi ci stanno dei fattori psicologici, no?

00:08:55,500 [Alain]

però in realtà riescono riescono anche a giocarsela bene perché aspettando l’infrattura sale piano piano piano piano e 25 anni dopo vendo dalla casa dico: “Hai visto che avevo ragione io? Me l’hanno pagata 700.000 lire, cazzo!”

00:09:10,020 [Vittorio]

00:09:10,670 [Nicola]

Ma effettivamente in questo limù, secondo me, se tutti la pagassero, eh, per il valore reale dell’immobile, è una buona cosa, perché ti spinge o spinge le persone, tranne mio padre, a sbrigare a vendere. In un mondo ideale, tra l’altro, secondo me, i comuni non dovrebbero avere la possibilità di far costruire se ci sono un casino di case vuote in giro.

00:09:32,680 [Alain]

Oppure dovrebbero più che altro avere la possibilità di costringere i proprietari a vendere a prezzo di mercato entro un tot.

00:09:39,380 [Vittorio]

Vabbè, tantissime ad esempio scoperte nel tetto che non diventa più una casa che sta sul mercato, non paghi l’imposta e poi se gli va un trisnipote ci rimetterà il tetto e diventa gigantesco.

00:09:49,920 [Alain]

me lo fanno davvero

00:09:51,260 [Vittorio]

Eh sì, c’è un botto di gente, perché tu ci credi?

00:09:54,210 [Alain]

Mamma mia.

00:09:56,500 [Nicola]

Rompitori di tetti

00:09:58,550 [Alain]

C’è un business come quelli dei medici.

00:10:01,400 [Vittorio]

Comunque io aggiungo un’altra cosa che mi sembra un po’ spesso ignorata, no? Sotto c’è anche questa pigrizia mentale, no? Il rifiuto di fare i calcoli, di mettere in dubbio i preconcetti che ti ha, che è ereditato, no? Te l’ha fatto tuo trisnonno e tuo trisnonno mica può sbagliare con l’eran gene, cioè una genetica pazzesca. E poi c’è, io sono pienamente convinto di questa cosa, che comunque rimane una certa logica agraria, no? In cui le cose fisiche vere, l’oro, i gioielli, gli orologi, le cose fisiche, il mattone, quello sì che è una roba vera, che è un’azione, un concetto. Io non è che possiedo il signor Agnelli e me lo porto a casa e ci mangio, non so, il panettone, capito?

00:10:39,620 [Vittorio]

E poi c’è il classica cosa che non vengono valutati bene i rischi o perlomeno calcolati tutti i rischi che ci sono. È come il classico tipo che ti dice: “Vabbè, io non esco se non esco di casa non mi succede un cazzo.” Cioè, magari sì, non ti cade un mattone, un vaso di una signora che stava pulendo il suo balcone in testa, però, ad esempio, puoi diventare un insacciatore, c’è una fuga di gas, c’è un terremoto, ti becchi al palazzo e ti crolla sotto, i ladri entrano in casa e soprattutto viene visto tutto come massimalismo: una cosa è sbagliatissima e l’altra è giustissima o il contrario.

00:11:13,860 [Alain]

Adesso però mettiamoci in modalità avvocato del diavolo. Quello di Berlusconi, quello come si chiamava? Aspetta. Quello che sembrava appena uscito dalla tomba. No, no, no, no. Un fascino, un fascino. No, aspetta, Fascinerà, scusate, scusate, ritiro la domanda.

00:11:27,650 [Nicola]

È vero che si assomigliava.

00:11:32,000 [Alain]

Allora Bloomberg tratta come irrazionale una scelta che nel contesto italiano è in realtà radici razionali, come accennava Nicola prima. La tesi secondo cui gli italiani hanno paura delle azioni è una semplificazione giornalistica che ignora invece fattori strutturali. E il nesso logico tra gli italiani scelgono male gli investimenti e questo frena l’economia, cioè è molto più labile di quanto sembri. O dice sì anche cagata stando a Treccani, no? Perché ho detto labile e dovevo bilanciare la cosa, no?

00:12:01,170 [Nicola]

La prima classicissima crepa in questo ragionamento, correlazione e causalità, che non sono la stessa cosa. Lumbergh lascia intendere che la preferenza per il mattone causi la stagnazione. Il nesso però è debole quanto la tesi che gli immigrati ti rubano il lavoro. L’Italia cresce poco per ragioni strutturali ben documentate: la bassa produttività, la burocrazia, la demografia, la scarsa concorrenza nei servizi. Sono problemi che esisterebbero comunque anche se domani gli italiani si svegliassero con predialiti affezionati.

00:12:34,610 [Alain]

E poi i grafici sono incompleti.

00:12:36,680 [Nicola]

Eh sì, la seconda crepa, anche se molto parziale rispetto a tutto il resto, è che i rendimenti da affitto non vengono considerati. I grafici nell’articolo di Bloomberg mostrano solo la rivalutazione del prezzo e non il rendimento totale. Immaginate una seconda casa che genera un flusso di cassa che può dare dei ritorni superiori al solo aumento del valore dell’immobile, che nel caso italiano probabilmente ha una componente tutt’altro che marginale. Però, secondo me, c’è anche da dire che un immobile ha anche dei costi.

00:13:07,220 [Nicola]

Quindi può essere che questa autrice della Bocconi, come la chiama Vittorio, abbia pensato una sorta di, vabbè, famo pari e patta tra costi e ricavi.

00:13:18,220 [Vittorio]

مابا

00:13:19,070 [Vittorio]

Sicuramente sa fare pianificazione e budgeting meglio di Zanetti sull’immobile. Poi c’è la terza crepa, la preferenza per il mattone non è un capriccio di tante famiglie italiane ma ha delle radici razionali. Si tratta di un paese con una storia di svalutazioni monetarie, alta evasione fiscale e una certa sfiducia nelle istituzioni finanziarie. E in questo caso il mattone è stato per decenni un’ancora effettivamente sensata e per altro era uno dei pochi veramente asset possibili per tantissime famiglie per trasmettere la ricchezza alla successiva generazione. L’altra era, boh, non so, l’oro e poche cose, insomma. L’accesso ai mercati finanziari non era così semplice.

00:13:56,340 [Alain]

Okay, mi è piaciuto il nesso che ha fatto Vittorio tra mattoni ed evasione, eh? Poesia. Eh, esatto. Poesia.

00:14:01,970 [Vittorio]

Soprattutto perché quei soldi guadagnati dall’affitto erano tutti puliti, no?

00:14:06,730 [Alain]

Hey. Hey. Hey. E tra l’altro non non avete notato che da quando l’immobiliare non va così bene e soprattutto non si può più pagare con i contanti, le vendite di borsoni neri da palestra sono andate a picco. Colate a picco.

00:14:20,400 [Nicola]

La Decathlon non li fa più.

00:14:22,750 [Alain]

E vi racconterò qualche cazzabuola quella volta del borsone nero. Comunque, stiamo divagando. Stiamo divagando.

00:14:29,990 [Alain]

Non c’entrano degli arti umani. Quarta crepa, secondo me è la più pesante. E il fatto che la causalità potrebbe essere esattamente l’opposto, cioè forse gli italiani investono poco in azioni perché le azioni italiane crescono poco. Non il contrario. Cambiare le abitudini di investimento senza invece riformare l’economia reale non sposterebbe nulla. Sarebbe come mettere benzina migliore in un motore rotto.

00:14:52,700 [Nicola]

E la quinta crepa è sui dati. Il calo del patrimonio netto reale dal 2005 dipende anche da fattori demografici e dalla crisi del 2008-2012. Giustamente noi ce ne siamo beccati due in un colpo solo.

00:15:06,670 [Vittorio]

Perché è finita, per altro.

00:15:08,430 [Nicola]

Adesso torna tanto. No, perché effettivamente, cioè, l’Italia è sempre stata doppiascoppola, no? La Great Financial Crisis, però poi nel 2012 c’è stata quella, la crisi del debito.

00:15:20,040 [Vittorio]

Sì, e infatti io vorrei aggiungere una cosa sparsa, cioè che la maggior parte delle famiglie italiane, secondo me, non è neanche abbastanza ricca da poter scegliere di investire e acquistare un immobile, cioè deve fare una scelta tra una delle due.

00:15:31,680 [Nicola]

Poi non lo so, vabbè, io sono vecchio quindi mi ricordo quando l’accesso ai mercati comunque non era così banale.

00:15:39,320 [Vittorio]

No, infatti, cioè una cosa che non viene considerata secondo me minimamente da questo articolo è che quando investire era diventato più semplice e c’era un surplus di ricchezza, le famiglie italiane investivano un botto. E alla fine tutto il mercato italiano della fine degli anni ottanta fino a quasi gli anni duemila, effettivamente il mercato italiano era molto attivo e ad esempio i record raggiunti recentemente sono appunto quello di quegli anni là. E il problema è che quel tipo di ottimismo è stato proprio abbracciato totalmente dalla bolla della dot-com e poi dalla successiva crisi del paese che ha tolto tutta la liquidità che si era, diciamo, accumulata nelle famiglie e quelle a un certo punto un po’ tra

00:16:18,050 [Vittorio]

traumatizzati un po’ perché, cioè, me fregato una volta non me freghi la seconda. Alla fine ha smesso di investire effettivamente e si è ridata alle cose del passato che magari funzionavano meglio.

00:16:27,870 [Alain]

Ultima cosa sui dati di Bloomberg, sono pure un po’ corrotti dalla crescita della borsa di Milano negli ultimi tre anni. Se togli quel pezzo, cioè gli ultimi tre anni, trovi praticamente la conferma delle scelte di molte famiglie italiane. Se dovevi investire nel paese Italia, beh, l’immobiliare ha fatto meglio di degli altri asset.

00:16:44,800 [Alain]

six Quindi è il classico problema anche della media storica, cioè tu guardi 20 anni ma in realtà gran parte di quei 20 anni è andata male. Vabbè. Punto definito. Ciao.

00:16:55,180 [Alain]

Oggi alla posta del cuore. Scherzoni. Come siamo precoceni.

00:17:04,680 [Nicola]

Alè, stai ancora bevendo?

00:17:06,580 [Alain]

una camomilla dell’altra volta. Guarda, se vuoi ti presento il mio pusher che

00:17:10,260 [Vittorio]

ma è la tè la Malpina, come cazzo, che cazzo, come si chiamava?

00:17:13,810 [Alain]

La vampira, la Malta, Malta. E tra l’altro se facciamo un ritrovo in Nord Italia ne porto uno scatolone, dai. Offro io. Ma Malta per tutti.

00:17:23,480 [Alain]

Comunque fin qui abbiamo detto cazzate da giornalisti e non possiamo lasciarvi così con l’amaro in bocca. Invece vale la pena entrare in qualcosa di più sostanzioso. Cioè se davvero vogliamo capire come funziona la testa di un risparmiatore italiano, il dato sui rendimenti non è sufficiente. La domanda che dobbiamo porci è un’altra. Perché in alcuni paesi la gente partecipa al mercato azionario e in altri no?

00:17:45,980 [Nicola]

E quindi partiamo con i nostri paper. Adesso parliamo di uno scritto da Guiso Sapienza Zingales, pubblicato sul Journal of Finance nel 2008. Gli autori hanno mostrato che il fattore discriminante fra i paesi non è solo il rendimento del mercato, ma la fiducia nel sistema. I paesi con alta fiducia, la Danimarca, la Svezia, la Svizzera, hanno tassi di partecipazione al mercato azionario molto più alti rispetto a quelli con bassa fiducia, come l’Austria, la Spagna e l’Italia.

00:18:16,640 [Vittorio]

Quindi, nei mercati in cui la gente non si fida del sistema, nemmeno un bull market sostenuto sposta la partecipazione in modo evidente.

00:18:23,850 [Nicola]

Stiamo anche parlando del paese in cui Buffon faceva le live con Giacomo “Ciccio” Valenti per spiegare le politiche monetarie della Banca Centrale Giapponese, eh? Che bei tempi. Purtroppo poi ha mollato per dedicarsi a qualcosa di meglio, fare in modo che l’Italia non si qualificasse ai mondiali.

00:18:42,020 [Alain]

Eh, vabbè.

00:18:43,340 [Alain]

È indubbio che ci sia poca cultura finanziaria, ed è una parte della responsabilità del sistema finanziario stesso. Cioè per anni e succede tuttora. Abbiamo avuto fondi bancari che il primo anno c’avevano via l’8% del capitale investito e poi il 3% annuo. Investendo magari in bond governativi a breve termine, no? Quindi proprio… in questo contesto la fiducia non è un capriccio, no? Cioè hai visto incuriositi parenti, amici, vicini di casa, col cavolo che ti chiudi tu a raccogliere la saponetta, no?

00:19:11,620 [Vittorio]

C’è poi un altro punto che andrebbe spiegato, cioè in Italia c’è una grande avversione al rischio a livello culturale. Pure, il tessuto produttivo è fatto di tantissime piccole e medie imprese, di partite IVA, come ad esempio Me Allen, di artigiani e di artigiane che a un certo punto si sono messi in proprio. E allora come si tengono, diciamo, insieme queste due cose quando le piccole e medie imprese sono il massimo del rischio?

00:19:34,260 [Nicola]

Noi abbiamo trovato almeno cinque risposte a questa domanda, che più o meno si sovrappongono poi. La prima è che il rischio familiare non viene percepito come rischio. L’impresa italiana tipica non è una scommessa sul mercato anonimo, è un progetto familiare. Il numero enorme di micro e piccole imprese rispecchia la struttura produttiva storica del paese, dove l’artigianato prevaleva e la famiglia era il mezzo per trasmettere un know-how specifico, preservando così la propria posizione nel mercato.

00:20:03,800 [Alain]

si parte da artigiani e poi si fa impresa, ma l’impresa spesso resta piccola perché si basa fondamentalmente sulla famiglia.

00:20:10,850 [Vittorio]

Poi storicamente le reti di parentela strutturano il modo in cui i lavoratori operano nelle imprese italiane. Legami familiari sono spesso inseparabili dal tessuto economico e dal punto di vista psicologico fare impresa con la propria famiglia nella propria comunità riduce drasticamente la percezione soggettiva del rischio, anche quando il rischio oggettivo resta, insomma, elevato.

00:20:30,020 [Nicola]

La seconda risposta torna sempre da Guiso Sapienza Zingales, che a quanto pare si trovano bene insieme. Però anziché giocare a briscola loro, scrivono i paper. E in questo caso l’hanno scritto sull’American Economic Review del 2004. Hanno usato proprio le differenze interne all’Italia come esperimento naturale. Nelle aree del paese con alti livelli di fiducia sociale, le famiglie investono meno in contante e più in azioni. Usano più gli assegni, hanno maggiore accesso al credito istituzionale. E in quelle stesse aree le imprese hanno più accesso al credito ed è più probabile che abbiano più azionisti.

00:21:06,570 [Alain]

dove la fiducia istituzionale è bassa, come in molte zone del sud, le persone non investono in strumenti finanziari anonimi, le azioni, ma si fidano piuttosto delle reti personali. E quindi creano imprese all’interno di queste reti. Il rischio è tollerato se si conosce chi sta dall’altra parte.

00:21:23,010 [Vittorio]

Però purtroppo queste preferenze hanno un costo per tutta l’economia.

00:21:26,270 [Nicola]

E come? Le imprese fanno fatica a crescere perché hanno meno accesso ai capitali esterni. Il costo del capitale aumenta, i talenti non emergono, perché la carriera la fanno in primis i componenti della famiglia. E quindi è sempre una questione di fiducia.

00:21:39,970 [Vittorio]

Mentre c’è pure un altro elemento, no? In contesti dove le aziende non si quotano perché magari costa tanto, perché esci dalla questa rete familiaristica, o perché non porta vantaggi reali, perché semplicemente non c’hai una massa critica di investitori che ci vanno a mettere i soldi, elimini un possibile metodo di finanziamento per un’impresa. In pratica, in quel caso, come uniche opzioni per trovare capitali hai il tuo capitale proprio e quindi l’eredità e quindi solo le famiglie abbastanza ricche possono permettersi di fare un’impresa, bandi nazionali ed europei che generalmente ti portano in galera, banche e strozzini. E poi c’è quell’altra cosina grossa che è un piccolo problema dell’Italia, ma non noi non menzioniamo.

00:22:17,940 [Alain]

Barbara Durso

00:22:19,320 [Vittorio]

Ecco, l’ho detto, l’ho detto.

00:22:21,340 [Alain]

Non temo la cancel culture.

00:22:23,620 [Vittorio]

Oh.

00:22:25,080 [Alain]

La terza causa per cui si resta piccoli imprenditori sono gli incentivi strutturali e il caso più evidente è la soglia del 15 dipendenti dello statuto dei lavoratori del 1970.

00:22:36,350 [Alain]

Perché non le cambiamo dopo un po’, dopo un po’ di anni dovremmo avere la scadenza automatica delle leggi, no, ogni tanto. Comunque sopra quella soglia di 15 dipendenti scattava il famoso articolo 18, cioè il reintegro obbligatorio in caso di licenziamento illegittimo. Se tu pensa, licenzii una persona e poi la devi reintegrare.

00:22:53,590 [Alain]

e diventava possibile così motivare

00:22:55,980 [Alain]

Eh, boomerang. Diventava possibile costituire le rappresentanze sindacali e aziendali. Anche quello può essere una piglia. Sotto la soglia invece, niente di tutto questo. Quindi per decenni, restare piccoli ha voluto dire avere molta più flessibilità, sia nella gestione del personale, e anche avere più potere contrattuale perché i sindacati non c’erano dentro l’azienda.

00:23:19,090 [Nicola]

A questo si aggiunge un sistema di credito agevolato pensato apposta per la piccola dimensione. La legge 949 del 1952 ha creato per gli artigiani uno strumento di finanziamento agevolato gestito tramite Artigian Cassa.

00:23:35,160 [Vittorio]

Fantasia

00:23:36,520 [Nicola]

ed è ancora in vigore oggi. Nel 1965 è arrivata la legge Sabatini sui beni strumentali, anche quella tarata sulle PMI. Il tessuto delle piccole e medie imprese italiane non è solo cultura, è anche il risultato di un secolo di norme che premiavano la piccola dimensione, in alcuni casi sui licenziamenti e in altri sull’accesso al credito. E qui è il frutto di una politica che è sempre stata reattiva e mai proattiva. Cioè il politico guarda la situazione che ha sotto gli occhi e prova a risolvere quella, più che altro perché gli porta voti.

00:24:12,840 [Nicola]

Non è che pensa al motivo per cui si è arrivati lì e magari se ci sono possibili altre strade per avere un futuro a lungo termine, allora le prende.

00:24:21,270 [Alain]

Comunque la cosa tra l’altro è perfettamente in linea con la Smania del Made in Italy, che è stata la strategia di punta per rilanciare l’economia italiana ormai. Quindi piccolo e bello e cool e unico a storia, si vende meglio, no, il calcio cavallo del borghetto in provincia di Pistoya, che non il formaggio industriale fatto su larga scala. Che spesso è pure più buono, no, diciamolo. Viva la grande industria e gli odierna. Abbasso il pecorino romano doc.

00:24:47,500 [Vittorio]

che tra l’altro hai fatto l’esempio perfetto perché il pecorino romano non esiste, cioè è fatto in Sardegna, e questa è la cosa che mi fa un botto ridere. Ehm, tra l’altro mi hai fatto pensare alla classica cosa, no, di cui tutti quelli che dicono “ah ma i pomodori del Contadino” e poi coi pomodori del Contadino ci hanno tutti le allergie, starnutiscono, eccetera eccetera. Stranamente quando li compri al supermercato questo problema non esiste. Ma com’è? Ma non è che le grandi imprese subiscono un sacco di controlli, gli rompono il culo, e invece il contadino sparisce da foche campi dopo aver venduto i suoi pomodori di merda?

00:25:17,950 [Vittorio]

Mano

00:25:18,810 [Alain]

What? anche quelli che facevano il vino, no? un pochettino allungato.

00:25:22,670 [Vittorio]

sempre quello e poi dentro c’era non lo so

00:25:25,320 [Alain]

Non ci vedevi più.

00:25:26,580 [Vittorio]

il GPL ci metteva

00:25:28,170 [Nicola]

Bravo. Però vuoi mettere il pomodoro comprato a bordo tangenziale, che quindi ha visto più smoke quel pomodoro di Riccia di un casellante.

00:25:39,380 [Vittorio]

Retro gusto di diesel Euro 3 Vale. Comunque, aggiungo anche il fattore sociale, cioè che restare piccoli è anche una forma di stabilità, no? Niente crescita, niente complicazioni, niente cambiamento e io sto cercando di ritornare sempre alla cosa che ho detto all’inizio, però non mi date retta.

00:25:55,090 [Nicola]

E beh, poi c’è anche un discorso corporativistico. In Italia tendiamo tutti a proteggere il nostro orticello. Ciascuna piccola impresa ha meno concorrenza, ma anche meno opportunità di crescere quando le cose vanno bene. Quindi è un equilibrio comodo nel breve, ma asphyxiantes nel lungo.

00:26:12,100 [Alain]

Poi ci sono quelle cose un po’ mistiche tipo la camera di commercio.

00:26:16,410 [Nicola]

Ma infatti, cioè, per caso, cioè, stava parlando di tutt’altro con mio papà e saltata fuori e quindi io gliel’ho chiesto, gli faccio: “Ma ma che cazzo è la Camera di Commercio?”. Cioè, c’è 50 anni e… e quindi lui mi ha spiegato e mi dice: “No, c’è questa istituzione in cui se tu hai la partita IVA, ogni anno devi pagare la mazzetta alla Camera di Commercio. E poi il ruolo della Camera di Commercio è che ridistribuisce queste mazzette praticamente agli stessi soggetti che le hanno pagate. Però ovviamente meno tutte le frizioni interne, ovvero gli stipendi e tutto il carrozzone.”

00:26:55,570 [Nicola]

Però lui dice, bah, hanno anche un ruolo perché hanno dei centri studi che quindi producono della roba magari utile, che però io dico, cioè, al giorno d’oggi non è che ti serve la camera di commercio per sapere se l’economia sta andando bene o no.

00:27:10,380 [Vittorio]

Fatti un abbonamento a Claude Pro e abbiamo risolto il problema. Duecento euro l’anno.

00:27:14,450 [Alain]

Oppure ti faccio io uno script return… no, non sta andando bene, non sta andando bene. Boh, finito.

00:27:21,020 [Vittorio]

Tipo la palla con la lacrimogenica. No, risparmio un botto di soldi. Con la quarta risposta tira in ballo anche il familismo, che è uno dei concetti più studiati dalle scienze naturali italiane da quando Edward Banfield nel 1958 addirittura coniò appunto la formula familismo amorale studiando un piccolo paesello della Basilicata.

00:27:42,340 [Alain]

Ascoltatore, anche a te familiismo suona come una pratica sessuale di dubbio gusto?

00:27:47,970 [Vittorio]

Não sei, só um pouco.

00:27:49,670 [Vittorio]

Effettivamente sembra un po’ uno di quei documentari sui matrimoni che finiscono per diventare un horror terribile. Forse perché c’è la Basilicata, non lo so. Comunque, una linea più recente da Alcina e Giuliano in poi, lo legge invece come una risposta ad attiva e distruzione dei poli, dove non puoi fidarti dello Stato e dei contratti, ti fidi della famiglia. Il dibattito su quale direzione abbia il nesso causale è ancora aperto. Quello che è stabilito empiricamente è il dato di fatto: uno studio della Banca d’Italia del 2022 ha mostrato che familismo e localismo restano caratteristiche distintive dell’economia italiana.

00:28:22,540 [Vittorio]

significativamente più diffuse al sud, dove il 58% delle imprese sono familiari, contro il 33% del centro-nord, e questo si correla con una parte importante del divario di produttività.

00:28:32,250 [Alain]

Il familismo si manifesta direttamente anche nell’imprenditoria, cioè non ti fidi del mercato finanziario anonimo, quella brutta borsa, ma ti fidi della tua rete. E quindi investi nella tua impresa, non in quelle degli altri. Una volta che accetti la premessa, io mi fido solo di chi conosco. È comprensibile, no? Ragazzi, io ho un dream. Sogno un paese che superi il familismo e possa sistemarsi su più alti modelli. L’interismo. Il romanismo. Il comismo.

00:29:01,300 [Alain]

Bello sognare.

00:29:02,640 [Vittorio]

Che cazzo.

00:29:04,260 [Nicola]

Vabbè, toglieteli dal curriculum. La quinta e ultima risposta è sulla percezione del rischio. La ricerca delle PMI italiane conferma che le stesse persone possono essere avverse al rischio finanziario e propense al rischio imprenditoriale, però nella loro nicchia.

00:29:21,890 [Vittorio]

il che è anche un sintomo abbastanza chiaro di asimmetria informativa. E si rischia in ciò che si conosce, non in ciò che andrebbe studiato.

00:29:30,020 [Alain]

Anche se in verità io devo dire che questa cosa qua si potrebbe anche spiegare, no? Siccome il piccolo imprenditore è tanto esposto sul rischio imprenditoriale, magari se ne accorge in maniera subconscia, egli sta più conservativo sull’altra parte del suo patrimonio, no? Sugli investimenti. Cioè non è necessariamente ignoranza, ma magari una preferenza. Magari c’è la solita overconfidence anche, no? Che abbiamo un po’ tutti su quello che controlliamo noi contro quello che controllano gli altri. Tipo c’è la statistica, nessuno si fida di chi guida l’aereo e tutti si fidano di più di guidare la propria macchina, ma si muore tipo ordini di grandezza di più guidando la propria macchina che no, guidando con l’aereo guidato da altri.

00:30:08,740 [Alain]

comunque anche dentro l’impresa stessa, la versione al rischio non scompare. Cioè si manifesta in alcune scelte conservative all’interno appunto degli investimenti aziendali. Gli imprenditori italiani, che sono più avversi al rischio, tendono a selezionare ad esempio prodotti che incidono poco sulla crescita dell’impresa. Quelli più propensi al rischio invece scelgono prodotti con maggiore impatto potenziale sugli ricavi.

00:30:32,340 [Nicola]

O comunque abbiamo fatto tutta una sezione sul familismo senza mai citare la mafia, eh? Che bravi che siamo.

00:30:38,910 [Alain]

Comunque mi è venuto in mente mentre dicevamo tutta sta roba qua che secondo me c’è anche una sesta causa. Il motivo per cui c’è tantissima piccola imprenditoria. Che tanti italiani si devono inventare proprio di sta pianta il lavoro, cioè si comprano il lavoro facendo impresa, perché il lavoro da grande azienda in Italia, visto il tessuto economico che c’è, è scarso. O finisci a fare il call center o apri il tuo studio, fai la tua partita IVA, provi a fare la tua roba. Quindi anche quello sicuramente può avere un impatto.

00:31:06,510 [Vittorio]

Però non è manco detto che sia scalabile ad esempio, cioè magari funziona con uno, due o tre dipendenti, ma con quindici è un business che non regge ad esempio.

00:31:13,270 [Alain]

Anke Chiudiamo con la domanda più scomoda di tutte. Avere il Papa in casa da mille anni, mille anni. Credo che sia vero, mille anni.

00:31:22,080 [Vittorio]

Pure qualcosa di più, credo.

00:31:23,320 [Alain]

Sì, sì, qualcosa in più. È stato un po’ una parentesi in Francia, come si stava dicendo, ragazzi.

00:31:27,970 [Vittorio]

È stato male poi, e quindi è tornato purtroppo.

00:31:30,710 [Alain]

però vedi, le baguette non sono buone come il pane pugliese, ragazzi. Comunque, potrebbe avere avuto un peso, cioè sembra magari una battuta da bar, ma per oltre un secolo è stata una domanda in realtà molto discussa in ambito accademico.

00:31:44,270 [Vittorio]

E pensate, cari ascoltatori, ma questa roba, questa domanda ha causato una discussione anche tra di noi mentre scrivevamo questa puntata. Però, essendo io un rompicoglioni conclamato laureato in scienze politiche, ho avuto ragione. Quindi, la tesi storia di Max Weber secondo cui l’etica protestante ha un vantaggio sul mondo della finanza e del lavoro rispetto ai paesi cattolici è una stronzata.

00:32:06,540 [Nicola]

Allora, però spieghiamo bene questa cosa. Il punto di partenza è il 1905, anno in cui Max Weber pubblica L’etica protestante e lo spirito del capitalismo. La sua tesi era rivoluzionaria all’epoca. I calvinisti credevano che il destino dell’anima fosse già deciso. Il successo nel lavoro e la ricchezza non erano modi per comprare il paradiso, ma segnali del favore divino, da cui un’etica del risparmio e del reinvestimento costante.

00:32:35,550 [Nicola]

mentre il cattolico tendeva a godersi la vita o adonare alla chiesa, che sono due poli di uno spettro abbastanza ampio. Il calvinista rischiava il capitale nel commercio per confermare la propria elezione divina.

00:32:50,560 [Vittorio]

Ora, per cent’anni questa tesi è stata raccontata come certa. All’inizio era un semplice corollario di un fastidioso nazionalismo che ha causato due guerre mondiali. Poi si è ripulito e si è rifatto una verginità con il famoso senso di superiorità e rigore teotônico. Il problema è che nel momento in cui qualcuno è andato a verificarla con strumenti quantitativi seri, ha cominciato a sgretolarsi. Il colpo più duro è arrivato nel 2009. Due economisti tedeschi, Sascha Becker e Ludger Possmann, pubblicano sul Quarterly Journal of Economics un paper intitolato letteralmente Was Weber Wrong? Hanno preso i dati a livello di contea della Prussia di fine Ottocento, esattamente l’epoca e il luogo che Weber aveva in testa, e hanno testato la sua tesi.

00:33:29,970 [Nicola]

E questo senza avere la camera di commercio, tra l’altro.

00:33:32,970 [Vittorio]

Sì, sì, peraltro.

00:33:33,780 [Alain]

Non ci posso credere. E allora i teutoni ci hanno ragione, ragazzi.

00:33:37,430 [Vittorio]

Però secondo me i tedeschi ce l’hanno una gamma di commercio. Io non lascio fare la ricerca ai nostri ascoltatori, ma temo che ce l’abbiano.

00:33:44,340 [Alain]

Si chiama Quantum Loop. C’est pas trop tard, hein ?

00:33:49,240 [Nicola]

è una roba lunghissima. Sicuramente è una parola lunghissima, ma tutta una parola. Comunque il risultato è che il vantaggio economico nelle aree protestanti era spiegato per intero dall’alfabetizzazione e non da nessuna etica del lavoro. La causa era pratica e quasi prosaica. Lutero voleva che ogni cristiano potesse leggere la Bibbia da solo, quindi le comunità protestanti hanno spinto sulla scolarizzazione molto prima delle altre. Insomma, migliore capitale umano, alto che spirito calvinista. Tanto l’effetto della scuola, la differenza fra protestanti e cattolici sulla prosperità scompare quasi del tutto.

00:34:27,700 [Alain]

Ma sai che mi viene in mente anche un’altra tesi. Secondo me i Calvinisti, leggendo la Bibbia da soli, giustamente partivano dall’inizio. E al Nuovo Testamento, quella storia del ricco che non passerà dal… che il ricco che va in paradiso è difficile quanto il cammello che passa dalla cruna dell’ago, no? Con il nuovo testamento, il Vangelo, che alla fine, nessuno ci arrivava a leggere la Cenerentola.

00:34:49,550 [Alain]

una rottura exactly Quindi loro erano convinti.

00:34:54,790 [Vittorio]

Guarda, secondo me chiunque abbia studiato storia fino a boh, non so, la terza elementare capisce che ci stanno una serie di piccole cose che non collidono un po’ con questa teoria, tipo impero romano. O se vogliamo elencare qualcosina di altro, è che tipo il capitalismo moderno è letteralmente nato nell’Italia cattolica del Trecento e del Quattrocento.

00:35:16,620 [Vittorio]

due secoli prima della riforma, che le banche fiorentine, i bard, i peruzzi, i Medici, la Repubblica Marinare, la contabilità a partita doppia, le lettere di cambio, le obbligazioni, le prime forme di società per azioni, tutta la cassetta degli attrezzi della finanza moderna è opera di cattolici, in un’opera che peraltro era interamente cattolica. E poi, a me c’è proprio una cosa che obiettivamente fa ridere, no? La Baviera. Cioè, la Baviera è cattolica, lo è sempre stata, ed è la seconda economia di Germania con un PIL sopra gli 800 miliardi di euro, più ricca di venti dei ventisette paesi dell’Unione Europea.

00:35:52,480 [Vittorio]

Cioè, se Weber avesse davvero ragione, la Baviera sarebbe un Molise qualsiasi e invece no.

00:35:58,470 [Alain]

Ma sapete che ho l’impressione che gran parte dello sviluppo del ventunesimo secolo, ventesimo ventunesimo secolo sia stato smontare le stronzate di inizio novecento, fine ottocento, no? C’è una una fetta, una fetta proprio pesante.

00:36:11,750 [Alain]

ricostruire le conseguenze, le proprie conseguenze e smontare le leggi. Certo, certo. Ce ne sono 150 anni, ma… Ci siamo. Ma non rientra, ci siamo. Siamo vicini.

00:36:19,960 [Vittorio]

E poi stranamente ci sono sempre degli intellettuali tedeschi a smontare. Io questa cosa la metterei un po’ la lingua.

00:36:27,280 [Alain]

Comunque fino agli anni sessanta la Baviera era anche una regione povera, agraria, dipendente dai trasferimenti federali tedeschi. Forse per quello che Weber aveva visto aveva fatto il collegamento. Forse sì. Sì, industrializzata poi nel dopoguerra grazie a politiche pubbliche, investimenti, certo non a un risveglio dell’etica calvinista.

00:36:46,540 [Nicola]

Vabbè, e quindi cosa rimane di Weber dopo tutto questo? La versione forte, cioè il protestantesimo ha causato il capitalismo, è considerata oggi insostenibile dalla letteratura. Quello che sopravvive è una versione molto più debole. C’è una correlazione storica nel XIX secolo fra protestantesimo e sviluppo industriale, ma una correlazione mediata da fattori non religiosi.

00:37:11,900 [Alain]

Appunto l’alfabetizzazione, istituzioni, struttura familiare, niente etica del lavoro misteriosa associata al calvinismo.

00:37:19,910 [Nicola]

E vabbè, volete che Guiso, Sapienza e Zingale non ci abbiano messo becco pure in questa roba?

00:37:26,270 [Alain]

Tra una partita di judo e l’altra.

00:37:28,790 [Vittorio]

C’era una bromanza secondo me fra loro.

00:37:31,030 [Nicola]

Quindi loro hanno mostrato che la cultura conta, ma il canale è il capitale sociale e la fiducia, non la confessione religiosa. Stultz e Williamson nel 2003 hanno trovato che la cultura cattolica è storicamente meno protettiva verso i creditori e questo influenza il sistema legale, la rule of law, no, che è tanto importante nel sistema capitalistico. Un meccanismo molto più sottile e specifico della grande narrazione weberiana.

00:37:57,510 [Vittorio]

Che poi, se vogliamo parlare di teorie fantasiose, potremmo usare quella del meteo, che c’è in giro già dai tempi di Montesquieu. In sostanza, i popoli con un clima di merda lavorano perché non hanno un cazzo da fare e perché vorrebbero comprarsi una casa al sole. Quelli latini e mediterranei lavorano di meno perché, beh, stanno già al sole, quindi che cazzo gliene frega di comprarsi la casa al sole?

00:38:16,760 [Nicola]

Però l’industria svizzera degli orologi è nata perché i pastori d’inverno avevano molto tempo libero e non c’era internet. Quindi chi succhia la teoria chi?

00:38:27,520 [Vittorio]

al netto delle fantasie il punto pratico diventa abbastanza chiaro. Cioè spiegare l’abitudine di investimento degli italiani col fatto che siano cattolici è una scorciatoia che non regge. Conta molto di più il capitale sociale, la fiducia nelle istituzioni, la struttura familiare e la storia economica recente del paese. Il Papa insomma appena volta non c’entra un cazzo.

00:38:45,810 [Alain]

Torniamo all’articolo di Bloomberg. Possiamo dire che fotografa discretamente qualcosa di obiettivo, cioè il portafoglio dell’italiano medio, che è, sì, sbilanciato sul mattone. Ma poi ci attacca un’analisi delle cause un po’ farlocca. Gli italiani non comprano case perché sono scemi, e nemmeno per un attaccamento puramente sentimentale al cemento, anche se in certe cerchie un po’ di fetish per i cappottini di cemento o i pilastri di sarto.

00:39:10,640 [Nicola]

No, comprano case perché il mercato azionario domestico fa pena, perché la fiscalità premia l’immobile, perché la fiducia nelle istituzioni finanziarie è strutturalmente bassa, perché il familismo offre una rete alternativa e perché la storia recente è fatta di crolli e svalutazioni.

00:39:28,670 [Vittorio]

Questo però non significa che la scelta del mattone sia sempre giusta. Anzi, i rendimenti di lungo periodo dicono il contrario e la concentrazione su un singolo asset è un rischio di sé per sé. Significa solo che prima di chiamarla irrazionale o dannosa, vale la pena capire da dove viene. Il punto nel senso pratico non è convincere gli italiani che la borsa rende di più. Quello in qualche modo lo sanno già. Il punto è chiedersi perché continuano comunque a comprare case e chiedersi se sia davvero quello oppure tutto il resto a frenare il paese.

00:39:59,700 [Alain]

Questo è veramente il momento della posta del cuore, a cui potete accedere tramite il forum sul nostro sito rispondendo alla newsletter che vi arriva sabato mattina non puntuale, oppure tramite il nostro subreddit dove non solo vi rispondiamo noi, ma anche chi partecipa appunto alla community. Ed è un subreddit fighissimo. Pensate ai subreddit più belli, questo è il più bello.

00:40:23,240 [Alain]

Lettera da parte di Paolo, un grande donatore tra l’altro. Grazie Paolo.

00:40:28,020 [Alain]

Ciao ragazzi, semplicemente vi adoro, un mix di intelligenza, cultura, umorismo e praticità. Prima di voi ho avuto la stessa opinione solo del sommo Carlo M. Cipolla. Secondo me dovreste fondare una religione, così potreste anche incassare l’otto per mille dello Stato. Ma sai che è una bella idea Paolo? Sta diventando sempre più interessante la cosa.

00:40:49,130 [Alain]

Vi chiedo un’opinione, ovviamente non è un consiglio finanziario dato che ci servite liberi e non a marcire in galera. 46 anni, single, non ho eredi e ragionevolmente non ne avrò. Ma se conoscete il corrispettivo di too big to fail per la seduzione la situazione potrebbe migliorare. Stipendio fisso da società in house pubblica che mi consente di risparmiare 5-600 euro al mese. Ho una vita molto frugale, l’unica passione costosa sono i viaggi. Presto dovrei ricevere il corrispettivo della vendita di alcuni immobili. Attualmente investo in ETF azionari con un PAC, ho una serie di azioni che mantengo Logica Value e do un ripilante BTP valore di 150k.

00:41:29,050 [Alain]

che sta facendo meno 15% e che probabilmente porterò a scadenza. Al mio posto, cosa fareste con gli introiti della vendita di questi immobili? Li butto sugli sugli ETF? L’obiettivo è massimizzare il rendimento in in ottica di medio termine, quindi 10-15 anni. La ragionevolezza mi fa pensare di sì, ma magari avete qualche spunto di riflessione diverso. Continuate così per sempre. Paolo. P.S. Vista la giornata, ci ha scritto il 25 aprile. Se il paese dovesse avere una deriva autoritaria in un senso o nell’altro e voi doveste guidare la resistenza, io non so fare molto, ma questo è il mio contatto.

00:42:06,100 [Alain]

Grazie. PPS, mi lascio volentieri l’offerta per un caffè svizzero. E se passate da Torino, fate un fischio che vi porto in qualche piola. Ma sapete che questa qua non è una brutta idea, perché secondo ritrovo andiamo tutti da parte.

00:42:20,660 [Vittorio]

Ma lo sai. Andiamo a fare la protesta sotto intesa San Paolo, così.

00:42:24,910 [Alain]

Così tanto per, cazzo.

00:42:27,680 [Vittorio]

Boh, che cosa? Non si sa.

00:42:32,230 [Alain]

Avete tolto il bonus amico.

00:42:35,280 [Vittorio]

Heh.

00:42:36,250 [Nicola]

Allora, io ho letto già le risposte vostre e quindi per non ripetermi ho deciso di usare di dire una cazzabubola. Perché non so chi cazzo sia sto Carlo Cipolla, però io un Cipolla lo conoscevo e mi è venuta in mente la storia di questo Cipolla che conoscevo io. Spero che ci siano tanti Cipolla in Italia, che così non non si sa chi chi sia. Il Cipolla che conoscevo io era uno che faceva un uso di droghe veramente estremo. Io l’ho conosciuto in Lussemburgo e lui andava tutto a quei rave tedeschi che fanno nelle foreste, cioè era veramente troppo pure per me, cioè dicevo no, guarda calmati un attimo.

00:43:15,950 [Nicola]

Quindi, questo è il personaggio. Però lui lavorava per una società seria, e una di quelle società che avevano, che hanno la sede in quelli immobili nel centro città e che quindi erano stati costruiti per essere delle case. Quindi il suo ufficio era tipo un piano di questo palazzo, avevano l’ascensore che arrivava direttamente dentro all’ufficio. Lui un giorno, forse in pausa pranzo, stava tornando, entra in ascensore per andare in ufficio e non è che sviene, non è che si affloscia come un pallone.

00:43:47,640 [Nicola]

però gli viene tipo un malore, non lo so come, però lui rimane tipo uno, pensate un paio di sci che appoggiate contro il muro, cioè così fisso. Era imboccato. Il problema è che il problema è che lui rimane così fisso con la testa appoggiata sulla porta dell’ascensore. Quindi quando arriva al piano del suo ufficio e si apre la porta dell’ascensore, lui cade diretto di faccia per terra, si spacca ovviamente i due incisivi e comunque lui ha fatto carriera dentro quel posto lì.

00:44:18,950 [Alain]

Senza gli incisivi. Questo dimostra che gli incisivi non contano per la carriera.

00:44:23,600 [Nicola]

Io vorrei di… no, invece secondo me la cosa è che c’è una seconda opportunità penso per per tutti. E quindi fatene fatene tesoro di questa occasione.

00:44:33,430 [Vittorio]

detto ciò, secondo me prendi un boh, cinque, dieci, pure quindici percento di quei soldi e visto che alla fine sei ancora giovane, cioè, perlomeno questo ce lo raccontiamo perché abbiamo più o meno la stessa età, programmati tutti i viaggi della tua vita per i prossimi boh, due anni. Tutto quello che volevi fare, le tappe che ti sei sognato, che eccetera eccetera, al netto di guerre e cazzi vari, fatti le migliori esperienze possibili e poi per il resto studiati un portafoglio bilanciato, perché insomma, quando hai venti k è facile dire, no, ma io reggo, e invece quando ne hai cinquecento magari ti balla il corrispettivo di sei mesi di stipendio, le cose sono un po’ diverse.

00:45:07,670 [Alain]

Sì, no, assolutamente d’accordo con Vittorio. Senza sapere molto i tuoi piani futuri, la priorità diventa un po’ goderti quei soldi, anche perché, cioè, hai l’età in cui non voglio tirarti le sfighe. Eh, però, devi incominciare a pensare che non sarai sempre così in forma, sempre così in salute. E onestamente, a un certo punto ti passerà la voglia di viaggiare, no? Voi ti ferisci finché finché hai il desiderio di fare quelle cose lì. E tra l’altro, c’è un effetto collaterale, no? Più viaggi, più fai esperienze, più fai cose, e più diventi interessante per potenziali partner. Potresti anche conoscere durante questi viaggi, addirittura, eh?

00:45:45,690 [Alain]

Vedi, too big to fail fa anche da

00:45:48,210 [Nicola]

servizio completo

00:45:49,650 [Alain]

Servizio completo, cioè.

00:45:52,310 [Nicola]

A proposito di servizi completi. Passiamo alle cazzabubbolette. Io avevo una cazzabubola in canna da tanto tempo, però non l’ho mai detta perché avevo un problema con la lingua italiana. Non so come abbiamo fatto a mettere insieme, cioè le persone che sono incazzate se noi usiamo i termini in inglese, con addirittura la cricca dei doppiatori o dei traduttori. Quindi io ho spaventato da questa cosa dai nostri ascoltatori e ho detto, vabbè, me la tengo per me.

00:46:25,870 [Nicola]

Però, un po’ di giorni fa sono andato a correre e stavo ascoltando la puntata di Non Apriete Quella Podcast su Afro Man. Ora, se voi non l’avete ascoltata, è una puntata che praticamente si basa sulle canzoni che Afro Man ha scritto per una vicenda. E quindi durante tutta la puntata loro traducono le canzoni, traducono tutto quello che sono costretti a dire in inglese, lo traducono in italiano, sempre. Addirittura una di queste canzoni è dedicata a un poliziotto che si chiama Randy Sammon. Il titolo della canzone è Randy Sammon is a son of a bitch. Ora, io penso che in Italia se tu dici son of a bitch

00:47:04,470 [Nicola]

tutti capiscono cosa stai dicendo, invece loro lo traducono e lo dicono sempre sempre figlio di puttana. Non dicono mai sono the beach. Finché arrivano ad un punto in cui devono spiegare che lui che è bianco e sua moglie che è bianca, però hanno adottato una bambina che non è bianca e la definiscono racialy mixed, se non mi ricordo male. Comunque usano un termine in inglese, lo usano tutti e tre e

00:47:34,370 [Nicola]

non usano nessun termine in italiano e quindi lì io mi sono sentito vendicato perché ho detto, ah beh vedi, allora non sono l’unico stronzo che pensa che nella cultura di questo paese c’è un problema grosso e questo problema grosso appunto perché non abbiamo nemmeno i termini per definire le cose.

00:47:52,350 [Vittorio]

credo ci sia ma non lo volessero dire

00:47:54,240 [Nicola]

Ecco, se qualcuno sta pensando a quel termine lì, è un termine che si riferisce al regno animale, quindi c’è un motivo esatto per cui non non va usato, no? Perché appunto è denigratorio come termine. Poi vabbè, Pio e Amedeo magari ci fanno su tutto uno show su sta roba qua, però non è importante capirlo. Questo, tutto questo per dire cosa? Perché mio figlio è mixed. E mio figlio come afro man ha un afro gigantesco. A quattro anni non gli abbiamo mai tagliato i capelli e nonostante quello

00:48:28,880 [Nicola]

stanno in piedi, non lo so, come quale legge della fisica, però ad un certo punto sono talmente lunghi che dovrebbero scendere. Però mio figlio è biondo, per cui immaginate quando andiamo in giro, cioè tutti si girano, tutti, perché è impossibile non vederlo. Però cosa succede? Questa roba è successa solo a mia moglie. Penso perché spiega bene i processi mentali che hanno le persone. Noi facciamo questo podcast e praticamente la linea guida, il fil rouge del podcast sono i processi mentali, no, che le persone hanno.

00:49:04,290 [Nicola]

E quindi questo spiega secondo me veramente bene la merda che la gente ha nel cervello. Perché più di una volta, quando delle persone che vedono mio figlio con con mia moglie e le hanno chiesto: “Ma gli tingete i capelli?” Cioè, nel senso, non tu immagina fin dove devi arrivare per pensare che una… cioè, il tuo cervello pensa che quello che stai vedendo è completamente impossibile e vai talmente in là da pensare: “No, allora questa persona gli tinge i capelli.”

00:49:41,060 [Alain]

Non ti immagini un bambino di quattro anni.

00:49:43,590 [Nicola]

Cioè, secondo me, cioè tu pensa a che livello di, non lo so, cioè a che livello devi, che che penuria di neuroni devi avere per andare a pescare.

00:49:55,080 [Vittorio]

Que

00:49:55,650 [Vittorio]

è veramente il pensiero più improbabile

00:49:58,220 [Nicola]

in assoluto, cioè, cioè io li vedo, cioè tipo hai presente indovina chi no? Che fanno passare tutte le caselle e cercano cercano cercano e dicono cazzo non l’ho trovata non l’ho trovata come faccio a spiegarmela questa cosa?

00:50:11,960 [Vittorio]

Sei un ritardato!

00:50:17,090 [Alain]

Potresti farci un test, tipo il test di Rorschach.

00:50:20,670 [Nicola]

Yeah, man. Comunque, a proposito di ritardati, io vi voglio consigliare Full Swing, che è la serie di Netflix quella sul golf.

00:50:29,880 [Alain]

Oh.

00:50:31,070 [Nicola]

Perché secondo me hanno fatto un grandioso lavoro. Primo perché è una serie sul golf ma di golf giocato se ne vede pochissimo. Quindi hanno capito anche loro che è una palla stratosferica. Però hanno creato tutto una storia sui personaggi che secondo me è molto interessante. Perché alla fine è uno sport che

00:50:53,220 [Nicola]

che è molto cattivo nel senso, a parte il fatto che una volta ho letto, no? Uno diceva giustamente, immagina se domani viene un alieno sulla Terra e tu gli dici: “Guarda, facciamo questo gioco in cui mettiamo un buco, un buco piccolissimo a venti chilometri di distanza e tu lo devi centrare con sta cazzo di mazza”. Cioè…

00:51:14,690 [Vittorio]

Che oddio, sto pensando a delle cose terribili, sinceramente.

00:51:17,810 [Alain]

Anche tu, Victoria?

00:51:19,410 [Vittorio]

Sì, ah, ma c’è stato un tipo… non è la storia dell’uomo praticamente.

00:51:24,880 [Nicola]

Eh magari è quello, magari si voleva sublimare qualche qualche pensiero strano. Però appunto i personaggi sono molto belli, caratterizzati bene, ma anche il fatto che sono abbandonati a loro stessi, no? Cioè lì se tu devi mangi quello che uccidi, no? Se tu hai successo nei tornei poi ti becchi un sacco di soldi, però poi nel è molto crudele, no? Non non c’è una rete, è molto americano anche come concezione, no? Perché non hai alcuna rete di di di sicurezza. Se se vinci, se passi il cut, becchi i soldi, sennò cazzi tuoi, stasera non mangi.

00:52:04,380 [Nicola]

Secondo me è una metafora anche molto calzante sulla sulla vita. Poi l’ultima cosa nell’ultimo episodio di questa serie che è molto corto quest’anno l’hanno fatto, parlano ancora della Ryder Cup e di come negli ultimi non so quanti mila anni chi gioca in casa non ha mai perso. La Ryder Cup è la competizione a squadre tra gli Stati Uniti e l’Europa. E da un sacco di tempo chi gioca in casa vince. Ogni ogni due anni si alternano, no?

00:52:34,340 [Nicola]

L’anno scorso gli Stati Uniti giocavano in casa e nonostante avessero appunto questo vantaggio e tipo sette degli otto giocatori in cima alla classifica mondiale sono americani, no? Avevano un vantaggio assurdo, però no. Dicono, estraiamo la carta vincente dal mazzo, invitiamo Donald Trump a vederci giocare e ovviamente perdono.

00:52:59,980 [Vittorio]

Vabbè, allora io consiglio quella che sinceramente è una delle mie serie preferite probabilmente di sempre. Si chiama Machos Alfa, che non è quella che hanno rifatto in Italia, ma la versione originale spagnola. Veramente è scritta secondo me divinamente, non è mai banale. Poi arriva a delle vette assurde, incredibili, ma anche realiste in qualche maniera. In sostanza è la storia di, vabbè, forse non già l’avevo già consigliata in passato, è la storia di quattro amici di mezza età che si trovano a dover, diciamo, ribilanciare la loro mascolinità con i nuovi tempi che corrono.

00:53:31,510 [Vittorio]

Il bello della serie è che parte come una critica alla mascolinità e poi si evolve nel nel far capire come tutti noi viviamo un continuo, cioè proprio dei momenti in cui non sappiamo più dove sta andando la nostra identità, vale per uomini e per donne, che compiono continuamente errori, sbagli, cazzate incredibili, prendono scelte maximaliste da una parte e dall’altra.

00:53:54,040 [Vittorio]

e quello secondo me è molto molto divertente da una parte profondo, ma la cosa che fa veramente ridere un botto perché non ti aspetti mai che succeda quella cosa là e ci rimani sorpreso. Quindi se non l’avete vista, vedetela e agli amici maschietti, se durante la prima stagione vi rode il culo, sappiate che avete qualcosa che non funziona bene.

00:54:14,660 [Nicola]

In questa stagione in questa stagione finalmente si martellano nella moscia.

00:54:19,210 [Vittorio]

Penso che sarà la prossima, alziamo la mano.

00:54:22,330 [Alain]

Anch’io avevo questo consiglio in canna da un po’, qualche mese fa Bo Miles, che seguo su YouTube, è un filmmaker avventuriero, l’ho già consigliato sul sul podcast, aveva lanciato questa serie di documentari, serie di mini video, mini documentari, in realtà sono 20-30 minuti, in cui intervistava alcuni specialisti di sport estremi che possono essere, che ne so, parapendio piuttosto che altre cose. Io ho detto, vabbè, aspetto un paio di mesi, ci sono 10-15 belle puntate, così lo consiglio quando è bello ricco. Aspettato un paio di mesi, si son fermate tre puntate, ma io vorrei continuare.

00:54:58,290 [Alain]

Si chiama Adventure Unpacked con Beau Miles, lo trovate sul sito di Red Bull, gratis. E tra l’altro il retroscena di alcune di quelle interviste le trovate sul sul YouTube di di Beau Miles, per cui è anche carino vederseli un pochettino fronte e retro. Tanto per dire la prima, la prima intervista che doveva fare, doveva farla questa esperta di rafting in Francia che vive sulle Alpi. Lui diceva, vabbè, io voglio arrivarci a modo mio, no? Arriva due giorni prima, si noleggia una bicicletta del cazzo tipo da 50 euro. E e ci arriva sulle Alpi, appunto con la biciclettina dormendo tre giorni in giro per strada, alla sua maniera.

00:55:37,560 [Alain]

molto molto carino all’interno della faccia

00:55:39,940 [Vittorio]

Ma lui quanti anni ha?

00:55:40,680 [Alain]

penso che ne abbia 45, roba del genere.

00:55:43,090 [Vittorio]

Okay, quindi non è di primo pelo.

00:55:45,290 [Alain]

No, no, no, non è vero.

00:55:46,960 [Nicola]

Ancora vasti strozzati. Ah, figa vera, tutto.

00:55:49,730 [Vittorio]

Ah, okay, quindi sta scappando dalla moglie. Okay, chiarissimo. E con questa incredibile news, vi ringraziamo per averci ascoltato. Ricordatevi di consigliarcela agli amici, di farci una donazione, di comprare il nostro merchandising, di cliccare sui nostri link affiliati perché ci portano un po’ di dindini e non fa mai male.

00:56:07,390 [Vittorio]

Ciao ciao

00:56:08,760 [Nicola]

Tschüss. Tschüss.