Total portfolio approach. Se non ti viene voglia di ascoltare la puntata con un titolo del genere non so cosa dire. È praticamente il Red Hot Chili Peppers della finanza, il più figo, il più cool. 

I consigli di oggi:
Nicola: 1929 di Andrew Ross Sorkin
Vittorio: Il falso profeta (Netflix)
Alain: Detto Fatto di David Allen

🎺 LA PROMO

Se vuoi avere il broker dei bimbi grandi, dai una occhiata ad Interactive Brokers. Non che abbia bisogno delle nostre presentazioni, ma col nostro codice ottieni una azione in regalo!

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TL;DR

  • L’importanza di unire attacco e difesa: Come in una squadra di calcio, per far crescere il capitale non basta “segnare” (generare rendimenti con l’azionario), ma è fondamentale avere un buon “portiere” per mitigare le perdite durante i periodi negativi. I dati storici dimostrano che i rendimenti composti sono determinati in gran parte dai pochi mesi di estremi rialzi o ribassi.
  • I falsi miti della diversificazione tradizionale: Il classico portafoglio 60/40 viene venduto come diversificato, ma in realtà il 90% del suo rischio deriva dall’azionario. Spesso si usano finti diversificatori, come i bond corporate (che crollano insieme alle azioni durante le crisi) o la liquidità, che sembra sicura ma viene in realtà erosa dall’inflazione.
  • Il Total Portfolio Approach (TPA): Questo approccio, usato da grandi istituzioni, propone di smettere di dividere gli investimenti in rigidi “compartimenti stagni” legati a singoli obiettivi di vita. Invita a considerare il patrimonio come un organismo unico, guardando ai reali fattori di rischio (azionario, tassi di interesse, liquidità, materie prime, credito) contenuti negli asset, anziché alle loro etichette.
  • Il potere degli asset decorrelati: Inserire in portafoglio asset come bond governativi lunghi, oro e managed futures, pur essendo volatili singolarmente, riduce drasticamente i crolli del portafoglio totale. Un portafoglio diviso in 4 parti uguali tra questi asset e azioni ha dimostrato di dimezzare la volatilità e tagliare i crolli massimi a un terzo rispetto a un 100% azionario, rinunciando a una minima percentuale di rendimento.
  • La gestione del Fondo Pensione: Usare il fondo pensione per investire solo in obbligazioni a lungo termine è una strategia valida sulla carta, ma ha il forte limite dell’illiquidità, che impedisce i ribilanciamenti tattici. Per questo i conduttori consigliano di massimizzare la quota azionaria al suo interno, sfruttando anche i vantaggi fiscali ed evitando la tentazione di vendere nei momenti di panico.
  • I consigli della settimana (“Cazzabubbole”): Sono stati raccomandati il libro 1929 di Andrew Ross Sorkin, il documentario sulle sette religiose Il falso profeta (Netflix), e il manuale di produttività Getting Things Done di David Allen.

Lezioni principali da trarne:

  1. Tu non sei una statistica (Ergodicità): La finanza tradizionale si basa sui rendimenti medi di lungo periodo, ma nel mondo reale, se subisci un crollo del portafoglio proprio quando hai bisogno di liquidità per un imprevisto, la “media” non ha più importanza. Per questo motivo è fondamentale focalizzarsi sulla mitigazione delle perdite.
  2. La vera stabilità richiede volatilità: L’idea di eliminare la volatilità investendo solo in asset “sicuri” (come la liquidità) ti fa rinunciare ai rialzi. La stabilità reale di un portafoglio non si ottiene eliminando il rischio, ma diversificando la volatilità. Un asset molto volatile ma che si muove in direzione contraria al resto del portafoglio è molto più utile di un asset “tranquillo” che si muove in sincronia con le azioni.
  3. Ottimizza il “sistema esterno” per la tua mente: Come insegna il libro Getting Things Done, il cervello non è fatto per immagazzinare impegni e compiti, ma per elaborare idee. Costruire un sistema o usare un’app per segnare tutte le cose da fare libera la mente e riduce drasticamente lo stress quotidiano.

Trascrizione

00:00:02,970 [Vittorio]

In questa puntata di Too Big to Fail parliamo del Total Portfolio Approach, cioè a guardare gli investimenti senza fare compartimenti stagni. Ci fanno una domanda sui fondi pensione e consigliamo documentari sui mormoni.

00:00:15,880 [Nicola]

Quello che funziona proprio sempre è parlare di too big to fail. Si ottengono float, promozioni, sconti sul prezzo della benzina e favori politici. Quindi parlate di too big to fail in giro, che fa bene a voi e fa bene al podcast.

00:00:33,990 [Pizzul]

Amsterdam 29 giugno 2000, 60.000 olandesi vestiti d’arancione in mezzo a quel casino, un ragazzo di Padova col numero 12 che non doveva neanche giocare. Zambròta si fa cacciare all’inizio partita. Al trentottesimo minuto rigore per l’Olanda, calcio a De Boer. Tolto Para, continua così per tutta la partita. Tolto Para tutto e il muro Cannavaro, Nesta, Maldini, Giuliano non fa passare niente. Soprattutto gli olandesi non passano con i rigori. Al sessantaduesimo l’arbitro ne fischia un altro e…

00:01:03,480 [Pizzul]

Kluivert lo stampa sul palo, zero a zero dopo novanta minuti, zero a zero dopo centoventi, e allora rigori, e allora di nuovo Toldo contro De Boer, e di nuovo Toldo para, poi tocca a Stampe, la porta è stregata, il roccioso difensore spara in tribuna. Poi Totti fa il Totti, rigore con il ticchettio da gelare il sangue ma Van der Sar non può nulla. E allora Toldo fa il Toldo sulla piazzola va l’ultimo olandese Bosman, Toldo para e l’Italia è in finale. In dieci per un’ora e mezza dentro uno stadio che voleva mangiare vivi, gli Azzurri non prendono un gol.

00:01:33,950 [Vittorio]

Ecco, questo è un meraviglioso esempio di quello che sosteniamo in questo podcast. L’obiettivo è vincere la partita, ma questo si può ottenere solo facendo due cose contemporaneamente: impedire gol e segnare i gol. L’Olanda ha dominato il gioco, ha tempestato la porta italiana di tiri, ma un portiere solido e una difesa incredibile hanno trasformato quello che sarebbe potuto essere un netto dominio in una storica semifinale. Questo è esattamente l’obiettivo dell’amitizzazione esplicita delle perdite, ovvero dei drawdown in un portafoglio di investimento. Fornire convulsità e protezione nei momenti più difficili, consentendo l’esplorazione di opportunità al rialzo che portano ai gol decisivi.

00:02:08,650 [Nicola]

Ci sarebbe un grafico molto bello per spiegare questa cosa, un’immagine che vale mille parole, ma visto che siamo un podcast, vi beccate le mille parole. Pensate alla heat map di un campo di calcio. La palla passa la maggior parte del tempo nelle zone centrali del campo, in zone che difficilmente poi determinano il risultato della partita. I gol determinano la vittoria e arrivano tipicamente da zone in cui la palla passa poco tempo.

00:02:33,380 [Alain]

Prendete una partita che finisce 1-0. La hitmap vi dice per ogni unità di tempo dove è stata la palla nel campo. Visivamente la distribuzione è tipo una serie di cerchi concentrici che parte dal centro del campo. Immaginate ora di dividere la partita in intervalli di cinque minuti e dire quali intervalli spiegano il risultato finale. Siccome la partita è finita 1-0, avrete un unico intervallo, quello del goal, che spiega il 100% del risultato. Un diciottesimo del tempo della partita spiega il 100%. Diciassette decimoteimi invece sono inutili.

00:03:04,600 [Alain]

In questo modo vi abbiamo anche spiegato perché per farvi piacere il calcio dovete prendere la pillola di Macho Capatongo per ridurre le vostre capacità cerebrali del 95%. 98! E con questo non si scava il dito!

00:03:16,330 [Nicola]

Ma anche cantavo bene.

00:03:20,109 [Alain]

Tra l’altro, se vogliamo fare gli avvocati del diavolo, stiamo assumendo che gli intervalli in cui abbiamo diviso la partita siano indipendenti tra loro. Poi questo non è vero, no? Basta pensare ad un cartellino rosso nel primo intervallo. Ovviamente ha un impatto sul resto degli intervalli. Ma facciamo finta di niente perché rimane la sostanza, cioè il calcio è noioso.

00:03:38,740 [Nicola]

Comunque i più attenti di voi magari stanno pensando, ma come? Una puntata fa ci avete parlato dell’importanza degli expected goals e oggi guardate solo al risultato finale? Il fatto è che se voi avete il vostro bel portafoglio 100% azionario e vi crolla la casa mentre il mercato fa meno 40%, non potete pagare l’affitto col rendimento medio degli ultimi 40 anni del mercato. Vedere il mondo in termini probabilistici è una cosa buona e giusta, ma come diceva Forrest Gump, shit happens.

00:04:10,050 [Alain]

ma tra l’altro c’è anche correlazione nota tra questi scenari, nel senso il meno quaranta percento azionario è assai probabile che sia correlato a una difficoltà nel trovare un nuovo lavoro, ad esempio. O magari altri anche altri casi.

00:04:23,340 [Vittorio]

col carrello della casa

00:04:24,180 [Alain]

Bravo, il crollo della casa perché sono arrivati a portartela via perché non hanno più da mangiare. Quindi ben venga a pensarci. Comdex Strategies nel suo aggiornamento di marzo del 2026 apprese i rendimenti mensili delle S&P 500 negli ultimi 40 anni, da marzo 1986 a febbraio 2026, per dimostrare che la crescita composta del capitale, il famoso CAGR, è dovuta soprattutto agli estremi. I dieci mesi peggiori nella loro analisi riescono da soli a spiegare il 40% del risultato finale, ovviamente in negativo in questo caso, mentre i dieci mesi migliori contribuiscono per il 31%.

00:05:01,250 [Alain]

Tutto il resto, ben 460 mesi di onesta attività sudata e paziente, incide per quel restante 29%. In pratica, meno del 4% del tempo decide i tuoi terzi del tuo destino finanziario. Come dire, non serve a nulla dominare il centro del campo se non hai un portiere che para quei dieci tiri decisivi o un attaccante che segna nei dieci momenti che contano. E così mi bruciate il mito dicendo “però Gattuso”, però cazzo.

00:05:28,600 [Nicola]

Il primo pensiero che viene in mente all’investitore della domenica, cioè quello che legge Italia Personal Finance, quando sente queste cose è: “Ma che cazzo è un percentile?” Però scusate, impossibile, perché non abbiamo mai menzionato la parola percentile. No, quello che gli viene in mente è: basta fare market timing, seguito i dieci mesi peggiori, ottengo un risultato enorme. E ovviamente questo è impossibile. La soluzione reale è quella di limitare il più possibile quelle perdite, lasciandosi aperta la possibilità di ottenere guadagni nei periodi migliori.

00:06:01,110 [Alain]

la vicenda Stafford Beer, che non è come si potrebbe invece pensare, uno che fa la birra. È un peccato. Eh invece è il padre della cibernetica manageriale, che io manco sapevo che esistesse sta roba qua, eh. Cioè, infatti mi è arrivato lo chat GPT su Stafford Beer e ho detto “ma chi cazzo è questo?”. E invece esiste davvero, e cioè la cibernetica manageriale.

00:06:23,610 [Vittorio]

che sembrava un nome

00:06:24,890 [Alain]

Esatto

00:06:25,670 [Alain]

E a quanto pare questo qua diceva lo scopo di un sistema è ciò che fa, non ciò che promette, non ciò che dovrebbe fare sulla carta, ciò che effettivamente fa. Ora, non calatelo in politica, sennò diventate volgari. Per molti di noi, l’obiettivo è far crescere il proprio patrimonio, no? Nel tempo, attraverso la capitalizzazione composta e tutte le belle cose che abbiamo visto da padre ricco padre povero. Non è per tutti però, eh. C’è anche chi risparmia per comprarsi una casa, per le emergenze, va benissimo. C’è anche chi risparmia per imitare Bello Figo. Per molti altri, l’obiettivo è quello di far crescere il portafoglio.

00:07:00,630 [Alain]

Peccato che spesso il portafoglio che ci viene venduto o che ci costruiamo da soli, no, coi copia e incolla da subreddit vari, quelli diversi da To Be Fail, non sia allineato con quell’obiettivo. Cioè lo scopo del sistema è ciò che fa, non ciò che pensiamo che faccia. E ciò che fa quel copia e incolla o quel portafoglio che ci hanno venduto, tante volte, non è quello che speriamo.

00:07:22,500 [Nicola]

Un portafoglio di sole azioni e bond, il classico 60/40, viene venduto come diversificato. Quando la maggior parte, e per maggior parte intendiamo il 90% del rischio, viene tutto da una componente, cioè l’azionario. È una squadra di calcio che pensa di avere una difesa e poi si trova con Frasi, Milanese, Colonnese, Galante, perché se li ricordo.

00:07:46,130 [Alain]

calante dai non era male

00:07:48,020 [Nicola]

Quindi, ma insomma. Pur avendo centrato l’asset migliore del mondo in quel periodo, fallisce nell’obiettivo. Vabbè, tralasciamo i motivi circostanziali. Concentriamoci su quello che è importante. Oltre all’attacco, hai bisogno della difesa.

00:08:02,790 [Vittorio]

Va bene, allora mo’ guardiamo il portafoglio 100% azionario, in quanto un portafoglio di sole azioni ti dà un’esperienza abbastanza ingannevole. Per la maggior parte del tempo ti senti tranquillo perché la volatilità che osservi è bassa, diciamo un 5% secondo la media storica. Poi arriva la crisi e improvvisamente ti ritrovi con il 40% di volatilità, come tipo guidare a 50 all’ora per un paio di mesi e poi sbattere contro un muro a 200 perché hai deciso di dare un’accelerata. Il numero medio rimane lo stesso, ma l’esperienza fatta è di lunghi periodi di calma e brevi momenti di panico.

00:08:31,630 [Vittorio]

Nel caso invece di un portafoglio diversificato, che usa anche altri strumenti per la difesa, non solo bond e cash, invece c’è una volatilità più costante, vicina a quella considerata media per un portafoglio 100% azionario, diciamo il 17%. Non hai quei lunghi periodi di calma apparente. Tutti i mesi più o meno la volatilità che vivi è quel 17%. Ed ecco il paradosso psicologico. Siccome il portafoglio azionario mostra per lunghi periodi solo il 5% di volatilità, quando guardi il portafoglio diversificato che balla al 17% ogni mese, ti sembra peggiore.

00:09:02,820 [Vittorio]

Stai confrontando il 17% costante con il 5% che hai appena sperimentato nel recente passato, non con il 17% reale di lungo periodo. Quello che include ad esempio le crisi del 2000 o del 2008. Questo è ciò che lo rende più difficile da tenere. Psicologicamente ti sembra di stare andando peggio, anche se in realtà stai gestendo lo stesso rischio però in maniera più uniforme. Vi ricordate insomma la regola che avevamo detto nella puntata in cui Dio è stato licenziato come gestore dei fondi attivi? Vi stiamo rendendo chiaro il motivo per cui i portafogli diversificati performano meglio.

00:09:32,940 [Nicola]

I problemi non finiscono qui. Il portafoglio diversificato è pieno di asset che se guardati singolarmente hanno lo stesso profilo di volatilità delle azioni, ovvero 5% di volatilità in periodi buoni, 40% nei periodi da incubo. Però, siccome avete scelto degli asset decorrelati, la probabilità che uno di essi sia nel periodo buio sale enormemente. Vi troverete molto più spesso a sentire uno su YouTube che non ha capito nulla di finanza che ride perché l’asset X che voi avete inserito per difendetevi è sotto del 30%.

00:10:08,080 [Nicola]

cento. Lui non capisce che questa è una feature del portafoglio, ma voi girano le scatole ugualmente. A nessuno fa piacere vedere una parte dei propri risparmi perdere un terzo del valore. Ma è proprio l’uso di asset ad alta volatilità che diminuisce i drawdown, quelli che uccidono la capitalizzazione composta, all’interno di tutto il vostro portafoglio diversificato.

00:10:29,930 [Pizzul]

Rimanere fedeli a questa mentalità richiede vigilanza, umiltà, perseveranza. Offre anche qualcosa di raro nel nostro settore: la possibilità di un vero allineamento tra capitale e scopo.

00:10:42,430 [Alain]

Cacchio, non sapevo che Bruno Pizzul avesse detto sta roba. Allora vedi cosa si scopre. E qui arriviamo al difetto fondamentale della consulenza finanziaria. Non esiste un benchmark serio, nessun incentivo concreto neanche che spinga a massimizzare la crescita reale del capitale nel tempo. Che poi parliamoci chiaro, dovrebbe essere l’obiettivo numero uno di chi ti gestisce i soldi, ma ovviamente non lo è. Perché il numero uno ci sono le commissioni da intascare. E al numero due c’è la partita di pallone, di cui al punto zero.

00:11:12,860 [Alain]

Ma torniamo al nostro portafoglio diversificato. Perché ci sono diversificatori veri e diversificatori farlocchi. Citiamone uno: i bond corporate. Sono tra i falsi diversificatori più famosi. Quando le cose vanno male, crollano insieme alle azioni, perché sono esposti allo stesso rischio di credito, no? Sono le stesse entità che emettono. Lo abbiamo visto nel 2008, nel 2020, proprio quando serve la diversificazione, non c’è. Oppure la liquidità e i conti deposito sono un altro finto diversificatore. Ti sembra tutto tranquillo perché il numero sul conto non scende. Ma l’inflazione in realtà ti sta mangiando il potere di acquisto senza che tu te ne accorga.

00:11:48,030 [Alain]

e per difendersi dall’inflazione o per avere soldi disponibili subito, ci sono obiettivamente soluzioni più intelligenti.

00:11:54,750 [Nicola]

L’uso di strumenti che singolarmente hanno bassa volatilità non riduce necessariamente la volatilità del portafoglio. Se l’inflazione schizza del 10% in un anno, la vostra allocazione in cash perde il 10%, anche se voi pensate che abbia volatilità zero. E quello che è peggio è che quell’investimento ci impiegherà decadi o forse addirittura mai a recuperare quello shock. L’intera premessa delle strategie di investimento tradizionali, il mix di azioni, bond e liquidità, al massimo guarda una spruzzata d’oro, proprio come il macellaio che fa l’asciugatura.

00:12:29,900 [Alain]

d’oro extravergine d’oliva

00:12:31,790 [Nicola]

Ah, è giusto, il pepe sulla sulla pasta. È quella di mitigare il rischio andando piano, ovvero tenendo il capitale lontano dalle opportunità più aggressive. Il concetto principale di diversificazione per il classico consulente è quello di caricare capitale in strategie che fungono da zavorra, il cash o i bond a bassa duration, sperando che rinunciando al rialzo, probabilmente non si andrà a schiantarsi. Questo è l’intero scopo del 90% della consulenza finanziaria: rinunciare esplicitamente al rialzo per ridurre probabilisticamente il ribasso.

00:13:09,370 [Nicola]

Una ricetta chiara per ottenere rendimenti negativamente asimmetrici.

00:13:13,830 [Vittorio]

Oltre ai complimenti a Nicola per questo scioglilingua che abbiamo scritto, uno degli esempi più classici è il 60-40 nel 2022. Se guardiamo i rendimenti in termini reali, al bottom del mercato nel dicembre del 22, il valore del 60-40 per un investitore europeo era lo stesso che aveva a settembre 2018. Ad oggi quel portafoglio non ha ancora superato il picco di valore raggiunto nel dicembre 2021. I dati li abbiamo presi da Curvo con inflazione belga perché purtroppo in Europa è un casino trovare un tool decente per fare questi confronti. E invece è andata un po’ meglio agli investitori americani che sono riusciti a vedere un nuovo all-time high, sempre in termini reali nel settembre 2022.

00:13:51,310 [Vittorio]

cinque, poi sappiamo quello che è successo, insomma, quindi stavolta

00:13:55,000 [Alain]

Se torniamo alla metafora della squadra di calcio e consideriamo l’azionario come il nostro bomber in attacco, chiaramente Bobo Vieri. Il problema è che non esiste un singolo asset che da solo faccia il portiere perfetto. Per un investitore retail europeo le opzioni sono tra l’altro poche, no? Negli Stati Uniti qualcosina in più c’è, magari fondi come il PIMCO Tail o gli ETF di Simplify che sono dedicati alla protezione dai ribassi. Ma nemmeno là esiste la soluzione magica. Serve mettere insieme più giocatori, come vi spiegherà Nicola.

00:14:25,250 [Nicola]

E infatti dobbiamo prendere in prestito un’altra metafora sportiva, stavolta dal baseball. In quel meraviglioso film che è Moneyball, Brad Pitt si trova a dover sostituire alcuni giocatori chiave ceduti a squadre più ricche, ma non ha il budget per acquistare nuovi campioni. La soluzione che trova è fare di necessità virtù. Mettere insieme più giocatori economici, tentando di combinare le loro caratteristiche individuali per replicare la produzione complessiva di quelle che erano le sue vecchie superstar. Noi dobbiamo fare lo stesso con il nostro portafoglio.

00:14:58,820 [Nicola]

Bond governativi a lunga duration, oro, managed futures, strategie di carry, catastrofi bond. Sono tutte strategie che viste singolarmente hanno pregi ma anche parecchi difetti. Ma combinate insieme riducono parecchio i cali violenti dell’azionario senza lasciare sul piatto, e questo lo capite solo se siete appassionati di Eli e di Estonia Tesse, una parte rilevante della partecipazione al rialzo.

00:15:26,540 [Alain]

Voglio dire, adesso le teste torna, torna. Sta diventando un nuovo tormentone, che bello. Sono proprio contento. Ma veniamo ai numeri, che sono la cosa che preferite ascoltare, ovviamente. Tra l’altro mi domando se li capite o se vi cullano come il contare le pecore. Occhio Giovanni, stai guidando.

00:15:43,560 [Nicola]

ve lo dice la gente che guida

00:15:45,340 [Vittorio]

sono le cinque e mezza oh

00:15:47,600 [Alain]

del 1992 ad oggi, un portafoglio diviso in parti uguali tra azioni globali, bond governativi a lunga durata, oro e managed futures, quindi quattro PEX di 25% ciascuno, ha prodotto questi risultati rispetto a un portafoglio 100% azionario globale. Rendimento annualizzato composto: 5,5% contro 5,8%. Un pochino meno. Volatilità: 7,5% contro il 17,8%, quindi meno della metà. Calo massimo: 16,9% contro il 59%, meno di un terzo.

00:16:25,850 [Alain]

periodo più lungo in perdita 4,8 anni contro 6,15 anni. Sono tutti dati al netto dell’inflazione, quindi parliamo di rendimenti reali. Purtroppo sono riferiti a un investitore in dollari perché in Europa non esistono strumenti decenti per fare queste analisi, ma la logica di fondo comunque non cambia. Diciamo che riduci a un 0,3% annuo di rendimento e in cambio ti porti a casa meno della metà della volatilità. È un calo massimo del 17% invece del 59%. In qualunque altro ambito della vita una proposta del genere l’accetteresti al volo. Vi darei anche la fonte di questi dati, ma a voi che ve ne fotte.

00:17:02,730 [Alain]

State guidando?

00:17:04,780 [Vittorio]

Vabbè, comunque chiamatela er codicità, chiamatela riduzione del volatility drag, chiamatela docoyogoyo. In termini molto terra terra, se riduco le perdite, vuol dire che il mio portafoglio avrà bisogno di meno guadagni per ritornare sui massimi e poi superarli. Questo è importante per qualunque investitore. Quello che sta risparmiando per la vecchiaia e vuole che il suo capitale lavori e quello che va in pensione sta prendendo soldi dal suo portafoglio per vivere.

00:17:27,870 [Alain]

Tutto questo antipasto serviva a portarvi qui. Ah, visto il plot twist.

00:17:32,680 [Vittorio]

Эх, часто.

00:17:34,370 [Alain]

C’è un concetto che si sta facendo strada tra i grandi investitori istituzionali, no? Istituzioni come il Future Fund australiano o il GIC di Singapore, da cui possiamo rubare qualche idea pure noi, poveri mortali col pac sul VWC. Si chiama Total Portfolio Approach. La maggior parte di noi costruisce il portafoglio ragionando per scatole o pilastri o salmoni, perché facciamo i salmoni. Cosa c’è che non va nei salmoni, no? Quindi, c’hai la scatola delle azioni per la crescita, quella dei bond per la stabilità, magari un pizzico di materie prime perché l’ha detto quello su YouTube.

00:18:12,460 [Alain]

È la logica della strategic asset allocation classica. Il buon vecchio 60-40 che ha dominato la finanza personale ormai per decenni. Il total portfolio approach invece cambia questa prospettiva. Bisogna fregarsene delle etichette sulle scatole e guardare cosa c’è dentro. Perché è quello che c’è dentro che conta davvero, le correlazioni che si formano con quello che c’è dentro. Non è che in tutte alla fine poi c’è la Nutella. E se non è Nutella, che cosa sarà mai?

00:18:38,790 [Vittorio]

Bah ouais, attention.

00:18:40,140 [Vittorio]

Diciamo che la finanza tradizionale si basa sulla legge dei grandi numeri, su un orizzonte abbastanza lungo e i rendimenti convergono verso la media storica. Il problema è che nessuno appunto vive nella media. Una persona a scadenze peculiari e esigenze di liquidità spesso casuale è un’unica sequenza di eventi di vita. Se un crollo del 30% arriva proprio quando devi pagare il matrimonio di tuo figlio, il rendimento medio di lungo periodo calcolato con un elegantissimo Python te lo dai riccamente in faccia.

00:19:05,530 [Nicola]

Il punto chiave è che asset apparentemente diversi possono condividere gli stessi fattori di rischio. Un portafoglio che combina Treasury a lunga scadenza e azioni growth può sembrare diversificato a prima vista, ma entrambi sono fortemente sensibili ai movimenti dei tassi di interesse. Il TPA rende visibili queste sovrapposizioni nascoste, evitando la falsa sicurezza di una diversificazione che alla fine è solo nominale. Ogni asset viene giudicato non in isolamento, ma per il contributo marginale che dà all’intero portafoglio. Questo significa che la correlazione tra diversi asset conta quasi quanto il rendimento atteso.

00:19:44,070 [Nicola]

un investimento volatile che si muove in direzione opposta rispetto al resto del portafoglio può essere più prezioso di uno a bassa volatilità che si muove nella stessa direzione di tutto il resto. Ogni euro va schierato dove produce il massimo beneficio marginale per l’insieme, non per il singolo compartimento.

00:20:02,050 [Vittorio]

L’approccio tradizionale è per obiettivi e cioè associa ogni traguardo a un portafoglio dedicato. Un fondo per la pensione, uno per l’università, uno per la casa, uno per la macchina, eccetera eccetera. Sembra logico, ma nella pratica crea quelle eccessive rigidità di cui parliamo molto spesso. Nel mondo reale le priorità si sovrappongono e poi si vanno a intrecciare in una maniera un po’ stramba. Il Total Portfolio Approach le tratta come punti diversi su un’unica linea temporale di flussi di cassa, permettendo di simulare scenari stocastici che mostrano come un singolo portafoglio si comporta rispetto a tutti gli obiettivi contemporaneamente. Un guadagno in un’area non deve creare un rischio scoperto in un’altra.

00:20:37,630 [Nicola]

Implementare un TPI completo richiede modelli di fattori di rischio sofisticati. E per l’investitore retail non esistono soluzioni pronte. Per gli europei non esistono manco buoni simulatori di portafoglio. Ma l’idea di fondo è applicabile anche senza strumenti professionali. Il principio operativo è quello della rotella. Ce lo siamo inventati un altro. Si parte da una base diversificata, senza leva, e poi si regola il livello di rischio complessivo in funzione delle proprie esigenze di flussi di cassa. Avete un patrimonio investito in un portafoglio diversificato e diversi flussi di cassa futuri.

00:21:16,370 [Nicola]

Se l’obiettivo dell’università, ad esempio già coperto, potete abbassare il rischio. Se siete in ritardo col piano per la pensione, potete mantenere un’esposizione al rischio più alta. Quindi non cambiate le proporzioni del portafoglio, ma aumentate la volatilità e i rendimenti, si spera, attraverso la leva. In questo contesto, quindi le revisioni del portafoglio sono regolari e la liquidità si ottiene vendendo i vincitori recenti, senza compromettere la struttura strategica, che poi è una sorta di ribilanciamento. Questa parte è purtroppo difficile da spiegare così, in pochi minuti davanti a un microfono.

00:21:54,520 [Nicola]

Se avete dei dubbi è normale, però volevamo lasciarvi uno spunto, un modo per suscitare la vostra curiosità.

00:22:00,740 [Alain]

Che poi la cosa dello stimare la volatilità e capire a che punto si è di un obiettivo lontano, cioè ammettiamolo è un po’ un casino. Da un lato hai la volatilità degli strumenti, le loro interazioni, ti devi studiare tutta quella parte, ma dall’altro poi hai la volatilità della vita, no? E finisce che fai fioretto contro un energumeno con un’ascia gigante. Secondo voi, l’intera questione non rischia di finire in over-optimizzazione? Over-optimizzazione. Cazzo di S… X… Z che non riesco a dire.

00:22:28,970 [Alain]

magari non sempre, no? Per chi come Nicola è nel settore esperto e ed è appassionato del tema, magari gli risulta bene, ma per tanti altri che cercano di arrivare a quello scopo, non trovate che possa esserci un rischio in quel senso?

00:22:45,060 [Nicola]

00:22:46,620 [Nicola]

beh, secondo me il discorso fondamentale è più legato alla all’approccio della consulenza, cioè dovrebbe essere il consulente a prendere questo questo approccio. Però è anche vero che quasi sicuramente non succederà mai perché il consulente non riesce a trovare un cliente che capisca questa cosa. Soprattutto perché è in concorrenza, cioè se io ti vendo questo approccio

00:23:13,360 [Nicola]

e il consulente di fianco a me ti dice, no ma guarda, non ti preoccupare, vieni da me con le azioni, con i bond, facciamo un bel goal-based investing. E per questo che, cioè, in teoria dovrebbe venire da un esperto, ma poi questo esperto fa molta fatica a vendere questa teoria.

00:23:32,370 [Vittorio]

Però anche in linea generale per un investitore normale, cioè può essere una toriera da cui prendere spunto in una maniera diversa. Cioè appunto, c’è questa mania di avere, di avere compartimenti, investimenti fatti ad obiettivi, scatole stagni e roba del genere, che alla fine diventa un po’ problematica, no? Perché ci si carica di obbligazioni di un certo tipo, ci si carica di conti deposito, ci si carica di liquidità. Poi magari si fanno portafogli terribilmente aggressivi, quindi da una parte si ha tantissima liquidità, dall’altra tantissime azioni o crypto, eccetera eccetera. Invece ragionare in una maniera più omnicomprensiva, anche solo prenderlo come spunto il più semplice possibile, no? Può essere molto utile per un investitore retail e paradossalmente basta semplificare tantissimo la vita.

00:24:12,630 [Alain]

eh una cosa che mi viene in mente a riguardo, secondo me la la cosa più bella di di questo approccio appunto è l’interesse sulla decorrelazione fra le varie componenti, no? Sì. E questo lo puoi applicare anche alla vita, eh ad esempio se hai un lavoro che è estremamente correlato, penso, lavori nel settore tech e poi hai tutto il tuo portafoglio 100% azionario, no, che notoriamente è molto concentrato su quel settore, beh, può essere una buona cosa diversificare magari anche fuori dal dal dal portafoglio, se non vuoi cambiare quella parte, oppure cambi tutte e due le parti e cerchi di diversificare ulteriormente anche fuori.

00:24:51,000 [Vittorio]

ma anche semplicemente che ti fa scoprire strumenti, vabbè, noi sembra che lo sembra una cosa normale perché le ripetiamo in continuazione, però effettivamente per la media invece son tutte assurdità, no? Cioè strumenti di diversificazione come i bond per le catastrofi oppure i managed future eccetera eccetera, sono cose di cui si parla pochissimo, no? Però comunque ti fa venire invece la curiosità effettivamente se esistono altri strumenti oltre a quelli tradizionali che sono, diciamo, più comuni e sono più facili da scovare e anche da comprendere in qualche maniera. Emh, anche questo secondo me è molto interessante perché apre e oggettivamente migliora un tipo di portafoglio.

00:25:28,120 [Nicola]

Fatto fondamentale secondo me che comunque, appunto, non solo uno dice hai questo approccio e questo approccio è complicato, però la soluzione che viene venduta di solito è una oversemplificazione.

00:25:43,750 [Nicola]

dell’investimento ma anche della vita delle persone, perché me l’ha detto un ragazzo l’altro giorno, giustamente. Lui si accorse e dice: “Ma io leggo in giro e ti ti fanno quella quella sorta di glide path o comunque la formula di avere X azioni meno il numero degli anni, bond quadrato.” Però lui giustamente dice: “Ma io rispetto alla mia vita, quand’è che devo iniziare a fare quel derisking?” E ovviamente non lo sai perché non sai cosa ti aspetta della vita.

00:26:20,290 [Nicola]

ehm e quindi una roba che viene venduta molto con con molta semplicità, in realtà comunque necessita un buon grado di di riflessione. E il vantaggio di questo approccio qua, secondo me, è che comunque una volta che hai impostato il portafoglio più o meno

00:26:37,250 [Nicola]

te lo porti avanti per sempre. è quello che è il tuo portafoglio, cioè il c’è c’è una learning curve all’inizio che è molto ripida, però una volta che hai superato quello, e appunto, non non devi necessariamente farlo tu. Ti puoi far aiutare perché ci sono i professionisti, però una volta che hai superato quello scalino lì, in teoria poi

00:27:02,090 [Nicola]

è tutta in discesa

00:27:03,450 [Alain]

Sempre sulla vita, a me viene in mente che ho la brutta abitudine di essere molto concentrata, no? Cioè, vi faccio un esempio da da genitore. I neo-genitori lo capiscono benissimo. I bambini sono tenerissimi, sono bellissimi, sono delle fabbriche di amore. Ma se li tieni per un’ora al giorno. Il problema è che quando diventi neo-genitore, te li devi succhiare per 24 ore al giorno e poi non dormono neanche, fanno bordello, un casino, no? E quindi capisci che se fosse spalmato in 40 anni, la vita sarebbe fantastica, avresti tutti i piaceri della genitorialità. E invece no, te li becchi tutti insieme come una bella crisi del 2008 e quindi non te lo godi.

00:27:44,230 [Vittorio]

Questa puntata, speriamo, non la risenta tua figlia.

00:27:47,500 [Alain]

Ma no, ma no, tanto lo sanno tutti quanti giorni.

00:27:52,850 [Vittorio]

Vabbè, comunque, il chiudendo il Total Portfolio Approach non è tanto un modello, diciamo matematico, quanto appunto, come abbiamo detto, un cambio di mentalità. Significa in qualche modo guardare al patrimonio in una maniera come un organismo unico, non come questa collezione di scatolette terribili, tutte separate, tutte divise, come se fossero tanti micromondi in un mondo molto più grande. Vuol dire anche in qualche modo accettare che la vera stabilità non viene dall’evitare la volatilità, ma dal diversificarla in modo intelligente.

00:28:33,630 [Alain]

p-p-p-pasta del cuore Das ist nicht richtig.

00:28:38,950 [Nicola]

Anche i latte, toglietegli l’acqua.

00:28:43,590 [Alain]

Okay camomilla, ragazzi, è in una tax anonima ma è camomilla, non ci crederete mai.

00:28:49,120 [Vittorio]

Col genna, col genna.

00:28:51,150 [Alain]

Scriveteci col forum sul nostro sito, rispondete alla nostra newsletter settimanale che arriva ogni sabato mattina puntuale alle sette, formattata male nella vostra casella email, oppure scrivete al nostro supplément che di tutti questi è l’unico che funziona.

00:29:06,320 [Nicola]

Appena immaginato che avrei causato un incidente in autostrada, questa roba. Come se qualcuno è scoppiato a ridere e purtroppo non ci sente più.

00:29:17,400 [Nicola]

Seguici dalla su Giovanni.

00:29:23,260 [Alain]

Lettera da The Noisy Brain su Reddit. Ho una domanda su un ragionamento che sto facendo. Un fondo pensione complementare che utilizza i fondi in obbligazioni può essere sottoscritto e usato come un’obbligazione pura a lunghissimo termine? Ci sarebbe il vantaggio di poter portare in detrazione le rate e sfruttare dove possibile anche il contributo datoriale, che può essere anche quello portato in detrazione. E credo che poi abbiano anche una tassazione agevolata. Che ne pensate?

00:29:52,480 [Vittorio]

Ma i lettori ci leggono nel pensiero? Oppure sono io che scelgo casualmente le lettere e poi sono identiche al tema principale di puntata? Vi lascio con questa domanda e poi potete rispondere voi.

00:30:03,780 [Alain]

Eh, beh, ovviamente un asset è un asset, no? Indipendentemente dal veicolo che lo contiene. Le obbligazioni nel fondo pensione sono sempre obbligazioni. Quindi sì, in teoria il ragionamento fila. Stai investendo in bond a lungo termine coi vantaggi del fondo pensione, che è ottimo. Il problema però è la liquidità. Cioè non puoi ribilanciare liberamente. Ribilanciare è una componente fondamentale del portafoglio. Cioè un’azione che che serve. E nel fondo pensione ovviamente non è che puoi liquidare un pezzetto di obbligazioni e metterle nell’azionario che hai nel resto del del tuo portafoglio, nel resto dei tuoi asset. Quindi non puoi uscire quando vuoi, tra l’altro.

00:30:42,640 [Alain]

o quando dove devi perché ti sei bruciato la casa. E le regole di riscatto sono abbastanza rigide. Quindi anche se sulla carta il profilo rischio rendimento è equivalente a quello di un ETF obbligazionario libero, nella pratica hai le mani legate quando poi devi, insomma, affrontare il fatto che non è liquido. Per questo motivo, secondo me, è anche ragionevole trattare il fondo pensione come un mondo a sé stante, separato dal resto del tuo portafoglio investito. Quindi vedi, hai sempre ragione.

00:31:11,760 [Nicola]

Io più che altro direi che non sono d’accordo con quel lunghissimo termine, perché in questo caso ti prendi tutti gli svantaggi, nel senso che è uno strumento poco liquido come ha appena detto Alan, ma senza i vantaggi. Come dicevamo durante la puntata, il vantaggio delle obbligazioni lunghe è che il prezzo reagisce in determinati scenari economici, no? Più lunga è la duration, più alta è la reazione del prezzo. Questa cosa la puoi sfruttare sia per ribilanciare il portafoglio, sia se ti servono i soldi in quel momento, che poi alla fine è un altro modo per ribilanciare il portafoglio.

00:31:48,200 [Nicola]

Uno dei problemi principali dell’azionario, e non è solo, è che l’uomo comune si caga addosso e vende nel momento sbagliato. Sotto questo punto di vista, il fondo pensione è come un fondo di private equity. Ha delle fee fuori mercato, ma ti evita un po’ di patemi d’animo. Ok, che c’è gente che va a sbirciare pure lì, no? E quindi si caga addosso lo stesso. Ma forse è un po’ più difficile farlo, no? Cioè l’app della banca ce l’hai sul telefono, la guardi tutto il tempo. Quindi insomma, io non capisco quelli che non hanno imbottito tutto il fondo pensione con delle azioni.

00:32:22,870 [Nicola]

Però questo lo dico al di là di certe considerazioni fiscali che poi magari ci sono, qualcuno le ha studiate.

00:32:29,300 [Alain]

No no ma tra l’altro sono

00:32:32,660 [Alain]

corrobora ulteriormente il tuo punto, nel senso che l’azionario è tassato in maniera agevolata dentro il fondo pensione. Quindi avresti anche quel vantaggio. Quindi sì, sono assolutamente d’accordo con Nicolas, se devi mettere qualcosa dentro, che sia la parte più… tra virgole rischiosa.

00:32:49,000 [Nicola]

Allora, passiamo alle cazzabubulle. A me è venuto in mente una cosa perché Vittorio sta registrando da Milano, perché da Milano a lavorare per la Rai, lo diciamo.

00:32:59,920 [Vittorio]

Vabbè, tanto ormai è andata così.

00:33:01,840 [Nicola]

E quindi a me è venuto in mente, quando pensavo a sta roba, che quando ero piccolo, mio zio mi portava nella sede della Rai, quella in Corso Sempione, a vedere le partite di calcio. Perché, così adesso capite quanto sono vecchio. Ai tempi, ehm, non c’era, non c’era un modo per vedere le partite di calcio, no? Non non non esisteva Sky, non non esisteva niente. Lui era un tifoso sfegatato del Milan, quindi quando il Milan giocava in casa, andava a vederlo allo stadio.

00:33:30,860 [Nicola]

quando giocava fuori casa, lui, perché era uno di quelli che che i piccioni, che quindi c’aveva amici dappertutto, andava alla Rai perché la Rai comunque le partite le doveva le doveva registrare, no? Perché facevano un ventesimo minuto. E quindi da da questi amici lui andava a Molise e lui si guardava il Milan quando giocava fuori casa, che era una situazione assurda.

00:33:57,330 [Nicola]

specialmente adesso che mi viene in mente, cioè che che poi appunto potevi entrare così, no? Cioè, tu immagini la Rai è comunque una società privata e c’era la gente che, cioè lui mi portava. Ti immagini se adesso dovessi andare in ufficio io a Capo Mereggio con mio figlio, ‘che che ci fai qua?’ ‘Niente, guarda, usiamo un attimo la sala riunioni per i cazzi nostri.’ Vabbè.

00:34:21,799 [Vittorio]

Ora fanno i controlli antiterrorismo.

00:34:24,489 [Nicola]

Però forse era meglio prima, diciamo.

00:34:26,500 [Vittorio]

transcribe

00:34:27,189 [Nicola]

Il mio consiglio di oggi è un libro che si chiama 1929. E non so neanche se è uscito in Italia, per cui se lo trovate cercate solo in inglese. Libro scritto da Andrew Ross Sorkin, che non dovete confondere con Aaron Sorkin, quello che ha scritto The Social Network, il film, non il libro. Perché il libro invece l’ha scritto Ben Mezrich. E lo sapete che sta per uscire il seguito? Che c’è quello di Succession che fa Mark Zuckerberg. Letto tutti che è una bomba sta roba.

00:34:59,350 [Nicola]

io aspetto

00:35:00,569 [Nicola]

Comunque, Andrew Ross Sorkin per scrivere questo libro è andato a ripescare dei testi giornali, testimonianze dell’epoca, perché praticamente il libro è scritto come una fiction di quell’anno. Cioè i personaggi sono proprio descritti dettagliatamente e ci sono tutti questi dialoghi. Per rendere realistici questi dialoghi, è proprio andato a studiarsi queste queste cose. E secondo me è un esperimento molto riuscito, perché appunto sembra di leggere uno dei libri che scrivono adesso, no, che descrivono delle storie recenti, tipo appunto The Social Network, anche se ormai praticamente è passato un secolo.

00:35:40,029 [Nicola]

Però, la storia è un po’ difficile da seguire perché i personaggi sono tanti ed è difficile ricordarsi chi è chi è chi. Sapete la versione Kattace? All’inizio lui ha messo un recap, no, di tutti questi personaggi, che è tipo un po’ la mappa della Terra di Mezzo del Signore degli Anelli quando quando lo leggete la prima volta. Però, io, vivendo in Svizzera, non posso comprare i libri di Kattace perché costano l’ira di Dio. Quindi l’ho preso sul Kindle, ma non posso fare questo avanti e indietro. Pare, mo, voi mi direte che l’app della sanità della religione in Lombardia te lo fa fare. Ma io quell’app non ce l’ho.

00:36:18,740 [Nicola]

E quindi…  Ego

00:36:21,169 [Vittorio]

Allora, comunque, per far capire ai nostri ascoltatori perché noi non facciamo mano a lire con questa roba, che questo podcast è ormai un divertimento, il libro tradotto in italiano esce in Italia il sedici giugno.

00:36:32,669 [Nicola]

Ahhh

00:36:33,640 [Vittorio]

Quindi noi non riusciamo manco a mettervi un cazzo di link affiliato corretto, perché non è ancora in vendita.

00:36:40,370 [Vittorio]

è andata così. Comunque, io invece consiglio un documentario che ho visto in loop tutto di seguito, che si chiama Il falso profeta su Netflix. Ed è quella classica docuserie sulle follie religiose americane. Cioè, questa setta secessionista, scissionista, boh, non so come si dice, dei mormoni, in cui uno di questi ex prete mormoni decide che lui è un profeta. Diventa creatore di questa nuova setta. Lui è nato con una skill importante, cioè la pedofilia. Quindi…

00:37:11,250 [Alain]

che è abbastanza comune, dicono, però non dovevo dirlo, non dovevo dirlo, scusate.

00:37:16,709 [Nicola]

Beh, no, non non non non restringiamo ad un’unica religione.

00:37:21,819 [Vittorio]

Sì, esatto. Di già. Vabbè, vabbè. Dai.

00:37:24,959 [Vittorio]

Eh quindi vabbè, alla fine viene incarcerato e dalla prigione continua a governare la setta e dice a tutti i suoi fedeli che non devono più scopare e questi lo fanno per tipo cinque anni finché non arriva un altro che dice io sono il suo successore, sono il nuovo profeta, solo che fa una piccola implementazione, diciamo a questa comunità, cioè che dei tre, quattro famiglie che fanno parte della sua micro micro micro scissione, perché ormai stiamo a parlare proprio all’atomo.

00:37:52,750 [Nicola]

il PD praticamente

00:37:55,109 [Vittorio]

sì, sì, è incredibile sì. Tutte le mogli e tutte le figlie dei membri partecipanti uomini diventano sue mogli. E lui ne può disporre come fa, come vuole, tant’è che gli danno addirittura, è arrivato pure ad arrivare ad avere la patria potestà. E quindi diventa una cosa terribile in cui fanno di tutto. Il punto centrale però è che questa storia viene narrata da due, una coppia di documentaristi che si ritrovano in questa città e decidono di praticamente fare un documentario su questa, su questa microsetta. Quando si rendono conto di cosa sta succedendo davvero e incominciano ad accumulare prove, a contattare la polizia locale che non gliene frega un cazzo.

00:38:32,509 [Vittorio]

Però loro ci vanno proprio di tinia e continuano a fare questa cosa per un anno. Allora, io ho visto, cioè questo documentario nelle prime tre puntate bestemmiando e alzandomi in piedi e girando eccetera eccetera e alla prima puntata volevo smettere, ho detto cazzo, cioè non è che uno può vivere così sapendo che esistono certe cose nel mondo. Alla fine però posso dire che è un documentario che è una storia di coraggio, di forza di volontà, di provare a superare un mondo in cui uno, cioè se nasci in un certo ambiente e ti trovi in una certa condizione, come fai a uscirne? Come fai a renderti conto che quello è sbagliato? Se ti hanno sempre detto che il resto del mondo sbaglia e tu sei nel giusto.

00:39:11,080 [Vittorio]

Come fai a capire che quella cosa è buona o no, okay? E in questo è molto molto affascinante.

00:39:16,589 [Nicola]

Ma basta parlare di Roma Nord, faremo un documentario.

00:39:20,910 [Alain]

Mi hai fatto venire in mente due cacca bubbone e me ne sto sentendo.

00:39:24,709 [Vittorio]

Ecco l’opera.

00:39:25,850 [Alain]

Così, per le prossime volte ce li ho le, ce li ho lì pronte, no? Non devo spremere le meningi. Invece per questa vi beccate una roba un po’ più così. Ed è un libro che è particolarmente consigliato a quelli sempre incasinati, ma forse anche di più per i mega spippolatori di sistemi di organizzazione. Si intitola Getting Things Done di David Allen, un bestseller molto famoso. Classico libro di autoaiuto sulla produttività, no? Mille regolette, mille strategie. Però ce n’è qualcuna che secondo me vale decisamente la pena. Quella che a me è piaciuta molto…

00:40:00,109 [Alain]

secondo me da sola vale il prezzo del libro. È quella di usare la testa non come un magazzino. Cioè la testa, il nostro cervello non è fatto per ricordarsi tutti i mille dettagli dell’età moderna. E quindi se lo usi in quel modo finisci per stressarti di continuo. Non so se siete di quelli che, ah mi devo ricordare questa cosa quando arrivo a casa, mi devo ricordare, e però quel mi devo ricordare ti rompe i coglioni per sette ore ora che arrivi a casa. E quindi quello che dice il libro è, devi costruirti un sistema, qualsiasi sia Sofia che ti dà una serie di dritte, per scaricare tutti questi impegni, tutte queste idee, tutte queste scadenze sui sistemi esterni, che sono perfetti per ricordarsi le cose, sono fatti apposta.

00:40:40,250 [Alain]

Possono essere un app, un taccuino, boh, le scritte sul muro col gessetto, in modo da liberare la mente. Così non stai lì a pensarci all’infinito e te lo ritrovi già organizzato quando è il momento di metterci, di metterci mano. Ti togli un peso dalle spalle, insomma.

00:40:55,830 [Vittorio]

Cioè praticamente stai legittimando il fatto che io sia un pazzo ossessivo e mi segno tutte le cose da fare sul Todoist con la gente che

00:41:03,620 [Alain]

ma lo faccio anch’io, eh?

00:41:05,020 [Vittorio]

ma è la cosa pazzesco

00:41:06,720 [Alain]

A proposito, segnatevi subito, ma subito subito, ditelo a Siri di consigliare il podcast.

00:41:13,640 [Vittorio]

Hahaha. Vero, vero, vero.

00:41:15,450 [Vittorio]

Consigliateci anche alle persone che non siano delle intelligenze artificiali, boh, dubbie. Ehm, quindi ai vostri amici, sempre se, insomma, sono complici e puoi stressare, potete farci anche una donazione oppure acquistare i nostri, i nostri prodotti di merchandising o utilizzare i nostri codici sconto referral, eccetera eccetera.

00:41:35,379 [Vittorio]

Ciao ciao

00:41:36,560 [Nicola]

Tschüss.

00:41:38,410 [L’Assistente tbtf]

Tutti i temi trattati su Too Big to Fail hanno solo uno scopo informativo e non di sostituzione a una consulenza finanziaria. Gli argomenti trattati non devono intendersi come consigli finanziari che suggeriscono la vendita o l’acquisto dei prodotti finanziari menzionati.