Le azioni vincono sempre sul lungo periodo. Compra e tieni il portafoglio senza toccarlo e guadagnerai di sicuro. La geopolitica non sposta i mercati a lungo. Regole che abbiamo sentito tutti, ma quanto sono affidabili? Lo scopriremo nella puntata di oggi, assieme a quanto Alain ama la vita e Vittorio la… lettura degli anime.

I consigli di oggi:
Nicola: Documentario Netflix sui Red Hot Chili Peppers
Vittorio: Serie di One Piece
Alain: Last Week Tonight con John Oliver (Ep USAID)

🎺 LA PROMO

Il nostro sponsor della puntata di oggi è WisdomTree, trovi maggiori informazioni a questi link:

Con l’occasione ti ricordiamo che le informazioni di questo podcast hanno esclusivamente finalità informative e didattiche e non costituiscono in alcun modo consulenza finanziaria, raccomandazioni di investimento, né un’offerta o sollecitazione all’acquisto o alla vendita di strumenti finanziari. Ogni decisione di investimento deve essere presa in piena autonomia e consapevolezza, valutando attentamente il proprio profilo di rischio e, se necessario, avvalendosi del supporto di un consulente finanziario abilitato.

I rendimenti passati non sono indicativi né garanzia di risultati futuri. Gli investimenti finanziari comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.

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TL;DR

  • Regole Solide (ma con eccezioni storiche):
    • “Le azioni battono tutto nel lungo periodo”: Storicamente è vero, ma la regola ha fallito in nazioni i cui mercati sono stati chiusi (Russia 1917, Cina 1949) o che hanno vissuto decenni senza rendimenti, come il Giappone dal 1989.
    • “La geopolitica non muove i mercati”: Le guerre raramente impattano i mercati globali a lungo termine, a meno che non si trasformino in veri e propri shock economici mondiali, come avvenuto con lo shock petrolifero del 1973.
  • Regole con “cavilli” (cedono in circostanze specifiche):
    • “Compra e tieni”: Funziona benissimo sugli indici diversificati (dove le aziende vincenti rimpiazzano quelle perdenti), ma distrugge capitale se applicata a singole azioni (es. Lehman Brothers, Kodak) o a singoli settori.
    • “Diversifica geograficamente”: Ha funzionato meno negli ultimi 15 anni (il mercato americano ha reso di più da solo) e, soprattutto, scompare proprio durante le crisi acute (come 2000, 2008 e COVID), quando le correlazioni tra tutti i mercati schizzano verso 1.
    • “Gli emergenti offrono extra-rendimenti”: I dati dipendono fortemente dall’orizzonte temporale scelto e portano con sé l’incognita del rischio politico non sempre remunerato.
  • Regole Fragili (ritenute ferree ma spesso fallaci):
    • “Azioni e obbligazioni sono decorrelate”: I vent’anni tra il 2000 e il 2020 di correlazione negativa sono stati in realtà un’anomalia storica. Dal 1900 al 1999 (e di nuovo nel 2022) la correlazione è sempre stata positiva.
    • Protezione dall’inflazione: L’inflazione elevata colpisce duramente anche le azioni e l’oro, sfatando il mito che siano coperture perfette nel breve termine. L’oro, ad esempio, ha avuto rendimenti negativi in quasi la metà degli anni in cui l’inflazione ha superato il 3%.
    • “I bond proteggono nelle crisi”: Hanno protetto in un regime macroeconomico specifico (1982-2022, con tassi in calo), ma hanno causato forti perdite recentemente (come nel 2022) e distrutto potere d’acquisto nei periodi di alta inflazione.
  • Assicurazioni e Long Term Care: Si consiglia di assicurarsi solo contro “la sfiga”, ovvero eventi catastrofici a bassa probabilità (es. morte prematura). La perdita di autosufficienza in vecchiaia (Long Term Care) è un evento altamente probabile (riguarda oltre metà degli over 65), il che rende questi premi assicurativi altissimi e spesso meno convenienti dell’investimento autonomo.

Lezioni principali da trarne

  1. Attenzione al “Survivorship Bias” (Pregiudizio di sopravvivenza): Gran parte delle regole della finanza si basano sui dati dei “vincitori”. Paesi azzerati dalla storia, aziende fallite o criptovalute scomparse non rientrano quasi mai nei dataset storici, creando una falsa percezione di sicurezza matematica per l’investitore.
  2. La stabilità è destabilizzante (Ipotesi di Minsky): Ogni regola di mercato prima o poi è destinata a fallire proprio perché quando una regola funziona a lungo, troppi investitori vi si affidano ciecamente. Questo eccesso di fiducia e stabilità fa accumulare rischi sistemici nascosti che alla fine provocano il crollo della regola stessa.
  3. Il contesto macroeconomico comanda: Le nostre convinzioni più forti (come il portafoglio bilanciato bond/azioni o i bond come porto sicuro) si basano sugli ultimi 40 anni (1982-2022). Gli investitori tendono a dimenticare che quel periodo è stato un’eccezione, caratterizzata da inflazione bassa e tassi accomodanti, e non la norma storica.
  4. Avere un “Piano”, non una “Sfera di cristallo”: Cercare di fare market timing (comprare basso, vendere alto) spinge ad un approccio da trader destinato a fallire. Le vendite andrebbero fatte con parsimonia e legate ai propri obiettivi personali, non cercando di indovinare le mosse (irrazionali) del mercato.

Trascrizione

00:00:03,000 [Vittorio]

In questa puntata di Too Big to Fail, parliamo di quando le leggi eterne degli investimenti falliscono, discutiamo su quando e come scegliere le assicurazioni e vi proponiamo una scorpacciata di documentari e serie TV.

00:00:15,990 [Alain]

 Quello che funziona proprio sempre è parlare di Too Big To Fail. Si ottengono promozioni, flirt, sconti sul prezzo della benzina, favori politici. Quindi parlate di Too Big To Fail in giro, che fa bene a voi e fa bene al podcast.

00:00:31,790 [Vittorio]

 Esistono alcune massime degli investimenti che sembrano delle leggi eterne, non sbagliano mai, sono perfette e le ripetano sempre tutte.

00:00:38,880 [Alain]

 La regola delle tre ore di digestione prima di fare il bagno, che ci ha rovinato l’infanzia. Ma come tre ore? Non è a due, scusa. Mi sa che a sud del decimo meridiano sono tre ore.

00:00:50,210 [Vittorio]

 Oppure mia madre me l’ha morto, forse è questa la cosa. O la tua ti voleva fregare qual è la cosa.

00:00:55,010 [Alain]

 Tutti ci hanno fregato perché è una puttanata.

00:00:57,120 [Nicola]

 Sì, quello sì, no, ma guarda che è verissimo.

00:00:58,990 [Vittorio]

 L’ha detto anche J-Ax in una canzone: è che anche queste leggi, spesso davvero eccezionali e giustamente apprezzate da tanti, non funzionano. A volte, eh, non sempre però.

00:01:11,510 [Nicola]

 Alcune non funzionano raramente, mentre altre molto spesso.

00:01:16,270 [Vittorio]

 Quindi abbiamo deciso di fare un esperimento. Prendere queste massime una per una e chiederci quando non hanno funzionato, e soprattutto il fatto che abbiano fallito in passato significa che falliranno ancora, e quindi sono delle cazzate, oppure fa tutto semplicemente parte del concetto di rischio per questa puntata.

00:01:33,160 [Alain]

 Ci siamo sfogliati uno dei documenti annuali più autorevoli del settore finanziario: il UBS Global Investment Returns Yearbook 2026, compilato dai professori Dimson, Marsh, Staunton, Tidon, e Don, Business School. Cambridge.

00:01:47,810 [Alain]

 126 anni di dati su 35 mercati. Un documento originariamente pubblicato da una banca che poi è fallita, il Credit Suisse. Nemo profeta in patria?

00:01:58,760 [Vittorio]

 Ma il pesce Nemo? Eh chi ha altro? Ce ne sono altri.

00:02:03,270 [Vittorio]

 Vabbè, facciamo una lista dalle regole più solide e poi scendiamo, cioè più solide, quelle che hanno fallito meno volte nel corso del tempo, poi andiamo a vedere quelle che invece lo hanno fatto sempre più frequentemente.

00:02:14,910 [Nicola]

 Vi daremo sempre una struttura in queste regole. Comunque la prima è le azioni battono tutto nel lungo periodo. E ora vedremo perché è diventata questa mano. Dal 1900 a oggi, in tutti e 21 i mercati con storia continua analizzati dagli yearbook, le azioni hanno sovra-performato. Obbligazioni, liquidità e inflazione in termini reali, quindi se prendiamo l’esempio classico quello degli Stati Uniti, un dollaro investito nel 1900 vale nominalmente 124. 854 dollari alla fine del 2025. Un rendimento reale del 6,6% annuo. Obbligazioni liquidità, invece, hanno reso rispettivamente l’1,6% e lo 0,5%, sempre reale, aggiustato per l’inflazione. Quindi, come vedete, il divario è abissale ed è anche consistente nel tempo e nella geografia.

00:03:10,500 [Alain]

 Warren Buffett l’ha ripetuto anche lui decine di volte. Jack Bogle ha costruito Vanguard su questo principio. Ogni consulente finanziario la usa come primissimo argomento. E tutto sommato, è vero, no? È la massima con il track record più lungo e più universale che esiste in finanza.

00:03:25,710 [Vittorio]

 Se vogliamo, è pur sempre una massima, cioè non è perfetta, infatti ogni tanto fallisce e fallisce in due casi: il primo quando dei mercati sono stati chiusi o cancellati, come è successo durante la rivoluzione russa del 1917 e quella cinese nel 1949, oppure per la dissoluzione di uno stato. Ad esempio, la strungheria alla fine della prima guerra mondiale. E poi mercati in cui il lungo periodo ha richiesto decenni interi di pazienza senza ricompensa. L’esempio più classico è quello del Giappone dal 1989 al 2024. Poi ad esempio, c’è la borsa italiana che, praticamente da quando è nata, ha subìto pia schiaffoni. E poi ci sono vari crolli delle borse asiatiche, ad esempio quello delle Tigri degli anni 90. Questo fenomeno in generale è chiaramente più probabile nei mercati emergenti o quelli di frontiera. Perché si aggiunge il rischio del collasso di una grossa svalutazione della moneta locale. Questo non è un cedimento delle azioni, come asset class, ma un cedimento del mercato specifico o del sistema politico che lo sosteneva. Quindi quando si fanno queste analisi è necessario non cadere nel survivorship bias, bisogna considerare i mercati in cui si sarebbe potuto investire, non solo quelli che sono sopravvissuti fino ad oggi.

00:04:31,430 [Nicola]

 Infatti, questo mi fa venire in mente un esempio meno boomé, applicare la stessa analisi al mondo delle criptovalute, perché effettivamente tutti si ricordano i vincitori, cioè le coin, o chiamatele come volete, che sono sopravvissute, ma in pochi considerano tutte quelle che erano disponibili in tutto l’universo. Trump Coin lo caga più nessuno e infatti lo yearbook è costruito sui mercati che sono sopravvissuti quando all’inizio parlavo di quei mercati. quindi Vienna, San Pietro Bu o Shanghai non sono nel dataset perché ad un certo punto non esistevano più tutti i dati che usiamo per costruire questa regola. Provengono da mercati che hanno vinto, è praticamente lo stesso. C’è poi un’altra regola che funziona.

00:05:21,460 [Vittorio]

 Abbastanza bene, tante volte, ma ogni tanto a qualche scossone, ovvero la geopolitica non muove i mercati nel lungo periodo. Questa diciamo purtroppo è una massima che dovremo riprendere considerando i tempi che stiamo correndo storicamente nell’arco di oltre un secolo. Guerre locali, attentati, tensioni diplomatiche hanno prodotto volatilità di breve periodo senza cambiare la traiettoria del lungo periodo. Basta pensare al mercato americano che ha attraversato la Seconda Guerra Mondiale, la Guerra di Colea, la Guerra del Vietnam, la Guerra del Kuwait, la Guerra dell’Iraq, la Guerra dell’Afghanistan, di nuovo la Guerra dell’Iraq, e ora tutta una serie di guerre che sono scelte come la Tombola di Natale. Eppure eppure il mercato americano ha continuato a salire in tutto questo tempo, anche ragionando sull’Europa ha vissuto due delle peggiori guerre della storia dell’umanità eppure si è ripresa anche molto bene. Da sempre, insomma, c’è stata almeno una guerra in atto nel mondo, qualsiasi anno prendiate in considerazione, ma con una prospettiva globale, difficilmente noterete questi eventi sul grafico di un qualsiasi ETF all’World. Chiaramente, nel medio e lungo periodo.

00:06:22,370 [Nicola]

 E qui, nello yearbook di quest’anno, provano a cercare una conferma con i numeri, quindi fanno una regressione dell’indice di rischio geopolitico sui rendimenti fondamentali. Azionari mondiali e emerge che non c’è alcuna relazione statistica né nell’orizzonte di un mese né in quello di un anno, nel senso Loro prendono questo rischio e vedono quanto quello può spiegare il rendimento futuro. E praticamente non spiega niente. Questo vuol dire che ignorare la geopolitica è la scelta empiricamente corretta.

00:06:55,230 [Alain]

 Una precisa azione tipicamente calcolare questo rischio geopolitico si usa il Geopolitical Risk Index di Caldari e Jacovello. Jacoviello questo deve essere il titolo americano sicuro. Cazzo finalmente quasi un Rossi ed è costruito calcolando la frequenza di articoli che discutono di guerre. Quindi parliamo della presenza sui media di guerre, terrorismo, tensioni internazionali. Non so, potrebbe essere che è stato influenzato anche, o che sia peggiorato da quando c’è Facebook, no? Gli psicologi che lo frequentano. Ciao mamma, ciao ciao!

00:07:28,940 [Nicola]

 Comunque lo yearbook aggiunge una distensione cruciale. Ciò che conta davvero è quando la geopolitica si trasforma in uno shock economico su scala globale. La prima guerra mondiale, la seconda guerra mondiale, ma anche lo shock petrolifero degli anni 70, sono tre dei sei peggiori episodi per i mercati azionari globali dal 1900. Il caso del 1970 è particolarmente istruttivo perché nasce come un evento geopolitico. Forse sarebbe bello fare una puntata anche su di quelli, perché i danni che causano sono talvolta traumatici per secoli a venire. A quanto pare, ma anche tutta l’escalation che c’è stata in quegli anni, potremmo fare una puntata sugli anni 70 e basta. Parliamo di un sacco di cose che ci piacciono, i Bee Gees, perché si era arrivati a questo embargo dell’OPEC, ma insomma c’era arrivati per un motivo ben preciso. Poi è diventata una crisi economica, infatti lo yearbook sottolinea che il rischio economico ha storicamente pesato più di quello geopolitico.

00:08:32,890 [Nicola]

 Dei quattro maggiori bear market in tempo di pace, tre sono stati innescati da fattori economici puri. Il partner quindi non è semplicemente eventi cataclismatici, ma eventi geopolitici che hanno un impatto economico significativo sulle grandi nazioni. La domanda chiave non è ‘c’è una guerra?’, ma? Questa guerra sta cambiando il funzionamento dell’economia globale?

00:08:57,200 [Nicola]

 risulta molto molto attuale è incredibile che ansia c’è proprio un brividino ho sentito basta pensare appunto al fatto che con il Venezuela alla fine non se l’è cagata più nessuno invece adesso quindi la maggior parte delle volte la risposta è no e ignorare il rumore è la scelta giusta, mentre ci sono delle rare eccezioni quando il danno non viene dalla geopolitica in sé. dalla crisi economica che ne consegue.

00:09:27,710 [Vittorio]

 C’è un’altra cosa a cui stare attenti, una piccola, diciamo quasi una sottigliezza, cioè la regressione calcola l’impatto sull’azionario mondiale. Un conflitto. Ad esempio, devasta un mercato azionario del paese direttamente colpito, come appunto la Russia nella rivoluzione o la Germania posta dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma il calo viene diluito nella crescita nei mercati di rifugio, come lo erano gli Stati Uniti, che assorbono i capitali in fuga. La geopolitica quindi risulta neutrale sull’indice mondo, ma per l’investitore sbilanciato su un singolo paese, poi viene convolto nella guerra, il risultato può essere disastroso.

00:10:00,140 [Alain]

 Passiamo ora alle regole che sono tendenzialmente solide ma con cavilli, cioè hanno ceduto in circostanze specifiche ben riconoscibili. Ah, questa mi piace. Compra e tiri. Cioè, il tempo è tuo alleato. Anche detto Diamond Hands, Oddle e Cribbio. Ho dimenticato la fottuta password del broker.

00:10:20,140 [Alain]

 Allora, perché è diventato una massima?

00:10:22,420 [Nicola]

 Come CHDLFPDB. Potremmo farla diventare uno.

00:10:27,960 [Vittorio]

 Ma lo sai che?

00:10:29,569 [Nicola]

 che non c’è un acronimo figo meglio di lbgpq plus ah vabbè quello è vero.

00:10:38,410 [Vittorio]

 Ecco, arrivano le lettere.

00:10:39,470 [Alain]

 Adesso siamo fottuti. Comunque, l’investitore medio, perché è diventato importante questo concetto? Perché l’investitore medio sottoperforma parecchio il mercato, perché? Perché compra e vende nei momenti peggiori. Restare fermi, con i mani in tasca ben inchiodate, batte quasi sempre il market timing. È un po’ come la strategia vincente del PD: vince quando sta zitto, perde se apre bocca, la stessa roba, perfetto, perfetto.

00:11:06,390 [Alain]

 Ora, quando non ha funzionato? Il Nikkei ha toccato i 38. 957 punti, ma che precisi adesso non venite a rompere le banche il 29 dicembre 1989 ha impiegato solo 35 anni per tornare a quei livelli, altro che Odell. Il Nasdaq del 2000 ha richiesto 15 anni. Il buy and hold su singole azioni invece ha distrutto capitale in modo permanente su Kodak e Nokia. Alleman Brothers e tutta la pletora di aziende che sono cresciute e poi non sono mai più ritornate SpaceX Il report di UBS ricorda che nel 1900 l

00:11:48,100 [Vittorio]

‘80% del valore delle aziende quotate negli Stati Uniti era di industrie oggi piccole o praticamente estinte.

00:11:54,700 [Vittorio]

 sugli indici perché i perdenti vengono rimpianzati dai vincitori. Su una singola azione invece, oppure su un singolo settore o su un singolo mercato nazionale, semplicemente la regola non funziona. Purtroppo questa cosa non è chiarissima a tutti, anzi, in questo caso forse dovreste riascoltarvi la puntata sulla diversificazione. Poi c’è da fare un chiarimento importante. Gli indici usati nello ebook sono un bel mix di roba ponderata sul prezzo, l’azione, con il prezzo più alto ha un peso più alto, insomma lo stesso funzionamento del Dow Jones. Roba equa, weight, e dal 1957, cioè l’anno di creazione dello Standard Empirico 500, market cap weight. Sono sì indici, ma costruiti in maniera diversa e che quindi si muovono. Muovono in maniera diversa. Da un lato, questo può essere visto come un segnale di resilienza. Un insieme di azioni sufficientemente diversificato premia l’investitore. Al di là, dall’altro, invece potrebbe rendere meno robusta l’idea che mettere nello stesso dataset la crisi del 29 e quella del 2000 abbia senso.

00:12:50,880 [Nicola]

 Queste l’avete fatta apposta, lasciarla a me. Certo, l’abbiamo fatta apposta. Si chiama diversificazione geograficamente.

00:12:58,830 [Nicola]

 E guarda caso non è diventata una massima perché certi youtuber la pompano. Invece la giusta combinazione di asset non correlati riduce il rischio totale del portafoglio, senza sacrificarne il rendimento atteso. È la base matematica di Markowitz. Diversificazione è la sola free lunch. Questa diversificazione funziona funziona anche all’interno della medesima asset class. Aggiungendo azioni diverse al mio portafoglio, diminuisco il rischio idiosincratico e mantengo il rischio sistemico, quello che poi alla fine sono pagato per detenere. Lo yearbook offre una bella analisi sulla diversificazione geografica. Quindi analizziamo il periodo dal 1900 al 2023, perché io avevo la versione vecchia dello yearbook, quindi la mia si ferma nel 2023. Ma quello che ho visto io è che investendo in un’unica nazione mi porto a casa mediamente il 29,3% di deviazione standard. Aumentando il numero di nazioni, volatilità diminuisce fino ad arrivare al 17,4% se includo 21 nazioni e li peso in base alla loro capitalizzazione.

00:14:05,270 [Nicola]

 Mentre se uso il metodo ormai che conoscete tutti, quello Equal Weight, la volatilità scende meno. Ah! Divente 18,6%.

00:14:15,810 [Alain]

 Lo yearbook 2026 identifica quattro mercati in cui restare domestici ha prodotto uno Sharpe ratio migliore rispetto al diversificare globalmente. Dai, provate a indovinarli. Urlate lo squarciagola in palestra. Vado, vado, vado.

00:14:31,640 [Alain]

 Siete pronti? Vado, eh? Sì, vai. Cile, Messico, USA e Sudafrica. Io ammetto che ne ho azzeccato solo uno su quattro. Mi sono fatto il giochino da solo. Il Cielo Messico, ovviamente.

00:14:45,830 [Alain]

 Per un americano degli ultimi 15 anni, la diversificazione ha effettivamente avuto un costo, quasi il 4% per anno di rendimento in meno. E tra l’altro nelle crisi acute quelle recenti 2000 2008 covid le correlazioni tra tutti i mercati sono schizzate praticamente verso 1 quindi il drawdown dell’sp500 e quello di vt durante quelle crisi è stato Praticamente molto simile il drawdown, nonostante uno, appunto, l’SP500 sia solo USA e l’altro sia globale. Potremmo anche argomentare che una buona parte delle aziende dell’SP500 sia ormai multinazionale di natura globale. quindi sei diversificato dentro al mercato in pratica sì sei in un indice che è di sua natura ormai diversificato è impossibile non farlo Comunque questo beneficio della diversificazione geografica sembra scomparire per certi versi esattamente quando serve di più. Sempre lo yearbook segnala che la concentrazione del mercato USA è a livelli storici molto alti e che le correlazioni tra mercati sviluppati ed emergenti sono aumentate rispetto al passato.

00:15:50,790 [Alain]

 Quindi diversificare è diventato strutturalmente più difficile. O forse l’indice americano è già di suo diversificato geograficamente. Somma. Non è che puoi aggiungersi ulteriormente la diversificazione.

00:16:03,410 [Vittorio]

 Ah no? No, a quanto pare no.

00:16:05,170 [Nicola]

 No, ma se c’hai 8 . 000 azioni allora mi dici che no? No.

00:16:11,640 [Vittorio]

 ma guarda che la borsa ugandese può migliorare secondo me potrebbe dipende se fai equal weight Grazie.

00:16:19,620 [Vittorio]

 Comunque Tornando a parlare dei mercati emergenti un’altra regola è quella che i mercati emergenti offrono rendimenti extra. Questa regola è solida ma fino a un certo punto. dal 1900 al 2025, perché noi abbiamo letto quello più aggiornato, i mercati sviluppati hanno reso l’8 ,5% anno in dollari contro il 6%. virgola 9 per cento degli emergenti più rischio per meno rendimento eppure dal 1960 al 2025 la situazione si inverte emergenti al 10 ,9 per cento contro sviluppati al 9 ,6%. Praticamente 1 ,3% extra hanno che su decenni fa una differenza abbastanza significativa. Quindi la risposta dipende interamente dall’orizzonte temporale che abbiamo scelto. Poi c’è anche un’insidia statistica che il yearbook stesso evidenzia. Diversi paesi che oggi sono classificati come sviluppati, cioè ad esempio la Finlandia, il Giappone, Portogallo, la Spagna, ma anche gli Stati Uniti o la stessa Italia, un tempo sarebbero stati dei emergenti. Quindi il problema è che i vincitori migrano nel parere dei paesi sviluppati, gonfiando nei rendimenti storici e deprimendo quelli degli emergenti.

00:17:24,359 [Vittorio]

 E quindi questa statistica vale non così tanto, ecco, diciamo così.

00:17:28,290 [Nicola]

 Ma dagli tempi all’Italia, secondo me, i miei figli la vedranno come paese emergente. Comunque, sarebbe un risultato finale. Emergiamo, pollen angel dell’equity, comunque questa migrazione ci riporta alla memoria anche il nostro amato survivorship bias. Ad esempio, dovremmo considerare la Finlandia come un paese sviluppato anche quando era un emergente nei nostri backtest? La buona notizia è che se seguite la capitalizzazione di mercato di queste cose, ve ne potete fregare perché sistema già tutto lei. Tac! Ma anche guardando alla storia recente, gli emergenti portano rischi specifici che i numeri aggregati non catturano. La crisi delle tigre asiatiche del 1996, la Cina post-2021 con fondamentali solidi ma distrutti da decisioni politiche imprevedibili, la Russia nel 2022 con gli assi congelati e il mercato ormai chiuso, il Brasile in un ciclo apparentemente perpetuo di inflazione e crisi valutaria, e non nomino nemmeno

00:18:34,590 [Nicola]

 l’Argentina. Punto E. Ne vale la pena? Spesso sembra più una scommessa, e la domanda vera diventa: stai comprando crescita economica o rischio politico non remunerato?

00:18:46,030 [Alain]

 Ora le regole fragili, che hanno ceduto in modo ricorrente e prevedibile. Partiamo con i bond: proteggono nei momenti di crisi. Ah, lo so, lo so, lo so, l’asset sicuro. Perché è diventata una massima? Beh, in ogni recessione, dal 1980 al 2020, i bond governativi sono saliti mentre le azioni scendevano. Anni di fila, questa correlazione negativa ha tenuto e ha tenuto bene.

00:19:10,260 [Vittorio]

 E invece, ha ceduto, ad esempio nel caso dei TLT, cioè le TF sui Treasury a 20 anni, ha perso oltre il 35% nel 2022, più di molti indici azionari. I bond tedeschi hanno avuto rendimenti negativi per anni e storicamente nei periodi di inflazione alta, ma questo ci torniamo dopo. I bond hanno distrutto potere d’acquisto sistematicamente.

00:19:30,630 [Nicola]

 Quindi il nodo è che la protezione dei bond funziona in un regime specifico, quello con inflazione bassa, tassi magari in calo e banche centrali accomodanti. Quel regime è dominato effettivamente dal 1982 al 2022, per 40 anni. Però prima di quel periodo non era la norma. La memoria del mercato quindi è più corta.

00:19:51,800 [Vittorio]

 Quindi siamo arrivati all’altro punto, cioè che l’inflazione è il nemico degli obbligazionisti ma non degli azionisti. Qua cominciamo subito col polipo. Cioè questa è una regola molto conosciuta ed è quella che dice che l’inflazione fa pagare di più i cassettisti di bond piuttosto che appunto chi possiede delle azioni. Questo perché tecnicamente le azioni che fanno sono, producono oggetti o servizi, c’è l’inflazione, vabbè noi la indicizziamo al costo dell’inflazione, aumentiamo il prezzo, diminuiamo la quantità e stiamo a posto. però dice lo yearbook è che ridimensiona un po’ questa idea che le azioni funzionino da copertura contro l’inflazione. I dati mostrano che, in caso di inflazione alta e crescita bassa, le azioni hanno reso il meno 4,7 per cento, mentre le obbligazioni hanno reso il meno 8,6 per cento, nel scenario invece migliore, diciamo quello di inflazione bassa e crescita alta, le azioni hanno reso il 15,3 per cento, mentre le obbligazioni hanno reso l’8,5 per cento. Se nel caso ottimo e bond hanno un rendimento, diciamo più che discreto, in alta inflazione la situazione ben peggiore delle azioni.

00:20:52,170 [Vittorio]

 Nonostante questo, non è vero che in assoluto le azioni non siano un problema per gli investitori in cicli inflazionistici. In alcuni casi la situazione può essere tragica, come abbiamo parlato della stagflazione degli anni 70. In quel caso, l’S&P 500, in termini reali, ha perso circa il 50% del suo valore nel decennio. Lo stesso caso è quello del 2021. Il rialzo aggressivo dei tassi in risposta all’inflazione colpì duramente i titoli tech, ma in modo molto differenziato. Ad esempio, l’indice tecnologico nel complesso ha perso il 28-33%. Le Big Tech tra il 17% e il 46%, mentre le aziende di crescita non profittevoli e con flussi di cassa molto lontani nel tempo, subirono cali del 70 al 90% dai massimi. Certo, nel 2022 anche le obbligazioni hanno preso una bella scoppola, ma questo è un altro discorso. Insomma, le azioni proteggono da un’inflazione moderata.

00:21:39,030 [Nicola]

 E visto che abbiamo accennato a bond e inflazione, lo yearbook contiene un’informazione importante. Nei cento più anni analizzati, i bond lunghi hanno offerto, in media, l’1% all’anno in più di rendimento rispetto ai bond corti. I bond lunghi sono più rischiosi quando l’inflazione parte, perché perdono valore molto più velocemente. Ma l’1% di rendimento addizionale nel lungo periodo non è poco, ti offre anche un cuscinetto, appunto, per sopportare questa volatilità. La scelta, se volete farne una, è quindi relativa. La vostra aspettativa sull’inflazione futura e quanto questa si discosta da quello che il mercato sta già apprezzando. Il fatto, documentato nello yearbook, è che con i bond lunghi guadagnate molto di più spesso, prossima l’oro protegge dall’inflazione e chi non l’ha sentita, questa ragazzi anche mia no arrivava con loro.

00:22:30,310 [Alain]

 Soprattutto quello fisico, quello protegge benissimo. Assolutamente, la catenina. Ho sentito delle teorie molto interessanti di genere sulla questione catenine, ma sarà per un altro giorno. In che senso? Ma che cosa vuol dire? Che quanto pare era un sistema anche transazionale a tutela delle donne, che non avendo la gestione del patrimonio, potevano contare comunque sui gioielli. La gestione delle catenine e del battesimo. Esatto, però un tempo si stava forse un po’ di più, non lo so.

00:22:58,550 [Vittorio]

 Beh, un tempo si utilizzava alcuni anelli, vabbè, questo parliamo del 600, 500, eccetera. Quand’è facevi viaggi lunghi, tu praticamente avevi dei gioielli di basso valore, però qui questi si aprivano come uno scrignetto e dentro c’erano pietre oppure piccoli lingottini che servivano per pagare in caso di emergenza. Era tipo il fondo di emergenza antelittera.

00:23:16,790 [Alain]

 Invece adesso c’è il Revolut, ma tu pensa un po’, che tristezza.

00:23:21,570 [Alain]

 Dicono che andiamo avanti, progresso. Bohemette conosceva lì da uomo enorme.

00:23:28,570 [Alain]

 Beh, comunque, perché l’oro piace così tanto? Perché è un bene reale, palpabile, non replicabile, non stampabile. In un mondo di velute che perdono potere d’acquisto, l’oro dovrebbe essere un bene reale. essere il rifugio per eccellenza no quindi proteggere dall’inflazione purtroppo lo yearbook dice che nei 28 anni in cui l’inflazione ha superato il 3 per cento loro ha avuto rendimenti negativi in 13 di essi di quasi la metà delle volte Non è che sia proprio un edge inflattivo affidabile anno per anno. Nel lunghissimo periodo il prezzo finale reale dell’oro in dollari americani è cresciuto 5 ,2 volte dal 1900 con un rendimento reale annuo dell’1 ,3% ben al di sotto delle azioni.

00:24:09,980 [Vittorio]

 Il punto è che l’oro protegge dall’inflazione nel lunghissimo periodo, ma non quando ne è più bisogno, cioè anno per anno durante i periodi inflazionistici acuti. È un’assicurazione che non paga. il sinistro, diciamo, puntualmente. Et qui, peraltro, bisogna mettere pure l’indicazione nel naso dei dati. Fino all’abolizione di Bretton Woods nel 1971, c’è stato il pegging, cioè il valore dell’oro veniva deciso dalla legge. Tolto il vincolo d’oro, quest’ultimo ha iniziato a ballare come un folle per 15 anni, proprio durante la crisi inflattiva su cui si basano gran parte delle assunzioni che l’oro sia un inflation edge.

00:24:44,000 [Vittorio]

 Dobbiamo farla questa puntata sugli anni 70 anche sul pecking, che sembra una cosa oscena.

00:24:50,430 [Nicola]

 Invece, ora parliamo di azioni e obbligazioni e della loro correlazione o decorrelazione che quindi le porta ad essere bilanciate bene quando si guardano insieme. E questa è diventata una massima, perché dal 2000 al 2020 la correlazione negativa è stata quasi costruttiva, trazione bond. Questa proprietà è stata la base matematica di tutta la gestione patrimoniale moderna, talmente stabile da sembrare una legge fisica: azioni per la crescita, bond per la stabilità. Invece, poi è arrivato il 2022, che poi in realtà non è stata un’anomalia, ma è stato un ritorno alla norma storica, quello che vediamo nel libro di testo, dal 1900 al 1999, la correlazione tra azioni e bond è stata positiva praticamente in ogni nazione. L’unica eccezione è stata l’Austria. I vent’anni di correlazione negativa erano l’anomalia, non la regola. Lo yearbook del 2026 conferma che le correlazioni tra azioni e bond sono ritornate alla media storica e che la diversificazione, usando solo azioni e bond, è quindi più difficile da ottenere rispetto al passato recente.

00:25:56,830 [Nicola]

 Et qui io ci aggiungerei anche, anche che è abbastanza normale da pensare, perché se il bond ti può fare da assicurazione sulle azioni, è difficile che il bond ti paghi un premio. È come se tu compri un’assicurazione che poi il premio te lo paga a te. Quindi, verosimilmente, doveva essere un’anomalia.

00:26:15,900 [Alain]

 Tra l’altro, questa massima è forse tra le più pericolose della lista, no? Non perché ceda tanto spesso, che comunque sì, sostanzialmente l’abbiamo costruita su un’anomalia, ma piuttosto perché la gente ci ha costruito sopra interi sistemi di gestione del rischio. E quindi, quando cede, viene considerata una sorpresa, no?

00:26:32,840 [Nicola]

 Bonjour, non me l’aspettavo, anche se io qua vi lancio l’ultima curiosità, perché guardando lo yearbook mi è saltato all’occhio che in Italia la correlazione tra azioni e obbligazioni è sempre stata positiva, non c’è nemmeno stata l’anomalia, e non è nemmeno mai scesa sotto lo 0,02. Qualcuno qualche malpensante potrebbe pensare che questo sia dovuto al fatto che i BTP hanno una forte componente di rischio di credito. Ma noi sappiamo che sono solo malelingue e i influencer di YouTube che ci riempiono di video sui BTP hanno ragione tanto basta portarli a scadenza e poi non sono mai stati in crociera.

00:27:10,810 [Vittorio]

 Questi che pensano male infatti che schifo, allora aggiungendo un po’ di regolette random, così spaziamo una grande massima: ‘Compra basso e vendita, anche detta grazie al cazzo la regola grazie al cazzo si.

00:27:23,150 [Vittorio]

 In teoria, diciamo, sta regola è corretta. Il problema è che iniziare un investimento con un piano su quando, comunque, diciamo, con l’idea di vendere molto spesso ti prepara generalmente al fallimento. Perché, prima di tutto, introduce una mentalità da trader che è ben diversa, diciamo, dall’investire sul lungo periodo, come vorrebbero tutte le regole di un investitore da casa, diciamo così. In oltre, perché vendere dovrebbe essere fatto con parsimonia e legato ai propri obiettivi, necessità e non a quello che stanno facendo i prezzi sul mercato, al netto che poi non abbiamo le informazioni giuste. I costi commissionali diventano impattanti per strategie di questo tipo e bla bla bla. L’importante è che le occasioni in cui un asset è veramente sopravvalutato e voi siete in grado di accorgervene sono sporadiche e generalmente voi non le beccate mai.

00:28:07,140 [Nicola]

 E a me ancora ritorna in mente il Bitcoin, perché è assurdo questo tipo di roba che è un asset che non ha valore intrinseco, per cui è impossibile dire no quando è alto o quando è basso. Eppure leggi in giro quanti che dicono no, ma io lo compro qua perché è a sconto, oppure lo vendo perché ha raggiunto i massimi, ma i massimi di cosa?

00:28:31,160 [Alain]

 Mi piacciono tantissimo le pagine che trovi praticamente ogni giorno dove arriverà Bitcoin nel 2000, è un numero a cazzo.

00:28:42,620 [Alain]

 Comunque, ultimissima cosa, perché ogni regola nei mercati è destinata a fallire almeno una volta. Forse vi ricorderete questa frase: ‘Vediamo, vediamo chi si ricorda la stabilità. Mette i semi della follia. Se i mercati non crollassero mai, non sarebbero rischiosi. Se non fossero rischiosi, diventerebbero costosi. Quando sono costosi, la stabilità è destabilizzante. Avete trovato chi è? E Minsky ne avevamo parlato nella puntata delle bolle. Vi ricordate?

00:29:13,399 [Alain]

 Minsky. Dai, chiunque l’ha indovinato, bravi, bravi. I primi della classe, bravi. Vi manderemo il lecca-lecca. La volatilità, questo per dire che la volatilità è inevitabile, no? Proprio perché le persone diventano diventano vittime della stabilità. Se una regola inizia a funzionare per tanto tempo, sempre più persone la seguiranno, si accolleranno un rischio maggiore, pensando che rimarrà stabile. Questa stabilità, quando incomincia a vacillare, porterà alla sua rovina.

00:29:36,670 [Nicola]

 Tuttavia, anche questa regola ha la sua controregola. Nonostante veniamo da ormai due decenni, in quelle azioni, soprattutto quelle americane, hanno offerto i rendimenti ben superiori alla media storica, e anche di tanto, ci sono ancora tantissimi investitori innamorati dei conti deposito, dei prodotti a capitale garantito, dei BTP, nonostante l’Italia abbia vissuto dei periodi molto lunghi con l’inflazione alle stelle. E il debito pubblico e la politica dovranno continuare, no, no, tranquillo.

00:30:06,940 [Vittorio]

 Il fatto è che l’ottimismo e il pessimismo andranno sempre oltre, perché i limiti possono essere conosciuti solo una volta superati, e perché alla fine gli esseri umani sono un po’ stronzi. I picchi e i minimi sembrano sempre irrazionali col senno di poi, ma in tempo reale i mercati stanno semplicemente cercando di trovare ciò che le persone riescono a sopportare.

00:30:25,530 [Alain]

 Secondo me vale la pena però fare una discussione tra di noi al di là di quello che dice lo yearbook. Io, cioè, se le regole possono rompersi, come ci possiamo comportare per investire, avete un’idea?

00:30:37,280 [Nicola]

 Secondo me c’è solo un trucco semplicissimo: basta che Cacchio Nicola.

00:30:44,860 [Alain]

 Non ci avevo mai pensato. Fantastico, fantastico. Guarda, mi hai risolto un sacco di patemi. Vabbè, comunque, è il momento della posta del cuore. Potete contattarci tramite il form sul sito, fondere alle newsletter, perché vi ricordo che abbiamo una newsletter fantastica che vi manda tutti i link della puntata, tutte le risorse direttamente nella vostra cassella email, come se fossimo nel 1998. E voi potete cliccare sui link, si chiamano hyperlink, è una roba tecnologicissima. Oppure puoi entrare nel nostro subreddit e scrivere lì dove risponderemo noi, ma soprattutto la community di To Be To Fail che è molto attiva e molto presente. Lettera da Federico: Ciao, To Be To Fail! In questo anno, MX ho scoperto, tardi, ho 43 anni, ma non demoralizzarti, Federico, va bene, siamo lì. Il mondo della finanza personale e penso di essermi fatto una cultura di base riguardo agli investimenti, almeno il minimo per riconoscere grosse inefficienze di fondi o evitare grosse cagate di movimentazione del portafoglio.

00:31:45,860 [Alain]

 Non so bene come muovermi invece con le assicurazioni. Ciao, mi sembra di aver capito che vale la pena assicurarsi solo per eventi che altrimenti non si sarebbe in grado di affrontare. Distruzione della casa, morte con figli a carico, eccetera. E di non usare le assicurazioni invece per investire. Io personalmente mi sto chiedendo se un’assicurazione long term care sottoscritta ora possa permettermi di pianificare meglio e più serenamente la fase di decumulo in vecchiaia. Ma sto trovando il mondo delle assicurazioni molto più difficile da comprendere di quello degli investimenti. Come faccio a distinguere un’assicurazione pessima da una buona? Leggendo sui siti e fogli illustrativi, sento lo stesso olexo di costi di intermediazione elevati e discreta opacità tipici dei prodotti bancari. Sarebbe utile qualche dritta da parte vostra sulle cose base a cui fare attenzione. Grazie.

00:32:33,850 [Vittorio]

 Allora Federico. Noi abbiamo parlato di questo tema in una delle prime puntate del podcast, mi sembra sia la puntata 20, poi insomma, qui abbiamo l’esperto degli esperti che è Nicola, quindi sicuramente ti saprà dire qualcosa di in generale hai capito il punto centrale per la ricerca, però da capire cosa vuoi proteggere, cioè la salute, la premorienza, il fatto che vuoi proteggere il futuro dei tuoi figli nel caso ti subiscono. un infortunio oppure dei beni che hai che ne so la casa eventuali cose cataclismatiche oppure vuoi fare assicurazioni per costi ingenti che potresti avere in futuro, che ne so, coprirti dalle cause civili, che ne so, oppure dall’assicurazione sanitaria. Prima dovresti mettere queste cose su carta, poi magari ti fissi un budget che è a disposizione. incominci a fare le tue ricerche io do due consigli il primo è quando hai capito tutte queste fattori qua ti vai a fare una serie di preventivi oppure vai a informarti su is siti delle assicurazioni, ti prendi le informative, i kid, li butti su una AI dotata di un minimo di senso, quindi cloud.

00:33:34,840 [Vittorio]

 Magari ti fai fare delle tabelle ripilogative, fai una serie di domande e cerchi di capire più o meno quella che si avvicina alle tue esigenze e poi te la studi per bene, per affari tuoi. Il secondo consiglio è che, se non hai la possibilità, è spesso meglio rivolgersi agli agenti assicurativi che si chiamano plurimandatari, cioè hanno plurimandati da diverse assicurazioni. In caso siano abbastanza onesti, diciamo, ti propongono la soluzione effettivamente migliore su di te e spesso hanno accesso a dei prodotti che non ci sono sul mercato, diciamo, che ne so come, non li trovi online.

00:34:04,470 [Alain]

 Io…. Sull’agente plurimandatario mi sembra mio cognato agente immobiliare, non lo so, non ho esperienze dirette. Boh. Quello che ti direi invece è che oltre a guardare cosa puoi coprire da te e cosa no, che è il fattore che hai identificato tu, secondo me dovresti analizzare anche qual è la probabilità dell’evento che copri, perché tendenzialmente vuoi proteggerti da eventi improbabili che non puoi coprire da solo. Sono due le condizioni, non è una sola, per dire in altri termini devi coprirti dalla sfiga. Cioè morire a 40 anni con famiglia a carico è sfiga. Ti si rompe il cellulare entro i tre anni non è sfiga, cioè è probabile. Il motore di un aereo cade sulla tua casa ? Sfiga. Divento vecchio e non autosufficiente ? Non è sfida, è probabile.

00:34:53,040 [Alain]

 Quindi a livello globale, tra l’altro, le statistiche dicono che più della metà delle persone che raggiungono i 65 anni avrà bisogno di una qualche forma di long term care prima di morire. È proprio più della metà della gente, di sicuro non è sfiga, è una cosa che succederà a gran parte di noi. Nei casi in cui l’evento è probabile, purtroppo sei costretto a coprirti da solo, perché l’assicurazione ti aggiunge dei costi in più. Ok, sono comunque aziende for profit. Dirai, a volte non ti bastano i soldi per coprirti, e da qualche decennio, cioè da qualche decennio a questa parte, se ne è fatto carico lo Stato per coprire tutti da questo scenario della long term care, con il welfare statale. Anche questa volta però non è una norma, è un’eccezione storica. In altri periodi, ed è possibile che succeda così in futuro, ed è già così in gran parte del mondo, se hai bisogno di long term care e non hai i soldi crepi e basta. Quindi il mio consiglio è di adottare un approccio che adotto io su questa cosa. È cercare di fare la pace col concetto di morte che secondo me è un investimento assolutamente sottovalutato.

00:35:57,670 [Nicola]

 Infatti, è un punto molto importante quello di capire che la probabilità deve essere molto bassa dell’evento che vai ad assicurare, perché altrimenti, come dice Alain, le compagnie assicurative sono compagnie for profit e quindi più cresce quella probabilità, più l’assicurazione ti fa pagare un premio alto. Un premio diventa insostenibile. Pensa a quelli che sono in quel posto in Sicilia dove sta franando tutto. Se si fanno l’assicurazione sulla casa, adesso costa l’assicurazione e costa più della casa. Assicurare una barca che passa dallo stretto di Hopitz oggi costa il 5% del valore di tutta la barca. Normalmente te l’assicurano per lo 0,2, lo 0,25, ma cambia parecchio. Questa cosa e poi c’è anche il fatto che commercialmente, ovviamente, nel Nessuno ti offrirà mai una polizza con un premio che nessuno può sostenere.

00:36:59,720 [Nicola]

 Per cui il rischio è che magari tu guardi certe long term care che hanno un premio ragionevole o basso, ma è ragionevole o basso perché le scrittine piccoline della polizza ti dicono quello che effettivamente copre quella polizza e quello che non copre la polizza. E qui diventa ancora più complicata la situazione, perché poi tu devi essere sicuro, devi avere almeno un figlio che vorrà farla valere quella polizza lì, perché se tu hai bisogno della Hunter, che molto probabilmente non riesci a andare a discutere con l’assicuratore multimandatario da target, te l’ha venduta, però dall’altro lato mi è anche venuto in mente che, se diventi rincoglionito, hai voglia di usare i tuoi risparmi, perché molto probabilmente non ti ricordi più nemmeno il pin della banca, per cui probabilmente la soluzione del crepare non era male.

00:37:56,400 [Nicola]

 Passiamo alle cazzabubbole? Io mi sono scritto un mezzo rant per questa puntata, però in tema con la puntata. Noto che su Reddito, anche a volte nei commenti delle puntate, c’è sempre quello che arriva e dice: ‘Ma chi mi assicura che questa strategia funzionerà?’ Ache tra 30 anni, nessuno figlio mio, cioè nel senso stiamo parlando di premi a rischio, è fantastica no? Questa cosa come la mettono? No, perché poi ci assicura chi te la dà, quella sicurezza lì, cioè se tu ci pensi bene, manco il conto deposito è certo. Perché la banca può fallire, lo Stato non trova un’altra banca che compra quella banca, lo Stato ti dà la garanzia, ma magari lo Stato fallisce. Cosa ne sai? Non esiste. La garanzia, ma è quello che mi fa ancora più andare fuori di testa. È che noi, io, non lo so nemmeno più fermatemi, se uso il singolare o il plurale, non vi stiamo vendendo niente. Ciao, non è che se io ti dico c’è questa strategia, ti sto dicendo fallo.

00:39:01,730 [Nicola]

 Io ti sto dando una curiosità. Ti sto dando uno spunto, poi sta a te andare e informarti su queste cose. Invece c’è tanta gente che no, non ti basta, devi avere la puntata tradotta, devi avere lo spiegone. Abbiamo tre blog. Tutte le sante puntate, diciamo quali sono i blog sei andato a leggerlo? No. Perché è difficile.

00:39:29,690 [Nicola]

 cioè nemmeno ti dico vabbè devi fare una ricerca devi andare su google non sai come cercare no c’è scritto cioè ci sono queste informazioni aggiuntive e tra l’altro ultima precisazione non vi stiamo vendendo nulla e uno può dire vabbè però la pubblicità il clout che avete con l’odio non stiamo nemmeno massimizzando quello perché se volessimo massimizzare l’audience faremmo come tutti gli altri faremmo una bella puntata quando esce il nuovo BTP in cui vi spieghiamo qual è il rendimento del nuovo BTP, oppure la puntata su qual è il conto deposito che paga di più. Invece queste cose, non è che siamo scemi e non sappiamo gli argomenti che funzionano per la massa. Anche se posso dire questo. Nella prossima puntata parleremo di incertezza, comunque. Invece, io parlando di drogati e di gente che quindi si è fumata il cervello, ho guardato il documentario su Netflix dei Red Hot Chili Peppers.

00:40:33,890 [Nicola]

 Eccolo, è una bomba. A me è piaciuto parecchio, ma secondo me è anche a me è piaciuto tanto, perché io i Red Hot Chili Peppers ho cominciato a conoscerli, diciamo, dopo quando Jack Frusciante è entrato nel gruppo. Automaticamente, secondo me, le persone si fanno, almeno io mi ero fatto l’idea che quella cosa lì fosse quella cosa lì, che ci sia un destino, che ci sia una Una ragione. In realtà, il documentario spiega benissimo come loro siano andati ad avere un sacco di casualità. Casualità in come si sono trovati, casualità in come la band è nata, casualità in come sono andati avanti.

00:41:20,620 [Vittorio]

 Sopravvissuti a loro stessi.

00:41:22,210 [Nicola]

 E poi, tante volte, anche come per vedere i risultati di certe cose ci vuole molto molto tempo. Non è che loro si sono trovati lì, e il giorno dopo scritto qualcosa, mentre invece, come una menzione honoraria, c’è un altro documentario che ho visto su Netflix, che è quello sulla manofera, bellissimo. Lo voglio vedere, e a me ha fatto morire perché c’è un punto in cui il documentarista non ricordo più come si chiama. Segue questo influencer inglese che però aveva anche un’agenzia di modelle di OnlyFans, e in quel momento lì lui era lì con una di queste modelle. E tu la vedi, cioè una modella di OnlyFans piccolina, e lei sta lì per tipo 30 secondi, e poi inizia a parlare. Ma inizia a parlare come tipo uno scaricatore di porto di Liverpool, ovviamente. Questa roba la capite se lo se se lo ascoltate in inglese, perché se lo ascoltate in italiano, ve la perdete tutta. Ma è lì dove tutti quei ricordi che mi sono venuti in mente quando andavi in vacanza, tipo a 20 anni, e vedevi ste ragazze, e poi ti parlavano che sembrava, non lo so, un personaggio delle borgate di Roma.

00:42:38,870 [Vittorio]

 Quella finezza lì, invece, io ormai non ho più una vita sociale, quindi non riesco a fare niente tranne stampare le mie cose sulla stampante 3D, come un maniaco ossessivo. L’unica cosa che mi sono goduto recentemente è la seconda stagione della serie di One Piece. Lo so io, però, ho letto il fumetto da quando avevo 15 o 16 anni, quindi mi ricordo che proprio era sconosciuto e me l’ero preso e avevo cominciato a leggerlo. La prima stagione, sinceramente, a me era piaciuta, però c’aveva alcune cose un po’ stramboide. Non funzionava c’erano alcune cose che mancavano. La seconda è decisamente meglio, è più fedele al manga. C’è veramente una ricerca dei personaggi hanno fatto un casting veramente mostruoso. Se voi conoscete una persona che non ha pianto all’episodio 7, sappiate che è un pazzo maniaco e vi ucciderà, quindi abbandonatela. Dico solo questo.

00:43:29,985 [Alain]

 L’episodio 7 è quello in cui si scopre che l’uomo di gomma si allunga tutto tranne quello a cui avevamo pensato tutti, vero? Non ti spoilererò la cosa.

00:43:41,190 [Alain]

 Comunque, in qualche calzabubola dovresti consigliarci la tua stampante. Io invece vi consiglio Last Week Tonight con John Oliver, se l’avete mai seguito. Lui è britannico, ma sta negli USA da un sacco di tempo per HBO. Questo show settimanale in cui parla di attualità, è uno show comico però parecchio informativo, molto ben documentato, un po’ di parte, ma sti cazzi alla fine è tutto prezzato dal mercato, no? Va beh, cerca di no, va beh, dai è sul progressista ci sta ha un suo orientamento politico chiaro. Lui chiaro che non è quell’orientamento politico del tipo ‘io ti parlo, non ti ascolto, vaffanculo, maga però ha un suo orientamento politico, magari a qualche persona dà fastidio. Io lo metto davanti a me, è simpatico. Ho lo stesso orientamento, quindi si cazzi. Comunque è difficile darli torto, perché la ricerca comunque la fanno bene le argomentazioni. Cazzo, cazzo, dall’altra parte c’è il piccione che gioca a scacchi. Quindi è difficile avere le commentazioni peggiori di quello là.

00:44:42,880 [Alain]

 Comunque, magari nei link vi lasciamo una puntata quella sullo smantellamento di USAID che è assolutamente dell’ Assurdo è qualcosa di propriosto. E così io rimango sempre un po’ depresso dopo le sue puntate, negli ultimi due anni. Prima mi divertivo un sacco.

00:45:01,950 [Nicola]

 E poi aspetta, e poi sono gratis su YouTube adesso.

00:45:05,350 [Alain]

 Tutto gratis fino a qualche tempo fa le pubblicavavano con un ritardo di un mese, ma adesso ce le hanno tutte gratis sul canale YouTube e con questo vi salutiamo.

00:45:14,270 [Vittorio]

 Vi ricordiamo di consigliarci agli amici. Potete fare una donazione se volete sostenerci. Nonostante i rant di Nicola nei vostri confronti, cosa che io e Alain abbiamo ascoltato, ma come potete notare, non abbiamo detto ‘hai ragione nonostante insomma. Comunque potete comprare anche il nostro penchant, cliccare sui nostri link affiliati. Ciao ciao! Ciao! Tschüss!